CRISTIANI CHE NON PREGANO

CRISTIANI CHE NON PREGANO

I cristiani che non pregano non si rendono conto di quale pericolo stanno rischiando. Obietterai, “E che succede se un cristiano non prega? Resta comunque un credente – purificato col sangue, perdonato e diretto in cielo. Dov’è il pericolo nel diventare un po’ tiepido?”

Credo che il nostro Padre celeste si renda conto che viviamo in un’epoca frenetica, in cui ci sono molte esigenze di tempo e di energia. E i cristiani sono presi da questa frenesia e dalle tante attività proprio come tutti gli altri. Tuttavia, non riesco a credere che Dio prenda alla leggera il nostro rifiutare il Suo accesso, che è costato la vita al Suo unico Figlio.

Dio ha fatto di Cristo la nostra forte torre. Ma solo coloro che vi corrono sono al sicuro (cfr. Proverbi 18:10). Se non entri, allora resti fuori dalla porta. Resti dove rimase Israele, ma Dio non incontra più nessuno alla porta. Tutta la provvigione di cui abbiamo bisogno sta dentro: perdono dai peccati, misericordia in tempo di bisogno, potenza per vincere.

Immagina il dolore del rifiuto provato dal Padre e dal Figlio. Immagino questa conversazione avere luogo tra i due:

“Figlio Mio, sei stato colpito, schernito, crocifisso, sepolto. Mi ha fatto tanto soffrire, ho chiuso gli occhi a quella vista. Eppure Tu hai adempiuto il patto eterno. Hai provveduto accettazione e accesso per tutti coloro che avrebbero confidato in Te. Grazie a Te, un popolo degli ultimi giorni sarebbe potuto venire a Me. E sarebbero cresciuti potentemente nella Mia forza, edificando riserve di fede contro un diavolo che li avrebbe tentati e provati come mai prima nella storia.

“Ma dove sono i nostri amati figli? Arriva il lunedì, e non li vediamo mai. Poi passa il martedì, e ancora nessun figlio si vede. Arriva il mercoledì, non se ne vede ancora uno. Passano giovedì, venerdì e sabato e ancora non li vediamo. Solo la domenica si accosta a Noi, quando sono in chiesa. Perché non vengono? Non ci amano?”

Dio pose la stessa domanda ad Adamo quando questi si nascose dal Signore nel Giardino dell’Eden: “Adamo, dove sei?” (Genesi 3:9). Il Signore sapeva dove fosse Adamo sin dall’inizio. In realtà gli stava chiedendo perché avesse rifiutato la comunione con Lui e gli stava mostrando quale pericolo si celasse nel nascondersi dalla Sua presenza.

In effetti, i cristiani che non usufruiscono dell’accesso al Padre finiscono nella “condizione di Sardi”. Il Signore istruì Giovanni, “«E all’angelo della chiesa in Sardi scrivi: queste cose dice colui che ha i sette Spiriti di Dio…Io conosco le tue opere; tu hai la reputazione di vivere, ma sei morto” (Apocalisse 3:1). by David Wilkerson

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I PROGETTI DI DIO PER TE

I PROGETTI DI DIO PER TE

Mentre il Nuovo Patto si realizzava, il Padre celeste e Suo Figlio previdero che molti avrebbero trascurato Cristo. Queste persone sarebbero diventate tiepide o fredde e infine si sarebbero allontanate. Così, il Padre e il Figlio fecero un accordo: se qualsiasi pecora si fosse smarrita o allontanata, Gesù sarebbe andata a cercarla e riportarla nell’ovile.

La verità è che quest’umanità morta può essere riportata in vita dal fresco scorrere delle acque di guarigione. “Queste acque…quando saranno entrate nel mare, le acque del mare saranno rese sane” (Ezechiele 47:8). Quando le acque sanatrici di Dio iniziano a fluire, l’erba inizia a germogliare tutt’intorno – un filo d’erba qui, una pianticella là. Presto fiorirà un intero giardino.

Caro santo, Dio ancora anela stare con te ed Egli ha ancora dei progetti per te. Infatti, puoi ricominciare la tua vita oggi. Egli promette di ristorare ogni cosa che è stata divorata e rubata nella vostra vita, non importa da quanto tempo questo vada avanti. “Vi compenserò delle annate divorate dal grillo” (Gioele 2:25).

Puoi ancora essere la Sua dimora, puoi ancora apprendere i Suoi segreti e ricevere le Sue rivelazioni. Ecco la tua via di ritorno: Riconosci di averlo trascurato. Ammetti di essere stato troppo impegnato e di aver avuto tempo per tutto tranne che per Lui. Confessa di non aver ascoltato quando ti ha chiamato. “Risvegliati, o tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti inonderà di luce” (Efesini 5:14).

Grida a Lui adesso: “Oh, Dio, guariscimi. Risveglia la mia anima. Scuotimi da questo torpore. Voglio cambiare. So che Tu devi compiere quest’opera in me, Signore. Desidero il Tuo fresco tocco”.

Geremia ci mostra il cuore di Dio per un popolo che l’aveva trascurato e dimenticato: “Torna, o infedele Israele…io non vi mostrerò un viso accigliato, poiché io sono misericordioso, dice il Signore…Soltanto riconosci la tua iniquità: tu sei stata infedele al Signore…Tornate, o figli traviati, dice il Signore, poiché io sono il vostro Signore; io vi guarirò dei vostri traviamenti!” (Geremia 3:12-14, 22).

Dio ti sta dicendo, “Figlio Mio, per un tempo sono stato adirato con te. Ti ho abbandonato alla tua vuotezza e solitudine, ma ora ristorerò tutto ciò che il diavolo ha distrutto” by David Wilkerson

SCUSI MI PUO’ AIUTARE? HO SBAGLIATO STRADA!

SCUSI MI PUO’ AIUTARE? HO SBAGLIATO STRADA!

Scusi, mi può aiutare? Ho sbagliato strada!

“Scusi ho sbagliato strada, mi può aiutare”? È capitato a tutti di perdersi, di perdere l’orientamento o di fidarsi troppo del navigatore satellitare e di trovarsi in aperta campagna o in posti isolati.

Finalmente abbiamo visto qualcuno e subito ci siamo precipitati a chiedere maggiori informazioni: “Scusi, potrebbe indicarmi questa via? Sa per caso dove si trova questo negozio? Come posso raggiungere questa via della città? Scusi, qual è la via?”. 

A volte, la risposta è stata: “Non sono di qui… non saprei”. Altre volte, la spiegazione era così complicata che non l’abbiamo capita. Allora è nata in noi un’apprensione, soprattutto se eravamo in ritardo ad un appuntamento.

Oppure, dopo aver seguito le indicazioni, abbiamo capito che erano sbagliate e ci siamo sentiti frustrati, persino irritati.

Un giorno, un uomo chiese a Gesù quale fosse la via per giungere in cielo, la via della salvezza. Era mosso da un senso d’apprensione; aveva bisogno d’aiuto. Gesù gli spiegò la strada. L’uomo ascoltò e rispose: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia gioventù”. Aveva già seguito quelle indicazioni, ma non aveva trovato quello che cercava. Gesù aggiunse: “Una cosa ti manca! Va’, vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi” (Vangelo di Luca cap.18). Gesù dirà anche: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Vangelo di Giovanni 14:6). 

 CHIEDI LA VIA GIUSTA

Chi decide di cercare la via della salvezza, ha compreso di trovarsi lontano dal giusto sentiero. Non è difficile incontrare persone che piuttosto che aiutarti ad imboccare la strada giusta, ti portano lontano dalla destinazione bramata. 

Gesù ha detto: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo” (Vangelo di Matteo 28:11). 

Gesù è l’unica via di salvezza. Altri percorsi lasciano delusi; non conducono alla vita eterna, ma alla perdizione eterna. La tua anima è troppo importante per affidarla ad esseri umani, fallaci come te. Accertati personalmente d’essere sulla via giusta; verifica nella Bibbia le indicazioni per giungere in cielo. Dio vuole mostrarti attraverso le Scritture la via per ottenere piena salvezza.

Solitamente si dice che tutte le strade portano a Roma. Sappiamo perfettamente che non è così. Allo stesso modo, non tutte le strade portano in cielo. Gesù ha dichiarato in modo esplicito: “Io sono la via… nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. La Bibbia aggiunge: “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12). 

Investiga le Scritture, che sono la mappa per il cielo. Non essere superficiale come chi pensa di raggiungere la salvezza con i propri sforzi, o affidandosi ad altri.

 CHIEDI LA VIA IN MODO GIUSTO

È importante chiedere informazioni alle persone giuste. Abbiamo detto che la mappa sicura per il cielo è la Bibbia. La Parola di Dio è stata ispirata dallo Spirito Santo. È lo Spirito, come ha detto Gesù, che guida in tutta la verità. Egli istruisce e guida attraverso le Scritture per far conoscere Gesù, il Salvatore. 

A volte abbiamo chiesto informazioni, e concluso: “Sì, sì, grazie. Ho capito…”. Poi, dopo i primi metri, ci siamo persi. Abbiamo dimenticato i punti di riferimento; non li abbiamo annotati. La Scrittura non è semplicemente un libro umano. Non si può leggere come una rivista, un quotidiano o un cruciverba. È importante farlo con un atteggiamento di preghiera. Il viaggio di cui parliamo è il viaggio della vita e richiede tutta la nostra attenzione. Bisogna riflettere su ciò che è scritto e pregare; in questo modo le indicazioni della Scrittura s’imprimono nel cuore.

Diventano le basi, i gradini su cui poggiare il peso della propria vita, in piena sicurezza. Quando apri la Bibbia, fai una preghiera: “Spirito Santo, guidami… mostrami la via da seguire”.

Accertati anche di poter confrontare le tue conclusioni con altri. Non sei l’unico a ricercare la meta più importante della vita, la salvezza. Ci sono altri sullo stesso percorso, che si affidano alla guida dello Spirito Santo. Sono la Chiesa, i fedeli. È utile frequentare una comunità dove altri credenti testimoniano delle loro esperienze e condividono ciò che hanno appreso. Cerchiamo i fratelli, coloro che adorano Dio in verità, vale a dire, secondo ciò che è scritto e non in base alle tradizioni umane.

 CHIEDI COME INCAMMINARSI PER LA VIA GIUSTA

Ricordiamoci che la via per il cielo va seguita concretamente. Le cose di Dio non sono una filosofia; non servono solo a riempire la mente di tanti concetti. La via della salvezza attraversa la vita terrena, il nostro tempo, perché è liberazione anche dai mali del mondo. Quanta gente ha seguito il proprio cuore e si è impantanata nelle paludi dell’odio, del vizio, della depressione. Gesù ci vuole tirar fuori dalle sabbie mobili del peccato; ci vuole dare un cuore nuovo, delle vesti pulite, acquistate col Suo prezioso sangue. Chi crede in Lui può voltare pagina e iniziare una vita nuova.

Solo Dio è buono e conosce la via sicura attraverso i mali terreni. La Bibbia parla di un giovane che lasciò il retto sentiero per inoltrarsi nei sobborghi del piacere, ma si ritrovò solo e con l’anima trapassata da molti dolori. Un giorno, quel figlio prodigo rientrò in sé, e decise di tornare da suo Padre (cfr. Vangelo di Luca 15:11-32).

Se ti stai chiedendo qual è la via giusta, rivolgiti alla Parola di Dio. La Bibbia dichiara che solo Cristo può salvare. Affidati allo Spirito Santo, non a persone che promettono ciò che non possono mantenere. Cerca altri che seguono Gesù secondo le Scritture. Segui con attenzione la Bibbia, eviterai così le trappole del peccato e alla fine giungerai a destinazione. L’apostolo Paolo, alla fine della sua vita scrisse: “Ho finito la corsa… ormai mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti quelli che avranno amato la sua apparizione” (Seconda lettera a Timoteo 4:7,8). by Carmine Lamanna. Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia

 

COLPA DEI SENSI O SENSI DI COLPA?

COLPA DEI SENSI O SENSI DI COLPA?

Nonostante ci si limiti a citare solo i primi cinque sensi umani quali vista, udito, olfatto, gusto e tatto quelli detti canonici sono almeno nove e quindi occorre aggiungere quelli di termopercezione, dolore, propriocezione e equilibrio. Anche altri organi di senso sono vivi nel corpo umano, però sono valutati meno importanti rispetto a quelli riportati.

Spesso religioni che si qualificano cristiane hanno definito trasgressione qualcosa per colpa dei sensi, alterazioni che il peccato ha prodotto. 

Colpa dei sensi o sensi di colpa introduce il tema della genesi del peccato. Tutto iniziò con Adamo ed Eva: “La donna osservò che l’albero era buono per nutrirsi, che era bello da vedere e che l’albero era desiderabile per acquistare conoscenza; prese del frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito” (Libro della Genesi, capitolo 3). Dopo lo sbaglo, la colpa dei sensi fu evidente nella reazione: “… Dio disse: «Chi ti ha mostrato che eri nudo? Hai forse mangiato del frutto dell’albero, che ti avevo comandato di non mangiare?”. 

Anche Acan, trasgredendo all’interdetto stabilito da Giosuè nella conquista di Gerico, lo fece per colpa dei sensi: “… Ho peccato contro il Signore… Ho visto fra le spoglie un bel mantello…, duecento sicli d’argento e una sbarra d’oro del peso di cinquanta sicli; ho desiderato quelle cose e le ho prese; ecco, sono nascoste in terra in mezzo alla mia tenda; e l’argento è sotto” (Libro di Giosuè cap. 7). L’apostolo insegnò: “Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo” (Prima Lettera di Giovanni 2:16). 

I sensi di colpa per Friedrich Nietzsche sarebbero da evitare; il filosofo tedesco definì così la colpa: “La più tremenda malattia che sia infuriata sino a oggi nell’uomo”. Evitare di proposito i sensi di colpa ha giustificato convinzioni razziste e violente e prodotto sanguinose guerre, anche mondiali. Altri ricercatori concludono, diversamente, che i sensi di colpa non sono tutti sbagliati e in alcune circostanze possono essere utili: “È uno degli strumenti della coscienza”, “È parte essenziale di ogni persona sensibile e responsabile”, affermano.

Colpa dei sensi o sensi di colpa è soggetto che introduce l’insegnamento che i secondi possono essere utili, vantaggiosi per evitare azioni sgradevoli. Il dolore emotivo avverte di un problema spirituale o morale, proprio come quello fisico segnala un possibile problema di salute. Una volta consapevoli della debolezza si sta più attenti. Gesù spiegò: “Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro; perché questa è la legge e i profeti…” (Vangelo di Matteo 7:12).

I sensi di colpa possono spingere alla confessione dell’errore che può essere utile a colpevole e vittima. La colpa del re Davide fu accompagnata da un anno di intensa agonia a livello emotivo: “Finché ho taciuto, le mie ossa si consumavano tra i lamenti che facevano tutto il giorno…” (Salmo 32:3). Quando il profeta Natan lo aiutò a confessare, Davide fu lieto di cantare: “… Tu mi circonderai di canti di liberazione” (verso 7). Confessare può far stare meglio anche la vittima come accadde con Bat-Seba, che “Poi Davide consolò”. 

I sensi di colpa hanno la capacità di indicare che si è consapevoli dell’esistenza di norme accettabili e che la coscienza è attiva: “Essi dimostrano che quanto la legge comanda è scritto nei loro cuori, perché la loro coscienza ne rende testimonianza e i loro pensieri si accusano o anche si scusano a vicenda” (Lettera ai Romani 2:15). 

Per certa psichiatria l’assenza di sensi di colpa può portare a comportamenti nocivi socialmente. Secondo la Bibbia si farà fatica a distinguere bene e male: “Tutto è puro per quelli che sono puri; ma per i contaminati e gli increduli niente è puro; anzi, sia la loro mente sia la loro coscienza sono impure” (Tito 1:15).

Colpa dei sensi o sensi di colpa è tema che lascia intravedere la possibilità di sentirsi colpevoli senza esserlo veramente. 

Se si è perfezionisti, si ha la tendenza a imporsi precetti e norme irrazionali e ogni insuccesso può poi determinare uno sbagliato senso di colpa: “Non essere troppo giusto, e non farti troppo saggio: perché vorresti rovinarti?”, scrisse Salomone (Ecclesiaste 7:16). Si potrebbe lasciare che il giusto rimorso degeneri in vergogna che porti a infliggersi inutili punizioni. 

Il pericolo del “legalismo religioso” è sempre attuale, come è accaduto ai Farisei del tempo di Gesù. Desiderosi di elaborare un quadro preciso che permettesse l’esatta osservanza della Torà (Legge), nel primo secolo risulta che abbiano moltiplicato i precetti in due gruppi: quelli negativi con 248 regole e quelli positivi con 365 proibizioni. Uno ogni giorno; impossibile da sopportare e contrario al dono della libertà cristiana.

Colpa dei sensi o sensi di colpa è quesito che deve far avere un punto di vista equilibrato della colpa. Si noti il forte contrasto fra il modo di considerare peccatori e peccato da parte di Gesù e dei farisei del tempo. La donna peccatrice, che entrò in casa di un fariseo dove Gesù mangiava, lavò i piedi con le lacrime e glieli profumò con olio costoso suscitando dubbi su Gesù-Profeta: “…Costui, se fosse profeta, saprebbe che donna è questa che lo tocca; perché è una peccatrice” (Vangelo di Luca 7:39). Il Maestro corresse subito: “Tu non mi hai versato l’olio sul capo; ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi”. Perciò, io ti dico: i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato; ma colui a cui poco è perdonato, poco ama”. Il Signore non stava abbuonando l’immoralità, solo insegnando che il motivo più importante per servire Dio è l’amore, come disse in diversa occasione: “Maestro, qual è, nella legge, il gran comandamento? Gesù gli disse: “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”.Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile a questo, è: “Ama il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti”. Era giusto che la peccatrice si sentisse in colpa per il passato amorale e il pentimento manifestato dal pianto dimostra che non cercò giustificazioni. Gesù le disse: “La tua fede ti ha salvata; va’ in pace”.

I migliori risultati si ottengono imitando il Signore e dando il buon esempio: “Quanto all’amore fraterno, siate pieni di affetto gli uni per gli altri. Quanto all’onore, fate a gara nel rendervelo reciprocamente”. Se si è fatto il male, sentirsi in colpa può essere utile e addirittura necessario: “Gli insensati si burlano del peccato…” (Proverbi 14:9). I sensi di colpa devono indurre a confessare e manifestare ravvedimento, ma il motivo fondamentale per cui si serve Dio è l’amore. 

Colpa dei sensi o sensi di colpa pone la questione che ci si sente in colpa quando si diventa consapevoli di aver ferito qualcuno cui si vuole bene. È legato al sentirsi in debito per colpa, offesa, reato, peccato o mancanza.

Nell’Antico Testamento la colpa era connessa all’incapacità dei credenti ebrei di ottemperare alla Legge di Dio e il termine è quasi assente nel Nuovo. Metà dei riferimenti alla colpa si trova in Levitico e Numeri e sono in relazione ai sacrifici e offerte per la colpa: “… Porterà al Signore il sacrificio per la colpa, per il peccato che ha commesso. Porterà una femmina del gregge, una pecora o una capra, come sacrificio espiatorio e il sacerdote farà per lui l’espiazione del suo peccato” (Libro do Levitico 5:6). 

Gesù parlò della colpa in relazione all’adempimento della Sua missione non accettata: “Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero colpa; ma ora non hanno scusa per il loro peccato”, “Se non avessi fatto tra di loro le opere che nessun altro ha mai fatte, non avrebbero colpa; ma ora le hanno viste, e hanno odiato me e il Padre mio”. 

Colpa dei sensi o sensi di colpa trova risposta esaustiva, completa, nel Signor Gesù: “Infatti Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo, non imputando agli uomini le loro colpe, e ha messo in noi la parola della riconciliazione” (2 Corinzi 5:19). by Davide Di Iorio. Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia

LIBERATO DALLA SCHIAVITU’

LIBERATO DALLA SCHIAVITU’

Liberato  dalla schiavitù

Mi chiamo Lello, sono di Napoli. A 17 anni sono diventato schiavo della droga, prima di quelle leggere e poi di quelle pesanti, distruggendo così la mia gioventù, ingannato dalla ricerca di una pace non vera, scappando dalle mia responsabilità. In un primo tempo sembrava tutto bello, ma poi ogni cosa risultò essere un’illusione, un inganno; quando finiva l’effetto della droga ero distrutto. Ero diventato come un barbone, avevo distrutto la mia vita e quella della mia famiglia facendo soffrire mia madre e mio padre. Anche i miei tre fratelli erano schiavi della droga. Tra loro, Enzo arrivò a perdere la vita per overdose di eroina. Vi lascio immaginare la sofferenza della mia famiglia! Un giorno chi mi forniva l’eroina scopri che lo derubavo di una parte della droga; nacque una forte lite in cui alzai le mani e lo picchia; avevo toccato il fondo. Poco dopo venne a cercarmi con degli amici con le pistole in pugno; mi riempirono di botte lasciandomi a terra mezzo morto. Uno diceva all’altro: “Sparagli! Sparagli!” ma qualcosa li mise in fuga. A casa, per le mie pessime condizioni, mio padre cominciò a litigare con mia madre. Io le dissi di prepararmi la valigia perché me ne sarei andato per non tornare più. Volevo smettere di drogarmi! Uscii di casa con la mia valigia e chiesi aiuto a molti, ma le persone a me più care mi abbandonarono, proprio nel momento del bisogno. Mi venne in mente una donna che da anni mi parlava di Gesù, così corsi al suo negozio per chiederle aiuto. Aveva amicizie in diversi ospedali, le chiesi se poteva aiutarmi a liberarmi dalla droga e da quelli che volevano uccidermi. Lei mandò a chiamare un giovane infermiere credente dell’ospedale del mio quartiere, e a lui raccontai il mio desiderio di disintossicarmi. Mi disse che avrebbe parlato con un medico, ma la risposta non fu positiva. Quel giovane infermiere pregò Dio per me, con tutto il cuore. Mi portò a casa sua. Chi avrebbe mai portato a casa sua un delinquente? Solo colui al quale Dio ha detto di farlo! Questo caro infermiere radunò a casa sua un gruppo di giovani credenti che pregarono e piansero davanti a Dio, intercedendo per me. Esterrefatto, io li guardavo e pensavo: “Questi sono matti!” Stavo molto male, ero in di astinenza e volevo scappare via di lì. Pensavo che mi avrebbero aiutato con dei farmaci, ma mi invitarono semplicemente a pregare. Io non L’avevo mai fatto in vita mia, poi pensai alla sofferenza della mia famiglia, alla schiavitù dei altri miei fratelli… ero stanco di vivere così! Fu allora che, mentre quegli sconosciuti pregavano per me, sentii anch’io il bisogno di inginocchiarmi e gridare a Dio: “Se esisti veramente, abbi pietà di me, perdona tutti i miei peccati!”. Avvertii dentro di me una presenza indescrivibile, quella del Signore, che non avevo mai provato prima. Avvertivo il Suo amore, provavo la Sua pace, sentivo la Sua gioia dentro di me! E piansi di un pianto che non riuscivo a frenare; non avvertivo più la crisi di astinenza, la sporcizia del peccato veniva portata via mentre Dio entrava con il Suo potente amore. Da quel momento tutto è cambiato: sono letteralmente rinato! Nel corso dei giorni trascorsi in quella casa non avvertivo più il bisogno di rubare, né quello di drogarmi; una nuova vita era iniziata in me. Ebbi poi opportunità di entrare in un centro evangelico di recupero a Castellammare di Stabia (NA). In quel luogo, grazie alla preghiera, allo studio della Parola di Dio e all’aiuto dei fratelli responsabili, sono cresciuto come credente e come uomo. Il Signore che mi aveva savato stava riempiendo sempre più la mia vita, fino a battezzarmi nello Spirito Santo. La mia esperienza con Gesù è stata così forte e personale che ho subito cominciato a parlarne alla mia famiglia. Tutti si meravigliavano nel vedermi felice e gioioso mentre parlavo di Gesù, qualcuno addirittura mi prendeva per matto. Effettivamente le parole che udivano uscivano dalla bocca di uno che era stato spacciatore, ladro, con anni di carcere alle spalle… ma tutte queste cose sono passate, non son più lo stesso di un tempo! Ora mi sono sposato e ho due bellissimi figli. Sono ventisette anni che Dio ha salvato me e la mia famiglia. Da questa esperienza ho imparato che Dio può risolvere ogni tipo di problema e non c’è nulla che il Signore non possa fare! Ancora oggi in ogni mio bisogno non confido in me stesso, ma mi rivolgo all’unico Salvatore della mia vita. Voglio rivolgermi a te che stai leggendo questa mia testimonianza per incoraggiarti a credere in Gesù Cristo che è vivo, e che può entrare anche nella tua vita come ha fatto per me. Dio è spirito, non puoi vederLo fisicamente, ma se rivolgerai una semplice preghiera dal tuo cuore, Egli potrà compiere un miracolo anche in te, anche se i tuoi problemi forse sono essere diversi dai miei. by Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia

ALGERIA: IL MUEZZIN SI CONVERTE A CRISTO

ALGERIA: IL MUEZZIN SI CONVERTE A CRISTO

La storia straordinaria di un muezzin, educato nella stretta osservanza dei dettami dell’islam, pronto a diventare imam, che si converte a Gesù grazie un avvenimento miracoloso che ha cambiato radicalmente la vita sua e della sua famiglia.

Fino a poco tempo fa, Mohand usava la sua voce per chiamare i musulmani alla preghiera. Per tutta la sua vita è stato formato per essere un muezzin (nella liturgia islamica è la persona incaricata a chiamare 5 volte al giorno dal minareto i fedeli alla preghiera) e in futuro, magari, un imam. Ma quello che lui non esita a definire un miracolo nella sua famiglia, ha cambiato totalmente il suo destino.

“Sono stato cresciuto nei valori e nei dettami dell’islam. Mio padre, che mi aveva indirizzato alla stretta osservanza dei riti islamici, mi convinse a frequentare la Cheurfa N’Bahloul, la più famosa scuola coranica del Nord della Algeria. Ero stato nominato muezzin e mi stavano preparando a diventare un imam”, racconta Mohand. 

Ma un giorno a suo figlio di 15 anni fu diagnosticato il cancro: fu un duro colpo per lui e per la famiglia. La figlia (sorella dunque del ragazzino) disse a papà Mohand che una sua collega le aveva parlato di Gesù Cristo e del fatto che Egli, nella Sua volontà, poteva curare i malati. Disperati, provarono anche questa via, invitando a casa la collega. “Ci raccontò della sua conversione e di cosa Dio aveva fatto nella sua vita. La sua testimonianza mi spinse a pregare Dio nel nome di Gesù per la guarigione di mio figlio. Dissi a Gesù: se guarisci mio figlio, saprò che tu sei la vera via”, prosegue Mohand. “Pochi giorni dopo quella disperata preghiera, la salute di mio figlio iniziò a migliorare. La dottoressa, stupefatta, fece tutte le analisi e non trovò traccia della malattia. Decise così di chiedere un consulto esterno in una clinica privata a sue spese (io non potevo permettermelo). Alla fine mi disse che mio figlio era totalmente guarito e non sapeva spiegare come. Le dissi che era stato Gesù a guarirlo”.

Ma che accadde a quella promessa fatta in preghiera? “Dio ha decisamente risposto a quella preghiera. Io, mia moglie e i miei figli abbiamo dato la nostra vita a Gesù. Da allora tutto è cambiato. Gesù ha trasformato la nostra tristezza in gioia!”. Ora con passione e nelle occasioni che un contesto profondamente islamico offre, Mohand condivide con le persone ciò che Dio ha fatto nella sua famiglia. “Quando ero un muezzin, mi lodavano per la mia voce. Oggi, ho dedicato la mia bella voce a proclamare il Vangelo”. by Porte Aperte