SIGNORE, AIUTAMI A DEPORRE OGNI COSA

SIGNORE, AIUTAMI A DEPORRE OGNI COSA

“E noi tutti, a viso scoperto, contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella sua stessa immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione del Signore, che è lo Spirito” (2 Corinzi 3:18).

I credenti passano troppo tempo a pregare: “Dio, cambia le mie circostanze; cambia i miei colleghi; cambia la mia situazione familiare; cambia le condizioni della mia vita”. Ma sempre più raramente facciamo la preghiera più importante: “Cambiami, Signore. Sono io che ho bisogno di pregare”.

Dio orchestra i passi e le vite di tutti i suoi figli e non permette che niente ci accada per puro caso o fato. Credici o meno, egli ha permesso anche la tua crisi. Cosa sta tentando di dirti attraverso di essa?

Che ti piaccia o meno siamo tutti in un processo di cambiamento in un modo o nell’altro. Nella sfera spirituale, non c’è niente riconducibile alla mera esistenza; veniamo costantemente cambiati, in meglio o in peggio. Stiamo diventando o più come il nostro Signore o più come il mondo, crescendo in Cristo o traviandoci.

Dunque, stai diventando più una persona di indole dolce, come Gesù? Stai assennatamente guardando nello specchio ogni giorno e pregando, “Signore, voglio conformarmi alla Tua immagine in ogni campo della mia vita?” Oppure la tua amarezza ha messo radici, trasformandosi in ribellione e durezza di cuore?

Lasciami dire apertamente che se ostacoli la persuasione che viene dalla Parola di Dio e la voce del suo Spirito, la tua vita diventerà più caotica e la tua situazione peggiorerà. Ti invito a gridare onestamente al Signore in preghiera: “Cambiami, oh Dio. Scava profondamente dentro di me e mostrami dov’è che ho fallito e sono andato a finire”.

Se desideri sinceramente di essere cambiato, la Parola di Dio è piena di saggezza e sarà la tua guida. Se farai affidamento solo sullo Spirito Santo, egli toglierà via il velo dai tuoi occhi e comincerai a cambiare in quell’esatto momento. by David Wilkerson

L’IDOLO DI MICA

L’IDOLO DI MICA

 Giudici 17:1-13

I racconti del libro dei Giudici sono spesso sconcertanti, si stenta a credere che gli Israeliti siano stati capaci di tanto. Tuttavia si tratta, come per ogni porzione della Parola di Dio, di narrazioni che hanno molto da insegnare. La storia dell’idolo di Mica, narrata nel capitolo diciassette, ne è un esempio, essa mostra quali imprevedibili conseguenze può avere un errore non corretto prontamente.

UNA FAMIGLIA IN ERRORE

Il racconto inizia con la denuncia di un furto: Mica ha rubato una cospicua somma a sua madre, soldi che sarebbero stati suoi in ogni caso, ma la sua avidità lo induce a prenderli “prima del tempo”. Pur essendo del popolo d’Israele, Mica non si preoccupa di osservarne le prescrizioni, non si cura del divieto divino di rubare prescritto dal comandamento. Teme molto di più la maledizione lanciata dalla madre contro il ladro, un fatto che lo spaventa a tal punto da fargli restituire il maltolto. La sua è una fede superstiziosa che non teme di offendere la legge divina ma s’impaurisce di fronte a un’imprecazione. La reazione della mamma di Mica, che prima maledice il ladro e poi, scoperto che si tratta del figlio, lo benedice, lascia attoniti. Invece di redarguirlo, la donna fa un voto che sarà la rovina definitiva del figlio: decide di fondere le monete per farne un idolo. Certo è una mamma scaltra, che sa badare ai suoi interessi se, consapevole delle debolezze del figlio, capisce che non può più lasciare i sicli come sono. La scaltrezza si evince ancora di più dalla decisione di far fondere soltanto 200 dei 1.100 sicli recuperati. Purtroppo non riserva la stessa attenzione all’osservanza dei comandamenti divini se, per rimediare al male compiuto dal figlio che ha infranto il divieto di rubare, ne commette uno lei infrangendo il divieto di farsi sculture e immagini. Ricevuto in dono l’idolo, Mica pensa sia cosa buona costruire un piccolo tabernacolo per ospitarlo. Vi aggiunge giusto qualche altro “piccolo idolo domestico”, dopodiché fa un efod e consacra uno dei suoi figli come sacerdote del santuario di famiglia. Ben presto quel luogo diventa un centro di divinazione per gli abitanti del posto e l’errore di Mica comincia a estendere i suoi venefici effetti ai vicini. Mica ha fatto tutto senza ricevere la pur minima correzione: non l’ha corretto la madre, che avrà non poche responsabilità nelle scelte del figlio, e non lo farà il servo di Dio che di lì a poco busserà alla sua porta.

UN SERVO DI DIO IN ERRORE

Un giovane levita proveniente da Betlemme e in cerca di un buon posto dove stabilirsi giunge a casa di Mica giusto in tempo, il suo arrivo sembra provvidenziale. Che cosa spinge quel giovane a vagare in lungo e in largo? Forse è insoddisfatto a causa dell’infedeltà del popolo, che gli fa mancare quel che gli spetta secondo la legge divina, forse è semplicemente animato dal desiderio di sperimentare cose nuove, certo è che finisce per essere coinvolto, anche lui, in un errore che ne rivelerà tutta l’inadeguatezza come servo di Dio. Mica ha consacrato come sacerdote dell’idolo suo figlio ma non è soddisfatto, ne vuole uno “di lignaggio”, così quando il levita si presenta alla sua porta, pensa subito di assoldarlo. Né lui né sua madre si sono fatti scrupolo di forgiare un idolo di casa, figuriamoci se ne hanno nel corrompere un levita. Quel giovane servo avrebbe dovuto riprendere Mica anziché farsi stipendiare, ma nella sua ricerca di “un buon posto dove stabilirsi” aveva evidentemente perso di vista il senso della sua chiamata. Mica si sente finalmente appagato, anzi di più, si sente benedetto da Dio e dice: “Ora so che il Signore mi farà del bene, perché ho questo Levita come mio sacerdote” (Giudici 17:13). Il ritorno d’immagine dovuto alla presenza di un levita nel suo santuario domestico sarebbe stato considerevole. Se chi cammina nel male, riceve del bene, finisce per convincersi di essere nel giusto.

UN POPOLO IN ERRORE

Non molto tempo dopo i fatti sopra narrati, la tribù di Dan, che a seguito della propria infedeltà non è stata in grado di conquistare la terra assegnatale dal Signore, si mette alla ricerca di un nuovo territorio dove stabilirsi. Dopo lungo girovagare i Daniti giungono a casa di Mica e chiedono al giovane levita una divinazione. Vogliono sapere se il viaggio intrapreso avrà una buona riuscita, ma così facendo si lasciano coinvolgere nell’errore di Mica. Il vaticinio dell’idolo è, neanche a dirlo, favorevole. Del resto non si è mai visto un falso profeta predire qualcosa di sconveniente a chi lo interroga, è proprio questa la differenza tra i veri e i falsi profeti. Visto che l’idolo gli ha predetto la vittoria, i Daniti decidono di rubarlo per averlo sempre appresso. Il levita cerca di impedirlo ma, intravedendo la possibilità di un ennesimo vantaggio personale, si vende nuovamente. L’ha fatto una volta, perché non può farlo ancora? Più tardi, però, quando i Daniti conquisteranno la città di Lais ribattezzandola con il nome della loro tribù, sacerdote dell’idolo non sarà il giovane levita ma addirittura un nipote di Mosè, che dava evidentemente maggior prestigio al santuario. Come si sarebbe comportato Mosé con i suoi discendenti se li avesse visti officiare un culto idolatra? Non è difficile da immaginarlo. Diversi secoli dopo questi fatti, al tempo della divisione della monarchia, Geroboamo, il re d’Israele caduto nell’idolatria, metterà uno dei suoi due vitelli d’oro proprio a Dan. Perché a Dan? Perché quella città gli appare come un luogo particolarmente propizio: sono solo è quella più a nord del suo regno, ma i suoi abitanti sono già abituati all’idolatria.

Chi l’avrebbe mai creduto che il peccato di una famiglia portasse a tali conseguenze? Dall’avidità di un figlio, alla debolezza di una mamma, all’incuria di un servo, all’infedeltà di una tribù, all’apostasia di un regno, la discesa verso il peccato fu inarrestabile. Il peccato, gli errori, le malattie spirituali vanno debellate subito, ben sapendo che “chi avrà riportato indietro un peccatore dall’errore della sua via salverà l’anima del peccatore dalla morte e coprirà una gran quantità di peccati” (Ebrei 12:6). by Chiesa Cristiana Evangelica “Assemblee di Dio in Italia”

Via Monti 96 – 14100 Asti

DIO NON È ARRABBIATO CON TE

DIO NON È ARRABBIATO CON TE

Hai vissuto come un servo fedele, hai pregato diligentemente e conosci la voce di Dio. Hai ottenuto vittorie in passato e ami profondamente il Signore. Ora però sei profondamente spezzato, ferito come mai prima e non riesci nemmeno a pregare.

Amato, questo cammino cristiano è una guerra. È fatto di battaglie, stanchezza, ferite, e un nemico feroce determinato a distruggerti e questo accade quando sei più vulnerabile a pensieri di condanna. La coscienza ti dice, “Non preghi più come prima. Non studi la Parola abbastanza. Sei arido e tiepido, il tuo fuoco si sta spegnendo e non sei proprio di buona testimonianza. Ora hai consentito a Satana di derubarti della pace che Dio ti ha donato. Non hai quello che serve”.

E pensiamo, “Ho deluso il mio Signore. Non ho obbedito alla Sua Parola”. La tua fede vacillante è un tizzone che si sta spegnendo e il diavolo è pronto a vederlo spegnersi.

Come il profeta Elia, sei esaurito e scoraggiato; vorresti solo restare a dormire. La Scrittura ci dice che è proprio quello che fece quest’uomo di Dio: “Poi si coricò e si addormentò” (1 Re 19:5). Non riusciva proprio più a sopportare quel peso.

Il Signore però non sgridò Elia per questo. Dio sapeva che il Suo servo doveva arrivare a un punto di rottura. Immagino il nostro Padre prezioso dire di lui, “Guarda quest’uomo fedele, spezzato e sofferente. È arrivato alla fine delle sue forze, incapace di spiegare il proprio dolore a qualcuno. Io gli ho promesso che non arei spezzato una canna rotta”.

Così, cosa accadde? “L’angelo del Signore tornò…lo toccò, e disse, ’Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te’” (1 Re 19:7).

Ecco una parola incredibile per ogni canna rotta che sta leggendo questo messaggio. Non importa quanto tu sia spezzato, quanto tu sia piegato da questa inondazione di prove, Dio ti ha fatto una promessa: “Non sarai distrutto. Non permetterò che la tua fiamma si spenga. La tua fede non si spegnerà”.

Caro santo, questo messaggio è per te dal cielo. In questo momento, sii toccato da una parola che si rivolge proprio a te: “Alzati, adesso. Dio non è arrabbiato con te. E Lui non ti deluderà. Egli sa che questa situazione è troppo per te da sopportare. Egli provvederà per te una forza soprannaturale. Ti donerà ciò di cui hai bisogno per andare avanti” by David Wilkerson

 

IL SUO PIANO PERFETTO

IL SUO PIANO PERFETTO

Uno dei passi più incoraggianti della Bibbia si trova in 2 Corinzi 4:7: “Or noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché l’eccellenza di questa potenza sia di Dio e non da noi”. Poi Paolo prosegue descrivendo quei vasi di terra – uomini morenti, aggravati da ogni lato, perplessi, perseguitati, abbattuti. E sebbene mai abbandonati o disperati, quegli uomini usati da Dio soffrivano continuamente sotto il peso dei loro corpi, aspettando ansiosamente di essere rivestiti di corpi nuovi.

Dio si fa beffe della potenza umana. Egli ride dei nostri sforzi egoistici di essere buoni. Egli non usa mai i superiori e i potenti, piuttosto, Egli usa le cose deboli di questo mondo per confondere le sagge.

“Riguardate infatti la vostra vocazione, fratelli, poiché non ci sono tra di voi molti savi secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili, ma Dio ha scelto le cose stolte del mondo per svergognare le savie; e Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; e Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose spregevoli e le cose che non sono per ridurre al niente quelle che sono, affinché nessuna carne si glori alla sua presenza” (1 Corinzi 1:26-29).

Descrive proprio me! Una cosa debole, una cosa stolta, una cosa disprezzata, non proprio nobile, non proprio brillante. Tuttavia, nel Suo piano perfetto – il più grande mistero sulla terra – Dio ci chiama nella nostra debolezza. Egli ripone il Suo tesoro inestimabile in questi vasi di terra perché Si diletta nel fare l’impossibile dal nulla.

Ho visto Israel Narvaez, il capo della gang Mau Mau, inginocchiarsi e ricevere Cristo come Signore. Non fu solo un’esperienza emotiva, superficiale – fu reale. Israel però tornò alla sua gang e finì in prigione, complice di un omicidio. Dio lo aveva forse abbandonato? Neanche per un istante! Oggi Israel è un ministro dell’evangelo, avendo accettato l’amore e il perdono di un Salvatore benevolo.

Sei venuto meno? C’è un peccato che tanto facilmente ti schiaccia? Ti senti come un codardo indebolito, incapace di ottenere vittoria su un peccato segreto? Insieme a quella debolezza però c’è anche fame di Dio? Aneli Lui – Lo ami – vuoi stargli vicino? Quella fame e quella sete sono la chiave per la tua vittoria. Ciò ti separa da tutti gli altri colpevoli di essere venuti meno davanti a Dio. Devi tenere viva quella fame. Continua ad avere sete di giustizia. Non giustificare mai la tua debolezza, non cedere mai ad essa e non accettarla mai come parte della tua vita. by David Wilkerson

DOVE STIAMO ANDANDO?

DOVE STIAMO ANDANDO?

Fu per fede che Abraamo obbedì alla chiamata di Dio e camminò verso un paese che avrebbe ricevuto come promessa ed eredità. Lasciò il suo paese e camminò per fede, non sapendo dove stesse andando (leggi Genesi 12:1).

Riesci ad immaginare la conversazione che sarà intercorsa fra Abraamo e la sua amata moglie Sarah, quando questa selvaggia avventura cominciò? Abraamo era un uomo di successo, prosperoso e ben radicato nella sua comunità. Lui e Sarah avevano lavorato duro e stavano godendo il frutto dei loro sforzi. Dopo tutto se lo meritavano, no?

Una sera, quando Sarah guardò suo marito, notò che era pensieroso e particolarmente emotivo. Lui non disse nulla finché non arrivò a casa.

“Tesoro, qual è il problema? Sai che puoi dirmi tutto”, sussurrò Sarah.

Abraamo le raccontò subito tutto: “sono stato in preghiera per molti mesi in merito a questo ed ho questa profonda convinzione, questa impressione che non riesco a togliermi dalla mente che noi dobbiamo andare via, uscire dalla casa di mio padre, lasciare tutto ciò che conosciamo. E sento che facendo questo ed obbedendo a Dio, saremo benedetti”.

Se sei sposato, puoi immaginare la scena e riuscire quasi a sentire la conversazione che seguì! “Cosa vuoi dire, stiamo partendo? Siamo felici qui! È sicuro! Mi piace stare qui! Tu ed io sappiamo gli orrori che si stanno verificando nelle città intorno a noi!”

Abraamo rispose nel miglior modo possibile: “Dio ci sta guidando, Sarah. Io lo so. Ho costruito un altare a Lui e sono serio. Dobbiamo andare!”

Mentre Abraamo continuava a ripetere: “dobbiamo andare, dobbiamo andare”, all’improvviso Sarah chiese: “dove stiamo andando?” Silenzio. Ma dopo Abraamo rispose con aria imbarazzata: “Beh, questa è la parte più eccitante! Dio non mi ha ancora detto dove!”

Il padre della fede camminò, non sapendo dove stava andando!

Claude Houde, pastore della Eglise Nouvelle Vie (Chiesa della Nuova Vita) a Montreal, Canada, è spesso relatore alle conferenze della Expect Church Leadership organizzate dalla World Challenge in tutto il mondo. Sotto la sua guida La Chiesa della Nuova Vita è cresciuta da poche persone a più di 3500 in una parte del Canada dove le chiese Pentecostali hanno da sempre avuto poco successo. by Claude Houde

PIENAMENTE PREPARATI

PIENAMENTE PREPARATI

Voglio essere un soldato che sia pienamente preparato per il campo di battaglia. So che la vittoria viene conquistata molto prima che inizi la battaglia. È vinta nel centro di reclutamento, nell’addestramento e nella formazione. Quando il nemico giungerà a me all’improvviso, avrò bisogno di tutte le munizioni disponibili, e quelle munizioni vengono fornite dalla potente Parola di Dio che nascondo nel mio cuore. Così, la prossima volta che il diavolo mi attacca, sono certo di avere delle riserve alle quali attingere. Avrò vinto la battaglia da solo con Dio, prima di scendere nel campo di battaglia.

Sei un soldato impegnato e credi che Dio ti stia equipaggiando anche adesso? Se è così, allora stai adempiendo a tre requisiti:
1. Sei un diligente lettore della Parola di Dio.

Nello studiare la Scrittura, inizi a comprendere quanto Dio ti ami. Se non sei convinto del Suo amore assoluto, non sarai in grado di gestire alcuna crisi incombente e ti convincerai del Suo amore solo divorando la Sua Parola.

2. Coltivi intimità quotidiana con Dio, attraverso un tempo di preghiera di qualità.

Il nostro Signore vuole che gridiamo a Lui nel momento della crisi, ma la preghiera durante le nostre avversità non basta. Dobbiamo ricercare nostro Padre anche nei momenti buoni. La nostra fede non è destinata ad essere solo situazionale. Deve provenire da un rapporto costante col Signore.

3. Confidi che Dio non permetterà che affronti alcuna prova senza creare un modo per fartela sopportare.

Se una grande prova dovesse sopraggiungere, non devi preoccuparti se sarai forte o cederai. Nostro Padre dona la grazia quando essa è necessaria e se hai sviluppato un rapporto stretto e intimo con Lui, Egli spanderà la Sua grazia duratura su te quando ne avrai bisogno.

Dio ti invita ad entrare nel Suo riposo – oggi.

“Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo” (Matteo 11:28). by David Wilkerson

VIVERE NEL RIPOSO DI DIO

VIVERE NEL RIPOSO DI DIO

Mia moglie Gwen aveva solo trentaquattro anni la prima volta che scoprirono un cancro in lei. Restammo devastati dalla notizia. Ci eravamo appena trasferiti a New York per iniziare un ministero con le gang di strada. Ora, mentre camminavo per le strade predicando ai membri delle bande e ai drogati, dovevo ricacciare indietro lacrime di angoscia e timore. Ma il Signore mi rassicurava sempre, “Sono fedele, David. Non abbandonerò te né i tuoi cari”. Dio camminò con me nella spaventosa avversità del cancro e in tutte quelle che seguirono.

Tuttavia, il Signore non vuole che la nostra vittoria sia semplicemente l’esperienza di una volta sola. Il suo obiettivo per noi non è quello di emergere da una crisi dicendo, “Grazie, Dio, ho conservato la fede in tutto questo”. Sì, magari ce l’hai fatta stavolta, ma come la vittoriosa Israele al Mar Rosso, alla fine arriverà un’altra prova e potrebbe trattarsi di una prova di tutt’altro tipo.

Vivere nel riposo di Dio è uno stile di vita. Egli vuole che manteniamo la Sua pace e certezza in tutte le nostre prove, sapendo che il nostro sommo sacerdote è toccato dai sentimenti delle nostre infermità.

Non fraintendermi: non sto parlando di raggiungere un qualche tipo di nirvana. Molti insegnanti New Age affermano che l’unico modo per sopportare le crisi a venire è di indurire il tuo cuore ora e uccidere tutto il tuo amore. In breve, se solo smetti di preoccuparti degli altri, non sarai ferito. Dunque, devi farti d’acciaio contro le calamità della vita.

Dio però non si è mai glorificato quando i Suoi servi si sono intorpiditi. Non è questo il Suo riposo, piuttosto, riguarda l’imparare a confidare nella Sua promessa di essere fedele verso noi in ogni cosa.

Sono padre di quattro figli e nonno, e posso dirti onestamente che non c’è stato mai un momento in cui sia riuscito a restarmene da un lato a guardare la mia progenie soffrire senza voler partecipare a quella sofferenza con loro. In momenti del genere, ho fatto tutto ciò che era in mio potere per guarirli e liberarli. Ti chiedo: quanto più il nostro Padre celeste ci ama, cammina con noi nelle prove e brama guarire le nostre ferite?

“Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a coloro che gliele chiedono” (Matteo 7:11). by David Wilkerson

LA POTENZA PROTETTRICE DI DIO

LA POTENZA PROTETTRICE DI DIO

Il mondo brama vedere la testimonianza della potenza protettrice di Dio e continuerà a chiederci fino al ritorno di Gesù, “Oh, cristiano, vedo che servi Dio fedelmente. Digiuni, preghi e testimoni della Sua gloria e potenza, eppure ora sei nella prova. Dimmi, il tuo Dio ti ha sostenuto in quest’avversità? Qual è la tua testimonianza ora che sei nella fossa dei leoni?”

Puoi immaginarti la gioia di Dario quando udì la voce di Daniele gridare, “Allora Daniele disse al re: «O re, possa tu vivere per sempre! Il mio Dio ha mandato il suo angelo che ha chiuso le bocche dei leoni, ed essi non mi hanno fatto alcun male” (Daniele 6:21-22). Daniele era vivo e stava bene, eppure non credo che questo servo devoto abbia dormito quietamente quella notte. Non era un superuomo, non più di quanto non lo siamo noi oggi e il nostro Dio non si aspetta che agiamo innaturalmente quando affrontiamo tali crisi. I nostri sentimenti di trepidazione in questi momenti sono normali.

Penso che Daniele vegliò e pregò tutta la notte. Ogni volta che un leone sbadigliava e digrignava i denti, Daniele deve aver silenziosamente pregato, “Confido ancora, Signore. Credo che chiuderai la bocca di quell’animale”. Si tenne stretto alla sua fede e la Scrittura ci dice, “E non si trovò su di lui alcuna lesione, perché aveva confidato nel suo Dio” (Daniele 6:23).

Un uomo confidò in Dio davanti agli occhi degli uomini e un intero regno ne fu influenzato. La Bibbia afferma: “Allora il re Dario scrisse a tutti i popoli, nazioni e lingue che abitavano su tutta la terra…Io decreto che in tutto il dominio del mio regno si tremi e si tema davanti al Dio di Daniele, perché egli è il Dio vivente, che sussiste in eterno. Il suo regno non sarà mai distrutto e il suo dominio non avrà mai fine. Egli libera, salva, e opera segni e prodigi in cielo e sulla terra; è lui che ha liberato Daniele dal potere dei leoni” (Daniele 6:25-27).

Comprendi ciò che Dario qui stava dicendo? Stava esaltando Dio, non solo per i Suoi prodigi naturali, ma perché aveva liberato Daniele dalla morte. Questo re pagano aveva bisogno di vedere un solo credente che credesse davvero in ciò che predicava e, in risposta, dichiarò, “Ho visto un uomo che ha mantenuto una testimonianza del suo Dio. Non ha mai dubitato. E il Signore l’ha liberato dalla potenza dell’inferno”. by David Wilkerson

DIO E’ SUFFICIENTE

DIO E’ SUFFICIENTE

Più di cento anni fa, un inventore francese scoprì un’innovazione che chiamò filmato. Imparò che organizzando una sequenza di fotografie e facendole muovere velocemente davanti a una luce forte, si aveva l’impressione della vita reale, vissuta davanti ai propri occhi.

Quest’inventore sapeva di trovarsi davanti a qualcosa di speciale, così organizzò un’anteprima di ciò che sarebbe stata una delle più famose proiezioni pubbliche di un film al mondo. Le aspettative erano alte, mentre i dignitari e gli ospiti riempivano l’auditorium. Il film, “Arrivo di un Treno alla Stazione”, durava soltanto cinquanta secondi ma aveva un impatto potente – troppo potente in effetti. Mostrava un treno sbuffare direttamente in direzione della telecamera e alcuni storici riportano che quando le persone lo videro, si spaventarono a morte. Privi di qualsiasi esperienza pregressa, pensarono che un treno vero stesse per schiacciarli!

Ma era tutta un’illusione! Le persone erano convinte che le loro vite fossero in pericolo, quando in realtà ciò che stavano sperimentando era solo uno specchietto per le allodole.

Questo è il trucco che Satana attua per noi ogni volta che la nostra fede viene sfidata. In momenti del genere, i nostri bisogni sembrano avere un peso maggiore rispetto alle nostre risorse. Sembra che il sogno che Dio ci ha dato verrà distrutto da un treno in corsa. È lì che il diavolo ci dice, “È finita. Questo è troppo per te”. Ma la “realtà” che Satana ti presenta è superficiale. La verità è che Gesù è più grande di qualsiasi avversità davanti a noi. Egli tiene la nostra realtà nelle Sue mani, e quella realtà è vittoria.

Quando tutto sembra perduto di fronte a un problema incombente, Gesù non ci dice di fuggire ma di “sederci” (cfr. Giovanni 6:10).

Davanti a una vasta folla affamata, “Egli sapeva quello che stava per fare” (Giovanni 6:6). La certezza di Cristo si basava sul senso che aveva della realtà divina dietro ad ogni situazione. Così istruì i discepoli, “Fate sedere le persone, perché il Padre sta per venire incontro a questo bisogno. È tempo di confidare in Lui affinché provveda tutto ciò che richiede questa situazione”.

Amico, Dio è sufficiente ad ogni circostanza che possiamo affrontare. by Gary Wilkerson

LA GIUSTIZIA DELLA FEDE

LA GIUSTIZIA DELLA FEDE

Davide dichiarò, “Io non temerò alcun male” (Salmo 23:4). L’uomo interiore di Davide rimase fermo, indisturbato nel cuore, non importa ciò che Satana gli scagliasse contro. Perché? Perché riposava pienamente nella fedeltà di Dio nel compiere la Sua Parola.

Davide poteva dire, “Ho la rivelazione dell’amore e della pazienza del Padre per me. Dunque, non accetterò più alcuna menzogna del nemico. So come non ascoltarlo più, perché lo Spirito Santo mi ha istruito. Che le tempeste di problemi vengano, che i demoni infurino, che i nemici sorgano da ogni lato. Che la malattia e persino la morte mi guardino in faccia. Il mio cuore riposa, perché so che ogni cosa è nelle mani di mio Padre ed Egli sta lavorando per il mio bene”.

Di contro, i cristiani ansiosi non hanno autorità. Tutto ciò a cui riescono a pensare è, “Perché Dio permetterebbe che questo accada? Cosa farò?” La loro vita è piena di caos, paura e mormorii, perché hanno sprecato ogni risorsa. Hanno trascurato di nascondere la Parola di Dio nel loro cuore, quindi non sono capaci a rivolgersi ad essa in tempi di crisi.

L’unica giustizia che spaventa Satana e lo fa allontanare è la giustizia della fede. “L’effetto della giustizia sarà la pace, il risultato della giustizia tranquillità e sicurezza per sempre” (Isaia 32:17). Non puoi resistere contro il diavolo solo perché non bevi o non usi più droghe. Puoi vivere secondo un’intera lista di fare-e-non-fare, ma non è questa l’essenza della giustizia di Dio. La giustizia è credere che ciò che Dio dice è vero e consacrare la vita a tale verità. È così semplice.

Quando Isaia dice, “il risultato della giustizia [è] tranquillità e sicurezza per sempre”, il termine ebraico per sicurezza significa fiducia. Per dirla con parole semplici, la fede nella promessa di Dio di perdono produce una fiducia incrollabile dentro di noi. Forse saremo ancora duramente provati, ma sapremo che Gesù è all’opera in noi.

In breve, l’autorità spirituale è questo: Io cammino in piena certezza nell’affidabilità della Parola di Dio. Io faccio ciò che essa dice, sottomettendomi ad ogni comando. E la mia fede nella Sua Parola per me fa riposare il mio cuore. Satana non può più indugiare alla mia presenza. Ho solo bisogno di dire, “Il Signore ti sgridi, Satana”, e lui fuggirà. by David Wilkerson