CURRICULUM VITAE

CURRICULUM VITAE

La parola oggi più frequente che ovunque udiamo è: “Crisi”…

La parola oggi più frequente che ovunque udiamo è: “Crisi”.  È entrata in ogni argomentazione pubblica e privata. Le aziende chiudono e in tanti cercano un nuovo lavoro, mentre i giovani anelano al loro primo impiego. In entrambi i casi chi cerca un’occupazione deve inviare il celeberrimo “curriculum vitae”.

Che cos’è?
Curriculum è una parola latina acquisita nella lingua italiana, derivata da “currere”, “correre”. Il plurale rimane “curriculum”, in quanto in italiano tutte le parole terminanti per consonante, acquisite da lingua straniera o da lingua morta, al plurale rimangono invariate, ma alcuni utilizzano il plurale “curricula”, specificamente proprio della lingua latina.

Un curriculum vitae viene di solito compilato nell’ambito della ricerca del lavoro, ovvero quando si cerca il primo o un diverso lavoro. Spesso il curriculum vitae è la prima fonte informativa in base alla quale un datore di lavoro o un selezionatore decide se è interessato ad esaminare un candidato per valutarne l’assunzione, ed è per questo che viene data tanta importanza a questo documento.

Il più delle volte viene redatto per presentare al meglio la persona, la sua esperienza e le sue competenze, in modo da attirare l’attenzione e l’interesse di chi lo legge. Oggi sono disponibili molti ausili per elaborare e presentare un “curriculum perfetto”, che faccia veramente colpo. Si corre così il pericolo che quanto viene scritto e presentato non sia veritiero. Accade così che oggi, coloro che leggono le referenze, non diano a queste vero credito, ritenendole per lo più esagerate ed artificiose.

APPARIRE O ESSERE

Quante persone, in modo diverso, cercano di dare una buona impressione, di apparire gradevoli, simpatiche, ma non lo sono. Gli altri leggono nella loro vita quello che in realtà non sono. Vi sono persone che si comportano così anche con Dio: assurdo ma vero.

Un giorno Gesù, al riguardo, raccontò una parabola: “Due uomini salirono al tempio per pregare; uno era fariseo, e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così dentro di sé: “O Dio, ti ringrazio che io non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri; neppure come questo pubblicano. Io digiuno due volte la settimana; pago la decima su tutto quello che possiedo”. Ma il pubblicano se ne stava a distanza e non osava neppure alzare gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: “O Dio, abbi pietà di me, peccatore!” Io vi dico che questo tornò a casa sua giustificato, piuttosto che quello; perché chiunque s’innalza sarà abbassato; ma chi si abbassa sarà innalzato” (Vangelo di Luca 18:9-14).

Le parabole erano enunciate in pubblico. In questa, Gesù denuncia il comportamento di chi, come il fariseo, che, vuole apparire, ma è tutt’altro. Il loro “curriculum vitae” è perfetto, ma artefatto. Al tempo di Gesù gli Israeliti consideravano particolarmente meritori la preghiera, le elemosine e il digiuno. Il fariseo della parabola, recita il suo “curriculum morale”: “Io digiuno due volte la settimana; pago la decima su tutto quello che possiedo”.
La Legge imponeva il digiuno solo nel giorno dell’Espiazione, ma il digiuno bisettimanale (lunedì e giovedì) era facoltativo.

Il digiuno di questo fariseo, però, era una ostentazione, più che una devozione. Lo stesso dicasi per la decima che serviva per il mantenimento del Tempio. Questo “curriculum di successo” come quelli artefatti, era contraddetto dal suo cuore, pronto a giudicare gli altri: “O Dio, ti ringrazio che io non sono come gli altri uomini”.
Il suo curriculum vitae era fasullo. Voleva impressionare gli uomini e… Dio. La sua preghiera era un atto di accusa verso chi “non era alla sua altezza”.

Non così il pubblicano. Egli riscuoteva le tasse per conto del “nemico romano” che aveva occupato le terre di Israele. Per questa ragione erano odiati e normalmente nessuno si sarebbe aspettato un pubblicano alla ricerca di Dio, essendo la sua professione abominata e detestata. Eppure quest’uomo era venuto nel tempio e cercava Dio: “Ma il pubblicano se ne stava a distanza e non osava neppure alzare gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: “O Dio, abbi pietà di me, peccatore”.

Mentre il fariseo pregava in piedi, a testa alta, con orgoglio, il pubblicano non osava neanche alzare gli occhi e si batteva il petto mostrando la vergogna che provava nel presentarsi a Dio, consapevole di non essere giusto ai Suoi occhi. Si batteva il petto in segno di pentimento e di agitazione d’animo per indicare un “colpirsi al cuore”, centro della personalità, quasi a dichiarare: “Colpiscimi, o Dio, lo merito”. La sua preghiera era associata ad un’accorata richiesta di riconciliazione con Dio che ricorda le espressioni dei Salmi (cfr Salmo 51:1,3; 25:11; 34:6, 18). Il suo “curriculum vitae” è reale, sincero.

DIO GUARDA AL CUORE

Molti, ascoltando la preghiera del fariseo, l’avrebbero apprezzata e condivisa, elogiandone il contenuto e la sostanza. Di contro, nessuno avrebbe ascoltato la preghiera del pubblicano, perché è la preghiera del cuore: “O Dio, abbi pietà di me, peccatore”

Ma è proprio al cuore che Dio guarda: “Non badare al suo aspetto né alla sua statura, perché io l’ho scartato; infatti il Signore non bada a ciò che colpisce lo sguardo dell’uomo: l’uomo guarda all’apparenza, ma il Signore guarda al cuore” (cfr. I Libro di Samuele 16:7). Il pubblicano confessa la sua condizione di “peccatore” ed invoca la misericordia di Dio: “Sii placato verso di me”.

Il testo originale può essere tradotto così: “Non colpirmi nella tua ira. Riconciliami a te”.  L’epilogo della parabola conferma che il Signore guarda al cuore. Dio non si lascia convincere dalle parole e conquistare da opere meritorie a discapito della grazia. Dio non si lascia emozionare dalle parole del miglior oratore. Gesù dirà: “Io vi dico che il pubblicano tornò a casa sua giustificato, piuttosto che il fariseo”.

E tu, caro amico, a quale di queste due categorie appartieni? Vuoi presentare a Dio il tuo curriculum vitae morale? La Bibbia dice: “Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù” (Romani 3:23,24). Il pubblicano ti mostra la via da seguire: “Il pentimento, la contrizione e la confessione per ottenere la giustificazione”: “Perché chiunque s’innalza sarà abbassato; ma chi si abbassa sarà innalzato”. by Domenico Modugno. Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia

VIENI A VEDERE

VIENI A VEDERE

Dio non chiede a nessuno di credere solo sulla base di quello che gli altri dicono.

C’è un invito per te: “Venite a vedere!”. Dio non chiede a nessuno di credere solo sulla base di quello che gli altri dicono. I veri credenti non sono dei “creduloni”, non credono, cioè, a tutto quello che viene detto, ma possono ed anzi devono andare a vedere personalmente se le cose che vengono loro dette siano vere. Il messaggio della Bibbia è certamente di beneficio per la vita di tutti i giorni: Dio guarisce dalle malattie, scioglie i legami del peccato, spezza le catene del vizio, interviene nei problemi finanziari! Ma il messaggio senz’altro più importante della Bibbia è che la tua anima può essere salvata! È possibile ancora oggi perché Gesù non è più nella tomba, bensì è risorto dalla morte! Gesù è il Risorto, ed ora si trova in cielo, dove del continuo prega per te: se non ci credi, vieni a vedere!…

La luce era tornata. Il turbinio di emozioni ed agitazioni connesse a quella barbara esecuzione si era acquietato. Mentre le persone tornavano alla vita normale, come se, in realtà, niente fosse accaduto in quelle ore drammatiche, per quanti avevano conosciuto ed amato Gesù era iniziato il momento del dolore e del ricordo. In questo contesto si inserisce il brano riportatoci dall’evangelista (Matteo 28:1-7), il quale riferisce di alcune donne che, di mattina presto, si erano svegliate per affrontare un compito doloroso: recarsi al sepolcro per ungere il corpo del Signore, proprio come voleva la tradizione (cfr. Marco 16:1).

Oggi questa tradizione non esiste più, ma sicuramente il sentimento di straziante dolore ed umana pietà che ha accompagnato quelle donne dal giorno della crocifissione di Gesù fino a quella mattina “del primo giorno della settimana” può essere ben compreso da quanti hanno attraversato, o attraversano, momenti di profondo sconforto per la perdita di qualcuno di importante. Se avessimo potuto, anche solo metaforicamente, accompagnare queste donne durante il penoso tragitto, se avessimo potuto ascoltare i loro discorsi, avremmo certamente percepito il loro senso di scoraggiamento, (“…Ora che Gesù è morto, tutto è finito!”), di paura (“…Chi ci aiuterà adesso che Lui non c’è più?”) o di incomprensione di quelle strane parole che Gesù aveva detto alcuni giorni prima: “Ecco, noi saliamo a Gerusalemme, e saranno compiute riguardo al Figlio dell’Uomo tutte le cose scritte dai profeti; perché egli sarà consegnato ai pagani…e dopo averlo flagellato lo uccideranno; ma il terzo giorno risusciterà” (Vangelo di Luca 18: 31-33).

Ma è proprio a persone come queste donne, sofferenti e senza speranza, che viene rivolta una parola particolare: prima un incoraggiamento, poi un invito.

L’incoraggiamento: “Non temete” Si tratta della frase più incoraggiante della Bibbia, che può avere un senso se colui che la pronuncia è in grado di intervenire e cambiare la situazione negativa, oppure se ha la possibilità di dare la forza necessaria per superare il momento sfavorevole.

“Non temete”: quando questa frase è pronunciata da un uomo, tante volte non ha senso, ma i credenti sono testimoni del fatto che, quando questa frase viene pronunciata dalla bocca del Signore, allora il cuore si calma, la tempesta passa, il dolore si allevia, il peso diventa leggero, le forze aumentano e la speranza sorge nell’animo. Se attraversi un momento di sofferenza, sappi che solo Gesù può avvicinarsi a te per dirti: “Non temere!”.

Non si tratta, tuttavia, di un incoraggiamento che vale per tutti: l’angelo, infatti, si rivolse alle due donne dicendo “Voi non temete”, così segnando una netta differenza rispetto alle guardie del sepolcro, che, invece, tremarono e rimasero come morte.

“Non temere” è un incoraggiamento riservato soltanto a coloro che intraprendono un percorso spirituale per recarsi dal Signore, e tale cammino è ancora percorribile da quanti desiderano conoscere personalmente il Signore Gesù!

L’invito: “Venite a vedere” Quando l’incoraggiamento a non temere proviene da Dio, allora l’effetto necessario ed immediato che ne deriva è quello della serenità e della tranquillità, ma queste donne sono destinatarie non solo di un incoraggiamento, ma anche di un invito: “Venite a vedere!”. Dio non chiede a nessuno di credere solo sulla base di quello che gli altri dicono.

In altre parole, i veri credenti non sono “creduloni”, non credono, cioè, a tutto quello che viene detto, ma possono ed anzi devono andare a vedere personalmente se le cose che vengono loro dette siano vere. Il messaggio della Bibbia è certamente di beneficio per la vita di tutti i giorni: Dio guarisce dalle malattie, scioglie i legami del peccato, spezza le catene del vizio, interviene nei problemi finanziari, ma il messaggio più importante della Bibbia è e resta la salvezza della tua anima! E tutto ciò è possibile ancora oggi perché Gesù non è più nella tomba, bensì è risorto dalla morte, anzi Egli è il Risorto, ed ora si trova in cielo, dove del continuo prega per te: se non ci credi, vieni a vedere! Venire a vedere significa, però, fare anche un passo in avanti. Per poter vedere bene, occorre necessariamente fare “un passo in più”.

Rimanendo immobili nella posizione in cui si trovavano, quelle donne potevano vedere solo una parte della tomba, non tutta. Per togliere ogni dubbio ed avere piena certezza dovevano cambiare posizione, dovevano necessariamente fare un passo in più: “Venite a vedere il luogo dove giaceva”. Non è possibile scorgere tutta la pienezza della grazia di Dio se non si è disposti a fare un passo in più, se non c’è la disponibilità a cambiare posizione. Nella vita delle persone, nonostante la necessità e l’urgenza di andare a Cristo Gesù, ci sono ancora delle posizioni dalle quali non ci si intende spostare, ma che impediscono di vedere bene:

• la posizione dell’orgoglio: “Non ho bisogno di nessuno!”

• la paura di perdere il prestigio: “Se vado a vedere, cosa diranno gli altri?”

• la posizione più pericolosa, quella del peccato radicato nel cuore: “Se vado a vedere, poi non posso più fare quelle cose!”

Un incoraggiamento: non avere paura! Un invito: vieni a vedere! Ma a vedere che cosa? Oggi, non si tratta tanto di andare a vedere un sepolcro storico, nonostante la suggestiva emozione che ciò possa suscitare, ma piuttosto di sperimentare la risurrezione di Cristo! Egli non è più morto, è vivo e vuole farsi conoscere personalmente proprio da te che leggi queste poche righe. Gesù stesso, rivolgendosi a Giovanni, dice: “Non temere, io sono il primo e l’ultimo, e il vivente. Ero morto, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli, e tengo le chiavi della morte e dell’Ades” (Apocalisse 1:17-18).

Forse, mentre leggi queste parole, ti trovi proprio come quelle donne afflitte e scoraggiate: non perdere la speranza, piuttosto vieni a vedere quello che Dio può fare per la tua vita. Magari già da tempo ti trovi alla soglia di quella tomba: Dio ti sta invitando ad entrare, non andartene senza avere prima visto dentro! by Francesco Carvello. Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia