IL DONO – TESTIMONIANZA DI CHINIQUY EX-PRETE CATTOLICO ROMANO

IL DONO – TESTIMONIANZA DI CHINIQUY EX-PRETE CATTOLICO ROMANO

Nacqui nel 1809 e fui battezzato cattolico romano. Nel 1833 fui consacrato sacerdote nel Canadà. Ora ho 74 anni e da quando ho ricevuto la dignità nella Chiesa di Roma sono trascorsi quasi cinquant’anni. Fui sacerdote in quella Chiesa per venticinque anni. Vi dico francamente che amavo la Chiesa di Roma, e questa amava me. Avrei sparso fino all’ultima goccia del mio sangue per la mia Chiesa, ed avrei dato mille volte la mia vita per poter estendere il suo potere e la sua dignità sul continente americano e su tutto il mondo. La mia ambizione era quella di convertire i protestanti e portarli nella Chiesa di Roma, perché mi era stato detto, ed io lo predicavo, che fuori della Chiesa di Roma non vi era salvezza, ed ero addolorato al pensiero che tutte quelle moltitudini di protestanti dovessero essere perdute.

Pochi anni dopo la mia nascita la mia famiglia andò a vivere in un paese dove non vi erano scuole. Così mia madre fu la mia prima maestra e il primo libro sul quale m’insegnò a leggere fu la Bibbia. Quando giunsi all’età di otto o nove anni leggevo con incredibile diletto il Sacro Libro. Il mio cuore era avvinto dalla bellezza della parola di Dio. Mia madre stessa sceglieva i capitoli che desiderava che io leggessi. Era tanta l’attenzione che mettevo nella lettura, che molte volte rifiutavo di andar a giuocare fuori con gli altri bambini, per avere il piacere di leggere il Santo Libro. Alcuni capitoli mi piacevano più degli altri, ed io li imparavo a memoria. Ma dopo la morte di mia madre, la Bibbia sparì da casa, forse per mezzo del prete, che già nel passato aveva tentato di entrarne in possesso. Ebbene, questa Bibbia è la base di tutto quello che è narrato in questa storia. E’ la luce che fu messa nell’anima mia quando ero giovane e, grazie a Dio, quella luce non si è mai spenta. E’ rimasta nel mio cuore. E’ a quella cara Bibbia che, per grazia di Dio, devo oggi l’ineffabile gioia di sentirmi fra i redenti, fra coloro che hanno ricevuto la luce, e si dissetano alla pura fonte della verità.

Forse sarete propensi a dire: “Ma i sacerdoti cattolici romani non permettono ai fedeli di leggere la Bibbia?”. Si, e ringrazio Dio che sia così. E’ un fatto che oggi in quasi tutto il mondo, la Chiesa Romana accorda il permesso di leggere la Bibbia, e la troverete nelle case dei cattolici romani.

Ma dicendo questo, dobbiamo anche dire tutta la verità. Quando il sacerdote mette la Bibbia nelle mani dei suoi fedeli, o quando un prete riceve la Bibbia dalla sua Chiesa, vi è una condizione: il sacerdote e i fedeli possono leggere la Bibbia, ma non devono mai, in nessuna circostanza, interpretare una singola parola secondo la loro coscienza o la loro intelligenza, o secondo il loro proprio modo di vedere.

Quando fui consacrato giurai che avrei interpretato le Scritture soltanto secondo il consenso unanime dei Santi Padri.

Amici, andate oggi dal cattolico romano e domandategli se gli è stato dato il permesso di leggere la Bibbia. Egli vi dirà: “Si, la posso leggere”. Ma chiedetegli: “Avete il permesso d’interpretarla?”. Egli vi risponderà: “No”. Il sacerdote dirà certamente ai fedeli, e la Chiesa dirà certamente al sacerdote, che essi non possono interpretare una sola parola della Bibbia secondo la loro intelligenza e secondo la loro coscienza, e che è un grave peccato assumersene la interpretazione, sia pure di una sola parola. In effetto il sacerdote dice ai fedeli: “Se cercate di interpretare la Bibbia secondo il vostro intendimento siete perduti. E’ un libro molto pericoloso. Potete leggerlo, ma è meglio non farlo, perché non lo potete capire”.

Qual’è il risultato di questo insegnamento? Esso è che, mentre fedeli e sacerdoti hanno in mano la Bibbia, essi non la leggono. Leggereste un libro se foste convinti di non poterne capire neppure una parola? Sareste così sciocchi da sciupare il tempo a leggere un libro di cui non potete comprendere neppure una riga? Allora, amici miei, questa è la verità sulla Chiesa di Roma. Troveremo Bibbie sul tavolo dei sacerdoti e dei laici cattolici, ma fra diecimila preti non ve ne sono due che leggano la Bibbia dal principio alla fine, e che la prendano in considerazione.

La voce misteriosa

Nella Chiesa Romana la Bibbia è un libro sigillato. Però non fu così per me. Lo trovai prezioso per il mio cuore quando ero un ragazzino, e quando diventai sacerdote di Roma lo leggevo perché mi fortificasse e mi rendesse capace di discutere per la mia Chiesa.

Il mio grande scopo era quello di confondere i ministri protestanti d’America. Mi procurai una copia dei “Santi Padri” e li studiai giorno e notte, insieme alle Sacre Scritture, per prepararmi alla grande battaglia che volevo combattere contro i protestanti.

Ma, benedetto sia Iddio, ogni volta che leggevo la Bibbia una voce misteriosa mi diceva: “Non vedi che nella Chiesa di Roma non segui gli insegnamenti della Parola di Dio, ma soltanto le tradizioni degli uomini?”. Nelle ore silenziose della notte, quando udivo quella voce, piangevo e lacrimavo, ma la voce si ripeteva con la forza del tuono. Volevo vivere e morire nella santa Chiesa Cattolica Romana e pregavo Dio di far tacere quella voce, ma la sentivo sempre più forte.

Quando leggevo la sua Parola, Egli cercava di spezzare le mie catene, ma io non volevo spezzarle. Egli veniva a me con la sua luce salutare, ma io non la volevo.

Non nutro alcun cattivo sentimento contro i sacerdoti cattolici romani. Alcuni di voi possono credere il contrario. Vi sbagliate. Talvolta piango per loro, perché so che i poveretti, proprio come facevo io, combattono contro il Signore, e sono infelici come lo ero io allora. Se vi narro una delle lotte delle quali parlo, comprenderete ciò che vuol dire essere sacerdoti cattolici romani e pregherete per loro.

La predica sulla Madonna

A Montreal vi è una magnifica cattedrale capace di contenere quindicimila persone. Vi predicavo molto spesso. Un giorno il Vescovo mi chiese di parlare sulla Vergine Maria, ed io ne fui molto contento.

Dissi a quella gente ciò che allora credevo fosse la verità, e ciò che i sacerdoti predicano ovunque. Ecco il sermone che pronunciai:

“Cari amici, quando un uomo si è ribellato al suo re, quando egli ha commesso un grave delitto contro l’imperatore, andrà egli stesso a parlare a lui? Se egli ha da chiedere una grazia al suo re, oserà egli, nella sua condizione, comparire di persona alla sua presenza? No, il re lo rimproverebbe e lo punirebbe. Allora cosa farà? Invece di andare di persona, sceglierà uno degli amici del re, uno dei suoi ufficiali, talvolta la sorella o la madre del re, e metterà la sua supplica nelle loro mani. Essi andranno e parleranno in favore del colpevole. Chiederanno il suo perdono, calmeranno la sua ira, e spesso il re accorderà a questa gente la grazia che avrebbe rifiutato al colpevole”.

“Ora – dissi – noi siamo tutti peccatori, tutti abbiamo offeso il Re grande e potente, il Re dei re. Abbiamo inalberato la bandiera dei ribelli contro lui. Abbiamo calpestato le sue leggi, e certamente egli è adirato con noi. Cosa possiamo fare oggi? Possiamo andare a lui con le mani piene delle nostre iniquità? No. Ma grazie a Dio abbiamo Maria, la madre di Gesù, nostro Re, che sta alla sua destra. Siccome un figlio rispettoso non rifiuta mai un favore ad una madre diletta, così Gesù non rifiuterà mai una grazia a Maria. Egli non ha mai rifiutato nessuna supplica presentatagli da lei mentre era sulla terra. Qual’è il figlio che vorrebbe spezzare il cuore di una madre amorevole, quando potrebbe rallegrarla accordandole quello che desidera? Ebbene, io dico che Gesù, il Re dei re, non è soltanto il Figlio di Dio, ma è anche il Figlio di Maria e ama sua Madre. E siccome non ha mai rifiutato nessuna richiesta di Maria quando era sulla terra, Egli non le rifiuterà nessuna grazia oggi. Cosa dobbiamo fare allora? Oh! non possiamo presentarci davanti al gran Re, coperti come siamo delle nostre iniquità. Presentiamo le nostre richieste alla sua santa Madre; ella andrà ai piedi di Gesù; andrà lei stessa a Gesù, suo Dio, suo Figlio, e certamente riceverà le grazie che ella domanderà, chiederà il nostro perdono e l’otterrà, ella chiederà un posto nel Regno di Cristo, e voi l’otterrete. Ella chiederà a Gesù di dimenticare le vostre iniquità, di accordarvi il vero pentimento, ed Egli vi darà qualsiasi cosa che sua Madre gli avrà chiesto”.

I miei uditori furono così felici all’idea di avere un simile avvocato ai piedi di Gesù, che intercede per loro giorno e notte, che si commossero fino alle lacrime.

A quel tempo pensavo che questa non solo era la religione di Cristo, ma che era la religione del buon senso, e che non si poteva dire niente contro di essa. Dopo il sermone, il Vescovo venne da me e mi benedisse e mi ringraziò dicendomi che il sermone avrebbe fatto un gran bene a Montreal.

La voce di tuono nella notte

Quella notte m’inginocchiai e presi la mia Bibbia. Il mio cuore era pieno di gioia perché quella mattina avevo fatto un buon sermone.

Apersi il Libro e lessi in Matteo cap. 12:46 le seguenti parole:

“Mentre Gesù parlava ancora alle turbe, ecco sua madre e i suoi fratelli che, fermatisi di fuori, cercavano di parlargli. E uno gli disse: Ecco, tua madre e i tuoi fratelli son là fuori che cercano di parlarti. Ma egli, rispondendo, disse a colui che gli parlava: Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli? E, stendendo la mano sui suoi discepoli, disse: Ecco mia madre e i miei fratelli! Poiché chiunque avrà fatta la volontà del Padre mio che è ne’ cieli, esso mi è fratello e sorella e madre”.

Quando ebbi letto queste parole sentii in me una voce che mi parlava, ed era terribile, più di quella di un gran tuono, e mi diceva: “Chiniquy, questa mattina hai predicato una menzogna quando hai detto che Maria ha sempre ricevuto le grazie che ella ha chiesto a Gesù. Non vedi che in questo passo Maria viene a chiedere un favore, chiede cioè di vedere suo Figlio, perché egli l’aveva lasciata per molti mesi per predicare il Vangelo, ed essa si era sentita sola? Quando Maria ebbe raggiunto il posto dove Gesù stava predicando, il luogo era così affollato che ella non potè entrare. Cosa farà? Farà ciò che qualunque madre avrebbe fatto al suo posto. Alzerà la voce e gli chiederà di venire a vederla. Ma mentre Gesù ode la voce della madre e la vede con i suoi occhi divini, esaudisce la sua richiesta? No. Egli chiude gli orecchi alla sua voce e indurisce il cuore contro la sua preghiera. E’ un rimprovero pubblico, ed ella lo sente profondamente. La gente è stupita, meravigliata, quasi scandalizzata. Si rivolgono a Cristo e gli dicono: “Perché non vai a parlare a tua madre?”. Egli non dà altra risposta che questa: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?” e, guardando i suoi discepoli, Egli dice: “Ecco mia madre, ecco i miei fratelli, e le mie sorelle”. In quanto a Maria è lasciata sola ed è pubblicamente rimproverata”.

La voce mi parlò allora di nuovo con la potenza di un tuono, e mi disse di leggere in Marco cap. 3:31. Troverete lo stesso incidente raccontato tanto in Marco che in Luca 8:19. Invece d’esaudire la sua richiesta, Gesù risponde in modo tale da riprendere pubblicamente sua madre.

Allora la voce mi parlò con potenza spaventosa, dicendomi che finchè fu un piccolo fanciullo Gesù obbedì a Giuseppe e a sua madre, ma appena si presentò al mondo come Figlio di Dio, come il Salvatore del mondo, come la gran luce dell’umanità, Maria doveva scomparire. E’ solo a Gesù che gli occhi del mondo devono rivolgersi per avere luce e vita.

Allora, amici miei, la voce mi parlò tutta la notte: “Chiniquy, Chiniquy, tu hai detto una menzogna questa mattina, tu hai predicato una serie di falsità e di sciocchezze”.

Io piansi e pregai, ma quella fu una notte insonne.

Il Vescovo tremante

La mattina seguente andai a mangiare dal mio superiore che mi aveva invitato a colazione.

Egli mi disse: “Rev. Chiniquy, avete l’aria di uno che abbia trascorso la notte in lacrime. Cosa avete?”

Io dissi: “Avete ragione. Eminenza, sono afflitto oltre misura”.

“Che cosa c’è?” mi chiese.

“Oh, non posso dirvelo qui – gli dissi.-

Vorreste concedermi un colloquio privato? Vi dirò un mistero che vi metterà nell’imbarazzo”.

Dopo colazione uscii con lui e dissi:

“Ieri mi faceste un gran complimento per il sermone nel quale provavo che Gesù aveva sempre esaudito le richieste fattegli da sua madre. Ma, Eminenza, questa notte udii una voce più forte della vostra, e il mio tormento è questo: io credo che quella voce fosse la voce di Dio. Essa mi ha detto che noi, cattolici romani, sacerdoti e vescovi, predichiamo una falsità ogni qualvolta diciamo alla gente che Maria ha sempre il potere di ricevere dalle mani di Gesù le grazie che ella gli domanda. Questa è una menzogna, Eminenza, questo, temo, è un errore diabolico e dannoso”.

Il Vescovo allora mi disse: “Rev. Chiniquy, che intendete? Siete forse protestante?”.

“No – dissi – non sono protestante”. (Molte volte ero stato chiamato protestante, perché amavo la Bibbia). “Ma dico apertamente che temo di aver predicato una menzogna e che, Eminenza, ne predicherete una anche voi la prossima volta che direte che dobbiamo invocare Maria, sotto il pretesto che Gesù non ha mai ricusato nessuna grazia a sua Madre. Questo è falso”.

Il Vescovo disse: “Rev. Chiniquy, voi andate troppo lontano!”.

“No, Eminenza, non serve discutere. Ecco il Vangelo: leggetelo!”.

Misi il Vangelo nelle mani del Vescovo, ed egli lesse con i suoi propri occhi ciò che avevo già citato. Ebbi l’impressione che egli leggesse quelle parole per la prima volta. Il pover’uomo fu tanto sorpreso che rimase muto e tremante. Finalmente mi domandò: “Cosa significa questo?”.

“Ebbene – dissi – questo è il Vangelo; vedete che qui Maria è venuta a chiedere una grazia a Gesù Cristo, ed Egli non solo l’ha rimproverata, ma si è rifiutato di considerare Maria come sua madre. Egli fece questo pubblicamente, affinchè potessimo conoscere che Maria è la madre di Gesù come uomo; e non di Gesù come Dio”.

Il Vescovo era fuori di sé. Non potè rispondermi.

Allora gli chiesi se mi permetteva di fargli alcune domande. Dissi: “Eminenza, chi è che ha salvato voi e me sulla croce?”.

Egli rispose: “Gesù Cristo”.

“Chi pagò i vostri debiti e i miei spargendo il suo sangue, fu Maria o Gesù?”.

Egli disse: “Gesù Cristo”.

“Ebbene, Eminenza, quando Gesù e Maria erano sulla terra, chi amava di più i peccatori, Gesù o Maria?”.

Di nuovo egli rispose che era Gesù.

“Andò mai nessun peccatore da Maria per essere salvato mentre lei era in vita?”.

“No”.

“Ricordate che qualche peccatore sia andato a Gesù per essere salvato?”.

“Si, molti”.

“Sono stati rimproverati?”.

“Mai”.

“Ricordate che Gesù abbia mai detto ai peccatori: – Andate a Maria ed ella vi salverà?”.

“No” rispose.

“Ricordate che Gesù abbia detto ai poveri peccatori: – Venite a me?”.

“Si, Egli l’ha detto”.

“Ha Egli mai ritrattato queste parole?”.

“No”.

“Chi era allora più potente per salvare i peccatori?” chiesi.

“Oh! fu Gesù!”.

“Ora, Eminenza, da quando Gesù e Maria sono in cielo, potete dimostrarmi, con le Scritture, che Gesù abbia perduto qualche cosa del suo desiderio e della sua potenza di salvare i peccatori, o che Egli abbia trasferito questo potere a Maria?”.

E il Vescovo rispose: “No”.

“Allora, Eminenza, – chiesi – perché non andiamo a Lui, e soltanto a Lui? Perché invitate i poveri peccatori ad andare a Maria, quando, per la vostra propria confessione, ella è niente, comparata a Gesù, in potenza, in grazia, in amore e in pietà per i peccatori?”.

Allora il povero Vescovo prese l’aspetto di un condannato a morte. Tremava davanti a me, e siccome non poteva rispondermi disse che aveva da fare, e mi lasciò. La “verità” era che non poteva rispondermi.

L’atto di sottomissione

Ma io non ero ancora convertito. Vi erano molti legami che mi tenevano attaccato ai piedi del Papa.

In quei giorni però, benchè fossi turbato, non avevo perduto il mio zelo per la Chiesa. I vescovi mi avevano dato un gran potere ed una grande autorità. Il Papa mi aveva innalzato al di sopra di molti altri sacerdoti, ed io nutrivo la speranza, insieme a tanti altri che, a poco a poco, avremmo potuto riformare la Chiesa in molte cose.

Nel 1851 andai nell’Illinois per fondare una colonia francese. Presi con me circa 15.000 franco-canadesi, e mi stabilii nelle magnifiche praterie dell’Illinois, prendendone possesso in nome della Chiesa di Roma. Dopo che ebbi cominciato la mia grande opera di colonizzazione diventai ricco. Comperai molte Bibbie, e ne diedi una a quasi ogni famiglia.

Il Vescovo fu molto adirato con me per questo, ma io non me ne curai. Non avevo nessuna idea di rinunziare alla Chiesa di Roma, ma volevo guidare la mia gente meglio che potevo nelle vie nelle quali Cristo voleva che la conducessi.

Il Vescovo di Chicago fece in quel tempo una cosa che, noi francesi, non potemmo tollerare. Era un gran delitto. Ne scrissi al Papa, e lo feci dimettere. Fu mandato un altro Vescovo al suo posto, che delegò il suo Gran Vicario a visitarmi.

Il Gran Vicario mi disse: “Rev. Chiniquy, siamo stati molto contenti che abbiate fatto dimettere il Vescovo precedente, perché era un uomo cattivo, ma in molti luoghi si sospetta che voi non apparteniate più alla Chiesa di Roma. Si sospetta che siate eretico e protestante. Non vorreste darci un documento col quale possiamo provare a tutti che, voi e la vostra gente, siete ancora buoni cattolici romani?”.

Io dissi: “Non ho nessuna difficoltà”.

Egli aggiunse: “Il nuovo Vescovo, autorizzato dal Papa, desidera di avere questo documento da voi”.

Presi allora un foglio di carta. Mi sembrò che quella fosse una bella occasione per far tacere la voce che mi parlava giorno e notte, e che turbava la mia fede. Volevo persuadermi con questo mezzo che nella Chiesa Cattolica Romana noi seguivamo veramente la Parola di Dio, e non soltanto la tradizione degli uomini.

Misi giù queste parole:

“Eminenza, noi, franco-canadesi della colonia dell’Illinois, vogliamo vivere nella santa Chiesa Apostolica Romana, fuori della quale non vi è salvezza, e per dare prova di questo a V. E. promettiamo di obbedire alla Vostra autorità, secondo la Parola di Dio, come la troviamo nel Vangelo di Cristo”.

Firmai la dichiarazione e la passai alla mia gente, perché la firmasse, e poi la consegnai al Gran Vicario chiedendogli cosa ne pensasse. Mi assicurò che il Vescovo l’avrebbe accettata, e tutto sarebbe andato bene.

Quando il Vescovo ebbe letto l’atto di sottomissione anch’egli lo trovò giusto, e con lacrime di gioia disse: “Sono lieto che abbiate fatto il vostro atto di sottomissione, perché temevamo che voi e la vostra gente diventaste protestanti”.

Amici miei, per mostrarvi la mia cecità, devo confessare, a mia vergogna, che ero contento di aver fatto pace col Vescovo, cioè con un uomo, quando non ero ancora in pace con Dio. Il Vescovo mi dette una “lettera di pace”, nella quale egli dichiarava che io ero uno dei suoi migliori sacerdoti, e tornai dai miei coloni con la decisione di restare con loro.

La “lettera di pace” distrutta

Il Vescovo, dopo la mia partenza, andò al telegrafo e comunicò con telegramma il mio atto di sottomissione agli altri vescovi, chiedendo cosa ne pensassero. Lo stesso giorno risposero unanimi: “Non vedete che Chiniquy è un protestante mascherato? Non è a voi che egli si sottomette, egli si sottomette alla Parola di Dio. Se non distruggete quell’atto di sottomissione siete voi stesso un protestante”.

Dieci giorni dopo ricevetti un invito dal Vescovo. Andai da lui, ed egli mi chiese di mostrargli quella “lettera di pace” che mi aveva consegnata. Gliela mostrai. La prese, e quando vide che era proprio la lettera che voleva, corse al caminetto e la gettò nel fuoco. Rimasi stupito. Cercai di salvare la lettera dalle fiamme, ma era troppo tardi. Era distrutta.

Mi volsi allora al Vescovo e gli dissi: “Eminenza, come avete osato di strapparmi dalle mani un documento che mi appartiene, e distruggerlo senza il mio consenso?”.

Egli rispose: “Rev. Chiniquy, io sono il vostro superiore e non ho da rendere conto a voi di quel che faccio”.

“Veramente siete il mio superiore, Eminenza, ed io non sono che un povero sacerdote, ma c’è un Dio grande, che è molto al di sopra di voi e di me, e questo Dio mi ha concesso dei diritti ai quali non rinunzierò mai per compiacere a qualsiasi uomo. Alla presenza di quel Dio protesto contro la vostra cattiveria”.

“Ebbene – egli disse – siete venuto qui per farmi un rimprovero?”.

Risposi: “No, Eminenza, ma io vorrei sapere se mi avete fatto venire qui per insultarmi”.

“Rev. Chiniquy – egli disse – vi ho fatto venire qui perché mi avete dato un documento che non era un atto di sottomissione, lo sapete bene”.

Allora io risposi: “Quale atto di sottomissione richiedete da me?”.

Egli disse: “Dovete cominciare col togliervi queste parole: “secondo la Parola di Dio, come la troviamo nel Vangelo di Cristo”, e dire invece semplicemente che promettete di obbedire alla mia volontà, incondizionatamente, e che promettete di fare tutto quello che vi dirò”.

La rottura

Allora mi alzai in piedi e dissi: “Eminenza, voi non chiedete da me un atto di sottomissione, ma un atto di adorazione, ed io ve lo rifiuto”.

“Ebbene – egli disse – se non potete fare questo atto di sottomissione, non potete più essere un sacerdote Cattolico Romano”.

Levai allora le mani a Dio e dissi: “Possa l’Onnipotente Iddio essere benedetto in eterno”. Presi il cappello e lasciai il Vescovo.

Andai all’albergo dove avevo fissato una camera e mi chiusi dentro.

Caddi in ginocchio per esaminare, alla presenza di Dio, quello che avevo fatto. Vidi allora, per la prima volta, che la Chiesa di Roma non poteva essere la Chiesa di Cristo. Vidi che non potevo rimanere in essa, se non rinunziando alla Parola di Dio in un documento formale. Vidi che avevo fatto bene a rinunziare alla Chiesa di Roma. Ma, amici cari, quale nube nera mi avvolse! Nelle mie tenebre gridai: Dio mio, Dio mio, perché mai l’anima mia è così circondata da questa oscura nube?

Piangendo, gridai a Dio che mi mostrasse la via, ma per un certo tempo non mi fu concessa nessuna risposta. Avevo rinunziato alla Chiesa di Roma, avevo rinunziato al mio ufficio, agli onori, ai miei fratelli e alle mie sorelle, a tutto ciò che mi era caro! Vidi che il Papa, i vescovi e i sacerdoti mi avrebbero attaccato con la stampa e dal pulpito. Vidi che avrebbero spazzato via il mio cuore, il mio nome, forse la mia vita. Vidi che era cominciata una guerra a morte tra me e la Chiesa di Roma, e cercai di vedere se mi restavano degli amici per aiutarmi nella battaglia, ma neppure uno ne restò. Vidi che persino i miei più cari amici erano costretti a maledirmi e a considerarmi un infame traditore. Vidi che la mia gente mi avrebbe respinto e che il mio amato paese, dove avevo tanti amici, mi avrebbe maledetto, insomma ebbi la percezione che sarei divenuto un oggetto di orrore nel mondo.

Cercai di ricordare se avessi amici tra i protestanti, ma siccome avevo predicato e scritto contro di loro tutta la mia vita, non ne avevo tra di loro neppure uno. Ero solo a combattere la battaglia. Mi sembrava impossibile di poter uscire da quella stanza per entrare in un mondo freddo, dove non avrei trovato una mano tesa che stringesse la mia, o un volto sorridente che mi guardasse. Avrei trovato soltanto coloro che mi consideravano un traditore.

La luce celeste

Mi sembrava che Dio fosse lontano, invece Egli era molto vicino. Ad un tratto mi si affacciò alla mente questo pensiero: “Hai il tuo Vangelo, leggilo e troverai la luce. In ginocchio, con mano tremante, aprii il libro. Io l’aprii materialmente, ma Dio mi guidò: infatti il mio sguardo cadde sulla prima Epistola ai Corinti, al capitolo 7, versetto 23: “Voi siete stati riscattati a prezzo; non diventate schiavi degli uomini”.

Con queste parole ebbi luce, e per la prima volta vidi il gran mistero della salvezza, così come può vederlo l’uomo. Dissi a me stesso: “Gesù mi ha comperato, e se Gesù mi ha comperato, Egli mi ha salvato. Gesù è il mio Dio!”. Tutte le opere di Dio sono perfette! Sono allora perfettamente salvato. Gesù non poteva salvarmi a metà. Sono salvato per il sangue dell’Agnello, sono salvato per la morte di Gesù! Queste parole erano per me così dolci che sentivo una gioia ineffabile, come se la fonte della vita fosse aperta, e torrenti di luce nuova si riversassero nella mia anima. Mi dissi: “Non sono salvato, come credevo, per essere andato a Maria, non sono salvato per mezzo del purgatorio o per mezzo delle indulgenze, delle confessioni o delle penitenze. Sono salvato solo per Gesù!”.

Tutte le false dottrine si dileguarono dalla mia mente, caddero come cade una torre colpita alla base. Sentivo una gran gioia, una gran pace, e mi pareva che gli angeli di Dio potessero essere così felici come ero io. Il sangue dell’Agnello scorreva sulla mia povera anima peccatrice. Con un gran grido di gioia esclamai: “Oh! Gesù, lo sento, lo so, Tu mi hai salvato! Oh! “Dono” di Dio, Ti accetto! Prendi il mio cuore e fallo Tuo per sempre. Dimora in me e rendimi puro e forte, dimora in me per essere sul mio cammino, per essere la mia luce, la mia vita; concedimi di dimorare con Te, ora ed in eterno! Però, caro Gesù, non salvare me soltanto; salva la mia gente; concedimi di mostrare anche a loro il dono! Oh! che essi possano accettare Te e sentirsi ricchi e felici come ora lo sono io”.

Fu così che trovai la luce e il gran mistero della nostra salvezza, che è così semplice. bello, sublime, e grande. Ero ricco con quel dono. La salvezza, amici miei, è un dono; voi non avete niente da fare, ma dovete solo accettarlo, amarlo e amare il Donatore.

Migliaia di credenti

Arrivai nella mia colonia un sabato mattina. La gente era estremamente eccitata, e corse verso di me e mi chiese notizie. Quando tutti furono riuniti in chiesa, parlai loro del dono. Mostrai loro quello che Dio mi aveva fatto vedere, il dono del Figlio suo, il perdono dei miei peccati per mezzo di Gesù e il dono della vita eterna. Poi, non sapendo se avrebbero ricevuto o no il dono, dissi loro: “E’ tempo che io mi separi da voi, amici miei. Ho lasciato la Chiesa di Roma per sempre. Ho preso il dono di Cristo. Ho troppo rispetto per voi per impormi a voi. Se credete che sia meglio per voi seguire il Papa piuttosto che Cristo, invocare il nome di Maria piuttosto che quello di Gesù per essere salvati, alzatevi in piedi”.

Con mia grande sorpresa tutti rimasero al loro posto. La chiesa risuonava di pianti e singhiozzi. Credevo che qualcuno di loro mi avrebbe detto di andarmene, ma nessuno lo fece. E mentre aspettavo, vidi che si operava un cambiamento, un meraviglioso cambiamento, che non può essere spiegato a parole.

Dissi loro con un grido di gioia: “L’Onnipotente Iddio, che mi ha salvato ieri, può salvare oggi voi. Attraverserete con me il Mar Rosso per andare nella Terra Promessa. Accetterete con me il gran dono, sarete ricchi e felici con quel dono. Vi presento questa cosa in un altro modo: Se credete che sia meglio per voi seguire Cristo piuttosto che il Papa, se credete che sia meglio invocare soltanto il nome di Gesù piuttosto che quello di Maria, che sia meglio confidare nel sangue dell’Agnello sparso sulla croce per i nostri peccati piuttosto che nel falso purgatorio di Roma, per essere salvati dopo la nostra morte, e se credete che sia meglio che io vi predichi l’Evangelo di Cristo piuttosto che un sacerdote vi predichi le dottrine di Roma, ditemelo alzandovi in piedi: io sono l’uomo che fa per voi!”.

Allora tutti, senza eccezione, si alzarono e, con le lacrime agli occhi, mi pregarono di rimanere.

Il dono, il grande ineffabile dono, era per la prima volta apparso ai loro occhi in tutta la sua bellezza: l’avevano trovato prezioso, l’avevano accettato. Le parole non possono esprimere la gioia di quella gente. Come me, si sentivano ricchi e felici per quel dono. I nomi di un migliaio di anime, credo, furono quel giorno scritti nel libro della vita.

Sei mesi dopo eravamo duemila convertiti, un anno dopo eravamo circa quattromila. Ed ora siamo in quasi venticinquemila che abbiamo lavato e imbiancato le nostre vesti nel sangue dell’Agnello.

La notizia che il Padre Chiniquy, il sacerdote più apprezzato e conosciuto nel Canadà, aveva lasciato la Chiesa di Roma alla testa di una nobile schiera di uomini, si sparse rapidamente in tutta l’America, in Francia, in Inghilterra. Dovunque arrivava la notizia il nome di Gesù era benedetto, e spero che anche voi benedirete con me oggi il Salvatore misericordioso, poiché è mio privilegio l’avervi detto quello che Egli ha fatto per l’anima mia.

Pregate per i Cattolici Romani d’America e di ogni paese, affinchè io possa essere lo strumento della grazia di Dio per loro, perché essi possano ricevere con voi l’ineffabile dono, possano amare e glorificare il dono

durante il tempo del nostro pellegrinaggio quaggiù e per tutta l’eternità. Amen

Ai Cattolici romani viene detto che con le preghiere, le elemosine, le indulgenze, le opere buone e soprattutto con la messa essi concorrono a pagare i debiti che le anime dei defunti devono espiare in purgatorio. Il frutto di queste opere, applicato alle anime del Purgatorio, prende il nome di suffragio, perché suffraga, cioè allieva le pene delle anime del Purgatorio e ne affretta la liberazione’.

Questo suffragio è molto sentito dai Cattolici romani soprattutto il 2 Novembre che è la festa dei morti; una festa che ha mille anni essendo stata istituita nel 998 da Odilone abate di Clunì il quale si contraddistingueva per il suo zelo nel pregare per le anime del purgatorio.

Il cosiddetto suffragio è una impostura in quanto non esiste il purgatorio (esistono infatti solo due luoghi nell’aldilà dove vanno le anime dei morti, che sono l’inferno e il paradiso, a secondo che sono perduti o salvati), ma nello stesso tempo è fonte di denaro per i preti e la curia romana in genere.

Per farvi capire a che punto sono arrivati taluni preti di questa chiesa chiamata falsamente cristiana pur di fare pagare le messe ai loro parrocchiani voglio ora trascrivere l’eloquente testimonianza di un nostro fratello di nome Chiniquy morto un secolo fa circa, che prima di convertirsi era stato per lunghi anni sacerdote della chiesa cattolica romana.

Ecco le sue parole: ‘Alle quattro circa della mattina delle grida pervennero al mio orecchio. Riconobbi la voce di mia madre. ‘Che cosa è successo cara mamma? ‘Oh, mio piccolo bambino, tu non hai più un padre! Egli è morto! Dicendo queste parole ella perse coscienza e cadde sul pavimento! Mentre un amico che aveva passato la notte con noi le diede la conveniente attenzione, io mi affrettai al letto di mio padre. Lo strinsi al mio cuore, lo baciai, lo coprii con le mie lacrime, mossi la sua testa, gli strinsi le mani, cercai di sollevarlo sul suo cuscino: non potevo credere che egli era morto (…) Mi inginocchiai a pregare Dio per la vita di mio padre. Ma le mie lacrime e le mie grida furono inutili. ‘Egli era morto!’ Era già freddo come il ghiaccio! Due giorni dopo che egli fu seppellito mia madre era così oppressa dal dolore che non poté seguire la processione funeraria. Io rimasi con lei come il suo unico aiuto terreno. Povera mamma! (…) Nonostante fossi allora molto giovane, io potevo capire la grandezza della nostra perdita, e mescolai le mie lacrime con quelle di mia madre. Quale penna può descrivere che cosa avviene nel cuore di una donna quando Dio le toglie improvvisamente via il marito nel fiore della sua vita, e la lascia sola, immersa nella miseria, con tre piccoli bambini di cui due sono persino troppo piccoli per conoscere la loro perdita! Come sono lunghe le ore del giorno per la povera vedova che è lasciata sola, e senza mezzi, tra gli stranieri! Come sono dolorose le notte insonni per il cuore che ha perso ogni cosa! Come è lasciata vuota una casa dall’eterna assenza di colui che era il suo capo, il suo supporto e il suo padre! (…) Oh, come sono amare le lacrime che sgorgano dai suoi occhi quando il suo più piccolo bambino, che ancora non capisce il mistero della morte, si getta nelle sue braccia e le dice: ‘Mamma, dov’è papà? Perché non torna? Io mi sento solo!’ La mia povera mamma passò quelle prove. Io sentivo i suoi singhiozzi durante le lunghe ore del giorno, e anche durante le ancor più lunghe ore della notte. Molte volte l’ho vista cadere sulle sue ginocchia per implorare Dio di essere misericordioso verso lei e i suoi tre infelici orfani. Non potevo fare altro che confortarla, amarla, pregare e piangere con lei! Erano passati solo pochi giorni dal seppellimento di mio padre quando vidi arrivare a casa nostra Mr. Courtois il parroco (quello che aveva cercato di portarci via la Bibbia). Egli aveva la reputazione di essere ricco, e dato che noi eravamo poveri e infelici da quando mio padre era morto, il mio primo pensiero fu che egli fosse venuto a confortarci e ad aiutarci. Potei vedere che mia madre aveva le stesse speranze. Ella lo accolse come un angelo dal cielo. (…) Dalle sue prime parole però potei comprendere che le nostre speranze non sarebbero state realizzate. Egli cercò di essere comprensivo, e disse persino qualcosa circa la fiducia che noi dovevamo avere in Dio, specialmente nei periodi di prova; ma le sue parole erano fredde e aride. Voltandosi verso di me, disse: ‘Continui a leggere la Bibbia, mio piccolo ragazzo? ‘Sì, signore,’ risposi, con una voce tremante di ansietà, perché temevo che egli avrebbe fatto un altro tentativo per portarci via quel tesoro, e io non avevo più un padre per difenderlo. Poi, rivolgendosi a mia madre, egli disse: – Io ti dissi che non era giusto per te e per il tuo bambino leggere quel libro’. Mia madre abbassò gli occhi e rispose solo con le lacrime che scorrevano giù dalle sue guance. La domanda fu seguita da un lungo silenzio, e il prete dopo continuò: ‘C’è qualcosa da dare per le preghiere che vengono cantate, e i servizi che tu hai richiesto siano offerti per il riposo dell’anima di tuo marito. Ti sarei molto grato se tu mi pagassi quel piccolo debito.’ ‘Mr. Courtois’, rispose mia madre, ‘mio marito non mi ha lasciato nient’altro che debiti. Io ho solo il lavoro delle mie mani per procurare da vivere ai miei tre bambini, di cui il più grande è davanti a lei. Per amore di questi piccoli orfani, se non per il mio, non ci prendere quel poco che ci è rimasto. ‘Ma tu non rifletti. Tuo marito è morto improvvisamente senza nessuna preparazione; egli è quindi nelle fiamme del purgatorio. Se tu vuoi che egli sia liberato, devi necessariamente unire i tuoi personali sacrifici alle preghiere della Chiesa e alle messe che noi offriamo’. ‘Come ti ho detto, mio marito mi ha lasciato assolutamente senza mezzi, ed è impossibile per me darti del denaro’, replicò mia madre. (…) ‘Ma le messe offerte per il riposo dell’anima di tuo marito devono essere pagate’, rispose il prete. Mia madre si coprì la faccia con il suo fazzoletto e pianse. Per quanto mi riguarda, io questa volta non mischiavo le mie lacrime con le sue. I miei sentimenti non erano di dolore, ma di rabbia e di indescrivibile orrore. I miei occhi erano fissi sul volto di quell’uomo che torturava il cuore di mia madre (…) Dopo un lungo silenzio mia madre alzò gli occhi, arrossati con le lacrime, sul prete e disse: ‘Vedi quella mucca nel prato, non lontano da casa nostra? Il suo latte e il suo burro che facciamo da essa formano la parte principale del cibo dei miei bambini. Io spero che tu non ce la porterai via. Se comunque, un tale sacrificio deve essere fatto per liberare dal purgatorio l’anima del mio povero marito, prenditela come pagamento delle messe da offrirsi per spegnere quelle fiamme divoranti’. Il prete si alzò all’istante dicendo: ‘Molto bene’, e uscì. I nostri occhi lo seguirono ansiosamente; ma invece di incamminarsi verso il piccolo cancello che era davanti alla casa, egli si diresse verso il campo, e guidò la vacca davanti a lui nella direzione di casa sua. A quella vista io gridai dalla disperazione: ‘O mamma mia! egli sta portando via la nostra mucca! Che sarà di noi?’ Il signor Nairn ci aveva dato quella splendida mucca quando essa aveva tre mesi (…) Io la nutrivo con le mie proprie mani, e avevo spesso diviso il mio pane con lei. Io l’amavo come un bambino ama sempre un animale che egli ha cresciuto. Sembrava anche che essa mi comprendesse e mi amasse. Da qualsiasi distanza essa mi poteva vedere, correva verso di me per ricevere le mie carezze e qualsiasi cosa io potessi avere da darle. Mia madre stessa la mungeva; e il suo ricco latte era così delizioso e sostanzioso per noi. (…) Anche mia mamma gridò dal dolore come vide il prete portare via gli unici mezzi che il cielo le aveva lasciato per nutrire i suoi bambini. Gettandomi nelle sue braccia, io le domandai: ‘Perché hai dato via la nostra mucca? Che sarà di noi? Noi moriremo sicuramente di fame’. ‘Caro figlio’, ella rispose, ‘Io non pensavo che il prete sarebbe stato così crudele da portarci via l’ultima risorsa che Dio ci aveva lasciato. Ah! se io avessi creduto che lui sarebbe stato così spietato io non gli avrei mai parlato come ho fatto. Come tu dici, mio caro figlio, che sarà di noi? Ma non mi hai tu spesso letto nella tua Bibbia che Dio è il Padre della vedova e dell’orfano? Noi pregheremo a quell’Iddio che è disposto ad essere tuo Padre e il mio; Egli ci ascolterà, e vedrà le nostre lacrime. Inginocchiamoci e chiediamogli di essere misericordioso verso di noi, e di restituirci l’aiuto del quale il prete ci ha privato’. Ci inginocchiammo. Ella prese la mia mano destra con la sua sinistra, e alzando l’altra mano verso il cielo, ella offrì una tale preghiera all’Iddio delle misericordie per i suoi poveri bambini che io non ho mai più udito da allora’ (Pastor Chiniquy, Fifty years in the Church of Rome, [Cinquant’anni nella Chiesa di Roma] London 1908, pag. 39-42).

Le parole di Chiniquy fanno chiaramente capire che questa diabolica dottrina del purgatorio e del suffragio ha portato molti preti a divorare persino le case delle povere vedove. E che cosa ci si poteva aspettare di buono da essa? by evangelofabrizia

LIBERATO DALLA SCHIAVITU’

LIBERATO DALLA SCHIAVITU’

Liberato  dalla schiavitù

Mi chiamo Lello, sono di Napoli. A 17 anni sono diventato schiavo della droga, prima di quelle leggere e poi di quelle pesanti, distruggendo così la mia gioventù, ingannato dalla ricerca di una pace non vera, scappando dalle mia responsabilità. In un primo tempo sembrava tutto bello, ma poi ogni cosa risultò essere un’illusione, un inganno; quando finiva l’effetto della droga ero distrutto. Ero diventato come un barbone, avevo distrutto la mia vita e quella della mia famiglia facendo soffrire mia madre e mio padre. Anche i miei tre fratelli erano schiavi della droga. Tra loro, Enzo arrivò a perdere la vita per overdose di eroina. Vi lascio immaginare la sofferenza della mia famiglia! Un giorno chi mi forniva l’eroina scopri che lo derubavo di una parte della droga; nacque una forte lite in cui alzai le mani e lo picchia; avevo toccato il fondo. Poco dopo venne a cercarmi con degli amici con le pistole in pugno; mi riempirono di botte lasciandomi a terra mezzo morto. Uno diceva all’altro: “Sparagli! Sparagli!” ma qualcosa li mise in fuga. A casa, per le mie pessime condizioni, mio padre cominciò a litigare con mia madre. Io le dissi di prepararmi la valigia perché me ne sarei andato per non tornare più. Volevo smettere di drogarmi! Uscii di casa con la mia valigia e chiesi aiuto a molti, ma le persone a me più care mi abbandonarono, proprio nel momento del bisogno. Mi venne in mente una donna che da anni mi parlava di Gesù, così corsi al suo negozio per chiederle aiuto. Aveva amicizie in diversi ospedali, le chiesi se poteva aiutarmi a liberarmi dalla droga e da quelli che volevano uccidermi. Lei mandò a chiamare un giovane infermiere credente dell’ospedale del mio quartiere, e a lui raccontai il mio desiderio di disintossicarmi. Mi disse che avrebbe parlato con un medico, ma la risposta non fu positiva. Quel giovane infermiere pregò Dio per me, con tutto il cuore. Mi portò a casa sua. Chi avrebbe mai portato a casa sua un delinquente? Solo colui al quale Dio ha detto di farlo! Questo caro infermiere radunò a casa sua un gruppo di giovani credenti che pregarono e piansero davanti a Dio, intercedendo per me. Esterrefatto, io li guardavo e pensavo: “Questi sono matti!” Stavo molto male, ero in di astinenza e volevo scappare via di lì. Pensavo che mi avrebbero aiutato con dei farmaci, ma mi invitarono semplicemente a pregare. Io non L’avevo mai fatto in vita mia, poi pensai alla sofferenza della mia famiglia, alla schiavitù dei altri miei fratelli… ero stanco di vivere così! Fu allora che, mentre quegli sconosciuti pregavano per me, sentii anch’io il bisogno di inginocchiarmi e gridare a Dio: “Se esisti veramente, abbi pietà di me, perdona tutti i miei peccati!”. Avvertii dentro di me una presenza indescrivibile, quella del Signore, che non avevo mai provato prima. Avvertivo il Suo amore, provavo la Sua pace, sentivo la Sua gioia dentro di me! E piansi di un pianto che non riuscivo a frenare; non avvertivo più la crisi di astinenza, la sporcizia del peccato veniva portata via mentre Dio entrava con il Suo potente amore. Da quel momento tutto è cambiato: sono letteralmente rinato! Nel corso dei giorni trascorsi in quella casa non avvertivo più il bisogno di rubare, né quello di drogarmi; una nuova vita era iniziata in me. Ebbi poi opportunità di entrare in un centro evangelico di recupero a Castellammare di Stabia (NA). In quel luogo, grazie alla preghiera, allo studio della Parola di Dio e all’aiuto dei fratelli responsabili, sono cresciuto come credente e come uomo. Il Signore che mi aveva savato stava riempiendo sempre più la mia vita, fino a battezzarmi nello Spirito Santo. La mia esperienza con Gesù è stata così forte e personale che ho subito cominciato a parlarne alla mia famiglia. Tutti si meravigliavano nel vedermi felice e gioioso mentre parlavo di Gesù, qualcuno addirittura mi prendeva per matto. Effettivamente le parole che udivano uscivano dalla bocca di uno che era stato spacciatore, ladro, con anni di carcere alle spalle… ma tutte queste cose sono passate, non son più lo stesso di un tempo! Ora mi sono sposato e ho due bellissimi figli. Sono ventisette anni che Dio ha salvato me e la mia famiglia. Da questa esperienza ho imparato che Dio può risolvere ogni tipo di problema e non c’è nulla che il Signore non possa fare! Ancora oggi in ogni mio bisogno non confido in me stesso, ma mi rivolgo all’unico Salvatore della mia vita. Voglio rivolgermi a te che stai leggendo questa mia testimonianza per incoraggiarti a credere in Gesù Cristo che è vivo, e che può entrare anche nella tua vita come ha fatto per me. Dio è spirito, non puoi vederLo fisicamente, ma se rivolgerai una semplice preghiera dal tuo cuore, Egli potrà compiere un miracolo anche in te, anche se i tuoi problemi forse sono essere diversi dai miei. by Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia

ALGERIA: IL MUEZZIN SI CONVERTE A CRISTO

ALGERIA: IL MUEZZIN SI CONVERTE A CRISTO

La storia straordinaria di un muezzin, educato nella stretta osservanza dei dettami dell’islam, pronto a diventare imam, che si converte a Gesù grazie un avvenimento miracoloso che ha cambiato radicalmente la vita sua e della sua famiglia.

Fino a poco tempo fa, Mohand usava la sua voce per chiamare i musulmani alla preghiera. Per tutta la sua vita è stato formato per essere un muezzin (nella liturgia islamica è la persona incaricata a chiamare 5 volte al giorno dal minareto i fedeli alla preghiera) e in futuro, magari, un imam. Ma quello che lui non esita a definire un miracolo nella sua famiglia, ha cambiato totalmente il suo destino.

“Sono stato cresciuto nei valori e nei dettami dell’islam. Mio padre, che mi aveva indirizzato alla stretta osservanza dei riti islamici, mi convinse a frequentare la Cheurfa N’Bahloul, la più famosa scuola coranica del Nord della Algeria. Ero stato nominato muezzin e mi stavano preparando a diventare un imam”, racconta Mohand. 

Ma un giorno a suo figlio di 15 anni fu diagnosticato il cancro: fu un duro colpo per lui e per la famiglia. La figlia (sorella dunque del ragazzino) disse a papà Mohand che una sua collega le aveva parlato di Gesù Cristo e del fatto che Egli, nella Sua volontà, poteva curare i malati. Disperati, provarono anche questa via, invitando a casa la collega. “Ci raccontò della sua conversione e di cosa Dio aveva fatto nella sua vita. La sua testimonianza mi spinse a pregare Dio nel nome di Gesù per la guarigione di mio figlio. Dissi a Gesù: se guarisci mio figlio, saprò che tu sei la vera via”, prosegue Mohand. “Pochi giorni dopo quella disperata preghiera, la salute di mio figlio iniziò a migliorare. La dottoressa, stupefatta, fece tutte le analisi e non trovò traccia della malattia. Decise così di chiedere un consulto esterno in una clinica privata a sue spese (io non potevo permettermelo). Alla fine mi disse che mio figlio era totalmente guarito e non sapeva spiegare come. Le dissi che era stato Gesù a guarirlo”.

Ma che accadde a quella promessa fatta in preghiera? “Dio ha decisamente risposto a quella preghiera. Io, mia moglie e i miei figli abbiamo dato la nostra vita a Gesù. Da allora tutto è cambiato. Gesù ha trasformato la nostra tristezza in gioia!”. Ora con passione e nelle occasioni che un contesto profondamente islamico offre, Mohand condivide con le persone ciò che Dio ha fatto nella sua famiglia. “Quando ero un muezzin, mi lodavano per la mia voce. Oggi, ho dedicato la mia bella voce a proclamare il Vangelo”. by Porte Aperte

ERO UNA PECORA PERDUTA

ERO UNA PECORA SMARRITA

Gesù raccontò che il buon pastore va alla ricerca della pecora perduta e non si ferma fin quando non la trova. Egli ha fatto lo stesso con me.

ERO UNA PECORA PERDUTA

Agli occhi di molti sicuramente non sembravo perduta: ero una brava adolescente, tutta casa, scuola e chiesa. Fin da piccolissima ho sempre avuto un grande slancio verso il Signore. Ero fiera della mia religione, tutto mi appariva bello, solenne e profondo. Conoscevo abbastanza bene gli episodi del Vangelo, anche se non avevo compreso perché Gesù fosse morto sulla croce. 

Facevo catechismo ai bambini, ma non avevo nessuna esperienza spirituale da trasmettere. Parlavo di Gesù come di un personaggio storico. Come tutti i religiosi, mi impegnavo in un’impresa impossibile: vivere il cristianesimo senza essere nata spiritualmente.
Pensavo di essere figlia di Dio, ma tra me e Lui non c’era alcun contatto, malgrado i miei sforzi. Ricordo lunghissime preghiere e promesse ogni domenica prima di accostarmi alla comunione. E la dolorosa consapevolezza che nulla, in realtà, cambiasse mai nella mia vita. Il mio peccato mi separava irrimediabilmente da Dio. Il problema era che non riuscivo a sbarazzarmene. I fioretti (piccole rinunce per “guadagnare punti” con Dio), le buone azioni, le preghiere, la confessione, niente funzionava. Pensavo che forse avrei dovuto fare qualcosa di eclatante per meritarmi il Suo perdono, come dare la vita per qualcuno. Ma fortunatamente non era una cosa molto facile da realizzare! Così ho “risolto” la questione decidendo di impegnarmi nella religione, sperando che, quando fossi morta, Dio avrebbe avuto pietà di me. Ma non avevo alcuna certezza.
Il Signore non è rimasto a guardare: ha messo sul mio cammino un Suo figlio. In terza superiore, infatti, entrò nella mia vita un professore “strano”. Era evangelico e parlava di Dio in classe. Questo mi infastidiva, anche perché temevo per le mie compagne che, a differenza di me, non avevano alcuna cultura religiosa. Pregavo spesso per lui, perché Dio gli facesse comprendere la bellezza della mia religione. Quel professore aveva però qualcosa che mi attirava in modo irresistibile: emanava una luce, una pace, una conoscenza di Dio che io non avevo. Rispondeva alle mie domande citando la Bibbia e facendomela leggere. Era un non vedente e quindi dovevo cercare io i versetti. Succedeva sempre qualcosa di strano: quelle parole mi toccavano in profondità, tanto che la voce tremava. Questo mi colpiva.
C’era qualcosa di particolare in quel libro! Un giorno il professore mi suggerì di chiedere a Dio di convincermi. “Se sarà Dio a parlarmi e a convincermi potrò stare tranquilla” pensai. Acquistai subito una Bibbia (una versione approvata dal Vaticano, per non correre rischi!) e cominciai a leggerla. Avevo già provato nel passato ad accostarmi alla Parola di Dio, ma come se fosse un libro qualsiasi. E mi ero arenata dopo pochi capitoli. Questa volta, però, prima di leggere la Bibbia chiedevo a Dio di parlarmi, di farmi capire che cosa dovevo fare, quale fosse la verità. E giorno dopo giorno le cose diventarono sempre più chiare. Compresi non soltanto che ero una peccatrice senza speranza (questo lo sapevo già da tempo!), ma anche che Gesù era morto per donarmi la vita eterna. Proprio perché i miei sforzi e sacrifici non erano sufficienti, il Figlio di Dio aveva pagato per me!
Ecco che cosa significava quel “È compiuto” esclamato da Gesù prima di spirare! Bastava soltanto accettare per fede il dono che Lui aveva già provveduto, morendo sulla croce. Fu una scoperta meravigliosa. Esclamai: “Signore, questa sì che è una buona notizia!”.
Impiegai un po’ di tempo ad arrendermi al Signore, un po’ per paura di deludere la mia famiglia, un po’ per la mia razionalità. Il Pastore, però, continuava pazientemente a cercare e ad attirare a Sé quella pecorella. Finalmente, il 24 maggio del 1987, dopo aver letto che Abramo, davanti alla promessa di Dio non vacillò per incredulità, con semplicità dissi: “Signore, non ho la fede di Abramo, ma voglio credere che tu mi salvi”.
Sulle prime non sembrò cambiare nulla. Ma quando decisi di abbandonare ogni dubbio e ogni pensiero, mi accorsi che la pace di Dio stava invadendo il mio cuore. Era davvero tutto nuovo! Finalmente ora avevo la comunione con Dio, la certezza del perdono dei peccati e della salvezza! In questi 27 anni ho sperimentato costantemente la cura meravigliosa, attenta e amorevole del Buon Pastore.
Guardando indietro posso dire: “Eben-Ezer, fin qui il Signore mi ha soccorso!”. E so che continuerà a farlo!
“Chi di voi, avendo cento pecore, se ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e non va dietro a quella perduta finché non la ritrova?” (Vangelo di Luca 15:4).
Cristina. by Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia

GESÙ NON SI FA ATTENDERE

GESU’ NON SI FA ATTENDERE

Avevo un grande bisogno interiore di un tocco divino che guarisse istantaneamente la mia vita, concedendo alla mia anima affranta e disperata una autentica pace celeste

GESÙ NON SI FA ATTENDERE

Vi saluto con la Pace del Signore! Mi chiamo Agata e sono felice di raccontarvi la mia esperienza di fede con Cristo Gesù. Sono cresciuta in una famiglia cristiana e fin da fanciulla ho ricevuto insegnamenti tratti dalla Parola di Dio, ho ascoltato i racconti dei miracoli compiuti da Cristo nella vita dei miei familiari che hanno segnato profondamente la mia vita spirituale. Crescendo è aumentato sempre di più in me il desiderio di conoscere personalmente questo Dio di cui gli altri parlavano, e di sperimentare le Sue opere, ma – com’è risaputo – l’adolescenza spesso porta con sé difficoltà e lotte interiori che, nel mio caso, mi hanno spinto a rinviare il momento dell’incontro con Gesù.
All’età di 15 anni, a causa di un’improvvisa malattia che ha colpito mio padre, mi sono trovata a dover attraversare un periodo difficile, molto delicato, nella paura della morte e nell’ansia per il futuro. Le situazioni che stavo affrontando mi condussero a vivere una vita di angoscia e di sofferenza. Nonostante che io sapessi che il Signore dei miei genitori era potente a salvare, liberare e guarire, continuavo a confidare in me stessa, ad appoggiarmi alle mie capacità, pensando che con le mie uniche forze avrei superato quel periodo così delicato della mia giovane esistenza.
Una sera, però – lo ricordo ancora oggi con profonda gioia – entrai nella chiesa evangelica con il vivo desiderio e con la preghiera che il Signore potesse toccare il mio cuore e tirarmi fuori da quelle angosce. Avevo un grande bisogno interiore di un tocco divino che guarisse istantaneamente la mia vita, concedendo alla mia anima affranta e disperata una autentica pace celeste.
E così fu! Gesù non si fece attendere! Quella fatidica sera il Re della Gioia, il Signore della gloria entrò nella mia vita, aprendo la porta del mio cuore con la dolcezza della Sua Parola: “Se credi, vedrai la gloria di Dio” (Vangelo di Giovanni 11:40).
Quella fu una sera davvero speciale per me, la mia vita per la sola fede in Cristo mutò, ricevendo nel mio cuore la pace e la gioia della salvezza.
Dopo qualche tempo il Signore mi ha ulteriormente risposto e mi ha battezzata nello Spirito Santo, facendo crescere in me il desiderio di servirLo. Anche in questo Gesù non si è dimenticato di me! Successivamente il Signore mi ha messo accanto un uomo speciale, che oggi è mio marito, con il quale servo il Signore. Dalla mia conversione sono passati ormai diversi anni; il Signore mi ha dato un grande dono, la salvezza, e poi ha aggiunto anche un marito, tre splendidi figli e un cuore pieno di gratitudine per Lui.
Caro amico, dài il tuo cuore a Gesù e la tua vita cambierà, la pace e il perdono di Cristo ti inonderanno di felicità!
Agata. by Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia

IL SOGNO DA REALIZZARE

IL SOGNO DA REALIZZARE

Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia ( Atti 16:31 )

 Mi chiamo Rosa, sono nata a Napoli e mi sono sposata con Nello appena dopo aver conseguito il diploma. A quei tempi avevo un sogno da realizzare: avere un buon lavoro. In quattro anni abbiamo avuto tre figli. Ma non mi sentivo contenta, anzi ero insoddisfatta. Non mi sentivo realizzata come casalinga, con un marito e tre figli a cui badare, anzi mi vedevo solo come una disoccupata. Mi sono sempre impegnata in molti modi: il doposcuola ai bambini del quartiere, la rappresentante di classe e poi, non contenta, ho anche acquistato due macchine per la maglieria, lavorando in casa. Il lavoro, precario e poco pagato, era deludente così iniziai a studiare per partecipare ai vari concorsi statali.

Dopo molto tempo, il 13 giugno dell’86, ricevetti una lettera di assunzione da parte dell’Inail, con destinazione Breno, in provincia di Brescia. Ero molto felice, anche se la mia gioia fu smorzata dall’umore di mio marito, che non aveva desiderio di allontanarsi da Napoli, dagli amici e dai parenti. Tuttavia sono riuscita ad avere la meglio e mi sono trasferiti con i bambini. In quel periodo, con tre figli a cui badare, il nuovo lavoro e la casa, i giorni passavano in fretta. Mio marito era rimasto a Napoli, sperando che dopo poco sarebbe arrivato il trasferimento per riportarci più vicino a casa. A Napoli lui stava bene, anche se gli mancavamo noi, la sua famiglia.

Durante questo triste periodo qualcuno gli parlò in un modo del tutto nuovo di Dio come di un Signore vivente che è possibile incontrare. Così accadde che Nello conobbe personalmente Cristo. Ogni volta che veniva a trovarci a Breno andava alla ricerca di una chiesa evangelica per partecipare al culto. Fino dal 1987 Nello iniziò a parlarmi del Signore, anche se rispondevo sempre che ero io stessa la responsabile del mio futuro spirituale!

A dire la verità a questo non pensavo proprio: non frequentavo alcuna chiesa, anche se non mi definivo atea in quanto nel momento del bisogno cercavo a modo mio il Signore pregando da sola a casa. La destinazione del tanto desiderato trasferimento che ha riunito la nostra famiglia è stata Verona. Negli anni siamo andati avanti, tra litigi e momenti di pace. Lui pregava per me, ma io pensavo per me. Nonostante lavorassi, non ero poi così soddisfatta: ero sempre triste, litigavo con mio marito e con i figli. Dopo qualche anno mio figlio Gennaro ha aperto il Suo cuore, ricevendo Gesù come proprio Salvatore. Iniziai a vederlo cambiato, trasformato. Ero felice per lui, adesso era così educato, amorevole, ben disposto nei nostri confronti! Ero veramente meravigliata. Anche lui mi parlava di Gesù, ma io gli dicevo: “Sono contenta per te, ma io penso per me”.

Dovendo sottopormi a un intervento chirurgico per delle cisti alla tiroide, prima dell’intervento mio figlio mi ha chiesto: “Mamma, preghiamo?”. Ogni cosa è stata messa nelle mani del Signore! Il giorno dopo il medico, visitandomi prima dell’intervento, restò perplesso, e mi disse che non avevo più niente. Mi ha addirittura restituito il ticket che avevo pagato! Oggi riconosco che è stato un miracolo del Signore! Dio mi amava, ma io ero ancora lontana da Lui. Nel gennaio del 2012, una domenica, mentre mio marito si preparava per andare al culto, senza avvisarlo, mi preparai vestendomi per uscire. Lui mi chiese: “Dove vai?”, ed io risposi: “Voglio venire in chiesa”. Così andai, come anche nelle domeniche seguenti, spontaneamente. Dopo un mese nacque il nostro primo nipote, Emanuele, che venne portato fin da piccolo in Chiesa. Per stare con lui mi sedevo negli ultimi posti, ma poi cambiai idea all’improvviso e decisi di andarmi a sedere sempre più avanti per ascoltare con maggiore attenzione il messaggio della Parola di Dio. Andavo in chiesa ed ero felice.

All’inizio pensai che fosse per il nipotino, ma il Signore stava già operando nella mia vita e mi parlò in modo personale in una predica dalla Prima lettera di Giovanni sull’amore di Dio.

All’improvviso avevo sentito una sensazione di calore avvolgermi ed ero scoppiata a piangere: realizzai in quel momento di trovarmi alla presenza del Signore e Gli chiesi di perdonare i miei peccati. Per me è stato un momento bellissimo, emozionante e indescrivibile. A metà di ottobre desiderandolo fortemente ho testimoniato della mia appartenenza a Cristo scendendo nelle acque battesimali. Ora chiedo al Signore di essere battezzata con lo Spirito Santo secondo la promessa della Sua Parola.

Il cammino con Gesù è meraviglioso, pieno di benedizioni. Anche se i problemi ci sono e ci saranno, con il Suo aiuto, con il Suo amore si affrontano in modo diverso. Per la mia piena felicità vorrei che anche tutti i miei cari potessero gustare questa comunione con il Signore. Ma non bisogna avere fretta, perché come il Signore ha salvato me, dopo così tanti anni, sono sicura che salverà anche loro. by Rosa. Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia

di God bless you " Non deviare dal Mio sentiero " Inviato su Testimonianze

LE TEMPESTE NON MI FANNO PIU’ PAURA

LE TEMPESTE NON MI FANNO PIU’ PAURA

Mi rivolsi al Signore con queste parole: “Signore Gesù, voglio anch’io conoscerti e sperimentare, che Tu sei un Dio vivente che guarisci e che dai pace all’anima“

In un certo periodo della mia vita stavo molto male, attraversavo una grave depressione che non mi permetteva neanche più di uscire di casa da sola. Passavo la mia vita tra ospedali e medici vari. Trascorrevo le mie giornate le nel letto, sotto l’effetto degli antidepressivi che mi prescrivevano i medici; mi sembrava di essere costantemente sotto l’effetto di droghe, mi sentivo sempre confusa ed abbattuta. Avevo già 3 figli e mi rattristava il fatto di non essere in grado di prendermi cura di loro e vederli soffrire. La mia prima figlia aveva solo 9 anni e cominciò a doversi prendere cura di me, di sua sorella e del fratello. Presto, imparò anche a cucinare e a fare le faccende di casa, divenendo, in fretta, una grande piccola donna. Una mia amica, che era andata a lavorare come domestica presso una famiglia evangelica e accettò Gesù nel suo cuore come personale Salvatore e io vidi la sua vita cambiare. Questa cara amica venne a trovarmi e vide che stavo più male del solito. Iniziò, così, a parlarmi del Signore e mi disse che solo Lui poteva guarirmi, ma io non ci credevo nonostante vedessi il suo notevole cambiamento, la sua vita trasformata. Avevo paura di avvicinarmi all’Evangelo, ma un giorno mi sentivo così male che iniziai a invocare Gesù. Ero così disperata che mi rivolsi al Signore con queste parole: “Signore Gesù, voglio anch’io conoscerti e sperimentare, che Tu sei un Dio vivente che guarisci e che dai pace all’anima”. Chiamai la mia amica e le chiesi di accompagnarmi in chiesa. Finalmente mi ero resa conto di aver bisogno di Gesù. Lei, con gioia, mi accompagnò in chiesa e, appena entrata, sentii che nella mia vita stava accadendo qualcosa di meraviglioso. Mi ritrovai in lacrime, piangevo e sentivo un forte calore che mi avvolgeva, fu un’esperienza bellissima. Alla fine della riunione, il pastore fece un appello dicendo che Gesù voleva guarire e salvare chi aveva fede in Lui. La prima ad alzarsi ed andare avanti fui proprio io, mi inginocchiai ed iniziai a piangere gridando a Dio: “Signore, Aiutami! Non ce la faccio più!” Subito, sentii nel mio cuore pace e gioia. Mi affidai a Lui con tutto il mio cuore e, in quella sera, incontrai Gesù, che mi guarì. Il giorno seguente, appena sveglia, presi tutti i medicinali e li buttai via, sicura che Dio mi aveva davvero guarita! Iniziai a fare la volontà di Dio, andavo in chiesa, smisi di fumare, ero riconoscente al Signore per ciò che Lui aveva fatto per me. Anche i miei figli venivano con me; le bambine, con gioia, frequentavano la scuola domenicale e, nelle loro preghiere, ringraziavano il Signore perché mi aveva guarita. Purtroppo mio marito non era contento e ci dava un po’ di problemi. Non voleva che andassimo in chiesa, soprattutto la domenica. Passarono 4 anni e in casa mia si scatenò una grande tempesta: mio marito mi lasciò per una donna che abitava nel mio stesso palazzo e che conoscevo molto bene. Per me fu un vero e proprio shock. Quando riuscii a parlare con mio marito, lui mi disse che mi aveva tradita perché ero cambiata e non gli piacevo più, dando la colpa a me. Volli tentare di riconquistarlo facendo la “donna di mondo”: non pregavo più, me la prendevo con tutti, diventai peggio di quella che ero prima di aver conosciuto Dio. Ma ero infelice e sempre nervosa. Nonostante mio marito fosse tornato con me, la mia vita era piena di delusione e infelicità. Sono passati così 25 lunghi anni di tribolazione, durante i quali, grazie a Dio, le mie figlie hanno continuato a frequentare la chiesa, a fare la volontà di Dio senza mai cessare di pregare per me. Posso ora affermare che la canna della mia vita si era piegata, ma non si è spezzata perché Gesù mi ha protetta ed il Suo sguardo è stato su di me. Come il pastore che va in cerca della pecora smarrita, il Signore mi ha cercata per tutti questi anni ed io ho finalmente fatto ritorno a Lui. Sono 2 anni che sono tornata a Dio che, proprio come un buon pastore, mi ha perdonata e purificata da tutti i miei peccati. Grazie alle continue e costanti preghiere delle mie figlie e al loro incoraggiamento a rivolgermi a Gesù, Egli mi ha raccolta ed accolta fra le Sue braccia quando un bel giorno mi sono ritrovata ai Suoi piedi invocando il Suo perdono e arrendendomi completamente a Lui. Ho pregato con tutto il mio cuore finché non ho sentito la Sua presenza dentro di me. Ora la mia vita è cambiata, ho ritrovato la pace, la vera pace, quella che solo Lui ci può dare. Ora sono davvero felice. Ho messo Gesù al primo posto nella mia vita e Lui ha riunito la mia famiglia. Dove c’erano odio e rancore ha messo amore e salvezza. Ora la mia vita appartiene all’Eterno, la mia casa è fondata sulla roccia, su Cristo Gesù. Le tempeste non mi fanno più paura, perché Gesù è con me e rimarrà sempre con me. Lui può fare lo stesso anche con te. by Anna. Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia

di God bless you " Non deviare dal Mio sentiero " Inviato su Testimonianze

HO INCONTRATO GESU’

HO INCONTRATO GESU’

”Venite e ascoltate, voi tutti che temete Dio! Io vi raccontero’ quel che ha fatto per l’anima mia” (Salmo 66:16)

Devo a una finestra la mia prima ricerca del Signore. Da quella finestra potevo ammirare il tramonto: nasceva in me un’adorazione per la meraviglia che il Signore aveva creato e dal mio cuore sgorgava una richiesta: ”Io voglio di piu’ da Te! Tu che hai creato tutto cio’… dammi di piu’! Dammi di piu’!”. C’era in me una forza in quei momenti, tutta speciale e un vigore (ora dico divino) nasceva nel mio cuore, poi pero’ tornavo ai miei doveri di madre e moglie. Ma mi bastava un altro tramonto e ”partivo” nuovamente verso l’infinito. Passarono molti anni prima di ricevere la risposta dal Signore. Ero una religiosa tradizionale, quasi osservante, ma non ero in pace. Spesso mi ritrovavo a piangere durante la messa; avevo anche cercato delle risposte nelle persone responsabili, ma ero sempre insoddisfatta. Bramavo un rapporto piu’ stretto con Dio, ma senza risultato. Fra alti e bassi la vita passava, finche’ una coppia di amici, che frequentavamo con la mia famiglia, comincio’ a mostrare un cambiamento. Quando andavamo a casa loro, li trovavamo con la Bibbia in mano, citavano versetti, parlavano di personaggi biblici come se fossero vicini di casa. In un primo momento questo mi fece andare in collera. Per un paio di settimane rimasi in ebollizione, perche’ mi ritenevo una brava persona. Dai miei genitori avevo ricevuto ottimi insegnamenti, un esempio vero dei valori del cristianesimo applicati alla vita di tutti i giorni e cio’ fu per me un ottimo ”trampolino di lancio”. Io ritenevo di averli messi in pratica quei valori; che cosa volevano ora questi amici? Dicevano che avrei dovuto riconoscermi peccatrice, chiedere perdono al Signore, accettare per me il sacrificio di Gesu’. Assurdo!
Finche’ un giorno dissi a me stessa: ”Proviamo.” In un angolo di casa mia, da sola, feci una panoramica sulla mia vita e scopri’ che di colpe davanti a Dio ne avevo, eccome! Lo Spirito Santo mi tocco’, chiesi perdono a Dio, accettai quello che Gesu’ aveva compiuto per me sulla croce e da quel momento divenni un’altra persona. Mi sentii immediatamente come avvolta in un mantello. Ero li’ come prima, ma tutto cio’ che mi circondava aveva assunto un diverso peso, soprattutto cio’ che di norma mi avrebbe ferito. Una parte di me era lontana, in alto, in pace, un distacco che mi faceva vivere in modo diverso.
”Ho incontrato Gesu’!”, dissi a mio marito quando, vedendo la mia trasformazione, quasi spaventato, mi chiese che cosa mi fosse accaduto. Finalmente il Signore mi aveva dato quel ”di piu”’ che avevo chiesto piu’ volte e che non avevo mai immaginato potesse essere quell’insieme di sentimenti che ora erano miei! Finalmente avevo capito il sacrificio di Gesu’, ora ero e sono in comunione con Lui. Ero nata di nuovo, avevo ricevuto in dono la vita eterna! Non piu’ riti, impegni programmati, ma un sentimento nuovo, vero, palpitante. Per anni mi ero rivolta ad un crocifisso senza capire il messaggio della croce; ora avevo realizzato personalmente quello che Gesu’ aveva conquistato con il Suo sacrificio. Finalmente mi sentivo ricca, traboccante d’amore: ora ero viva!Immediatamente nacque nel mio cuore un gran desiderio di trasmettere ad altri questa gioia, la buona notizia della possibilita’ di una vita nuova e della certezza della Salvezza. Da quel momento cammino all’ombra di Gesu’. Piu’ volte, nei momenti difficili, Egli mi ha coperto con il Suo mantello, mi ha preso per mano e mi ha portato nella Sua nuvola. Con Lui si sta bene!!!
E tu? Perche’ non vieni con me? Quello che io ho sperimentato e’ anche per te, perche’ Gesu’ ha promesso: ”Colui che viene a me, non lo caccero’ fuori” (Vangelo di Giovanni 6:37)  by Franca.
Chiese Cristiane Evangeliche – Assemblee di Dio in Italia

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GESU’ E’ IL TIMONIERE DELLA MIA VITA

GESU’ E’ IL TIMONIERE DELLA MIA VITA

Il Signore ha messo una pace e una gioia inspiegabili nel mio cuore

Sono Sara, ho 23 anni e sono felice di poter condividere ciò che il Signore ha fatto nella mia vita, in particolare da 3 anni a questa parte. Fin da piccola sono cresciuta con gli insegnamenti della religione di stato, ma soprattutto con un certo ”timor di Dio”, che mi spingeva a pensare che nulla potesse sfuggire ai Suoi occhi. Quando tutti i miei familiari andavano a dormire, ero solita fermarmi a pregare di fronte ad un’immagine esponendo a Dio tutti i miei dubbi, i miei problemi e chiedendoGli di guidare la mia vita, le mie scelte, come la scuola e in seguito anche l’università. A 15 anni sono subentrati seri problemi in famiglia e proprio grazie a quelle preghiere ho esperimentato la pace e l’intervento di Dio nel rialzare quella che era una famiglia modello sull’orlo del baratro! Credevo di essere a posto: riuscivo da un lato a cercare col cuore il Signore e dall’altro a vivere appieno il mondo, compresi tutti i piaceri, ”leciti”, a mio giudizio, che puo’ offrire. Infatti, sempre durante l’adolescenza, ho iniziato a frequentare discoteche, a bere in compagnia di amici attraverso delle emozioni che duravano il tempo di una serata cercavo di colmare il vuoto che avvertivo nel mio cuore. Quando tornavo a casa, nel mio letto, si faceva sempre più forte dentro di me il peso del peccato, ma nonostante tutto non avevo il coraggio di rinunciare a ciò che apparentemente mi rendeva felice. Nel momento in cui mi son trovata di fronte alla scelta del percorso di studi universitario ho gridato al Signore ed Egli, nella Sua infinita misericordia, mi ha risposto, non solo indirizzandomi nel percorso di studi più adatto, ma soprattutto venendomi a cercare, ancora una volta, nella città in cui mi sono trasferita! Proprio tra i banchi dell’universita’ una ragazza mi ha parlato dell’amore di Dio e della Sua Parola. Non sono stati pochi i tentativi di contrastare ”i suoi versetti biblici” con le idee sul modo di vivere la religione che, in vent’anni, avevo elaborato nella mia mente. Ma intenta a cercare la verita’, ho iniziato a frequentare dapprima la riunione dei giovani, poi i culti in chiesa evangelica, e soprattutto a leggere la Bibbia. Piu’ leggevo e piu’ il Signore rispondeva a quelle domande che da sempre erano nascoste nel mio cuore, fino a quando un giorno ho deciso di abbandonare tutto cio’ che non poteva piacerGli e di mettere la mia vita completamente nelle Sue mani. Da quel momento il Signore ha messo una pace e una gioia inspiegabili nel mio cuore, ha tolto via ogni incertezza e mi ha fatto comprendere di essere preziosa, stimata e amata agli occhi Suoi! Ora Gesu’ è davvero il timoniere della mia vita e, come afferma l’apostolo Paolo nella lettera ai Filippesi 1:6, ho questa fiducia: che colui che ha cominciato un’opera buona in me ”la condurra’ a compimento fino al giorno di Cristo Gesu’.” by Sara.  Chiese Cristiane Evangeliche – Assemblee di Dio in Italia

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DIO HA FATTO COSE GRANDI PER ME

DIO HA FATTO COSE GRANDI PER ME

Ringrazio Dio per avermi dato una nuova vita.

Ho 26 anni e ringrazio Dio per l’opera grande che ha compiuto nella mia vita circa quattro anni fa.
Sono nata e cresciuta in una famiglia in cui i miei, di fede tradizionale, non mi hanno mai fatto mancare l’amore. A sedici anni ho conosciuto un uomo piu’ grande di me del quale mi sono perdutamente innamorata.
Ho cosi’ cominciato a isolarmi da tutti, perche’ per me cio’ che contava maggiormente era di stare con lui il piu’ possibile.
Questo mi ha portato a perdere amicizie, a bruciare tappe, a vivere in casa la disapprovazione dei miei genitori, a irritarmi e, spesso, a litigare con loro. Un giorno quest’uomo, parlandomi della sua vita passata, mi ha confessato di essere uscito da un centro di recupero per tossicodipendenti ma, al momento, di non fare piu’ alcun uso di droga.
In quel momento ricordo di non aver dato peso a quelle parole, perche’ avevo riposto in lui tutta la mia fiducia. Parlavamo molto, e spesso le nostre discussioni erano incentrate su Dio perche’ lui affermava di essere una persona molto religiosa e di avere un rapporto speciale con Dio, di parlare personalmente con Lui.
Spesso mi raccontava delle sue visioni, mi confidava tutto cio’ che Dio gli diceva e mi invitava a pregare davanti a qualche statua.
Ero molto confusa al riguardo. Proprio in quell’anno mia mamma aveva iniziato a frequentare degli incontri Evangelici. Io non ero molto felice, anche perche’ quell’uomo era contrario all’operato di mia madre e mi spingeva a mettermi contro di lei.
Ma il tempo che trascorreva mi mostrava sempre piu’ quanto mia madre era cambiata: ora era sempre felice, la sua gioia di vivere era palese, mentre quell’uomo con tutta la sua dichiarata religiosita’ cominciava a spaventarmi, perche’ tutto mi appariva come una contraddizione; accadeva infatti che, mentre un attimo prima mi raccontava di pregare con gli angeli, l’attimo dopo lo sentivo bestemmiare contro il Cielo.
Presi il coraggio, dopo tre anni, di chiudere questo capitolo della mia vita.
Senza di lui ho cominciato a sentirmi davvero molto sola e, per recuperare tutto cio’ che avevo perso, ho cominciato a mettermi in evidenza facendo di tutto per piacere il piu’ possibile a questo mondo, piu’ che a me stessa.
Ho fatto molti piercing, il mio abbigliamento e’ stato tutt’altro che sobrio.
Spesso sono caduta molto in basso facendo uso di alcool e di stupefacenti.
Siccome a casa la situazione non faceva che peggiorare, decisi di andare a vivere da sola, aggravando solo le cose.
Nonostante facessi tutto cio’ che il mio cuore mi suggeriva, non riuscivo ad essere felice e in pace con me stessa. Al contrario, dentro covavo una forte ribellione e un grande malessere.
Nonostante esteriormente potessi sembrare cattiva, dentro me era sempre presente quella ragazza ferma a 16 anni, sensibile e timida, che stentava ad uscire e che avevo nascosto per difendermi da tutti.
Non avevo intenzione di conoscere Dio, ero rimasta delusa da quanto mi era accaduto; per me Dio era al centro di quel passato che avevo ormai abbandonato.
Ma la testimonianza vivente dell’esistenza di Dio era ogni giorno davanti ai miei occhi.
Guardando mia madre, mi capitava di pensare al Signore, ma dentro me riguardo l’argomento avevo innalzato un vero e proprio muro.
Una mattina il Signore mi ha fermata, Egli stesso mi ha fatto sentire la Sua voce che mi invitava ad inginocchiarmi e cercare salvezza in Lui.
In quell’istante il Signore ha sciolto il mio cuore, le mie ginocchia si sono piegate ed una pace meravigliosa ha invaso improvvisamente il mio cuore.
In quell’esperienza personale con Dio, in una stanza, da soli, io e Lui, ho conosciuto la Verita’.
Proprio in quei giorni anche mio padre fece un?esperienza simile dando il suo cuore a Gesu’.
Con immensa gioia di mia madre abbiamo cominciato a frequentare tutti insieme le riunioni di culto, avendo certezza di aver accettato Gesu’ quale nostro personale Salvatore che ha cambiato radicalmente la nostra vita.
Dio mi ha concesso anche la grazia di sposarmi l’anno scorso con un Suo figliuolo.
Ringrazio Dio con tutto il cuore per avermi concesso la possibilita’ di vivere una ‘nuova vita’, liberandomi da tutto cio’ che mi rendeva schiava.
L’Eterno ha fatto cose grandi per noi e noi siamo nella gioia (Salmo 126:3). by Irene. by Chiese Cristiane Evangeliche – Assemblee di Dio in Italia

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