SOLLECITUDINE ANSIOSA

SOLLECITUDINE ANSIOSA

“Perciò vi dico: Non siate con ansietà solleciti” (Matteo 6:25)

In un certo senso è naturale avere delle sollecitudini: è l’ansietà che ci rovina! Siamo stati fatti con un cervello per poter pensare. Diversamente, sarebbe co­me se Dio ci ordinasse di non camminare dopo averci dato dei piedi, o di non parlare dopo averci fornito di una lingua. Dobbiamo esercitare la nostra mente a riflettere, pensare anche al futuro, fare piani proiettati negli anni che stanno davanti a noi. Non è proi­bita la pianificazione e la sollecitudine stessa, quanto la preoccupazione, la paura e l’ansietà. Maturando nella vita esamineremo il da farsi senza far posto all’ansietà. Questa regola è senza eccezioni. Non è un assunto privo di riscontri concreti. È una lezione che dobbiamo sforzarci di adempiere tutti i giorni, per quanto siano pie­ni di cose che possono distrarci. Ma perché non dobbiamo essere con ansietà solleciti? Ricon­si­de­ria­mo l’esortazione nella sua interezza: “Voi non potete servire a Dio ed a Mammona. Perciò non siate con ansietà solleciti”. Quindi essere con ansietà solleciti evidenzia un’ambiguità e una contraddizione di fondo. Diciamo di essere figlioli di Dio, ma quando le necessità della vita paiono incombere, diventiamo ansiosi. In pratica, quindi, abbiamo più fede in Mammona che nel Padre. Ci sentiamo più sicuri quando l’abbondanza di Mammona riempie le nostre mani e non quando Mammona minaccia di lasciarci e ci ritroviamo soli con Dio. Abbiamo quindi fede in Dio e in Mammona. L’ansietà di fronte ai nostri bisogni non è altro che mancanza di fede nel nostro Padre celeste. Se serviamo Dio, non è giusto preoccuparsi neppure per il pane di domani: in quanto dovremmo credere nell’amore del Padre. Possiamo perdere del denaro in continuazione, perché “la ricchezza si fa dell’ali, come l’aquila che vola verso il cielo”: ma non possiamo perdere Dio. Niente può derubarci del Suo amore, né derubarLo dell’abbondanza che possiede e con cui soddisfa le nostre necessità. Quindi, se abbiamo fede in Dio non dobbiamo mai essere ansiosi, anche se non abbiamo nient’altro.
Chiese Cristiane Evangeliche – Assemblee di Dio in Italia
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L’IDOLATRIA PORTA INGANNO

L’IDOLATRIA PORTA INGANNO

“Poiché, se un individuo qualsiasi della casa d’Israele o degli stranieri che risiedono in Israele si separa da me, erige i suoi idoli nel suo cuore e pone davanti a sé l’intoppo che lo fa cadere nell’iniquità e poi viene dal profeta per consultarmi per suo mezzo, gli risponderò io, l’Eterno, da me stesso” (Ezechiele 14:7).

Questo passo significa: “Poiché ti sei indurito nel tuo peccato e non desideri convertirti e ravvederti, ogni parola che udrai da adesso in poi ti confermerà nel tuo inganno. Persino le predicazioni che ascolterai parleranno ai tuoi idoli”.

Ne vediamo un’illustrazione con il Re Achab in 1 Re 22. Quest’uomo fu probabilmente il re più malvagio nella storia d’Israele. Questa volta si era alleato col re Giosafat per entrare in guerra contro Ramoth di Galaad.

La Scrittura dice: “L’Eterno disse: ‘Chi sedurrà Achab perché salga e perisca a Ramoth di Galaad?’. Ora chi rispose in un modo e chi in un altro. Allora si fece avanti uno spirito, che si presentò davanti all’Eterno e disse: ‘Lo sedurrò io’. L’Eterno gli disse: ‘In che modo?’. Egli rispose: ‘Uscirò e sarò spirito di menzogna in bocca a tutti i suoi profeti’. L’Eterno gli disse: ‘Riuscirai certamente a sedurlo; esci e fa’ così” (1 Re 22:20-22).

Vediamo uno dei peggiori idolatri di tutti i tempi, un uomo il cui cuore era prigioniero della cupidigia e della concupiscenza, interrogare il Signore. Dunque, cosa concesse Dio ad Achab? Gli provvide quattrocento profeti per mentirgli e fare da eco ai desideri del suo cuore: “Vai in battaglia! Tutto sembra andare bene. Si prospettano pace e prosperità”.

Quale orribile tragedia! Achab non poteva udire la voce di Dio a motivo degli idoli radicati nel suo cuore. Dio gli rispose inviandogli una terribile illusione, una di quelle che lo avrebbe distrutto.

“Perché hanno rifiutato di amare la verità per essere salvati. E per questo Dio manderà loro efficacia di errore, perché credano alla menzogna” (2 Tessalonicesi 2:10-11). by David Wilkerson

LA NOSTRA VERA VITA

LA NOSTRA VERA VITA

“Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma d’ogni parola che procede dalla bocca di Dio” (Matteo 4:4)

Ci sono altre necessità nella vita oltre quelle a cui sopperisce il pane. Alcune volte sentiamo dire come pretesto per fare cose sbagliate o degradanti: “Beh, io devo pur vivere”, come se la fame scusasse il furto o la frode o altri peccati finalizzati al proprio sostentamento. Ma non è vero che noi dobbiamo “vivere”, o che la vita sia in sé stessa la migliore cosa per noi. Certamente non è vero che dobbiamo “vivere” se non possiamo vivere senza peccare. Dispo­nia­mo una vita più elevata di quella fisica, e questa, la nostra vera vita, viene nutrita dalla comunione con Dio. Non è mai giusto da parte nostra deperire spiritualmente per ottenere ciò che vogliamo di materiale. Il nostro primo dovere è quello di osservare i comandamenti di Dio, e il bene più elevato che possiamo ottenere in questo mondo è l’ubbidienza. A volte la mi­glio­re cosa che possiamo fare per la nostra vita è perderla: ogni gior­no, è meglio avere fame fino alla morte che commettere il più “piccolo” peccato. Gesù disse: “Ma cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte”. Il vero obiettivo della vita è quello di ubbidire ad ogni parola di Dio e di cercare la Sua giustizia. Stabiliamo così una volta per tutte che non dobbiamo mai fare alcuna cosa contro la volontà di Dio al fine di ottenere ciò che bramiamo. Egli promette che lo farà se poniamo come priorità il Suo regno e la Sua giustizia. Se Egli desidera che noi soffriamo, è perché in qualche maniera la sofferenza sarà comunque la cosa migliore. Alla fine dobbiamo lasciare che sia Lui a deciderlo. Perciò per un periodo se dobbiamo patire, il Signore ci darà forza per sopportare i dolori fino a quando Egli riterrà opportuno darci sollievo. Anche se dovessimo morire per il desiderio di pa­ne, la nostra anima, il nostro vero essere, vivrà, e transiterà sen­za macchia nel pieno dell’eterna benedizione di Dio.
Chiese Cristiane Evangeliche – Assemblee di Dio in Italia

IN UNA TRINCEA A VERDUM

IN UNA TRINCEA A VERDUM

(Isaia 38:17, 20; Luca 15:32) Sebbene allevato da genitori cristiani, il giovane Wilhelm Busch non dimostrava alcun interesse per le cose spirituali.

Durante la prima guerra mondiale (1914-1918) fu inviato al fronte dove partecipò ai terribili combattimenti di Verdun. La morte lo sfiorava ogni giorno, ma la sua coscienza restava insensibile agli appelli che Dio gli rivolgeva.

Un giorno, seduto in trincea con un suo compagno, stava raccontando una barzelletta quando all’improvviso il frammento di una granata colpì al cuore il suo amico.

Il giovane cadde morto.

“Mi vedo ancora nella trincea – racconta Wilhelm – davanti al corpo esanime del mio amico. Dicevo a me stesso: Ora lui è davanti a Dio. Se fossi stato seduto al suo posto, ora ci sarei io davanti a Dio. Giunsi le mani come facevo da bambino e balbettai: Signore, non permettere che io cada nel combattimento prima di avere la certezza di non andare all’inferno”.

Qualche giorno dopo, solo, all’interno di una casa in rovina, Wilhelm leggeva il Nuovo Testamento. Si mise in ginocchio e pregò: “Sono un peccatore. Non posso prometterti nulla, ma non vorrei andare all’inferno. Signore Gesù, io credo in Te e so che solo grazie al Tuo sacrificio posso avere la pace con Dio…”.

Da quel momento non aveva più paura; aveva trovato il Salvatore e aveva imparato a conoscerlo.

Finita la guerra, si mise al servizio del suo Maestro per annunciare la buona notizia della salvezza a coloro che erano lontani da Lui. by Il Buon Seme

LA RISPOSTA DI DIO AGLI IDOLATRI

LA RISPOSTA DI DIO AGLI IDOLATRI

“Porteranno la pena della loro iniquità: la pena del profeta sarà uguale alla pena di chi lo consulta, affinché quelli della casa d’Israele non vadano più errando lontano da me e non si contaminino più con tutte le loro trasgressioni, ma siano mio popolo e io sia il loro DIO», dice il Signore, l’Eterno” (Ezechiele 14:10-11).

Dio ci sta dicendo con dolcezza: “Farò qualsiasi cosa sarà necessaria per allontanarvi dai vostri idoli contaminati. Non vi permetterò di cadere nell’inganno e nella distruzione. Vi attirerò nuovamente a Me, ma se non funzionerà dovrò castigarvi”.

“Quando vedrete la loro condotta e le loro azioni…riconoscerete che non senza ragione ho fatto quel che ho fatto in mezzo a lei, dice il Signore, l’Eterno” (verso 23). Il Signore sta dicendo: “Saprete che le Mie azioni estreme nei vostri confronti hanno un motivo. Semplicemente, io non vi lascerò andare”.

Hai un ostacolo d’iniquità nel tuo cuore che ti fa inciampare? Sei ingannato da un legame che potrebbe distruggerti? Se è così, e se ti senti convinto da questo messaggio, c’è speranza per te.

Non importa quale sia il tuo idolo, cupidigia, peccati sessuali, pornografia, alcol, droghe, amarezza o mancanza di perdono. Chiedi a Dio di aprire i tuoi occhi al peccato e cercalo per avere rivelazione a riguardo. Chiedi allo Spirito Santo di infondere in te il timore di Dio, di ammorbidire il tuo cuore alla Sua voce persuasiva. Devi odiare il tuo peccato ed essere determinato a non farci pace.

Grida a Lui ora: “Signore, non lasciarmi cieco. Se c’è qualche illusione o inganno in me, portalo alla luce. Non voglio più credere a nessuna bugia. Voglio soltanto udire la Tua voce ed avere la Tua potenza e la Tua autorità regnante nella mia vita”.

C’è liberazione per te se davvero la vuoi. Un giorno, presto, ti renderai conto di non essere più uno schiavo, ma un figlio di Dio reso libero dalla verità. by David Wilkerson

UN PULPITO INSOLITO

UN PULPITO INSOLITO

“…poi, sedutosi, d’in sulla barca ammaestrava le turbe” (Luca 5:3)

Il Signore aveva predicato nelle sinagoghe, ma c’erano ancora tanti all’esterno che avrebbero voluto ascoltarLo e che Egli desiderava raggiungere. Gesù quindi salì su una barca, che apparteneva a Pietro: quando si furono allontanati un po’ da terra, Egli sedette, e ammaestrò le folle. Ecco ciò di cui la società odierna, come quella di ogni tempo, ha bisogno. Gesù cerca un pulpito proprio nel mezzo della vita quotidiana della gente comune. I luoghi di culto sono spesso lontani dal mondo del lavoro. Le basiliche imponenti, le cattedrali e, spesso, anche le varie associazioni cristiane, sono distaccate dalla quotidianità degli eventi e dalle case della gente. È senz’altro vero che dobbiamo assicurare una certa solennità e riverenza alla nostra adorazione e impedirne l’interruzione. Il Maestro ci ordina, infatti, di chiudere la porta della cameretta, quando preghiamo. Esiste tuttavia la tendenza a separare la fede dal lavoro, ad assegnare un tempo e un luogo esclusivo alle attività dello spirito, quasi esse fossero in contrapposizione alle sequenze della vita di tutti i giorni. Sembrano due mondi che si sfiorano, ma che non s’incontrano quasi mai, come avessero davvero ben poco da condividere. Il negozio si trova lontano dal luogo d’adorazione, così come la cucina è agli antipodi della chiesa. Non dovrebbe essere così. Il nostro compito di credenti è di servire il Signore in ogni ambito della nostra esistenza. Dobbiamo fare della scrivania o del bancone di un negozio altari vicini a Dio, al fine di sperimentare la Sua presenza tanto nelle nostre case come nella Sua. Pertanto, Cristo desidera poter disporre di un pulpito in mezzo alla gente. Limitare il pulpito solo all’interno della chiesa significa non raggiungere con la Parola migliaia di persone che non potranno mai udire la Sua voce, che non vedranno mai il Suo volto e che non sapranno che Cristo è venuto. Egli vuole ammaestrare le moltitudini. OsservateLo mentre è seduto sul ponte di quella barca: una mano tranquilla riposa sulle sue corde, la vela è alle Sue spalle. Ai Suoi piedi si trovano i remi e la rete, e accanto a Lui c’è un piccolo gruppo di marinai dal volto reso scuro dal sole. Sulla riva è radunata la folla: chiunque può stare lì ed ascoltarLo: pubblicani e peccatori, soldati romani e samaritani. Sono tutti benvenuti. Gesù si trova proprio in mezzo a loro, quell’imbarcazione era il Suo pulpito. Pertanto, il pulpito che Cristo richiede è il nostro lavoro e la nostra occupazione quotidiana. Sul nostro luogo di lavoro Egli verrà, e da lì predicherà a coloro che forse non potranno mai vederLo né ascoltarLo fra i banchi di una chiesa.
Chiese Cristiane Evangeliche – Assemblee di Dio in Italia

NOI CI DONEREMO ALLA PREGHIERA

NOI CI DONEREMO ALLA PREGHIERA

Nella chiesa di Gerusalemme del primo secolo, le vedove greche venivano trascurate nella distribuzione del cibo. Ovviamente, esse cercavano aiuto da parte dei capi della chiesa.

Gli apostoli sentivano che non fosse giusto lasciare il proprio studio della Parola di Dio e il tempo di preghiera solo per supervisionare questo compito amministrativo, così radunarono il corpo ecclesiale e dissero: “Non è bene che noi, lasciata la parola di Dio, serviamo alle mense” (Atti 6:2). Come risultato, furono designati sette uomini di “buona reputazione” per gestire gli affari della chiesa. Nel frattempo, gli apostoli si impegnarono: “Noi continueremo a dedicarci alla preghiera e al ministero della parola” (Atti 6:4).

Il risultato di questa disposizione fu: “Intanto la parola di Dio si diffondeva, e il numero dei discepoli si moltiplicava grandemente” (Atti 6:7). La chiesa cresceva perché questi uomini si rifiutarono di trascurare il loro compito primario.

Davvero pochi pastori oggi sono disposti a fare questo tipo di sacrificio. Un ministro una volta mi guardò negli occhi e mi disse: “Io proprio non ho tempo per pregare. Sono troppo impegnato. Si richiede troppo dal mio tempo”. Un altro pastore mi ha confessato: “Non prego da mesi. Qualche volta cerco di meditare e di avere un breve tempo di raccoglimento, ma non riesco a portare me stesso alla disciplina della preghiera”.

Non voglio condannare alcun tipo di duro lavoro, devoti ministri di Dio. Ma la verità è che ogni servo può riuscire o fallire agli occhi del proprio padrone, e molti predicatori del vangelo oggi non sono consapevoli di essere diventate vittime di una cospirazione satanica d’interruzioni. Vanno sempre di fretta, arenati sotto valanghe di doveri e dettagli.

Ringrazio Dio che non siamo mai alla mercé di Satana o di alcuno dei suoi inganni. Possiamo esporre le sue tattiche, proferire la parola di fede e nel nome di Cristo fermare ogni singola interruzione. Per la potenza dello Spirito di Dio in noi, possiamo ripulire il nostro percorso verso le porte del Signore ed andare con fiducia al Suo trono di grazia e ricevere aiuto nel momento del bisogno. Questo è ciò che il Signore desidera per ognuno di noi. by David Wilkerson

UNA CARITÀ NOBILE

UNA CARITÀ NOBILE

“Non pensate ch’io sia venuto per abolire la legge od i profeti: io son venuto non per abolire ma per compire” (Matteo 5:17)

Cristo è venuto per compiere in noi la Legge e i profeti, per mostrarci il suo significato più profondo e manifestare in noi un’opera completa. In Matteo 5:21-24 è scritto: “Voi avete udito che fu detto agli antichi … ma io vi dico: Chiunque s’adira contro al suo fratello, sarà sottoposto al tribunale: e chi avrà detto al suo fratello “raca”, sarà sottoposto al Sinedrio: e chi gli avrà detto “pazzo”, sarà condannato alla geenna del fuoco. Se dunque tu stai per offrire la tua offerta sull’altare, e quivi ti ricordi che il tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia quivi la tua offerta dinanzi all’altare, e va’ prima a riconciliarti col tuo fratello: e poi vieni ad offrir la tua offerta”. Gesù è venuto per scendere con noi in mezzo a coloro che ci contrastano e ci infastidiscono, fra le persone lente e maldestre, fra quelle leste e indifferenti, fra quelle colleriche che ci fanno inasprire e quelle sprovvedute che ci fanno diventare impazienti. L’adempimento della Legge in noi consiste nell’afferrare la Sua mano, per ricevere la forza di controllare il nostro carattere e di tenere a freno la nostra lingua. Se poi abbiamo parlato in modo aspro, quella mano amorevole ci porta indietro e ci dà il coraggio di esprimere le nostre scuse, spingendoci a riconciliarci con il nostro fratello. Questa è la strada maestra della santità: cristianesimo pratico. Se proseguiamo la lettura del brano, scopriremo come in Gesù troviamo in senso vero della verità, in cui il sì è sì, e il no è veramente no. Il Signore è venuto per concederci la grazia di parlare con franchezza, senza dover giurare, esagerare o sminuire le cose. Non dobbiamo più giocare con le parole, per dire senza, di fatto, affermare nulla: abbiamo imparato a usare le espressioni che colpiscono subito nel segno, senza dover aggiungere altro. Questa è la strada maestra della santità. La strada maestra della santità ci conduce in mezzo ai nemici che offendono e ingannano. Tenendo sempre la nostra mano nella Sua, Egli ci ammaestra e ci rende forti, per non abbandonarci al risentimento e per non vendicarci delle offese ricevute, ma, al contrario, essere controllati in ogni cosa da una carità nobile. Dobbiamo fare i conti con una carità che implica limitazioni chiare, questo è vero, ma che non usa le parole con malizia o con rabbia, perché è sorella della giustizia. Gesù è venuto per adempiere la Legge e i profeti, quanto fu scritto di Lui dagli antichi, ma tutto ciò non avrebbe senso se non si adempisse nella nostra vita di credenti nati di nuovo.
Chiese Cristiane Evangeliche – Assemblee di Dio in Italia

L’IDOLATRIA

L’IDOLATRIA

Nella società odierna, parlando di idoli o di idolatria si è portati subito a pensare a quelle statuette d’oro, d’argento, di legno o di altro materiale, che gli antichi popoli della terra si fabbricavano per rendere loro il culto, adorandole e attribuendo ad esse doti divine o molto spesso identificandole con delle presunte divinità.

Leggendo i libri dei profeti Isaia e Geremia, possiamo trovare la descrizione della loro fabbricazione; statuette che raggiungevano dimensioni umane rappresentanti “dei domestici”, i cosiddetti terafim. Altre statue raggiungevano dimensioni colossali come quella eretta nella Pianura di Dura dal re Nebucadnetsar (v. Daniele 3:1).
Si può pensare a quei riti misticheggianti che i popoli primitivi compivano in onore di divinità sconosciute effettuando sacrifici umani per ottenere la protezione degli dei, la fecondità della terra, la vittoria nelle battaglie e nelle guerre, ecc.
Volendo adeguarci ai nostri tempi, se effettuassimo un sondaggio d’opinione tra la gente comune, chiedendo cosa sia l’idolatria e se tutt’oggi esiste, la maggioranza di esse risponderebbe esprimendo i concetti sopra citati ed affermerebbero che l’idolatria oggi esiste soltanto tra i popoli meno civilizzati. Se l’uomo d’oggi fosse accusato di essere un idolatra, certamente resterebbe turbato, scandalizzato se non addirittura offeso da tale affermazione.

Quindi la civilizzazione dell’uomo avrebbe sconfitto l’idolatria, a noi tanto lontana; invece non è così. Tutt’oggi l’idolatria è presente anche tra le persone cosiddette «civilizzate». Il vero senso dell’idolatria può essere sintetizzato in questa affermazione:

L’idolo può essere una persona o una cosa che nel nostro cuore prende il posto di Dio: anche le cose che a noi possono sembrare banali, se occupano nel nostro cuore lo spazio che spetta a Dio, sono idoli.

Inoltre, l’amore del denaro, la concupiscenza, l’avarizia, la ghiottoneria sono tutte forme di idolatria. Lo sport, il potere, il sesso, l’io dell’uomo, anche l’amore per una persona possono diventare idoli. Se si mette al posto del Creatore la creatura si entra nell’idolatria.

“Fate dunque morire le vostre membra che son sulla terra: fornicazione, impurità, lussuria, mala concupiscenza e cupidigia, la quale è idolatria” (Colossesi 3:5).

“Poiché voi sapete molto bene che nessun fornicatore o impuro, o avaro (che è un idolatra), ha eredità nel regno di Cristo e di Dio” (Efesini 5:5).

Pensiamo per esempio alle grandi manifestazioni sportive e alla grande attenzione che suscitano; durante i periodi dei mondiali di calcio (dove viene celebrato il “dio pallone”), i giornali, la televisione, i mass-media in genere concentrano l’attenzione dell’intero globo, facendo passare in secondo piano notizie magari ben più importanti. Non c’è nulla di male nello sport o in altre cose, quando queste non invadono la vita dell’uomo al punto di diventare la cosa più importante della vita, prendendo il posto che spetta a Dio solamente. Questo esempio vale naturalmente anche per la musica, la televisione, il denaro, il cibo, e ogni altra cosa. Queste cose non contengono un male in sé ma è il valore che gli dà a volte l’uomo che le rende idoli. Anche l’amore per la propria fidanzata o moglie se ha la priorità nella propria vita al punto di causare una trascuratezza verso Dio, nel servirLo, adorarLo ed amarLo, diventa idolatria (vedi le parole di Gesù in Matteo 10:37).

Quindi stiamo attenti a non cadere nell’idolatria, non pensando che essa sia necessariamente il genuflettersi davanti a una statua o il rivolgersi a pratiche occulte o esoteriche, ma dando il giusto valore ad ogni cosa e soprattutto mettendo al primo posto nelle priorità del nostro cuore e della nostra vita di tutti i giorni Gesù Cristo, il nostro Signore e Salvatore.

Studio biblico: Idolatria o adorazione di Dio?

Prefazione
Sono riconoscente al Signore per avermi concesso la possibilità di realizzare queste poche pagine redatte con l’intento di rendere onore al suo santo nome.
Nella nostra cultura occidentale, l’idolatria viene spesso considerata lontana nel tempo e nello spazio; invece sotto molte forme manifeste o velate, diffuse o ignorate, accettate o camuffate, è presente anche presso di noi o “in” noi.
Questo breve studio vuole invitare i lettori a considerare a quale dio affidano la loro vita presente e futura e, per chi non l’avesse ancora fatto, a scoprire l’Unico Vero Dio, Creatore e Signore.
Rossella Melodia (giugno 1994)

“Allora Gesù disse: va’ Satana, poiché sta scritto: Adora il Signore Iddio tuo e a Lui solo rendi il culto.” (Matteo 4:10)

1. DIO È L’UNICO DIO

1.1 DIO, IL CREATORE, SI RIVELA NELLA SUA PAROLA

La prima pagina della Bibbia, anzi già le prime parole, ci parlano di Dio, come creatore “dei cieli e della terra” (Genesi 1:1)

Viene messo subito in evidenza l’efficacia della Parola di Dio, il legame stretto tra la “Parola creatrice” e la creazione, che non si esaurisce nell’atto creatore (già potente e meraviglioso) ma che dura nel tempo, infatti: “sia la luce e la luce fu”. (Genesi 1:2-3) E la luce, così come tutto il creato, c’è ancora!

“In perpetuo o Eterno, la tua Parola è stabile nei cieli. La tua fedeltà dura di età in età, tu hai fondato la terra ed essa sussiste”. (Salmo 119:89-90)

Evidente è anche l’intenzione di Dio di rivelarsi ed entrare subito in stretto rapporto con la sua creatura più amata: l’uomo. Sia alla creazione, che nel corso di tutti i secoli della storia umana. Dio quindi vuole farsi conoscere, ma è lui che determina i modi, gli aspetti e i tempi della rivelazione.

1.2 DIO SI RIVELA COME UNICO DIO

I passaggi biblici in cui Dio rivela qualcosa di sé, dei suoi pensieri, progetti, azioni, sono numerosissimi, e la scelta fatta in questo breve studio, riguarda solo alcuni passaggi che ci rivelano Dio, come “unico Dio”, Creatore, Salvatore, Signore di tutto l’universo, escludendo, quindi, categoricamente, ogni falsa divinità.

“Ora vedete che io sono Dio e che non v’è altro Dio accanto a me.”

“L’Eterno, l’Iddio nostro, è l’unico Eterno”. (Deuteronomio 32:39 e 6:4)

Dio, l’Eterno, vuole che tutti coloro che lo temono, lo cercano e lo adorano, sappiano e riconoscano chi egli è e ciò che desidera rivelarci di sé e delle sue opere, e che, a loro volta, divengano suoi testimoni nel mondo.

“I miei testimoni siete voi dice l’Eterno, voi ed il mio servo che io ho scelto, affinché voi lo sappiate, mi crediate e riconosciate che sono io. Prima di me nessun Dio fu formato, e dopo di me non v’è Salvatore” (Isaia 43:10-11)

Leggendo queste parole, ci mettiamo, se così si può dire, nella “posizione di ascolto” ed a ciascuno di noi il Signore stesso dice:

“Sappi dunque oggi e ritieni in cuor tuo che l’Eterno è Dio: lassù nei cieli e quaggiù sulla Terra; e che non ve n’è alcun altro.” (Deuteronomio 4:39)

NON VE N’È ALCUN ALTRO!

Se vogliamo dunque adorare il vero Dio, facciamo attenzione a ciò che Lui stesso ci dice, ascoltiamo la sua Parola e lasciamo da parte i nostri personali (o tradizionali) modi di considerare le cose, se la Parola di Dio ci fa vedere altrimenti.

Questo breve capitolo, e la lettura di alcuni versetti ci hanno finora detto che Dio è l’unico Dio, Creatore, Eterno, Salvatore, Signore dei cieli e della terra.

2. DIO E LE IMMAGINI

2.1 PROIBIZIONE DI FARSI IMMAGINI DI DIO.

Per prima cosa dobbiamo ricordare una cosa fondamentale: in Genesi sta scritto che “Dio formò l’uomo a SUA immagine…” (1:27)

e non siamo autorizzati a farci un dio a NOSTRA immagine, né materiale, né mentale, ma ci è richiesto di ascoltare la sua Parola, per sapere cosa Dio ci dice e vuole da noi.

Cosa dice Dio delle immagini che l’uomo fa per adorarlo?

Si può immaginare Dio?

Possiamo farci delle immagini, delle statue che ci “aiutino” a pensare a Lui?

“…non dobbiamo credere che la divinità sia simile ad oro, argento o a pietra scolpita dall’arte o dall’immaginazione umana (Atti 17:29)

Si può rappresentare Dio?

“A chi vorreste voi assomigliare Iddio?
E con quale immagine lo rappresentereste?
Un artista fonde l’idolo, l’orafo lo ricopre d’oro e vi salda delle catenelle d’argento… A chi dunque mi vorreste assomigliare, perché io gli sia pari?”
(Isaia 40:18-26 Cfr. 41:4-7 e 24; 44: 6-20)

Dio, quindi, non desidera che l’uomo, anche se per adorarlo, si serva di immagini: statue, pitture, e rappresentazioni. Per quanto possano essere belle e artistiche non sono gradite a Dio.

Dio non vuole essere rappresentato data l’impossibilità di immaginarlo o paragonarlo a qualcosa e VIETA, in maniera categorica, di farsi immagini di altre cose per farne oggetto di culto.

2.2 PROIBIZIONE DI ADORARE IMMAGINI.

L’Eterno è un Dio “geloso”: la nostra adorazione deve essere rivolta solo a Lui.

“Non ti fare scultura alcuna, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli e nelle acque sotto la terra; non ti prostrare dinanzi a tali cose e non servire loro, perché io, l’Eterno, l’Iddio tuo, sono un Dio geloso.”
(Esodo 20:2-5; Deuteronomio 4:15-19)

Immagini di cose celesti, immagini di cose terrestri; immagini umane: ogni tipo di statua e immagine è categoricamente proibita.

“Non vi farete idoli, non vi eleverete immagini scolpite, nè statue e non collocherete nel vostro paese alcuna pietra ornata di figure, per prostrarvi davanti ad essa, poiché io sono l’Eterno, l’Iddio vostro.” (Levitico 26:1)

Prostrarsi, inginocchiarsi, è indiscutibilmente segno di ADORAZIONE, infatti, quando i magi d’oriente cercano Gesù lo cercano non solo per fargli dei doni ma per adorarlo, le indicazioni dei Vangeli sono precise:

“i magi prostratisi adorarono Gesù” (Matteo 2:11)

ed ancora è Satana stesso a dichiararlo quando nel tentare Gesù, dice:

“Tutte queste cose io te le darò, se prostrandoti tu mi adori” (Matteo 4:9)

ed ancora, dopo la resurrezione, Gesù riceve l’adorazione di alcune donne:

“esse accostatesi gli strinsero i piedi e l’adorarono” (Matteo 28:9, Giovanni 9:38).

È chiaramente espressa, in tutta la Bibbia, la proibizione di farsi immagini di ogni genere: uomo, donna, altri esseri (Deuteronomio 4:16-17).

Così porle su altari e colonne, inginocchiarsi, baciarle, accendere candele, incenso, fare offerte varie, portarle in processione, rivolgere loro preghiere è un’abominazione per Dio. Le immagini o immaginette, statue, reliquie, sono IDOLI.

Anche il 2° comandamento proibisce l’uso di immagini:

“Non ti fare scultura alcuna, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra; non ti prostrare dinanzi a tali cose, non servire loro, perché io l’Eterno, l’Iddio tuo, sono un Dio geloso” (Esodo 20:4)

A questo punto ci possiamo domandare se le statue che riempiono le chiese di ogni paese e città, che ornano i crocicchi e le case, servono per “aiutare a ricordarci di Dio”, o se invece CONTRASTANO apertamente la volontà di Dio, ben chiaramente espressa.

Dio ha detto esplicitamente: NON vi fate immagini a scopo di culto.

Ricordiamo che la sua Parola non si può annullare e non muterà mai (Salmo 119:89). A meno che, a noi, non stiano più a cuore le nostre tradizioni umane (ma Gesù condanna severamente coloro che, in un modo o in un altro lasciano la verità della Parola di Dio, per la tradizione umana!), dobbiamo riconoscere i nostri errori ed allontanarcene.

2.3 GLI IDOLI SONO EFFICACI?

Una statua è una scultura di marmo, legno, gesso, metalli vari, a volte anche preziosi, ma sempre materiali inerti lavorati dallo mano dell’uomo.

“I loro idoli sono argento e oro, opera di mano d’uomo. Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchie e non odono, hanno naso e non odorano, hanno mani e non toccano, hanno piedi e non camminano la loro gola non rende alcun suono.” (Salmo 115:4-9; 135:15; Habacuc 2:18-20)

Sono “pezzi di legno”, dice Dio stesso, per bocca del profeta Isaia:

“I loro idoli più cari, non giovano a nulla…. Il fabbro lima il ferro, lo mette nel fuoco, forma l’idolo a colpi di martello… Il falegname stende la sua corda, disegna l’idolo con la matita, lo lavora con lo scalpello, lo misura con il compasso e ne fa una bella figura umana, una bella forma d’uomo, perché abiti una casa.

…..Nessuno rientra in sé stesso, ed ha conoscimento ed intelletto per dire: mi prostrerò io d’innanzi ad un pezzo di legno?” (Isaia. 44: 9-20)

Quale efficacia può avere un “pezzo di legno”?

Senza altri commenti, leggiamo cosa dice a proposito il profeta Geremia:

“I costumi dei popoli sono vanità……. si taglia un albero della foresta e le mani dell’operaio lo lavorano con l’ascia, lo si adorna d’argento e d’oro, lo si fissa con chiodi e martelli perché non si muova. Codesti dèi, sono come pali in un orto di cocomeri, e non parlano; bisogna portarli perché non possono camminare. Non li temete! Perché non possono fare alcun male, e non è in loro potere di fare del bene” (Geremia 10:2-11).

E’ competenza dell’artigiano, saper scegliere il pezzo di legno adatto per trarne, secondo una ben precisa domanda commerciale, delle statue sacre o degli oggetti di uso profano. E i profeti come Geremia e Isaia, e apostoli come Paolo, cercano di aprire gli occhi ai loro contemporanei (ed anche a noi) sulla vacuità di farsi un idolo e poi pregarlo.

2.4 COSA NE PENSA DIO DI QUELLI CHE SI RIVOLGONO ALLE STATUE ?

“Non hanno intelletto quelli che portano il loro idolo di legno e pregano un dio che non può salvare.” (Isaia 45:20)

Pensiamo alle innumerevoli processioni, che quasi quotidianamente attraversano l’una o l’altra delle nostre città e villaggi; le statue sono portate a spalla a volte in estenuanti viaggi e corse, tra le grida della folla, come al tempo del profeta Isaia.

“Profondono l’oro dalla loro borsa, pesano l’argento nella bilancia, pagano un orefice, perché ne faccia un dio per prostrarglisi davanti, per adorarlo. Se lo caricano sulle spalle, lo portano, lo mettono al suo posto, ed esso sta in piedi e non si muove dal suo posto e benché uno gridi a lui, esso non risponde, né lo salva dalla sua distretta” (Isaia 46:6-7).

Anche nel Nuovo Testamento, l’apostolo Paolo esorta a “fuggire l’idolatria” arrivando a dire che il culto reso agli idoli, è in realtà “reso ai demoni e non a Dio” (1 Corinti 10:19-20).

2.5 È TOLLERABILE AGLI OCCHI DI DIO L’IDOLATRIA?

Per l’antico Israele la proibizione era totale, severa, incontestabile. L’appartenenza al popolo di Dio, lo doveva differenziare dagli altri popoli, e dai loro usi.

Nello stretto rapporto, tra Dio ed il suo popolo, non suoni strana l’espressione che segue, poiché l’Eterno si è spesso paragonato allo sposo della infedele Israele.

“Essi mi hanno mosso a gelosia con ciò che non è Dio, mi hanno irritato coi loro idoli vani” (Deuteronomio 32:21 cfr. Geremia 7:18).

Facciamo dunque nostra l’esortazione di Paolo:

“Perciò cari miei, fuggite l’idolatria!” (I Corinti 10:14)

e quella dell’apostolo Giovanni:

“Figlioletti, guardatevi dagli idoli.” (I Giovanni 5:21)

3. BISOGNA CERCARE DEI MEDIATORI ?

3.1 LA MEDIAZIONE DEI SANTI

Certe chiese, luoghi intenzionalmente destinati ad accogliere fedeli che rendono culto a Dio, sono molto spesso dedicate agli idoli. Portano infatti il nome di “santi”, cioè di persone ritenute pie, da tempo morte e che vengono onorate con statue, feste, processioni, insomma proprio con tutto ciò che Dio non vuole! Possiamo umilmente chiederci se siamo “fedeli” a Dio facendo ciò che egli ci domanda, o invece a lui “infedeli”?

La maggior parte delle statue collocate dentro e fuori le chiese cattoliche, non rappresentano neppure il nostro Signore Gesù (Dio non vuole nessun tipo di statua, ma sarebbe umanamente più logico) ma sono statue raffiguranti altre persone.

Di alcuni di questi cosiddetti “santi” esistono solo leggende, pie tradizioni e non documenti storici.

Recentemente il Papa stesso ha dichiarato che alcuni dei santi tra i più venerati, non erano neppure mai esistiti [nel nuovo calendario liturgico 1969 sono stati eliminati: santa Filomena, santa Veronica, san Gennaro (poi ristabilito), ecc].

La funzione mediatrice dei santi, è una pura invenzione umana.

Maria, la mamma di Gesù, e i santi raffigurati nelle immagini, sono dei morti non ancora risuscitati e la Bibbia vieta, con parole severe, qualunque contatto, o tentativo di contatto con l’aldilà.

“…un popolo non deve consultare il suo Dio? Si rivolgerà ai morti in favore dei vivi?” (Isaia 8:19-20).

Nel capitolo 11 della lettera agli Ebrei vengono citati i “testimoni della fede”, cioè credenti che ci sono di esempio, ma non una sola parola ci spinge alla loro “venerazione”. Sono infatti presentati solo per incoraggiare la nostra fede e perseveranza, affinché “non ci perdiamo d’animo” (II Corinti 4:1).

Il brano termina non con un incoraggiamento alla venerazione di martiri o santi defunti, ma con un imperativo categorico:

“….guardando Gesù, … perfetto esempio di fede.” (Ebrei 12:1-2).

Non solo qui non c’è nessuna indicazione alla “dulia” (culto di venerazione dei santi) ma c’è una raccomandazione ben ferma: prendete pure esempio dalla loro fede, ma “guardando a Gesù”.

Si può inoltre notare che, in questo capitolo, neppure un accenno viene fatto a Maria, madre di Gesù. Se veramente le appartenesse tutto ciò che oggi di lei si dice (Immacolata, Ausiliatrice, ecc.) non avrebbe avuto diritto ad almeno un po’ di posto nella lista ed un accenno di venerazione?

3.2 GESÙ UNICO MEDIATORE

È a Dio direttamente che ci si deve rivolgere, nel nome di Gesù Cristo (suo Figliolo), l’unico che ci garantisce di poter accedere al Padre. Infatti:

“Nel nostro Signore Cristo Gesù abbiamo la libertà d’accostarci a Dio, con piena fiducia, mediante la fede in lui” (Efesini 3:12).

Gesù stesso, parlando con i suoi discepoli, dichiara di essere “l’unica via”, infatti nel vangelo di Giovanni leggiamo queste sue parole:

“Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me…” (Giovanni 14:6).

Gesù è l’unico Salvatore, l’unico nome “nel quale è la nostra salvezza” e l’apostolo Pietro, con coraggio testimonia che:

“..in nessun altro è la salvezza; poiché non vi è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi possiamo essere salvati.” (Atti 4:12)

Nostro unico Salvatore, mediatore ed intercessore è Gesù Cristo; non vi sono altri intermediari:

“…poiché v’è un solo Dio, ed anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù..” (I Timoteo 2:5).

Ed ancora:

“Gesù Cristo è quel che è morto; e più che questo è risuscitato ed è alla destra di Dio, ed anche intercede per noi” (Romani 8:34; cfr. Ebrei 7:25).

3.3 GLI APOSTOLI NON VOGLIONO ESSERE ADORATI

Si può aggiungere che gli apostoli stessi, ancora in vita, RIFIUTAVANO categoricamente qualunque forma di venerazione a loro rivolta.

“E come Pietro entrava, Cornelio, fattoglisi incontro, gli si gettò ai piedi e l’adorò. Ma Pietro lo rialzò dicendo: alzati, anch’io sono uomo” (Atti 10:25-26; 14:11-15).

Qualcuno può obiettare che Pietro, dopo la morte, è in uno stato differente rispetto a quando era sulla terra, quindi se ne dedurrebbe che si possa venerarlo, poiché è spirito vivente nel cospetto di Dio.

Vi sono numerosi esempi di “santi” morti prima della fine della stesura dei Vangeli:

(Giovanni Battista) e degli Atti (Santo Stefano primo martire, Giacomo, ecc.) che potrebbero, a ragione, ricevere la venerazione dei credenti rimasti. Invece in nessuno di questi libri, né nelle lettere, né in Apocalisse vediamo che i credenti viventi preghino o invochino questi santi e martiri, né incitino altri a farlo. Come mai?

L’apostolo Paolo, fa una affermazione estremamente interessante scrivendo ai Filippesi:

“Io sono stretto dai due lati: ho il desiderio di partire e d’essere con Cristo, perché è cosa di gran lunga migliore, ma il mio rimanere nella carne, è più necessario per voi” (1:23-24).

Qui l’apostolo Paolo dice espressamente che sa di essere più utile, anzi “necessario” a loro, se rimane vivo, e non morto.

Se il “partire e l’essere con Cristo”, cioè morire ed essere nella gloria, fossero non solo una gioia per Paolo, ma la possibilità di intercessione per i Filippesi, un aiuto per loro, l’apostolo non si sarebbe espresso nei termini inequivocabili che abbiamo letto.

I “santi” sono utili agli uomini da vivi, non da morti.

Anche il più grande “santo”, cioè credente, da MORTO non può fare NULLA per i vivi e viceversa.

È un’abominazione terribile il crederlo; il culto dei morti è di origine satanica.

3.4 GLI ANGELI NON VOGLIONO ESSERE ADORATI

Il discorso della venerazione come idolatria, non cambia neppure in relazione agli angeli: infatti neppure gli angeli (spiriti viventi al cospetto di Dio) vanno venerati.

Vediamo infatti cosa dice la Parola di Dio a questo proposito.

“Ed io Giovanni… quando ebbi udite e vedute (queste cose) mi prostrai per adorare ai piedi dell’angelo, che mi aveva mostrato queste cose, ma egli mi disse: Guardati dal farlo! Io sono tuo conservo e dei tuoi fratelli, i profeti, e di quelli che serbano le parole di questo libro. Adora Iddio!” (Apocalisse 22:9; cfr. 19:10)

ADORA IDDIO!

Questa esortazione fatta da un angelo all’apostolo Giovanni (che essendo uomo aveva le stesse caratteristiche nostre) deve essere presa alla lettera (e da subito) da coloro che vogliono veramente restare nell’obbedienza alla volontà di Dio.

Dobbiamo adorare Iddio direttamente, senza la mediazione di statue che dovrebbero aiutarci a ricordarlo, senza la mediazione di persone che ne prendono il posto…

Dobbiamo adorare Iddio senza l’intermediazione dei cosiddetti “santi”; adorare Dio in “spirito e verità” (Giovanni 4:23). Cristo Gesù è l’unico intermediario tra Dio e gli uomini, egli che è Dio rivelatosi in carne:

“Poiché v’è un solo Dio, ed anche UN SOLO MEDIATORE fra Dio e gli uomini: CRISTO GESÙ uomo, il quale diede se stesso quale prezzo di riscatto per tutti” (I Timoteo 2:5).

Gesù cristo è vivente, oggi e in eterno!

Ricordiamoci che dobbiamo dare a Dio il culto che lui desidera, e non quello che fa piacere a noi, e che ci viene tramandato dalla tradizione umana.

4. L’IDOLATRIA ESISTE ANCORA

4.1 IL CULTO IDOLATRA ESISTEVA SOLO NELL’ANTICHITÀ?

No! Ai tempi di Abramo (circa 1800 a.C.) l’idolatria era diffusa e praticata ovunque e ai tempi in cui Israele era un regno, minacciava il popolo di Dio, ma non si deve pensare che essa sia relegata al passato.

L’apostolo Paolo, soggiornando ad Atene, soffriva nel vedere “la città piena di idoli” (siamo nel 60 d.C. circa).

“…Or mentre Paolo li aspettava ad Atene, lo spirito gli si inacerbiva dentro a vedere la città piena di idoli.” (Atti 17:16)

Lo stesso Paolo scriveva invece, poco dopo, ai Tessalonicesi, questo elogio:

“…vi siete convertiti dagli idoli a Dio per servire l’Iddio vivente e vero…” (1:9)

Se 2.000 anni prima di Cristo, l’uomo era idolatra, se lo era anche ai tempi di Cristo, possiamo dire, che l’uomo non è cambiato neppure oggi 2.000 anni dopo Cristo.

Infatti il progresso scientifico e tecnologico non ha migliorato il cuore dell’uomo, che, se non si converte a Dio, resta insanabilmente maligno incline al male (Geremia 17:9).

“Or sappi questo, che negli ultimi giorni verranno dei tempi difficili, perché gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, irreligiosi, senza affezione naturale, mancatori di fede, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, temerari, gonfi, amanti del piacere anziché di Dio, aventi la forma della pietà, ma avendone rinnegata la potenza” (I Timoteo 3:1-5).

Quanto Paolo prediceva, si sta realizzando sotto i nostri occhi: gli uomini cercano il dio denaro, il dio piacere, il dio egoismo, il dio ateismo, il dio IO.

E nel futuro, le cose, miglioreranno? La Bibbia ci dice di no.

Anche negli ultimi giorni, predetti dal libro dell’Apocalisse, si riparla di idolatria, di statue di idoli, malgrado i giudizi spaventosi cui sarà sottoposta l’umanità.

“…e il resto degli uomini non si ravvederà delle opere delle loro mani, sì da non adorare più demoni e gli idoli d’oro e d’argento e di rame e di pietra e di legno, i quali non possono né vedere, né udire, né camminare” (Apocalisse 9:20).

4.2 VARIE FORME DI IDOLATRIA

L’idolatria assume diversi aspetti, alcuni, forse, insospettati.

Se fino ad ora abbiamo visto come non sia richiesta da Dio, anzi sia energicamente vietata, la fabbricazione di immagini e statue per adorarle, non si può pensare che sia meno grave l’idolatria che certe persone manifestano per altre persone.

Basti pensare al “delirio” che suscitano gli “idoli” sportivi, o della canzone, o del cinema.

Anche alcuni oggetti di uso comune, hanno assunto la funzione di idoli. Fa parte del linguaggio corrente, dire: l’automobile è il suo idolo… come mi piace questa pelliccia, io adoro il visone… io non credo in niente altro che nella scienza …nella politica…. nell’uomo….nella pace…. (che poi è sempre credere nell’uomo), ecc.

Ci sono anche altre più nascoste e tenaci forme di idolatria, che potrebbero restare nei meandri bui del nostro cuore tortuoso, se la Parola di Dio non li svelasse.

Infatti, l’idolatria è anche nascosta nel cuore.

“Poiché la ribellione è come il peccato della divinazione, e l’ostinazione è come l’adorazione degli idoli e degli dèi domestici” (I Samuele 15:23).

“…questi uomini hanno innalzato i loro idoli nel loro cuore” (Ezechiele.14:1-11; 16:17).

Se i precedenti versetti non ci riguardano, forse siamo tra quelli a cui sono rivolti quelli seguenti….

“Poiché voi sapete molto bene che nessun… avaro – che è un idolatra – ha eredità nel regno di Cristo e di Dio (Efesini 5:5-6)

…la cupidigia è idolatria…” (Colossesi 3:5)

L’avarizia, la cupidigia, la ribellione, l’orgoglio, sono tutte forme di idolatria.

Il peccato di idolatria riguarda MOLTI, è un peccato molto più diffuso di quanto non si pensi.

4.3 COSA FARE PER CHI SI SENTE COLPEVOLE DAVANTI A DIO.

La Parola di Dio, citata in questa ricerca sull’idolatria, parla chiaro: molti uomini sono idolatri, molti non conoscono il vero Dio, molti lo offendono addirittura con pratiche idolatre che Dio reputa abominevoli. Che fare?

“Or essi, udite queste cose, furon compunti nel cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: fratelli, che dobbiamo fare? E Pietro a loro: ravvedetevi” (Atti.2:37-38).

Deve ravvedersi anche chi è stato idolatra senza rendersene conto, in buona fede, seguendo ciò che gli era stato insegnato?

“Iddio, dunque, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, fa ora annunziare agli uomini che tutti, per ogni dove, abbiano a ravvedersi” (Atti.17:30).

Ed ancora…

“Volgetevi a me e siate salvati, voi tutte le estremità della terra! Poiché io sono Dio, e non ve n’è alcun altro” (Isaia. 45:22).

Ravvedersi, pentirsi, rivolgersi a Dio, chiedere ed ottenere il perdono, credere alla Parola di Dio, tutto ciò è necessario per chi vuole adorare il vero Dio.

Gesù Cristo è venuto sulla terra proprio per salvarci dai nostri peccati, ha preso su di sé la condanna che sarebbe stata per ciascuno di noi.

Non c’è peccato che non possa essere perdonato e la Parola di Dio, quando ci fa vedere il nostro peccato, lo fa perché ci possiamo ravvedere, pentire e convertire, lasciando il peccato e scegliendo Dio e la sua Via.

Chi si sente colpevole davanti a Dio, ha una speranza, purché esprima il pentimento e richieda a Dio, il perdono:

“Prendete con voi delle parole e tornate all’Eterno! Ditegli: “perdona tutta la nostra iniquità”…”
(e Dio risponde…) “Io guarirò la loro infedeltà, io li amerò di cuore…” (Osea 14:2-4).

“E se vi par mal fatto servire l’Eterno, scegliete oggi a chi volete servire: o agli dèi ai quali i vostri padri servirono…. di là dal fiume (Eufrate), o agli dei degli Amorei, nel paese dei quali abitate.

QUANTO A ME E ALLA CASA MIA, SERVIREMO ALL’ETERNO.” (Giosuè 24:15) by Il Cammino Cristiano

QUALCUNO CHE VEGLIA SU DI ME

QUALCUNO CHE VEGLIA SU DI ME

“Invano dunque ho purificato il mio cuore e ho lavato le mie mani nell’innocenza” (Salmo 73:13).

Asaf, lo scrittore di questo salmo, era così confuso dalle sue sofferenze in confronto alla vita facile dei malvagi da essere sul punto di scivolare in una fossa di incredulità assoluta. Era pronto ad accusare Dio di averlo abbandonato, di non preoccuparsi, e per un attimo era pronto a lasciare la battaglia e arrendersi completamente.

Quest’uomo pio deve aver pensato: “Mi sono comportato bene e ho sopportato avversità per tutto questo tempo, ma è stato inutile. Tutta la mia diligenza, la mia lode e adorazione, lo studio della Parola di Dio non è servito a niente, è stato invano. Ho fatto solo del bene; eppure continuo a soffrire e non ha senso. A che serve andare avanti così?”

Amato, devi stare attento. Quando si abbatte una calamità, quando sopraggiunge una prova, quando soffri devi vegliare affinché il tuo cuore non vacilli.

Forse non ti trovi nella condizione di Asaf di sofferenza e prova, ma potresti conoscere qualcuno che sta attraversando qualcosa di simile. Una calamità improvvisa potrebbe essersi abbattuta su un tuo parente che vive in modo integro, su un amico o un membro di chiesa, qualcuno che conosci e sai essere giusto, e ti sei chiesto: “Perché, Dio? Come hai potuto permettere questo? Quella persona è così giusta!”

Asaf andò al tempio e pregò. Amato, quando arriva il tuo momento di dolore o sofferenza, devi andare nello stanzino della preghiera. Stai da solo con Dio e grida a Lui. Se prendi del tempo da solo con tuo Padre, Egli ti donerà comprensione. È qui che lo Spirito Santo parlò ad Asaf:

“Certo, tu li metti in luoghi sdrucciolevoli e così li fai cadere in rovina” (verso 18). Asaf si rese conto: “Non sono io che sto scivolando, ma i malvagi. Si stanno dirigendo dritti verso la distruzione”.

Asaf iniziò a vedere il quadro completo e si rallegrò: “Dio è la rocca del mio cuore e la mia parte in eterno” (verso 26). Egli poteva dire: “Sì, la mia forza viene meno. Sì, sto sopportando una grande battaglia, ma non sono solo nelle mie lotte. Ho un Padre amorevole in cielo e Lui veglia su di me!” by David Wilkerson