CREDI IN LUI PER LE COSE MAGGIORI

CREDI IN LUI PER LE COSE MAGGIORI

Di recente mi sono trovato a parlare con un pastore irlandese che mi ha raccontato dei suoi timori per gli anni a venire. Nel vedere le difficoltà all’orizzonte, mi è piaciuto che abbia citato Ebrei 1:1. L’hai mai letto? Dice, “Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono”. Poi mi disse, “Gary, sai che la paura è che le cose che speri non accadano mai, vero? E che le cose che non si vedono restino invisibili. Ecco cos’è la paura. È una convinzione dentro di te. Pensi che quello per cui speri non accadrà mai. Questa è paura ed è un ostacolo a ciò che Dio vuole fare nella tua vita”.

Oggi voglio chiederti, prima che questo giorno giunga al termine, di chiedere a Dio di portarti in un tale patto con Lui che il Suo amore perfetto, la Sua opera di grazia in tuo favore, scaccino ogni paura. Alcuni di voi pensano che quando si riceve l’amore perfetto non si avrà più paura. No! Il Suo amore perfetto – e il Suo è l’unico amore perfetto esistente – viene nel tuo cuore. Sei amato, sei accettato, non hai bisogno di alcun idolo che ti faccia sentire bene. Quando questo accade e tu deponi i tuoi programmi, tutto ciò che rimane per te sono le promesse di Dio per la tua vita. Alleluia – questa è la buona notizia!

In Genesi 15:7, vediamo che Dio portò Abramo fuori da Ur dei Caldei e gli diede la promessa di “questa terra da possedere”. Abramo aveva un lungo viaggio davanti a sé, ma aveva la promessa di Dio.

Quando hai una promessa da parte di Dio, vale la pena intraprendere il viaggio, amici miei. Quando avete la promessa da parte di Dio, Egli dice, “Forza, fratello. Forza, sorella. Forza, figlia. Forza, figlio. Credi in Me! Abbi fede”.

Se non hai mai avuto fede prima, abbi fede in Lui quest’anno. Se hai fede, aumenta la tua fede quest’anno. Se credi che Dio possa fare cose grandi, credi in Lui per cose maggiori. by Gary Wilkerson 

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PRENDERE IL CONTROLLO

PRENDERE IL CONTROLLO

Coloro che trascurano il Signore presto vanno fuori controllo e il diavolo agisce per subentrare. Una persona simile ha un’immagine di sé devastata. I loro sentimenti e pensieri non possono essere frenati e la loro lingua si agita e si muove sotto il controllo dell’amarezza e della rabbia.

Se solo c’innamorassimo di Gesù – camminando e parlando con Lui – Egli presto ci rivelerebbe che Satana non ha alcun dominio su di noi. Presto Gli consentiremmo di controllarci. Allora inseguiremmo demoni, faremmo scappare il diavolo, ne faremmo fuggire a migliaia, resistendo in fede contro ogni timore, ogni bugia, ogni cosa che proviene dall’inferno. “E questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno nuove lingue; prenderanno in mano dei serpenti, anche se berranno qualcosa di mortifero, non farà loro alcun male; imporranno le mani agli infermi, e questi guariranno” (Marco 16:17-18).

Paolo ammonisce “donne sciocche” che non vogliono abbandonare le concupiscenze: “S’introducono nelle case e seducono donnicciole cariche di peccati, dominate da varie passioni” (2 Timoteo 3:6). Donne che non pagano il prezzo per camminare con Gesù, che non accettano un santo rimprovero ammettendo il proprio peccato per poi ravvedersi, cercheranno un insegnante che preghi per loro – per poi sedurlo! E credimi, questi “rovina famiglie” sono sempre in mezzo a noi. Hanno occhi affamati di donne e fanno loro promesse, dicendo, “Vieni ai nostri incontri – otterrai liberazione!” No, non è così! Finirai schiava, doppiamente legata e quegli uomini arriveranno dritti al tuo portafoglio!

Ma tu puoi prendere il controllo. Puoi tornare ad un cammino diligente, amorevole e intimo con Gesù. Invece di cercare solo il tuo conforto, cerca di confortare Gesù: “L’oltraggio mi ha rotto il cuore e sono tutto dolente; ho aspettato chi mi confortasse, ma invano; ho atteso chi mi consolasse, ma non ci fu alcuno” (Salmo 69:20). by David Wilkerson

NON PORTARE DA SOLO IL TUO PESO…

NON PORTARE DA SOLO IL TUO PESO…

NON PORTARE DA SOLO IL TUO PESO...

Capita anche a te di sentirti quasi schiacciato da un peso particolare che stai portando, da una situazione personale che affligge i tuoi giorni?

Sappi che non sei il solo, anche ad altri è accaduto e accade ancora oggi. Spero che alcune considerazioni tratte da un esempio contenuto nella Bibbia possano esserti di aiuto e di incoraggiamento a fare la cosa giusta: non portare da solo il tuo peso! Vorrei presentarti Qualcuno che lo porterà per te! Neemia aveva ricevuto una gran brutta notizia e lui stesso scrisse: “Quando udii queste parole, mi misi seduto, piansi, e per molti giorni fui in grande tristezza. Digiunai e pregai davanti al Dio del cielo” (Libro di Neemia 1:4). Dopo l’iniziale dolore, Neemia fece quello che fanno molti credenti quando ricevono una brutta notizia: si rivolse al Signore in preghiera! Pregare, per Neemia, era il modo migliore per affrontare la situazione. Caro lettore, desidero tu sappia che pregare è sempre la prima e la migliore cosa da fare. Forse non hai le abilità sufficienti o le risorse necessarie per affrontare il tuo problema. Come fare? Hai bisogno dell’aiuto di Dio, rivolgiti a Lui, che risponde alle preghiere. La vita propone molti pesi e tutti dobbiamo confrontarci con le difficoltà che incontriamo ogni giorno. Un peso è qualcosa di negativo, qualcosa per cui non proviamo gioia. Ma Gesù disse: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo” (Vangelo di Matteo 11:28). Davide aveva conosciuto l’amore e l’aiuto di Dio ed era per questo che lo lodava, dicendo: “Sia benedetto il Signore! Giorno per giorno porta per noi il nostro peso, il Dio della nostra salvezza” (Salmo 68:19). Consideriamo alcuni pesi che Cristo ci propone di portare per noi.

IL PESO DEL PECCATO

Il peccato è quel peso che opprime e lacera l’intero essere umano. Ti priva della gioia e della serenità, non ti permette di godere di qell’amore vero che altrimenti potresti vivere. Il peccato deturpa emotivamente, interiormente. Forse potrai anche nascondere agli altri la tua condizione di peccato, ma questa, realmente, ti lacera dal di dentro. Il peccato rovina e distrugge psicologicamente. Toglie il sonno, toglie la capacità di fare il bene e la tua mente è martellata da pensieri negativi che ti opprimono. Il peccato presenta sempre un conto troppo alto da pagare, ma la buona notizia oggi è che puoi liberarti dal peso del peccato, perché Gesù è morto per questo. L’antidoto al peccato è disponibile e si chiama “perdono”. Questo può essere provveduto solo dal Signore Gesù. Sta scritto: “In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia” (Lettera agli Efesini 1:7). “Di lui attestano tutti i profeti che chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati mediante il suo nome” (Atti degli Apostoli 10:43).

IL PESO DELLA COLPA

Purtroppo alcuni, anche dopo essere venuti al Signore, dopo averGli chiesto perdono e aver abbandonato il peccato, continuano egualmente a rimanere schiacciati dal senso di colpa. Questo è un peso che schiaccia e priva della gioia della salvezza, della comunione fraterna e del servizio. Satana si diverte nel ricordarci i peccati del passato, alimentando così il senso di colpa, mentre Dio dimentica i peccati perdonati. Dio dice: “Io, io sono colui che per amor di me stesso cancello le tue trasgressioni e non mi ricorderò più dei tuoi peccati” (Libro di Isaia 43:25). Il peso della colpa fa male e distrugge. Questo peso se lo è caricato sulle spalle Gesù, alla croce del Calvario. Egli è colui che ha pagato per la tua colpa. L’apostolo Paolo aveva realizzato liberazione dal peso della colpa e poteva dire: “Infatti Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo, non imputando agli uomini le loro colpe, e ha messo in noi la parola della riconciliazione” (Seconda lettera ai Corinzi 5:19).

IL PESO DELLE PREOCCUPAZIONI

La vita non sempre va come vorremmo e a volte il peso delle preoccupazioni si presenta, togliendoci la pace. Preoccupazioni per il lavoro, per la famiglia, per i figli, per i genitori, per la chiesa, per la casa… Certamente non dobbiamo sfuggire alle nostre responsabilità e dobbiamo fare quello che ci compete, quanto è nelle nostre possibilità affinchè le cose vadano nel modo migliore. Dopo di che, dobbiamo vivere in pace e continuare a riposare su Gesù che dice: “Perciò vi dico: non siate in ansia per la vostra vita, di che cosa mangerete o di che cosa berrete; né per il vostro corpo, di che vi vestirete… E chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un’ora sola alla durata della sua vita?… Il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose… Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più. Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di sé stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno” (Vangelo di Matteo 6:25-34). L’apostolo Pietro dice quello che dobbiamo fare: “Gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi” (Prima lettera di Pietro 5:7).

IL PESO DELLE FERITE INTERIORI

Il dolore interiore è una condizione che coinvolge tutti. Possiamo soffrire a causa di male che subiamo noi, che patiscono altri o che è fatto da noi. Che cosa fai quando il tuo cuore è rotto? Quando il dolore ti sommerge? Ti chiudi nel guscio? Ti isoli nella caverna? Tu che hai provato, funziona? Non credo. C’è un altro rimedio, un’unica soluzione: permetti al Signore di curare la tua anima, di lenire il tuo dolore. Davide era un “professionista” del dolore ed egli si rivolgeva a Dio: “Abbi pietà di me, o Signore, perché sono tribolato: l’occhio mio, l’anima mia, le mie viscere si consumano di dolore” (Salmo 31:9). Spesso i dolori sono derivanti dalle nostre scelte sbagliate, dalle nostre azioni avventate. Altre volte ci addoloriamo perché vediamo soffrire le persone che amiamo. Altre volte ancora perché ci è successo qualcosa di spiacevole, siamo stati privati di un affetto, di una persona cara… Certo il dolore fa male, ma non permettere che ti devasti. Se sei vivo, è perché Dio ha qualcosa da fare in te e attraverso di te e, forse, il meglio deve ancora venire. Dio vuole “dare agli afflitti di Sion un diadema invece di cenere, olio di gioia invece di dolore, il mantello di lode invece di uno spirito abbattuto, affinché siano chiamati terebinti di giustizia, la piantagione del Signore per mostrare la sua gloria” (Libro di Isaia 61:3). Oggi hai l’occasione di deporre i tuoi pesi ai piedi del Signore. Lui vuole aiutarti, alleggerirti. Da solo non ce la potrai fare, ma con Gesù tutto è possibile. Che ogni lettore possa seguire il consiglio dello scrittore dell’Epistola agli Ebrei: “Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni, deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio” (12:1-2).

Angelo Gargano. by Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia

ERO UNA PECORA PERDUTA

ERO UNA PECORA SMARRITA

Gesù raccontò che il buon pastore va alla ricerca della pecora perduta e non si ferma fin quando non la trova. Egli ha fatto lo stesso con me.

ERO UNA PECORA PERDUTA

Agli occhi di molti sicuramente non sembravo perduta: ero una brava adolescente, tutta casa, scuola e chiesa. Fin da piccolissima ho sempre avuto un grande slancio verso il Signore. Ero fiera della mia religione, tutto mi appariva bello, solenne e profondo. Conoscevo abbastanza bene gli episodi del Vangelo, anche se non avevo compreso perché Gesù fosse morto sulla croce. 

Facevo catechismo ai bambini, ma non avevo nessuna esperienza spirituale da trasmettere. Parlavo di Gesù come di un personaggio storico. Come tutti i religiosi, mi impegnavo in un’impresa impossibile: vivere il cristianesimo senza essere nata spiritualmente.
Pensavo di essere figlia di Dio, ma tra me e Lui non c’era alcun contatto, malgrado i miei sforzi. Ricordo lunghissime preghiere e promesse ogni domenica prima di accostarmi alla comunione. E la dolorosa consapevolezza che nulla, in realtà, cambiasse mai nella mia vita. Il mio peccato mi separava irrimediabilmente da Dio. Il problema era che non riuscivo a sbarazzarmene. I fioretti (piccole rinunce per “guadagnare punti” con Dio), le buone azioni, le preghiere, la confessione, niente funzionava. Pensavo che forse avrei dovuto fare qualcosa di eclatante per meritarmi il Suo perdono, come dare la vita per qualcuno. Ma fortunatamente non era una cosa molto facile da realizzare! Così ho “risolto” la questione decidendo di impegnarmi nella religione, sperando che, quando fossi morta, Dio avrebbe avuto pietà di me. Ma non avevo alcuna certezza.
Il Signore non è rimasto a guardare: ha messo sul mio cammino un Suo figlio. In terza superiore, infatti, entrò nella mia vita un professore “strano”. Era evangelico e parlava di Dio in classe. Questo mi infastidiva, anche perché temevo per le mie compagne che, a differenza di me, non avevano alcuna cultura religiosa. Pregavo spesso per lui, perché Dio gli facesse comprendere la bellezza della mia religione. Quel professore aveva però qualcosa che mi attirava in modo irresistibile: emanava una luce, una pace, una conoscenza di Dio che io non avevo. Rispondeva alle mie domande citando la Bibbia e facendomela leggere. Era un non vedente e quindi dovevo cercare io i versetti. Succedeva sempre qualcosa di strano: quelle parole mi toccavano in profondità, tanto che la voce tremava. Questo mi colpiva.
C’era qualcosa di particolare in quel libro! Un giorno il professore mi suggerì di chiedere a Dio di convincermi. “Se sarà Dio a parlarmi e a convincermi potrò stare tranquilla” pensai. Acquistai subito una Bibbia (una versione approvata dal Vaticano, per non correre rischi!) e cominciai a leggerla. Avevo già provato nel passato ad accostarmi alla Parola di Dio, ma come se fosse un libro qualsiasi. E mi ero arenata dopo pochi capitoli. Questa volta, però, prima di leggere la Bibbia chiedevo a Dio di parlarmi, di farmi capire che cosa dovevo fare, quale fosse la verità. E giorno dopo giorno le cose diventarono sempre più chiare. Compresi non soltanto che ero una peccatrice senza speranza (questo lo sapevo già da tempo!), ma anche che Gesù era morto per donarmi la vita eterna. Proprio perché i miei sforzi e sacrifici non erano sufficienti, il Figlio di Dio aveva pagato per me!
Ecco che cosa significava quel “È compiuto” esclamato da Gesù prima di spirare! Bastava soltanto accettare per fede il dono che Lui aveva già provveduto, morendo sulla croce. Fu una scoperta meravigliosa. Esclamai: “Signore, questa sì che è una buona notizia!”.
Impiegai un po’ di tempo ad arrendermi al Signore, un po’ per paura di deludere la mia famiglia, un po’ per la mia razionalità. Il Pastore, però, continuava pazientemente a cercare e ad attirare a Sé quella pecorella. Finalmente, il 24 maggio del 1987, dopo aver letto che Abramo, davanti alla promessa di Dio non vacillò per incredulità, con semplicità dissi: “Signore, non ho la fede di Abramo, ma voglio credere che tu mi salvi”.
Sulle prime non sembrò cambiare nulla. Ma quando decisi di abbandonare ogni dubbio e ogni pensiero, mi accorsi che la pace di Dio stava invadendo il mio cuore. Era davvero tutto nuovo! Finalmente ora avevo la comunione con Dio, la certezza del perdono dei peccati e della salvezza! In questi 27 anni ho sperimentato costantemente la cura meravigliosa, attenta e amorevole del Buon Pastore.
Guardando indietro posso dire: “Eben-Ezer, fin qui il Signore mi ha soccorso!”. E so che continuerà a farlo!
“Chi di voi, avendo cento pecore, se ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e non va dietro a quella perduta finché non la ritrova?” (Vangelo di Luca 15:4).
Cristina. by Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia

CHE FAI QUI? ALZATI, RIFÀ LA STRADA

CHE FAI QUI? ALZATI, RIFA’ LA STRADA

Cos’è che ti morde l’anima? Perché sei afflitto? Perché ti sei fermato?

CHE FAI QUI? ALZATI, RIFÀ LA STRADA

Gli fu rivolta la parola del Signore, in questi termini: “Che fai qui, Elia?” (1Re19:9). È la domanda che Dio rivolge al Suo servo Elia, il profeta del “fuoco”, un uomo potentemente usato da Dio, ma ora perduto in un momento di crisi. Con questa domanda l’Eterno stava dicendo: “Cos’è che ti morde l’anima? Perché sei afflitto? Perché ti sei fermato?” In questo modo Dio va incontro a un uomo davvero in difficoltà, provato e vinto dalla paura, dallo scoraggiamento, dalla sensazione di un totale fallimento, un uomo vittima di un disturbo dell’essere che porta a una bassa autostima e ad una crescente consapevolezza di sconfitta. La sua anima è malata e ha urgentemente bisogno di cure adatte.

Il cancro dell’anima
Hai mai vissuto la depressione? Sei mai stato così afflitto e perplesso da rimanere sveglio tutta la notte? Hai mai avuto momenti in cui ti sei sentito così giù e preoccupato, che nessuno ha saputo consolarti? Sei mai stato così abbattuto da sentirti sul punto di mollare tutto, pensando che la tua vita fosse finita? Ti sei mai sentito abbandonato da tutto e tutti realizzando il soffocamento della gioia di vivere? Sei hai provato questa contorta sensazione, benvenuto nel club degli “amici di Elia”. Credo che ciascuno di noi, almeno in parte, conosca per esperienza i sintomi della depressione. Il Salmo 42 ce ne dà un esempio perfetto: tristezza, inappetenza, pianto, angoscia, ansia, timore, afflizione, sconforto, scoraggiamento, sfiducia, infelicità, inquietudine… E tutto ciò sembra essere scritto a caratteri cubitali sul volto di chi li vive. Non mi sto riferendo a quelli che hanno dei problemi fisici o una malattia mentale, sto parlando di quelli che avvertono un malessere che si attacca alla vita, di chi indipendentemente dalla ricchezza che possiede, dalla notorietà, dalla fama, dal grado di cultura, pensa di avere il controllo totale su tutto. Parlo di chi pensa di avere la capacità di gestire le debolezze, i vizi, le tempeste che si abbattono periodicamente sulle nostre case a volte fatiscenti e già usurate dalle complicazioni della vita. Parlo di chi dimentica di essere polvere animata bisognosa di energie divine e confida sulle proprie forze finendo per soccombere rovinosamente.
Da uno studio è emerso sorprendentemente che ogni essere umano almeno una volta nella vita passa per il tunnel della depressione. Ma quello che è sconcertante è che quattro persone su dieci non riuescono a vedere con facilità la luce alla fine del tunnel. Per questo lo stato psico-fisico della depressione è definito il cancro dell’anima. Molteplici sono le cause che portano nella valle della disperazione: la perdita del lavoro, una tragedia familiare, i debiti per un crollo economico imprevisto o semplicemente una delusione sentimentale. Questa condizione triste e pericolosa colpisce la mente, abbatte il fisico e ferisce profondamente l’animo a tal punto da essere sopraffatti e non riuscire a vedere oltre la disperazione. Il profeta implorò Dio di farlo morire, altri invece fanno da soli. Quando la speranza si allontana senza possibilità di recupero, lascia il posto a una soluzione… farsi del male. “Un cuore allegro è un buon rimedio, ma uno spirito abbattuto fiacca le ossa” (Prov.17:22).

Il grido dell’anima
Molti si domandano se sia possibile che un credente possa cadere vittima di questa infausta condizione. Ebbene da una lettura attenta di alcuni salmi è evidente che Davide visse questo malessere, lo stesso Asaf, il provato Giobbe, per non parlare di coloro che si sono smarriti nell’incredulità e hanno vissuto ai margini della depressione. “Perché t’abbatti anima mia? Perché ti commuovi in me?“ (Salmo 42). Tutto sarà chiaro se comprendiamo che il Signore spesso permette questo momento buio, questa prova così dolorosa, per il suo scopo glorioso. Qual è questo scopo? Fortificare la nostra fede, provare la consolazione dello Spirito Santo per acquistare la certezza della guida e del sostegno di Dio in ogni tempo. Sia chiaro che in questa nefasta condizione Dio non ci lascia soli. “Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei alcun male, perché tu sei con me” (Salmo 23:4). In ogni uomo è l’istinto della sopravvivenza che spinge a gridare soccorso, a manifestare il bisogno di essere sostenuti nei momenti di difficoltà. Il problema è a chi indirizzare il grido dell’anima. Verso chi è lanciato l’SOS del cuore affranto? In una società egoista e impegnata nella soddisfazione dei propri desideri il grido d’aiuto di tanti cade nell’indifferenza assoluta. Non è così per chi si rivolge a Dio: il nostro padre celeste è attento e desidera essere coinvolto nelle difficoltà della nostra vita. Una promessa di Dio è emblematica e traduce questa volontà divina: “…Invocami nel giorno della sventura; io ti salverò, e tu mi glorificherai.” (Salmo 50:15). Egli non rifiuta nessuno e accoglie tutti quelli che L’invocano con tutto il cuore con azioni evidenti di rinnovo fisico, morale e soprattutto spirituale. “Quest’afflitto ha gridato, e il Signore l’ha esaudito; l’ha salvato da tutte le sue disgrazie” (Salmo 34:6). Qualche secolo più tardi, Gesù, sapendo che tutti possiamo cadere in questa trappola infernale, aprirà la porta della liberazione, lancerà un’àncora di salvezza per i disperati, rivolgendosi con forza a tutte le generazioni nei secoli dei secoli: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo; …e voi troverete riposo alle anime vostre” (Matteo 11:28).

La salvezza dell’anima
Dio è davvero l’unica via d’uscita e nessuno è privato della possibilità di chiedere aiuto; il Suo amore riscalda i cuori e la gioia del Signore crea nell’anima un’oasi di felicità, acqua dissetante e vitale nel cuore arido. È determinante l’azione del nostro amato Salvatore che prende i pesi che schiacciano l’intero essere e permette allo sventurato di rialzarsi e rialzare il capo, riprendendo così con forza il cammino della vita.
“Che fai qui Elia?” è l’approccio di Dio con il cuore del suo servo, è il modo di agire del supremo dottore nei confronti del servo malato. Non è il riprovero di un Dio adirato, ma di un Dio misericordioso e comprensivo che deve ridare forza e vitalità. È la capacità soprannaturale del creatore di trasformare in gioia il dolore e in canti di letizia il lutto funesto, di dare un valore formativo alla disavventura e di permettere alla fine di uscire dal fuoco vittoriosi e trionfanti.
“Perché ti abbatti, anima mia? Perché ti agiti in me? Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora; egli è il mio salvatore e il mio Dio” (Salmo 42).
Caro amico, se come Elia stai attraversando questo momento così tenebroso e oscuro, Dio non ti ha dimenticato; le parole del salmista accolte nel profondo del cuore sapranno sicuramente lenire le tue sofferenze e allontanare ogni dubbio riguardo alla salvezza divina. “Poiché tu ci hai messi alla prova, o Dio, tu ci hai raffinati come si raffina l’argento. Ci hai fatti cadere nella rete, hai posto un grave peso sui nostri lombi. Hai fatto cavalcare gli uomini sul nostro capo, siamo passati attraverso il fuoco e l’acqua, ma tu ci hai tratto fuori in luogo di refrigerio… Ma Dio mi ha ascoltato e ha prestato attenzione alla voce della mia preghiera. Sia benedetto Dio, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua benignità” (Salmo 66:10-12, 19-20).
Dario Iazzetta. by Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia

GESÙ NON SI FA ATTENDERE

GESU’ NON SI FA ATTENDERE

Avevo un grande bisogno interiore di un tocco divino che guarisse istantaneamente la mia vita, concedendo alla mia anima affranta e disperata una autentica pace celeste

GESÙ NON SI FA ATTENDERE

Vi saluto con la Pace del Signore! Mi chiamo Agata e sono felice di raccontarvi la mia esperienza di fede con Cristo Gesù. Sono cresciuta in una famiglia cristiana e fin da fanciulla ho ricevuto insegnamenti tratti dalla Parola di Dio, ho ascoltato i racconti dei miracoli compiuti da Cristo nella vita dei miei familiari che hanno segnato profondamente la mia vita spirituale. Crescendo è aumentato sempre di più in me il desiderio di conoscere personalmente questo Dio di cui gli altri parlavano, e di sperimentare le Sue opere, ma – com’è risaputo – l’adolescenza spesso porta con sé difficoltà e lotte interiori che, nel mio caso, mi hanno spinto a rinviare il momento dell’incontro con Gesù.
All’età di 15 anni, a causa di un’improvvisa malattia che ha colpito mio padre, mi sono trovata a dover attraversare un periodo difficile, molto delicato, nella paura della morte e nell’ansia per il futuro. Le situazioni che stavo affrontando mi condussero a vivere una vita di angoscia e di sofferenza. Nonostante che io sapessi che il Signore dei miei genitori era potente a salvare, liberare e guarire, continuavo a confidare in me stessa, ad appoggiarmi alle mie capacità, pensando che con le mie uniche forze avrei superato quel periodo così delicato della mia giovane esistenza.
Una sera, però – lo ricordo ancora oggi con profonda gioia – entrai nella chiesa evangelica con il vivo desiderio e con la preghiera che il Signore potesse toccare il mio cuore e tirarmi fuori da quelle angosce. Avevo un grande bisogno interiore di un tocco divino che guarisse istantaneamente la mia vita, concedendo alla mia anima affranta e disperata una autentica pace celeste.
E così fu! Gesù non si fece attendere! Quella fatidica sera il Re della Gioia, il Signore della gloria entrò nella mia vita, aprendo la porta del mio cuore con la dolcezza della Sua Parola: “Se credi, vedrai la gloria di Dio” (Vangelo di Giovanni 11:40).
Quella fu una sera davvero speciale per me, la mia vita per la sola fede in Cristo mutò, ricevendo nel mio cuore la pace e la gioia della salvezza.
Dopo qualche tempo il Signore mi ha ulteriormente risposto e mi ha battezzata nello Spirito Santo, facendo crescere in me il desiderio di servirLo. Anche in questo Gesù non si è dimenticato di me! Successivamente il Signore mi ha messo accanto un uomo speciale, che oggi è mio marito, con il quale servo il Signore. Dalla mia conversione sono passati ormai diversi anni; il Signore mi ha dato un grande dono, la salvezza, e poi ha aggiunto anche un marito, tre splendidi figli e un cuore pieno di gratitudine per Lui.
Caro amico, dài il tuo cuore a Gesù e la tua vita cambierà, la pace e il perdono di Cristo ti inonderanno di felicità!
Agata. by Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia

LO SAI CHE VUOL DIRE PARACLETO?

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Gesu’ promise ai suoi discepoli che avrebbe mandato loro “un altro consolatore”,la parola originale greca tradotta”Consolatore”e’:”PARACLETO”.
Uno dei significati di questo termine e’:”Qualcuno chiamato per aiutare”,

DOVE È LA VERITÀ?

imageTu ha bisogno di sapere la verità su Dio per diversi motivi:
Dio è Creatore,Reggitore e Giudice.In quanto CREATORE:Gli appartiene tutto quello che esiste.in quanto REGGITORE:le sue leggi sono stabili e fatte per il bene di tutto il mondo.in quanto GIUDICE:Egli premierà o punirà ciascuno a seconda della propria ubbidienza o disubbidienza.Dio è il datore della vita…Egli te ne offre una ricca ed esuberante ora,ed una eterna e perfetta nell’eternità.I figli di Dio amano e desiderano piacere al loro padre Celeste.Chi accetta Gesù come suo personale salvatore,diventa figliuolo di Dio;per cui desidera conoscere il suo Padre Celeste ogni giorno di più,cercando di sapere cosa gli è gradito per piacergli sempre più.

COME SI PUÒ CONOSCERE LA VERITÀ?

imageSCIENZA,STORIA ED OSSERVAZIONE:
Si possono imparare tante cose meravigliose sul mondo e sui suoi abitanti con l’aiuto della scienza,della storia e dell’osservazione personale.tuttavia da queste cose non si può ricavare una risposta ai grandi interrogativi della vita perchè esse non ci dicono come la vita abbia avuto inizio,quale ne sia lo scopo e cosa ci riserva il futuro.

LA BIBBIA:
Soltanto Dio,Colui che ha creato il mondo,può dirci come e perchè esso sia venuto in essere.Egli rivela la verità su questi problemi nel suo libro:LA SACRA BIBBIA.La Bibbia è il libro che insegna come si deve vivere in questo mondo.

LO SAPEVI CHE…?

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PREMESSA: “allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangio’, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò.”(Genesi,3: 6) La Bibbia racconta che Adamo ed Eva mangiarono il frutto dell’albero della conoscenza del Bene e del Male, contravvenendo alla proibizione di Dio, per questa ragione i due furono scacciati dall’Eden, perdendo i privilegi di cui godevano al momento della creazione.nel testo, pero’ non e’ spiegato di quale frutto si trattasse. In tutta la bibbia non si trova scritto che si tratti di una mela.