DIO DI OGNI CONSOLAZIONE

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“Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra afflizione, affinché, mediante la consolazione con la quale siamo noi stessi da Dio consolati, possiamo consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione” (Seconda Lettera ai Corinzi 1:3-4)

Nel vocabolario leggiamo che la consolazione è l’attenuazione del dolore, l’alleviamento della pena che ne consegue. Nella Parola di Dio scopriamo da Chi è proviene la vera consolazione: solo da Cristo Gesù, il Figlio del Dio vivente! Come donne e uomini, creature di Dio, dobbiamo ricordare che l’Eterno è Dio, è l’Altissimo e i Suoi pensieri, i Suoi disegni per la nostra vita e per quella di quanti ci circondano, sono più elevati dei nostri, spesso al di là della nostra comprensione.“Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie», dice il Signore” (Libro di Isaia 55:8). Ma quanti credono in Dio e si affidano a Lui “in ogni cosa” Lo possono conoscere sotto un a-spetto nuovo, sperimentando la Sua vicinanza nelle proprie esperienze di vita, anche nei momenti difficili “perché Dio stesso ha detto: «Io non ti lascerò e non ti abbandonerò». Così noi possiamo dire con piena fiducia: «Il Signore è il mio aiuto; non temerò” (Lettera agli Ebrei 13:5-6). 

Dio è il Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Colui che “ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Vangelo di Giovanni 3:16); Colui che, se Lo riceviamo nel nostro cuore quale personale Salvatore, ci dà il diritto di essere chiamati figli di Dio (Vangelo di Giovanni 1:12) e di poterci rivolgere a Lui chiamandoLo “Padre nostro”. È Colui che desidera farsi conoscere da chi è nel dolore e nella difficoltà quale “Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione”, il cui cuore è ripieno di compassione per i sofferenti, che non si stanca di manifestare soccorrendo, liberando, sostenendo con il Suo conforto. Sì, l’Eterno è pronto a spargere nel cuore dei Suoi figli un mare di consolazioni in modo che non vi possa essere cielo così cupo nel quale non possa risplendere l’arcobaleno del conforto divino.

Questa è l’esperienza che Paolo ha fatto nella propria vita! Ecco che la forza che gli pro-viene da Dio “il quale ci consola in ogni nostra afflizione” manifesta la grazia e lo scopo di Dio perché “mediante la consolazione con la quale siamo noi stessi da Dio consolati, possiamo consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione”. Lo Spirito Santo, per mezzo dell’Apostolo Paolo, ci ha fatto pervenire il messaggio esplicativo del modo di agire di Dio: “Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio” (Lettera ai Romani 8:28). Come Paolo nella difficoltà, guardiamo in alto incoraggiati dalla Scrittura, ben sapendo da Chi ci verrà l’aiuto: “Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto il cielo e la terra” (Salmo 121:2), guardiamo perciò oltre i monti, riconoscendo che è parte del piano di Dio permettere prove e difficoltà, perché i Suoi disegni sono elevati, perché i Suoi piani sono sempre per il bene di quanti Lo amano: Così, anche quando non siamo in grado di comprenderlo, restiamo fiduciosi in Lui sapendo che “Sì, Padre, perché così ti è piaciuto” (Vangelo di Matteo 11:26). Nella sofferenza sperimentiamo la personale debolezza che umanamente è comprensibile, ma possiamo anche trovare l’opportunità di toccare con mano la profondità delle compassioni di Dio e l’efficacia delle consolazioni dello Spirito Santo, provando come proprio la sofferenza agisce modellando il cuore del credente, lo plasma rendendolo maggiormente sensibile verso i bisogni e i pesi degli altri. Chi ha sofferto ed ha trovato questa consolazione in Dio è ora in grado di offrire vera consolazione, poiché parla di un conforto che ha personalmente sperimentato. 

Signore, mi affido nelle Tue mani, anche se posso non comprendere le motivazioni e non trovare una ragione per il momento che sto attraversando, fra le Tue braccia trovo rifugio e conforto, e per questo invoco il tuo tocco nella mia situazione come fece anche Iabes. “Iabes invocò il Dio d’Israele, dicendo: «Benedicimi, ti prego… sia la tua mano con me” (Primo libro delle Cronache 4:10). Dalla Parola di Dio sarò incoraggiato, sostenuto, confortato! 

“Il Signore è la mia ròcca, la mia fortezza, il mio liberatore; il mio Dio, la mia rupe, in cui mi rifugio, il mio scudo, il mio potente salvatore, il mio alto rifugio” (Salmo 18:2). E questo può avvenire perché “Dio è per noi un rifugio e una forza, un aiuto sempre pronto nelle difficoltà” (Salmo 46:1).

Davide racconta la propria esperienza nel Salmo 62: “Solo in Dio trova riposo l’anima mia; da lui proviene la mia salvezza. Lui solo è la mia ròcca e la mia salvezza, il mio alto rifugio; io non potrò vacillare”. Infatti ecco che, consolato da Dio, diventa lui stesso fonte di incoraggiamento: “Confida in lui in ogni tempo, o popolo; apri il tuo cuore in sua presenza; Dio è il nostro rifugio” (v.8).  “Ma quanto a me, il mio bene è stare unito a Dio; io ho fatto del Signore, di Dio, il mio rifugio, per raccontare, o Dio, tutte le opere tue” (Salmo 73:28). “Io dico al Signore «Tu sei il mio rifugio e la mia fortezza, il mio Dio, in cui confido!»” (Salmo 91:2). 

Nella tristezza, nel dolore, nell’angoscia si ha spesso l’impressione, umanamente parlando, di essere rimasti soli. Ma anche in questi casi è Dio stesso che per mezzo dello Spirito Santo, l’autore della Scrittura, incoraggia ricordandoci che“il Signore è buono; è un rifugio nel giorno dell’angoscia e conosce quelli che confidano in lui” (Libro di Naum 1:7).Anche nel tuo momento di tristezza, di angoscia, di depressione, di dolore, nell’ombra della tua difficoltà sappi che non sei rimasto solo, non sei stato abbandonato, ma c’è Qualcuno che è accanto a te: “Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei alcun male, perché Tu (o Dio) sei con me” (Salmo 23:4), “perché Dio stesso ha detto: «Io non ti lascerò e non ti abbandonerò»” (Lettera agli Ebrei 13:6).  

Ecco che, quando accettiamo l’invito di rivolgerci a Gesù, la grandezza della misericordia di Dio colmerà la nostra limitatezza e lo Spirito Santo risponderà al nostro bisogno di consolazione. Leggi la Bibbia, scopri l’abbondanza delle consolazioni che Dio elargisce senza sosta dall’antichità ad oggi, secondo la  promessa appena letta, già fatta a Giosuè,“Io non ti lascerò e non ti abbandonerò” (Libro di Giosuè 1:5), mantenendo la parola data per mezzo di Isaia: “Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome; tu sei mio! Quando dovrai attraversare le acque, io sarò con te; quando attraverserai i fiumi, essi non ti sommergeranno; quando camminerai nel fuoco non sarai bruciato e la fiamma non ti consumerà, perché io sono il Signore, il tuo Dio… il tuo Salvatore… Perché tu sei prezioso ai miei occhi, sei stimato e io ti amo” (Libro di Isaia 43:2-4). by Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia

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SOLTANTO DIO E’ DEGNO DI FIDUCIA

SOLTANTO DIO E’ DEGNO DI FIDUCIA

“Se camminiamo in mezzo alle difficoltà, tu mi ridai la vita; tu stendi la mano contro l’ira dei miei nemici e la tua destra mi salva” (Salmo 138:7)

Nei suoi ultimi anni di vita, una timorata donna di Dio, ricordata sopratutto per l’impegno profuso per salvare la vita di molti ebrei dai nazisti, spesso iniziava la propria testimonianza presentando all’uditorio un pezzo di stoffa ricamato.
Mostrava prima la bellezza della parte finemente lavorata, con fili variopinti che formavano un bellissimo disegno; la paragonava al piano di Dio per la nostra vita.
Poi girava la stoffa, e ne esibiva la parte aggrovigliata e confusa, spiegando come, molto spesso, noi consideriamo la vita e le cose che ci accadono da un punto di vista puramente umano.

Infine recitava la poesia del tessitore: “La mia vita non è altro che un tessuto che si stende fra me e il mio Dio. Non sono io che scelgo, ma Lui, che le lavora per rendermi stabile. Spesso Egli tesse il colore, e io, con ridicolo orgoglio, dimentico che Dio vede la parte superiore ed io quella inferiore. Soltanto quando il telaio si fermerà e la spola cesserà di librarsi tra i fili, allora il Signore capovolgerà la stoffa e mi illustrerà il Suo disegno. I fili scuri sono necessari, nelle mani di chi ricama, quanto i fili d’oro e d’argento nel disegno che Egli ha preparato”.

La sfida del cristiano è avere fiducia quando tutto ciò che lo circonda somiglia a un caotico groviglio. L’apostolo Paolo, scrivendo ai Filippesi dalla prigione, riprende lo stesso concetto: “E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un’opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù”(1:6).
Da che parte del ricamo ci troviamo oggi? Le parole di un inno, riprendendo questo salmo dicono: ” Quando non possiamo vedere il Suo piano, quando non comprendiamo e tutto è buio davanti a noi, possiamo fidarci dell’amore del Suo cuore. Dio è saggio e non sbaglia mai. Egli compirà e completerà il Suo piano in noi”. by George O. Wood – Tratto da: ” Un Salmo per Oggi”.

CREDI IN LUI PER LE COSE MAGGIORI

CREDI IN LUI PER LE COSE MAGGIORI

Di recente mi sono trovato a parlare con un pastore irlandese che mi ha raccontato dei suoi timori per gli anni a venire. Nel vedere le difficoltà all’orizzonte, mi è piaciuto che abbia citato Ebrei 1:1. L’hai mai letto? Dice, “Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono”. Poi mi disse, “Gary, sai che la paura è che le cose che speri non accadano mai, vero? E che le cose che non si vedono restino invisibili. Ecco cos’è la paura. È una convinzione dentro di te. Pensi che quello per cui speri non accadrà mai. Questa è paura ed è un ostacolo a ciò che Dio vuole fare nella tua vita”.

Oggi voglio chiederti, prima che questo giorno giunga al termine, di chiedere a Dio di portarti in un tale patto con Lui che il Suo amore perfetto, la Sua opera di grazia in tuo favore, scaccino ogni paura. Alcuni di voi pensano che quando si riceve l’amore perfetto non si avrà più paura. No! Il Suo amore perfetto – e il Suo è l’unico amore perfetto esistente – viene nel tuo cuore. Sei amato, sei accettato, non hai bisogno di alcun idolo che ti faccia sentire bene. Quando questo accade e tu deponi i tuoi programmi, tutto ciò che rimane per te sono le promesse di Dio per la tua vita. Alleluia – questa è la buona notizia!

In Genesi 15:7, vediamo che Dio portò Abramo fuori da Ur dei Caldei e gli diede la promessa di “questa terra da possedere”. Abramo aveva un lungo viaggio davanti a sé, ma aveva la promessa di Dio.

Quando hai una promessa da parte di Dio, vale la pena intraprendere il viaggio, amici miei. Quando avete la promessa da parte di Dio, Egli dice, “Forza, fratello. Forza, sorella. Forza, figlia. Forza, figlio. Credi in Me! Abbi fede”.

Se non hai mai avuto fede prima, abbi fede in Lui quest’anno. Se hai fede, aumenta la tua fede quest’anno. Se credi che Dio possa fare cose grandi, credi in Lui per cose maggiori. by Gary Wilkerson 

CHE FAI QUI? ALZATI, RIFÀ LA STRADA

CHE FAI QUI? ALZATI, RIFA’ LA STRADA

Cos’è che ti morde l’anima? Perché sei afflitto? Perché ti sei fermato?

CHE FAI QUI? ALZATI, RIFÀ LA STRADA

Gli fu rivolta la parola del Signore, in questi termini: “Che fai qui, Elia?” (1Re19:9). È la domanda che Dio rivolge al Suo servo Elia, il profeta del “fuoco”, un uomo potentemente usato da Dio, ma ora perduto in un momento di crisi. Con questa domanda l’Eterno stava dicendo: “Cos’è che ti morde l’anima? Perché sei afflitto? Perché ti sei fermato?” In questo modo Dio va incontro a un uomo davvero in difficoltà, provato e vinto dalla paura, dallo scoraggiamento, dalla sensazione di un totale fallimento, un uomo vittima di un disturbo dell’essere che porta a una bassa autostima e ad una crescente consapevolezza di sconfitta. La sua anima è malata e ha urgentemente bisogno di cure adatte.

Il cancro dell’anima
Hai mai vissuto la depressione? Sei mai stato così afflitto e perplesso da rimanere sveglio tutta la notte? Hai mai avuto momenti in cui ti sei sentito così giù e preoccupato, che nessuno ha saputo consolarti? Sei mai stato così abbattuto da sentirti sul punto di mollare tutto, pensando che la tua vita fosse finita? Ti sei mai sentito abbandonato da tutto e tutti realizzando il soffocamento della gioia di vivere? Sei hai provato questa contorta sensazione, benvenuto nel club degli “amici di Elia”. Credo che ciascuno di noi, almeno in parte, conosca per esperienza i sintomi della depressione. Il Salmo 42 ce ne dà un esempio perfetto: tristezza, inappetenza, pianto, angoscia, ansia, timore, afflizione, sconforto, scoraggiamento, sfiducia, infelicità, inquietudine… E tutto ciò sembra essere scritto a caratteri cubitali sul volto di chi li vive. Non mi sto riferendo a quelli che hanno dei problemi fisici o una malattia mentale, sto parlando di quelli che avvertono un malessere che si attacca alla vita, di chi indipendentemente dalla ricchezza che possiede, dalla notorietà, dalla fama, dal grado di cultura, pensa di avere il controllo totale su tutto. Parlo di chi pensa di avere la capacità di gestire le debolezze, i vizi, le tempeste che si abbattono periodicamente sulle nostre case a volte fatiscenti e già usurate dalle complicazioni della vita. Parlo di chi dimentica di essere polvere animata bisognosa di energie divine e confida sulle proprie forze finendo per soccombere rovinosamente.
Da uno studio è emerso sorprendentemente che ogni essere umano almeno una volta nella vita passa per il tunnel della depressione. Ma quello che è sconcertante è che quattro persone su dieci non riuescono a vedere con facilità la luce alla fine del tunnel. Per questo lo stato psico-fisico della depressione è definito il cancro dell’anima. Molteplici sono le cause che portano nella valle della disperazione: la perdita del lavoro, una tragedia familiare, i debiti per un crollo economico imprevisto o semplicemente una delusione sentimentale. Questa condizione triste e pericolosa colpisce la mente, abbatte il fisico e ferisce profondamente l’animo a tal punto da essere sopraffatti e non riuscire a vedere oltre la disperazione. Il profeta implorò Dio di farlo morire, altri invece fanno da soli. Quando la speranza si allontana senza possibilità di recupero, lascia il posto a una soluzione… farsi del male. “Un cuore allegro è un buon rimedio, ma uno spirito abbattuto fiacca le ossa” (Prov.17:22).

Il grido dell’anima
Molti si domandano se sia possibile che un credente possa cadere vittima di questa infausta condizione. Ebbene da una lettura attenta di alcuni salmi è evidente che Davide visse questo malessere, lo stesso Asaf, il provato Giobbe, per non parlare di coloro che si sono smarriti nell’incredulità e hanno vissuto ai margini della depressione. “Perché t’abbatti anima mia? Perché ti commuovi in me?“ (Salmo 42). Tutto sarà chiaro se comprendiamo che il Signore spesso permette questo momento buio, questa prova così dolorosa, per il suo scopo glorioso. Qual è questo scopo? Fortificare la nostra fede, provare la consolazione dello Spirito Santo per acquistare la certezza della guida e del sostegno di Dio in ogni tempo. Sia chiaro che in questa nefasta condizione Dio non ci lascia soli. “Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei alcun male, perché tu sei con me” (Salmo 23:4). In ogni uomo è l’istinto della sopravvivenza che spinge a gridare soccorso, a manifestare il bisogno di essere sostenuti nei momenti di difficoltà. Il problema è a chi indirizzare il grido dell’anima. Verso chi è lanciato l’SOS del cuore affranto? In una società egoista e impegnata nella soddisfazione dei propri desideri il grido d’aiuto di tanti cade nell’indifferenza assoluta. Non è così per chi si rivolge a Dio: il nostro padre celeste è attento e desidera essere coinvolto nelle difficoltà della nostra vita. Una promessa di Dio è emblematica e traduce questa volontà divina: “…Invocami nel giorno della sventura; io ti salverò, e tu mi glorificherai.” (Salmo 50:15). Egli non rifiuta nessuno e accoglie tutti quelli che L’invocano con tutto il cuore con azioni evidenti di rinnovo fisico, morale e soprattutto spirituale. “Quest’afflitto ha gridato, e il Signore l’ha esaudito; l’ha salvato da tutte le sue disgrazie” (Salmo 34:6). Qualche secolo più tardi, Gesù, sapendo che tutti possiamo cadere in questa trappola infernale, aprirà la porta della liberazione, lancerà un’àncora di salvezza per i disperati, rivolgendosi con forza a tutte le generazioni nei secoli dei secoli: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo; …e voi troverete riposo alle anime vostre” (Matteo 11:28).

La salvezza dell’anima
Dio è davvero l’unica via d’uscita e nessuno è privato della possibilità di chiedere aiuto; il Suo amore riscalda i cuori e la gioia del Signore crea nell’anima un’oasi di felicità, acqua dissetante e vitale nel cuore arido. È determinante l’azione del nostro amato Salvatore che prende i pesi che schiacciano l’intero essere e permette allo sventurato di rialzarsi e rialzare il capo, riprendendo così con forza il cammino della vita.
“Che fai qui Elia?” è l’approccio di Dio con il cuore del suo servo, è il modo di agire del supremo dottore nei confronti del servo malato. Non è il riprovero di un Dio adirato, ma di un Dio misericordioso e comprensivo che deve ridare forza e vitalità. È la capacità soprannaturale del creatore di trasformare in gioia il dolore e in canti di letizia il lutto funesto, di dare un valore formativo alla disavventura e di permettere alla fine di uscire dal fuoco vittoriosi e trionfanti.
“Perché ti abbatti, anima mia? Perché ti agiti in me? Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora; egli è il mio salvatore e il mio Dio” (Salmo 42).
Caro amico, se come Elia stai attraversando questo momento così tenebroso e oscuro, Dio non ti ha dimenticato; le parole del salmista accolte nel profondo del cuore sapranno sicuramente lenire le tue sofferenze e allontanare ogni dubbio riguardo alla salvezza divina. “Poiché tu ci hai messi alla prova, o Dio, tu ci hai raffinati come si raffina l’argento. Ci hai fatti cadere nella rete, hai posto un grave peso sui nostri lombi. Hai fatto cavalcare gli uomini sul nostro capo, siamo passati attraverso il fuoco e l’acqua, ma tu ci hai tratto fuori in luogo di refrigerio… Ma Dio mi ha ascoltato e ha prestato attenzione alla voce della mia preghiera. Sia benedetto Dio, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua benignità” (Salmo 66:10-12, 19-20).
Dario Iazzetta. by Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia