SIGNORE, AIUTAMI A DEPORRE OGNI COSA

SIGNORE, AIUTAMI A DEPORRE OGNI COSA

“E noi tutti, a viso scoperto, contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella sua stessa immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione del Signore, che è lo Spirito” (2 Corinzi 3:18).

I credenti passano troppo tempo a pregare: “Dio, cambia le mie circostanze; cambia i miei colleghi; cambia la mia situazione familiare; cambia le condizioni della mia vita”. Ma sempre più raramente facciamo la preghiera più importante: “Cambiami, Signore. Sono io che ho bisogno di pregare”.

Dio orchestra i passi e le vite di tutti i suoi figli e non permette che niente ci accada per puro caso o fato. Credici o meno, egli ha permesso anche la tua crisi. Cosa sta tentando di dirti attraverso di essa?

Che ti piaccia o meno siamo tutti in un processo di cambiamento in un modo o nell’altro. Nella sfera spirituale, non c’è niente riconducibile alla mera esistenza; veniamo costantemente cambiati, in meglio o in peggio. Stiamo diventando o più come il nostro Signore o più come il mondo, crescendo in Cristo o traviandoci.

Dunque, stai diventando più una persona di indole dolce, come Gesù? Stai assennatamente guardando nello specchio ogni giorno e pregando, “Signore, voglio conformarmi alla Tua immagine in ogni campo della mia vita?” Oppure la tua amarezza ha messo radici, trasformandosi in ribellione e durezza di cuore?

Lasciami dire apertamente che se ostacoli la persuasione che viene dalla Parola di Dio e la voce del suo Spirito, la tua vita diventerà più caotica e la tua situazione peggiorerà. Ti invito a gridare onestamente al Signore in preghiera: “Cambiami, oh Dio. Scava profondamente dentro di me e mostrami dov’è che ho fallito e sono andato a finire”.

Se desideri sinceramente di essere cambiato, la Parola di Dio è piena di saggezza e sarà la tua guida. Se farai affidamento solo sullo Spirito Santo, egli toglierà via il velo dai tuoi occhi e comincerai a cambiare in quell’esatto momento. by David Wilkerson

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DUNQUE, SIATE SERI

DUNQUE, SIATE SERI

Forse non ci vuoi pensare o accettarlo, ma se sei determinato a seguire Gesù con tutto il tuo cuore, Satana ha già decretato la tua distruzione. Egli investirà la tua vita con un’ondata di problemi di ogni tipo.

L’apostolo Pietro avverte: “La fine di tutte le cose è vicina; siate dunque moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera” (1 Pietro 4:7). In altre parole: “Non è più tempo di essere superficiali. Dovete avere una mente sobria per le cose spirituali perché ora è questione di vita o di morte”.

Perché bisogna essere così seri? Perché la fine dei tempi è vicina ed il nostro nemico ha alzato la temperatura. Ci sta girando intorno come un leone, nascondendosi fra l’erba, in attesa di un’opportunità per avventarsi su di noi. Egli ci vuole divorare, distruggere completamente la nostra fede in Cristo.

Alcuni cristiani dicono che non dovremmo affatto parlare del diavolo, che sarebbe meglio se lo ignorassimo. Altri scacciano via l’idea della sua completa esistenza. I teologi liberali, per esempio, asseriscono che il diavolo non esista, e che non esista né inferno né paradiso.

Ma il nemico delle nostre anime è reale! Poche figure bibliche sono state identificate così chiaramente e largamente e non ha affatto intenzione di andare via. Viene descritto come Lucifero, Satana, diavolo, ingannatore, l’avversario, il malvagio, usurpatore, impostore, accusatore, divoratore, principe di questo mondo, re dell’oscurità, serpente antico.

Queste descrizioni enfatiche mi dicono che il diavolo esiste e sappiamo dalle Scritture che ha un potere reale. Anche adesso è all’opera sulla terra, sulle nostre nazioni, città, chiese, case e vite individuali. E non dobbiamo essere ignoranti sui suoi metodi e strategie di guerra.

“Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il diavolo, va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare. Resistetegli stando fermi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze affliggono i vostri fratelli sparsi per il mondo” (1 Pietro 5:8-9). by David Wilkerson

PERCHÈ SARA RISE?

PERCHÈ SARA RISE?

La conversazione di Dio con Abraamo sul suo futuro figlio è una lezione di fede per tutti noi. Il patriarca se ne stava seduto presso la porta della sua tenda durante l’ora più calda del giorno quando improvvisamente tre uomini apparvero davanti a lui in piedi vicino ad un albero. Abraamo uscì fuori per incontrare gli uomini e conversare con loro. Durante la loro conversazione, il Signore chiese informazioni su dove fosse Sara, Moglie di Abraamo, e dopo disse lui qualcosa di incredibile: “Allora Sara, tua moglie, avrà un figlio” (Genesi 18:10).

Sara era dentro la tenda che ascoltava la loro conversazione e quando udì queste parole si mise a ridere forte. “Impossibile”, pensò. Sia lei che Abraamo erano ben oltre l’età per avere bambini, ma Dio aveva parlato. “Il Signore disse ad Abraamo: «Perché mai ha riso Sara?… Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per il Signore?»” (18:13-14). 

Dio pone la stessa domanda ai suoi figli oggi: C’è qualcosa di troppo difficile per il Signore? Ognuno di noi deve affrontare le proprie difficoltà nella vita e proprio nelle avversità Dio ci chiede: “Pensi che il tuo problema sia troppo difficile per me da sistemare? Credi che Io posso operare anche se sembra impossibile?”

Gesù ci dice: “Le cose impossibili agli uomini sono possibili a Dio” (Luca 18:27). Credi a queste parole del Signore? Accetti che Lui possa fare l’impossibile per la tua famiglia, il tuo lavoro e il tuo futuro?   

Quando vediamo i nostri cari attraversare tempi difficili, è facile per noi consigliare loro: “Aspetta e guarda in alto! Egli è il Dio dell’impossibile”. Sara probabilmente avrebbe dato questo tipo di consiglio alle sue amiche, ma trovò difficile crederlo per sé stessa. Allo stesso modo, molti cristiani oggi proclamano la potenza di Dio agli altri ma non credono che le Sue Parole siano valide anche per loro. È di vitale importanza ricordare che niente nella tua vita va oltre le abilità di Dio! by David Wilkerson

UNA CHIESA PIÙ SANA

UNA CHIESA PIÙ SANA

Paolo, pastore, anziano e apostolo, aveva fondato una chiesa a Corinto. Si prese profondamente cura per le persone di questa sua congregazione ed ebbe per loro un messaggio speciale: “ Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente” (1 Corinzi 13:3).

Paolo insegnava spesso su temi dottrinali ma questa volta stava parlando direttamente alla sua “famiglia”, le persone che lì si riunivano insieme. Stava raccomandando loro di diventare dei credenti sani e volle assicurarli che lui li amava molto, così come dovevano amarsi fra di loro. Il mondo è pieno di divisione e rifiuto, dunque, i credenti hanno bisogno di trovare qualcosa di completamente diverso nella chiesa.

Per alcuni, è più facile amare gli abitanti dell’Africa, dell’India o della Cina che amare coloro che fanno parte della chiesa. Le persone hanno problemi e non sono sempre fedeli, affettuose e pronte a perdonare. Per questi motivi è difficile provare l’amore di Cristo per loro, ma è proprio ciò che Dio ci chiama a fare e Paolo sta parlando proprio di questo. Puoi anche andare ad evangelizzare nella tua città con la passione e lo zelo di un missionario, ma se non ami coloro che ti stanno intorno, tutto questo non avrà effetto.

Possiamo anche far convertire persone al cristianesimo, ma nel nostro cuore dobbiamo avere amore gli uni per gli altri. Desidero che tutti i cristiani abbiano una passione evangelistica infuocata per raggiungere i perduti ed i poveri, ma desidero anche vederli ripieni d’amore. Più lottiamo per essere parte del Corpo di Cristo di cui parla Paolo, più la chiesa diventa sana, ma diventiamo anche dei discepoli più sani.

La salute è contagiosa proprio come lo è la malattia quindi sforziamoci di diffondere l’amore e la gioia del Signore a coloro che ci stanno attorno. by Gary Wilkerson

LA NOSTRA SPERANZA NELL’IMMINENTE TEMPESTA

LA NOSTRA SPERANZA NELL’IMMINENTE TEMPESTA

Nessuno vuole ascoltare brutte notizie e la chiesa di oggi non fa eccezione; la chiesa Americana sembra e solo ascoltare messaggi di “benessere”. Questo atteggiamento è presente in molti libri e riviste cristiani che troviamo nelle librerie. È come se i nostri leader dicessero: “Rilassatevi! Dio è il nostro Papà e noi siamo i suoi figli, quindi, siamo destinati solo a cose buone”.

La tempesta si avvicina e Dio vuole che il suo popolo sia pronto. Verrà come un ladro nella notte, portando panico ed incredulità. Potresti pensare: “Se ci colpirà la calamità, che venga pure! Io sono nelle mani di Dio, Gesù mi trarrà fuori”.

Appena prima della sua morte e resurrezione, Gesù vide in faccia una terribile tempesta che si avvicinava. Vide che in futuro Gerusalemme sarebbe stata circondata da potenti armate, il tempio sarebbe stato distrutto, la città atterrata dalle fiamme e l’intera società al collasso!

Ora, Gesù era la vera incarnazione dell’amore di Dio e pianse per il suo popolo perché vide ciò che stava per arrivare. “Perché allora vi sarà una grande tribolazione, quale non v’è stata dal principio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. Se quei giorni non fossero stati abbreviati, nessuno scamperebbe; ma, a motivo degli eletti, quei giorni saranno abbreviati” (Matteo 24:21-22).

Se ci pensiamo, vediamo che quel Giorno visto da Gesù è simile al nostro: pacifico, calmo e prosperoso. Anche se Gesù avvertì che la tempesta stava per arrivare, andava continuamente alla ricerca di luoghi segreti dove appartarsi col Padre suo. Sono pienamente persuaso che Dio era con lui e Gesù sapeva che Dio aveva il pieno controllo!

Amato, se stai per affrontare una tempesta hai bisogno di essere preparato affinché niente possa disturbare il tuo spirito. Puoi farlo solo trascorrendo del tempo alla presenza del Padre, appartato con lui fino a quando non sarai completamente persuaso che Egli sta alla tua destra.

Alla presenza di Gesù troviamo gioia, speranza e riposo. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno! by David Wilkerson

NOIA GIOVANILE

NOIA GIOVANILE

La noia è un comune denominatore delle nuove generazioni. Il tedio giovanile è un male sotto gli occhi di tutti: c’è chi cerca di porvi rimedio e chi lo ignora. Il problema si sta allargando a macchia d’olio e le conseguenze sono sempre più gravi.
Le famiglie chiedono aiuto, le istituzioni propongono ricette che non sortiscono alcun effetto, i giovani manifestano sempre di più il loro disagio.

Le cause

La domanda che scaturisce davanti ad un malessere di tali proporzioni è: “Quali sono le cause che hanno indotto i giovani a vivere una vita incolore, scialba e senza stimoli?”.
Le opinioni sono diverse e chiamano in causa più fattori. C’è chi afferma che il movente principale del malessere giovanile sia da attribuire alle famiglie, le quali non hanno vegliato come avrebbero dovuto, si sono preoccupate più del benessere materiale che di quello morale e spirituale dei propri figli.
Sono molti coloro che sostengono la tesi che tutto dipenda dal benessere materiale e dal fatto che i giovani d’oggi, avendo più del necessario, sono per questo insoddisfatti.
Non mancano, infine, coloro che pensano che il progresso degli ultimi decenni abbia condizionato negativamente le persone, e i giovani sono i primi a pagarne lo scotto.
Non è certamente nostra intenzione sostituirci “agli addetti ai lavori” con la pretesa di offrire la ricetta giusta, ma possiamo affermare con certezza che la risposta si trova nella Parola di Dio, la quale afferma che senza Dio l’uomo è insoddisfatto e non riuscirà mai ad appagare il vuoto del cuore con i beni materiali: “Come un affamato sogna ed ecco che mangia, poi si sveglia ed ha lo stomaco vuoto; come uno che ha sete sogna che beve, poi si sveglia ed eccolo stanco ed assetato…” (Isaia 29:8).

Le conseguenze

I giovani coinvolti dalla sindrome di una vita vuota, insoddisfatta e delusa, pur di cercare qualcosa che dia loro un pò di colore, di appagarli e di gratificarli, sono disposti a fare i gesti più eclatanti, a compiere azioni roboanti e ad avere atteggiamenti inconsulti. Le notizie d’azioni folli, compiute dai giovani per ammazzare la noia, sono sempre di più e stanno suscitando la psicosi tra la gente.
Giovani caratterizzati da una vita monotona, che cercano attraverso atti eroici di far salire l’adrenalina, commettendo facili errori che portano conseguenze gravi e fanno male a persone innocenti. In molti casi, le azioni sono filmate e mandate in rete affinché tutti vedano quello che i protagonisti sono capaci di fare. La monotonia d’ogni giorno, la mancanza di sani ideali, induce tanti giovani all’insofferenza manifestata da una chiusura verso gli altri e dalla suscettibilità. Per cercare di vincere il disagio esistenziale lanciano dei chiari segnali d’aiuto con un atteggiamento di ribellione, con una condotta qualunquista e un look bizzarro: “Anche ridendo, il cuore può esser triste; e l’allegrezza può finire in dolore” (Proverbi 14:13).
Ci sarà un fine a tutto questo? Quale altra cosa sarà fatta da chi non sa come ammazzare il tempo? I giovani che ricercano nella trasgressione, nel divertimento e nello sballo ciò che appaghi il vuoto del cuore, diventano sempre più insoddisfatti, delusi e insofferenti, incamminandosi in un tunnel senza uscita.
La Bibbia rivela che la vita vissuta lontano da Dio produce sempre delusioni, incontentabilità e dolore: “Non vi è pace per gli empi, dice il Signore” (Isaia 48:22).

Il rimedio

Esiste un rimedio alla noia giovanile che non sia un palliativo, una soluzione momentanea, un espediente umano?
La Scrittura indica la Persona e l’opera di Gesù come l’unica via per ottenere il perdono dei peccati, per diventare una nuova creatura e realizzare la salvezza: “Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato sé stesso per me” (Galati 2:20).
Gesù, il Figlio di Dio, è in grado di cambiare radicalmente chiunque e donare “vita esuberante”.
La salvezza in Cristo trasforma e produce una vita appagata, soddisfatta; la noia sarà sostituita dall’entusiasmo e dalla gioia di vivere per il Signore: “Non ricordate più le cose passate, non considerate più le cose antiche: Ecco, io sto per fare una cosa nuova; essa sta per germogliare; non la riconoscerete? Sì, io aprirò una strada nel deserto, farò scorrere dei fiumi nella steppa” (Isaia 43:18, 19).
Caro lettore, se vivi una vita insoddisfatta e ricorri a tanti espedienti con lo scopo di vincere la noia, rimanendo continuamente deluso, sappi che soltanto l’esperienza della nuova nascita in Cristo, seguita da una vita vissuta secondo la Parola di Dio potrà appagare il tuo cuore: “Ecco, è per la mia pace che io ho avuto grande amarezza; ma tu, nel tuo amore, mi hai liberato dalla fossa della decomposizione, perché ti sei gettato dietro alle spalle tutti i miei peccati… Il Signore mi salva!…” (Isaia 38:17, 20). by Paolo Faia chiesa Adi Parma

L’IDOLO DI MICA

L’IDOLO DI MICA

 Giudici 17:1-13

I racconti del libro dei Giudici sono spesso sconcertanti, si stenta a credere che gli Israeliti siano stati capaci di tanto. Tuttavia si tratta, come per ogni porzione della Parola di Dio, di narrazioni che hanno molto da insegnare. La storia dell’idolo di Mica, narrata nel capitolo diciassette, ne è un esempio, essa mostra quali imprevedibili conseguenze può avere un errore non corretto prontamente.

UNA FAMIGLIA IN ERRORE

Il racconto inizia con la denuncia di un furto: Mica ha rubato una cospicua somma a sua madre, soldi che sarebbero stati suoi in ogni caso, ma la sua avidità lo induce a prenderli “prima del tempo”. Pur essendo del popolo d’Israele, Mica non si preoccupa di osservarne le prescrizioni, non si cura del divieto divino di rubare prescritto dal comandamento. Teme molto di più la maledizione lanciata dalla madre contro il ladro, un fatto che lo spaventa a tal punto da fargli restituire il maltolto. La sua è una fede superstiziosa che non teme di offendere la legge divina ma s’impaurisce di fronte a un’imprecazione. La reazione della mamma di Mica, che prima maledice il ladro e poi, scoperto che si tratta del figlio, lo benedice, lascia attoniti. Invece di redarguirlo, la donna fa un voto che sarà la rovina definitiva del figlio: decide di fondere le monete per farne un idolo. Certo è una mamma scaltra, che sa badare ai suoi interessi se, consapevole delle debolezze del figlio, capisce che non può più lasciare i sicli come sono. La scaltrezza si evince ancora di più dalla decisione di far fondere soltanto 200 dei 1.100 sicli recuperati. Purtroppo non riserva la stessa attenzione all’osservanza dei comandamenti divini se, per rimediare al male compiuto dal figlio che ha infranto il divieto di rubare, ne commette uno lei infrangendo il divieto di farsi sculture e immagini. Ricevuto in dono l’idolo, Mica pensa sia cosa buona costruire un piccolo tabernacolo per ospitarlo. Vi aggiunge giusto qualche altro “piccolo idolo domestico”, dopodiché fa un efod e consacra uno dei suoi figli come sacerdote del santuario di famiglia. Ben presto quel luogo diventa un centro di divinazione per gli abitanti del posto e l’errore di Mica comincia a estendere i suoi venefici effetti ai vicini. Mica ha fatto tutto senza ricevere la pur minima correzione: non l’ha corretto la madre, che avrà non poche responsabilità nelle scelte del figlio, e non lo farà il servo di Dio che di lì a poco busserà alla sua porta.

UN SERVO DI DIO IN ERRORE

Un giovane levita proveniente da Betlemme e in cerca di un buon posto dove stabilirsi giunge a casa di Mica giusto in tempo, il suo arrivo sembra provvidenziale. Che cosa spinge quel giovane a vagare in lungo e in largo? Forse è insoddisfatto a causa dell’infedeltà del popolo, che gli fa mancare quel che gli spetta secondo la legge divina, forse è semplicemente animato dal desiderio di sperimentare cose nuove, certo è che finisce per essere coinvolto, anche lui, in un errore che ne rivelerà tutta l’inadeguatezza come servo di Dio. Mica ha consacrato come sacerdote dell’idolo suo figlio ma non è soddisfatto, ne vuole uno “di lignaggio”, così quando il levita si presenta alla sua porta, pensa subito di assoldarlo. Né lui né sua madre si sono fatti scrupolo di forgiare un idolo di casa, figuriamoci se ne hanno nel corrompere un levita. Quel giovane servo avrebbe dovuto riprendere Mica anziché farsi stipendiare, ma nella sua ricerca di “un buon posto dove stabilirsi” aveva evidentemente perso di vista il senso della sua chiamata. Mica si sente finalmente appagato, anzi di più, si sente benedetto da Dio e dice: “Ora so che il Signore mi farà del bene, perché ho questo Levita come mio sacerdote” (Giudici 17:13). Il ritorno d’immagine dovuto alla presenza di un levita nel suo santuario domestico sarebbe stato considerevole. Se chi cammina nel male, riceve del bene, finisce per convincersi di essere nel giusto.

UN POPOLO IN ERRORE

Non molto tempo dopo i fatti sopra narrati, la tribù di Dan, che a seguito della propria infedeltà non è stata in grado di conquistare la terra assegnatale dal Signore, si mette alla ricerca di un nuovo territorio dove stabilirsi. Dopo lungo girovagare i Daniti giungono a casa di Mica e chiedono al giovane levita una divinazione. Vogliono sapere se il viaggio intrapreso avrà una buona riuscita, ma così facendo si lasciano coinvolgere nell’errore di Mica. Il vaticinio dell’idolo è, neanche a dirlo, favorevole. Del resto non si è mai visto un falso profeta predire qualcosa di sconveniente a chi lo interroga, è proprio questa la differenza tra i veri e i falsi profeti. Visto che l’idolo gli ha predetto la vittoria, i Daniti decidono di rubarlo per averlo sempre appresso. Il levita cerca di impedirlo ma, intravedendo la possibilità di un ennesimo vantaggio personale, si vende nuovamente. L’ha fatto una volta, perché non può farlo ancora? Più tardi, però, quando i Daniti conquisteranno la città di Lais ribattezzandola con il nome della loro tribù, sacerdote dell’idolo non sarà il giovane levita ma addirittura un nipote di Mosè, che dava evidentemente maggior prestigio al santuario. Come si sarebbe comportato Mosé con i suoi discendenti se li avesse visti officiare un culto idolatra? Non è difficile da immaginarlo. Diversi secoli dopo questi fatti, al tempo della divisione della monarchia, Geroboamo, il re d’Israele caduto nell’idolatria, metterà uno dei suoi due vitelli d’oro proprio a Dan. Perché a Dan? Perché quella città gli appare come un luogo particolarmente propizio: sono solo è quella più a nord del suo regno, ma i suoi abitanti sono già abituati all’idolatria.

Chi l’avrebbe mai creduto che il peccato di una famiglia portasse a tali conseguenze? Dall’avidità di un figlio, alla debolezza di una mamma, all’incuria di un servo, all’infedeltà di una tribù, all’apostasia di un regno, la discesa verso il peccato fu inarrestabile. Il peccato, gli errori, le malattie spirituali vanno debellate subito, ben sapendo che “chi avrà riportato indietro un peccatore dall’errore della sua via salverà l’anima del peccatore dalla morte e coprirà una gran quantità di peccati” (Ebrei 12:6). by Chiesa Cristiana Evangelica “Assemblee di Dio in Italia”

Via Monti 96 – 14100 Asti

COME I SALMONI

COME I SALMONI

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Parlare di sessualità continua a risultare impegnativo, a prazzi problematico… il sesso, invece di una forza che unisce, può diventare una forza che separa

 La necessità di acque molto ossigenate spinge i salmoni a risalire i fiumi e ad addentrarsi nei torrenti fino a raggiungere la sorgente. 

Dove trovano la strada ostruita da un qualche ostacolo, quali cascate o rapide, questi non si arrestano; piuttosto, si slanciano impetuosamente, dimenandosi e guizzando animosamente fino a che l’ostacolo non viene superato. 

Giunti finalmente alla meta (in acque fredde e tanto basse da ricoprirli appena), su un punto del torrente a fondo ghiaioso le femmine depongono le uova che il maschio feconda; poi riprendono entrambi la via del mare. 

Prima di tornare nelle acque dei torrenti montani, i salmoni dovranno trascorrere due anni in mare nutrendosi abbondantemente, in modo da riacquistare le forze per ripercorrere la strada. 

I salmoni: i pesci che vanno controcorrente; ecco che, molto similmente, il cristiano “nato di nuovo” procede controcorrente. 

Il cristiano non fa quello che fanno tutti, non si lascia “trasportare dalla corrente” ma dalla Parola di Dio, fonte di ogni indicazione e perfetta guida etico-morale.

 LIBERTÀ E LIBERTINAGGIO

Nonostante oggigiorno tanti cosiddetti “tabù” siano caduti, parlare di sessualità continua a risultare impegnativo, a sprazzi problematico. Ma è parlare di “unione sessuale dopo il matrimonio” ciò che realmente desta ilarità. Sembra che siano essenzialmente due i pensieri imperanti nella società di oggi. 

Il primo afferma che il sesso è un appetito, come ad esempio la fame: se hai fame mangi e, dopo aver mangiato, prosegui la tua vita. Il desiderio sessuale viene dunque posto al pari degli altri desideri, e la miglior cosa diventa non reprimere tale desiderio ma soddisfare la voglia quando questa arriva. 

Il secondo pensiero attesta, invece, che il sesso è una cosa pericolosa, sporca, impura e perciò va evitato ed è valido solo per fini procreativi. 

A rigor del vero, tale ideologia è stata associata per secoli al Cristianesimo, nonostante essa non fosse altro che il prodotto di una filosofia alternativa: il Neoplatonismo. Questa filosofia condannava il corpo e ogni tipo di piacere, ponendo invece l’accento su una tendenza ascetica e contemplativa al fine di tornare a Dio. 

Nei primi secoli dopo Cristo, la chiesa si è lasciata influenzare da tali correnti all’epoca diffuse e predominanti, e con il tempo ha continuato a considerare il corpo e il sesso come elementi da eludere perentoriamente.

Ma la Bibbia presenta un’idea completamente dissimile rispetto alle due precedenti, insegando come il peccato abbia invece distorto l’ideale originale di Dio. 

La sessualità oggi non è altro che un mero strumento: è usata come un espediente commerciale, per annunciare e vendere prodotti, è adoperata per imporre un nuovo ideale di bellezza e culto del corpo, è la turpe realtà commerciale che ha dato vita a piaghe come quella della prostituzione. 

La Bibbia, invece, riconosce la nostra sessualità come un dono, se vissuta in modo sano e benefico tra un uomo e una donna. 

La Bibbia ci dice di astenerci del sesso fuori dal matrimonio non perché lo valorizza poco ma, al contrario, perché non tollera che una realtà così profondamente intima e sublime diventi distruttiva, degradante, meccanica, disumanizzante, schiavizzante. 

Sì, perché il sesso, invece di una forza che unisce, può diventare una forza che separa, che schiavizza e isola, in un mondo dove, ormai, amiamo gli oggetti e usiamo le persone anziché fare il contrario, correndo così il rischio di “oggettificare” gli altri o essere usati per primi. 

 UN DONO DI DIO

Dio non vieta il piacere sessuale, anzi, si tratta di un dono che Lui fa alle persone sposate. Egli creò gli esseri umani«maschio e femmina» e definì quello che aveva fatto «molto buono» (Libro della Genesi 1:27,31). Unendo il primo uomo e la prima donna in matrimonio, disse: «Diventeranno una sola carne» (Genesi 2:24). Con queste parole si riferiva sia al piacere dell’intimità sessuale che al forte legame emotivo che si sarebbe instaurato. 

Il sesso è un dono che Dio ha dato alle persone sposate per il loro mutuo piacere: «Rallegrati con la moglie della tua giovinezza […].Sia benedetta la tua fonte, e vivi lieto con la sposa della tua gioventù. Cerva d’amore, capriola di grazia, le sue carezze t’inebrino in ogni tempo, e sii sempre rapito nell’affetto suo. Perché, figlio mio, ti innamoreresti di un’estranea, e abbracceresti il seno della donna altrui?» (Libro di Proverbi 5:18-20). Ma questo dono deve essere vissuto nell’ambito coniugale, come mostra Ebrei 13:4: «Il matrimonio sia tenuto in onore da tutti e il letto coniugale non sia macchiato da infedeltà; poiché Dio giudicherà i fornicatori e gli adùlteri». 

Dio ha ideato il sesso come parte dell’unica relazione del matrimonio: «Non privatevi l’uno dell’altro, se non di comune accordo, per un tempo, per dedicarvi alla preghiera; e poi ritornate insieme, perché Satana non vi tenti a motivo della vostra incontinenza» (Prima lettera di Paolo ai Corinzi 7:5). 

I desideri sessuali devono però essere sottoposti al controllo del Cristo: «Perché questa è la volontà di Dio: che vi santifichiate, che vi asteniate dalla fornicazione, che ciascuno di voi sappia possedere il proprio corpo in santità e onore, senza abbandonarsi a passioni disordinate come fanno gli stranieri che non conoscono Dio» (Prima lettera ai Tessalonicesi 4:3-5). Il peccato sessuale è distruttivo, anche quando gli effetti non sono immediatamente evidenti. È scritto nella Bibbia: «Fuggite la fornicazione. Ogni altro peccato che l’uomo commetta, è fuori del corpo; ma il fornicatore pecca contro il proprio corpo» (Prima lettera ai Corinzi 6:18).

 COME I SALMONI

Il sesso prima del matrimonio è diventato così comune per così tante ragioni. Fin troppo spesso ci concentriamo sull’aspetto “ricreativo” del sesso senza riconoscere quello “creativo”. Certo, il sesso è piacevole. Dio l’ha voluto così ed Egli non vieta il sesso prima del matrimonio per privarci del piacere, ma per proteggerci dalle conseguenze, come gravidanze inaspettate e premature, profondi sensi di colpa ecc. Immagina quanto sarebbe migliore il nostro mondo se fosse seguito il piano di Dio per noi: meno malattie trasmesse sessualmente, meno ragazze madri, meno gravidanze indesiderate e soprattutto meno aborti. Per tanti, tutto questo può sembrare anacronistico, giurassico, ma colui che è nato di nuovo può dire: «Dio mio, desidero fare la tua volontà, la tua legge è dentro il mio cuore» (Salmo 40:8). 

Come i salmoni, i credenti vanno controcorrente senza lasciarsi trasportare dalla corrente, dando il valore appropriato alle relazioni sessuali e, quel che è più importante, onorando Dio: «Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano» (Matteo 7:13,14). by Domenico Modugno.  Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia

DIO DI OGNI CONSOLAZIONE

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“Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra afflizione, affinché, mediante la consolazione con la quale siamo noi stessi da Dio consolati, possiamo consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione” (Seconda Lettera ai Corinzi 1:3-4)

Nel vocabolario leggiamo che la consolazione è l’attenuazione del dolore, l’alleviamento della pena che ne consegue. Nella Parola di Dio scopriamo da Chi è proviene la vera consolazione: solo da Cristo Gesù, il Figlio del Dio vivente! Come donne e uomini, creature di Dio, dobbiamo ricordare che l’Eterno è Dio, è l’Altissimo e i Suoi pensieri, i Suoi disegni per la nostra vita e per quella di quanti ci circondano, sono più elevati dei nostri, spesso al di là della nostra comprensione.“Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie», dice il Signore” (Libro di Isaia 55:8). Ma quanti credono in Dio e si affidano a Lui “in ogni cosa” Lo possono conoscere sotto un a-spetto nuovo, sperimentando la Sua vicinanza nelle proprie esperienze di vita, anche nei momenti difficili “perché Dio stesso ha detto: «Io non ti lascerò e non ti abbandonerò». Così noi possiamo dire con piena fiducia: «Il Signore è il mio aiuto; non temerò” (Lettera agli Ebrei 13:5-6). 

Dio è il Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Colui che “ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Vangelo di Giovanni 3:16); Colui che, se Lo riceviamo nel nostro cuore quale personale Salvatore, ci dà il diritto di essere chiamati figli di Dio (Vangelo di Giovanni 1:12) e di poterci rivolgere a Lui chiamandoLo “Padre nostro”. È Colui che desidera farsi conoscere da chi è nel dolore e nella difficoltà quale “Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione”, il cui cuore è ripieno di compassione per i sofferenti, che non si stanca di manifestare soccorrendo, liberando, sostenendo con il Suo conforto. Sì, l’Eterno è pronto a spargere nel cuore dei Suoi figli un mare di consolazioni in modo che non vi possa essere cielo così cupo nel quale non possa risplendere l’arcobaleno del conforto divino.

Questa è l’esperienza che Paolo ha fatto nella propria vita! Ecco che la forza che gli pro-viene da Dio “il quale ci consola in ogni nostra afflizione” manifesta la grazia e lo scopo di Dio perché “mediante la consolazione con la quale siamo noi stessi da Dio consolati, possiamo consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione”. Lo Spirito Santo, per mezzo dell’Apostolo Paolo, ci ha fatto pervenire il messaggio esplicativo del modo di agire di Dio: “Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio” (Lettera ai Romani 8:28). Come Paolo nella difficoltà, guardiamo in alto incoraggiati dalla Scrittura, ben sapendo da Chi ci verrà l’aiuto: “Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto il cielo e la terra” (Salmo 121:2), guardiamo perciò oltre i monti, riconoscendo che è parte del piano di Dio permettere prove e difficoltà, perché i Suoi disegni sono elevati, perché i Suoi piani sono sempre per il bene di quanti Lo amano: Così, anche quando non siamo in grado di comprenderlo, restiamo fiduciosi in Lui sapendo che “Sì, Padre, perché così ti è piaciuto” (Vangelo di Matteo 11:26). Nella sofferenza sperimentiamo la personale debolezza che umanamente è comprensibile, ma possiamo anche trovare l’opportunità di toccare con mano la profondità delle compassioni di Dio e l’efficacia delle consolazioni dello Spirito Santo, provando come proprio la sofferenza agisce modellando il cuore del credente, lo plasma rendendolo maggiormente sensibile verso i bisogni e i pesi degli altri. Chi ha sofferto ed ha trovato questa consolazione in Dio è ora in grado di offrire vera consolazione, poiché parla di un conforto che ha personalmente sperimentato. 

Signore, mi affido nelle Tue mani, anche se posso non comprendere le motivazioni e non trovare una ragione per il momento che sto attraversando, fra le Tue braccia trovo rifugio e conforto, e per questo invoco il tuo tocco nella mia situazione come fece anche Iabes. “Iabes invocò il Dio d’Israele, dicendo: «Benedicimi, ti prego… sia la tua mano con me” (Primo libro delle Cronache 4:10). Dalla Parola di Dio sarò incoraggiato, sostenuto, confortato! 

“Il Signore è la mia ròcca, la mia fortezza, il mio liberatore; il mio Dio, la mia rupe, in cui mi rifugio, il mio scudo, il mio potente salvatore, il mio alto rifugio” (Salmo 18:2). E questo può avvenire perché “Dio è per noi un rifugio e una forza, un aiuto sempre pronto nelle difficoltà” (Salmo 46:1).

Davide racconta la propria esperienza nel Salmo 62: “Solo in Dio trova riposo l’anima mia; da lui proviene la mia salvezza. Lui solo è la mia ròcca e la mia salvezza, il mio alto rifugio; io non potrò vacillare”. Infatti ecco che, consolato da Dio, diventa lui stesso fonte di incoraggiamento: “Confida in lui in ogni tempo, o popolo; apri il tuo cuore in sua presenza; Dio è il nostro rifugio” (v.8).  “Ma quanto a me, il mio bene è stare unito a Dio; io ho fatto del Signore, di Dio, il mio rifugio, per raccontare, o Dio, tutte le opere tue” (Salmo 73:28). “Io dico al Signore «Tu sei il mio rifugio e la mia fortezza, il mio Dio, in cui confido!»” (Salmo 91:2). 

Nella tristezza, nel dolore, nell’angoscia si ha spesso l’impressione, umanamente parlando, di essere rimasti soli. Ma anche in questi casi è Dio stesso che per mezzo dello Spirito Santo, l’autore della Scrittura, incoraggia ricordandoci che“il Signore è buono; è un rifugio nel giorno dell’angoscia e conosce quelli che confidano in lui” (Libro di Naum 1:7).Anche nel tuo momento di tristezza, di angoscia, di depressione, di dolore, nell’ombra della tua difficoltà sappi che non sei rimasto solo, non sei stato abbandonato, ma c’è Qualcuno che è accanto a te: “Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei alcun male, perché Tu (o Dio) sei con me” (Salmo 23:4), “perché Dio stesso ha detto: «Io non ti lascerò e non ti abbandonerò»” (Lettera agli Ebrei 13:6).  

Ecco che, quando accettiamo l’invito di rivolgerci a Gesù, la grandezza della misericordia di Dio colmerà la nostra limitatezza e lo Spirito Santo risponderà al nostro bisogno di consolazione. Leggi la Bibbia, scopri l’abbondanza delle consolazioni che Dio elargisce senza sosta dall’antichità ad oggi, secondo la  promessa appena letta, già fatta a Giosuè,“Io non ti lascerò e non ti abbandonerò” (Libro di Giosuè 1:5), mantenendo la parola data per mezzo di Isaia: “Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome; tu sei mio! Quando dovrai attraversare le acque, io sarò con te; quando attraverserai i fiumi, essi non ti sommergeranno; quando camminerai nel fuoco non sarai bruciato e la fiamma non ti consumerà, perché io sono il Signore, il tuo Dio… il tuo Salvatore… Perché tu sei prezioso ai miei occhi, sei stimato e io ti amo” (Libro di Isaia 43:2-4). by Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia