COMPASSIONE INFINITA

COMPASSIONE INFINITA

Un’infermiera amabile di 19 anni mi fermò dopo un culto d’evangelizzazione. Con gli occhi pieni di lacrime, mi fece una confessione terribile, singhiozzando: “Signor Wilkerson, io sono lesbica. Mi sento così sporca e impura. La chiesa che frequentavo mi ha chiesto di non ritornarci più. Il pastore ha detto che non poteva permettere che seducessi i membri della sua congregazione. Mi sento come se il suicidio fosse l’unica via d’uscita. Vivo nella paura e nella condanna più totale. Devo togliermi la vita per trovare pace?”

Continuava a indietreggiare da me come se si sentisse troppo impura per stare davanti a me. Le chiesi se ancora amava Gesù. “Oh, sì”, rispose. “In ogni momento di veglia il mio cuore grida a Lui. Io amo Cristo con tutto ciò che è in me ma sono legata da questo terribile vizio”.

Quanto fu bello vedere il suo volto illuminarsi quanto le dissi quanto Dio l’amava, anche nelle sue lotte. Le dissi, “Non arrenderti mai al tuo peccato. Dio traccia una linea esattamente dove ti trovi ora. Ogni slancio verso di Lui ti viene imputato come giustizia. Ogni salto indietro, dall’altra parte della linea, lontano da Lui, è peccato. Se noi ci avviciniamo a Lui, Lui si avvicina a noi. Mantieni questo slancio spirituale! Continua ad amare Gesù anche se ancora non hai la vittoria completa. Accetta ogni giorno il Suo perdono. Vivi un giorno alla volta! Sii convinta che Gesù ama i peccatori e che quindi ama anche te!”

Fece un sorriso di sollievo e disse, “Signor Wilkerson, sei il primo pastore che mi abbia offerto un raggio di speranza. Nel profondo del mio cuore so che Lui ancora mi ama e so che mi libererà da questo legame. Ma sono stata così condannata da tutti…grazie per il tuo messaggio d’amore e di speranza”.

Tu che stai leggendo questo messaggio, stai vivendo sotto una condanna? Hai peccato contro il Signore? Hai contristato lo Spirito Santo nella tua vita? Hai ingaggiato una battaglia perdente contro una tentazione dominante?

Tutto ciò di cui hai bisogno è di esaminare la Parola di Dio e scoprirai un Dio di misericordia, amore e di compassione infinita. Davide disse, “Se tu dovessi tener conto delle colpe, o Eterno, chi potrebbe resistere, o Signore? Ma presso di te vi è perdono, affinché tu sia temuto” (Salmo 130:3-4). by David Wilkerson

LA SUA BENIGNITA’

LA SUA BENIGNITA’

Dobbiamo predicare della benignità del Signore a tutti gli uomini. Davide disse, “Non ho nascosto la tua giustizia nel mio cuore; ho annunziato la tua fedeltà e la tua salvezza; non ho nascosto la tua benignità né la tua verità alla grande assemblea” (Salmo 40:10).

Davide non solo fece suo questo messaggio meraviglioso, ma sapeva che era fortemente necessario per tutta la congregazione e per un mondo ferito. Davide era grato a Dio per un amore così grande, perché era circondato dai suoi stessi fallimenti: “Le mie iniquità mi hanno raggiunto” (Salmo 40:12). Non importa quanto gravemente le persone abbiano peccato, Dio ancora le ama. Ecco perché ha mandato Suo Figlio. E questo è ciò che dovremmo predicare al mondo!

Puoi dire insieme a Davide, “non ho nascosto la tua benignità né la tua verità alla grande assemblea”?

Forse uno dei versi più citati e più cantati di tutta la Parola di Dio è questo: “Poiché la tua benignità vale più della vita, le mie labbra ti loderanno” (Salmo 63:3). Ti chiederai, “Che vuol dire, la Sua benignità vale più della vita?” La vita è breve! Essa scompare come l’erba, che appare per una stagione e svanisce nella successiva. Ma la Sua benignità dura per sempre. Fra un miliardo di anni, Gesù sarà tanto dolce e amorevole con noi quanto lo è oggi. Gli altri possono toglierti la vita, ma non possono toglierti la Sua benignità.

La maggiore proclamazione della Sua benignità è una lode gioiosa. Fermati un attimo a pensare: Dio non è più adirato con te. Se sei pronto ad abbandonare i tuoi peccati, puoi essere perdonato e ristorato proprio adesso.

La Parola dice che niente può frapporsi tra noi e il Signore: nessun peccato, nessun senso di colpa, nessun pensiero di condanna. Tu dirai, “La mia vita è una benedizione per il Signore e io posso rallegrarmi e lodarlo. Sono puro, libero, perdonato, giustificato, santificato, redento!”

Se davvero tu capissi quanto Egli sia amorevole con te – quanto sia paziente, premuroso e pronto a perdonare e benedire – non riusciresti a contenerti. Grideresti e Lo loderesti fino a restare senza voce!

Amato, Gesù sta per ritornare – e noi siamo pronti ad andare. Hai un Padre amorevole, tenero, che si prende cura di te. Egli ha conservato ogni lacrima che hai versato. Egli ha visto ogni tuo bisogno e conosce ogni tuo pensiero – ed Egli ti ama! by David Wilkerson

IL CANTO DI VITTORIA

IL CANTO DI VITTORIA

I figli d’Israele si trovavano in una situazione disperata!

Il Mar Rosso era davanti a loro; le montagne a destra e sinistra; e il faraone coi suoi carri di ferro si avvicinavano da dietro. Il popolo di Dio sembrava intrappolato senza speranza – come un facile bersaglio in attesa di essere abbattuto. Tuttavia, credici o no, Dio li aveva condotti in quel luogo pericoloso di proposito!

C’era il panico nel campo d’Israele. Gli uomini tremavano di paura, le donne e i bambini piangevano stringendosi intorni agli anziani e ai loro parenti. Improvvisamente, Mosè fu attorniato dai capi delle famiglie che gridavano, “Sicuramente questa è la fine! Non c’erano tombe a sufficienza in Egitto per seppellirci lì? Ci hai dovuti trascinare qui a morire? Ti abbiamo detto in Egitto di lasciarci in pace. Era meglio essere schiavi lì che morire in questo deserto deprimente!” (vedi Esodo 14:10-12).

Mi chiedo se Mosè non abbia avuto un attacco di ansia a causa di quelle circostanze. Ma quando quest’uomo di Dio pianse, il Signore sembra rimproverarlo: “Perché gridi a me?” (Esodo 14:15).

Nessuno in Israele poteva sapere quale grande liberazione Dio stava per recare! Improvvisamente, i venti divisero il mare e il popolo camminò in mezzo alle pareti d’acqua su terra asciutta. Quando il faraone e il suo potente esercito cercò di seguirli, le acque ricominciarono a rumoreggiare, richiudendosi e affogandoli tutti!

Che spettacolo dev’essere stato! Il popolo di Dio si guardò indietro e vide il potente nemico distrutto come tanti soldatini di latta. Allora dal campo si elevò un canto e, ancora una volta, si resero conto che Dio li aveva liberati da circostanze impossibili! La Scrittura riporta la loro reazione – e il canto che elevarono:

“Allora Mosè e i figli d’Israele cantarono questo cantico all’Eterno e parlarono dicendo: «Io canterò all’Eterno, perché si è grandemente esaltato; ha precipitato in mare cavallo e cavaliere. L’Eterno è la mia forza e il mio cantico, ed è stato la mia salvezza. Questo è il mio Dio, io lo glorificherò; è il DIO di mio padre, io lo esalterò” (Esodo 15:1-2). by David Wilkerson

IL DEVOTO PAYSON

IL DEVOTO PAYSON

Il Dr. Edward Payson, noto come “il devoto Payson”, fu pastore a Portland, nel Maine, circa 200 anni fa. Nel 1806, pochi anni dopo la Dichiarazione d’Indipendenza, l’America fu devastata da una terribile depressione. Fu un periodo buio, e il Dr. Payson riportò intensamente la tragedia della sua zona. Scrisse:

“Gli affari sono fermi, molti stanno andando in fallimento. Centinaia…sono stati buttati fuori dai posti di lavoro, e ora sono indigenti. Tremo per la mia povera patria. Temo che i nostri peccati abbiano aiutato a richiamare il giudizio su di noi. Alcuni dei nostri meravigliosi neoconvertiti hanno perso tutto, gli è stata presa la casa; ma fa bene al mio cuore vederli gioiosi e tranquilli in tutto questo. Altri, che non hanno Dio, hanno perso la ragione, si preoccupano incessantemente, e sembra che molti muoiano di crepacuore”.

Il Dr. Payson e la sua congregazione soffrirono il pignoramento di tutti i loro beni. Il Dr. Payson stesso viveva di soli spiccioli in quei giorni duri. Il 28 dicembre del 1807, in una lettera a sua madre, scrisse:

“Le condizioni peggiorano. Un vasto numero di negozianti benestanti ora vivono in povertà. Molti affari falliscono ogni giorno. La casa per i poveri è già piena e bisogna ancora provvedere a centinaia di persone. Molti che sono stati cresciuti nell’agiatezza ora dipendono da altri per il cibo quotidiano.

“Forse, Madre, soffri per me e dici, ‘Povero Edward!’ Ma in realtà non hai mai avuto più motivo di gioire per me e gridare, ‘Ricco Edward!’ di ora. Benedetto sia Dio, la mia fede non regge su fondamenta tanto traballanti che vengano scosse da questo subbuglio. Dio mi mantiene tranquillo, rassegnato, persino felice in tutti questi problemi. Non voglio dire che non sento dolore, perché lo sento. Tutte le mie speranze terrene sono andate distrutte. In queste circostanze è impossibile non sentire dolore. Pensavo di saperlo prima che questo mondo fosse ingannevole e i suoi piaceri effimeri; ma questi tempi duri mi hanno insegnato a svezzarmi dalle cose terrene e ricercare le cose di Dio. Prego che se Dio avesse qualche benedizione materiale in serbo per me, Egli fosse felice di donarmi la Sua grazia invece”.

Edward Payson aveva smesso di cercare di correre la corsa della vita da solo (vedi Ebrei 12:1). È riuscito ad affrontare con gioia la perdita di ogni suo possedimento, perché egli era in questo mondo ma non di esso.

“La mia grazia ti basta, perché la mia potenza è portata a compimento nella debolezza». Perciò molto volentieri mi glorierò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me” (2 Corinzi 12:9). by David Wilkerson

COSE MAGGIORI DEVONO ANCORA SUCCEDERE

COSE MAGGIORI DEVONO ANCORA SUCCEDERE

Dio vuole compiere grandi cose attraverso di noi. Egli vuole esprimere il Suo amore al mondo attraverso di noi. Così, se ci stiamo afferrando a una sola cosa che si mette in mezzo per ostacolarlo dal compiere ciò – delle ostinatezze, un rifiutarsi di confidare in Lui per qualsiasi cosa – Egli ce la sta indicando.

A volte Dio vuole che aggiungiamo qualcosa alla nostra vita prima che Egli porti il Suo meglio. Ciò potrebbe riguardare qualcosa che non abbiamo fatto, così Egli vuole che ci chiediamo, “Sono stato lento a rispondere a qualcosa che Dio mi ha chiesto di fare?”

Troviamo l’esempio di ciò in Atti, quando i discepoli aggiunsero un nuovo membro per sostituire Giuda. Nell’Alto Solaio, tirarono a sorte e scelsero Mattia. Sembrava una cosa insignificante. Questi stessi uomini avevano visto Gesù compiere prodigi, dare la vista ai ciechi, cacciare demoni, persino resuscitare i morti. Avevano visto il regno di Dio avanzare sulla terra come mai prima nella storia. E quando Cristo ascese al cielo, Egli donò loro questa parola incredibile: “Voi compirete opere maggiori, una volta che io manderò a voi il Mio Spirito. Egli vi donerà potenza. Cose maggiori devono ancora succedere!” (vedi Atti 1:1-8).

Infatti, questi stessi discepoli andarono oltre Israele e il Medio Oriente, in Europa, in India e in Africa, predicando la buona notizia di Cristo alle nazioni, nella loro generazione. Cosa rese così importante aggiungere un altro discepolo? Lo fecero per un semplice motivo: Pietro sentì che si trattava di qualcosa che Dio voleva che facessero.

“ In quei giorni Pietro, alzatosi in mezzo ai discepoli…disse: «Fratelli, era necessario che si adempisse questa Scrittura, che lo Spirito Santo predisse per bocca di Davide riguardo a Giuda…Perché egli era stato annoverato tra noi e aveva avuto parte in questo ministero” (Atti 1:15-17). Pietro si stava riferendo al Salmo 109:8: “ E un altro prenda il suo posto”.

Qui c’è una grande lezione per la chiesa di Cristo oggi. Non trascurare mai una questione assillante del cuore, non importa quanto piccola sia. Dio punta il Suo dito su queste faccende per un motivo: per rivelare la risposta del nostro cuore a Lui. Cose maggiori devono ancora succedere! by Gary Wilkerson

AFFRONTARE IL DUBBIO

AFFRONTARE IL DUBBIO

Se non affronti i tuoi dubbi, sarai alla mercé dello spirito di mormorio e lamentela. Così vivrai e così morirai. I tuoi dubbi non possono essere semplicemente soppressi, devono essere sradicati.

Guarda Israele solo tre giorni dopo la loro liberazione dall’Egitto. Avevano cantato, scuotendo i tamburelli e testimoniando della potenza e della forza di un Dio potente, vantandosi di come Egli li avesse condotti e protetti. Poi giunsero a Mara, che significa “acque d’amarezza”. Si trattava del luogo di prova per loro.

Dio continua a permettere crisi dopo crisi finché non impariamo la lezione. Se continuiamo a rifiutarci d’impararla, arriverà il tempo in cui Egli ci abbandonerà alla nostra amarezza e al nostro mormorio. “Camminarono tre giorni nel deserto e non trovarono acqua…Allora il popolo mormorò contro Mosè, dicendo: «Che berremo?»” (Esodo 15:22, 24).

La domenica, gli israeliti godevano di un grande momento – cantando, danzando e lodando. Poi arrivò il mercoledì ed erano nei guai. Un’altra crisi – e stavano per crollare!

Come poteva un popolo perdere la propria certezza così velocemente? Perché non ne avevano mai avuta alcuna. Non avevano mai avuto quel fondamento edificato sotto di loro. Così, fallirono nuovamente la prova. Non avevano imparato assolutamente nulla dalla crisi precedente, e avevano nuovamente perso l’opportunità di far risplendere la grandezza del loro Dio.

Da quel giorno, Israele non riuscì a imparare più nulla da Dio. Iniziarono persino a dare per scontata la Sua bontà. Non avevano cibo, così Egli mandò la manna dal cielo. Fece cadere quaglie, facendone una pila alta un metro fuori dal campo. Ma non si udì mai una parola di ringraziamento! Piuttosto, il popolo si abbandonò all’avidità, ammassando tutto ciò che Dio donava loro. Israele diventò un popolo dal collo duro!

Oh, che vergogna passare di crisi in crisi e non imparare nulla nel processo. Ciò porta con sé la maledizione di essere abbandonati allo spirito di lamentela. by David Wilkerson

GUARISCI LA MIA INCREDULITA’

GUARISCI LA MIA INCREDULITA’

“Ma la chieda con fede, senza dubitare; perché chi dubita è simile a un’onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. Un tale uomo non pensi di ricevere qualcosa dal Signore” (James 1:6-7).

Il mondo è pieno di cristiani che non sono radicati nella Parola di Dio. Pensano che sia una cosa innocente andare nella casa di Dio per mormorare e lamentarsi, come se Dio non ascoltasse. Dio ascolta i nostri mormorii! Sono solo accuse alle quali Egli non bada, insinuazioni di poco conto.

Dio mi ha avvertito di non parlare dei miei dubbi e delle mie paure a mia moglie, né agli amici o a chi amiamo e nemmeno ai colleghi. Dio dice di portare quei dubbi alla croce e dire “Gesù, guarisci la mia incredulità. Prendila tu”.

Israele passò quarant’anni nell’agitazione, a sparlare degli altri e a lamentarsi. Che esistenza miserabile condusse dichiarando nel contempo di essere figli di Dio e di essere santi. Ma era solo la loro testimonianza e non quella di Dio.

Arriverà il momento in cui dovrai fidarti di Dio e se già da ora imparerai a farlo, quando arriverà la prova canterai, griderai ed eleverai preghiere al tuo Liberatore! Oh, la vittoria sarà lì, ma ciò che più importa sarà dare il colpo di grazia a tutti i tuoi dubbi, paure ed incredulità.

Da dove comincerai? Guardando diritto allo specchio della Parola di Dio. Considera ciò che hai fatto e detto negli ultimi trenta giorni: hai mormorato? Ti sei lamentato? La tua risposta potrebbe essere: “Si ma non ho mormorato a Dio!” Si invece! Non importa dove o con chi ti sei lamentato, tutto è diretto a Dio.

Nella Bibbia troviamo spesso frasi come questa: “Abbi fiducia in Me ed io ti aiuterò. Devi solo affidare a me ogni cosa”. In tutto questo, cosa devi fare tu? Devi semplicemente restare fermo e riguardare solo alla salvezza che hai ricevuto in Gesù. Sicuramente ti starai chiedendo: “E se poi non accade nulla?” Questa risposta rivela ancora una volta il tuo dubbio e la tua paura.

Cari nel Signore, torniamo a Dio quest’oggi e diciamoGli: “Signore, ho fatto tutto quello che potevo. Adesso so che non posso fare nulla per risolvere il mio problema. Ho fiducia in Te e aspetterò la Tua vittoria”.

Lascia che Dio faccia di te una testimonianza vivente per il mondo, un testimone della Sua fedeltà. Amalo con tutto il tuo cuore, adesso! DaGli tutti i tuoi problemi, tutta la tua fede e la tua fiducia! by David Wilkerson

UN CANTO IN TEMPI DURI

UN CANTO IN TEMPI DURI

“Là ci chiedevano delle canzoni quelli che ci avevano deportati, dei canti di gioia quelli che ci opprimevano, dicendo: «Cantateci canzoni di Sion!» Come potremmo cantare i canti del Signore in terra straniera?” (Salmo 137:3-4).

Il popolo di Dio si trovava nel luogo più opprimente in cui potessero mai vivere e mentre vivevano in cattività i Babilonesi chiedevano loro di cantare un cantico. Ma dentro il popolo d’Israele non c’era più vita, né speranza, non c’era più nulla tranne che depressione e disperazione.

Oggi molti cristiani si trovano nella medesima situazione. Forse sei preda delle circostanze oppure il diavolo ti sta circuendo cercando di farti cadere in una vecchia tentazione. Sei in bilico, stai quasi per cedere e pensi: “ non ce la posso fare. Nonostante tutte le mie preghiere e le lacrime versate, quel vecchio legame continuerà a perseguitarmi per sempre!”

Quando Israele cadde in cattività dei Babilonesi, spesso questi chiedevano loro: “Cantate per noi! Suonate per noi! Abbiamo sentito parlare di voi e di ciò che il vostro Dio ha fatto per voi. Adesso tirate fuori i vostri tamburelli e le vostre arpe. Suonateci una canzone. Mostrateci la gioia che provate nel vostro Dio!”

Non credo che tale richiesta fosse solo motivo di derisione, anzi, credo che fosse anche una semplice richiesta. Il dio dei Babilonesi li aveva lasciati vuoti e aridi, non avevano speranza ma avevano sentito Israele cantare al loro Dio, un Dio che li aveva liberati da circostanze impossibili. Essi si chiedevano: “questo popolo ha un Dio che può aprire il mare per loro. Il Suo fuoco cade giù dal cielo e si staglia contro i loro nemici. C’è qualcosa in questo loro Dio!”

Come chiunque a questo mondo, essi volevano capire come un popolo, nonostante avesse dei grossi problemi e facesse fronte a delle aspre battaglie, avesse ancora la forza di cantare, gridare ed avere fede in quel momento così buio per loro! I Babilonesi chiedevano loro un cantico perché nel cuore di ogni persona c’è qualcosa che grida a gran voce: “È possibile che esista sulla faccia della terra qualcosa che vi dia la forza di cantare anche se avete perso tutto?” Essi avevano bisogno di una testimonianza! È importante che i figli di Dio, ovunque essi siano, in qualunque momento, cantino i canti di Sion: “Oh Dio, io credo in Te, non importa ciò che accade!”

Il mondo sta gridando a noi, “Voi potete mostrarci un miracolo! Non è il Mar Rosso che si apre ad impressionarci, né il cieco che riacquista la vista o lo zoppo che guarisce. È il sorriso di gioia e la forza che avete di cantare e pregare a Dio nonostante stiate passando per un momento difficile, una situazione che per la logica umana è senza speranza. È questo il miracolo che vogliamo vedere”. by David Wilkerson

LA SOTTOMISSIONE

LA SOTTOMISSIONE

L’orgoglio respinge ogni idea di sottomissione. Al giorno d’oggi tutti vogliono essere tutto tranne che servi. In America c’è un famoso gioco per bambini che si chiama “Master of the Universe” (il Signore dell’Universo) e ormai sta diventando una sorta di teologia di molti cristiani. Citiamo la Scrittura quando dice: “Perciò tu non sei più servo, ma figlio; e se sei figlio, sei anche erede di Dio per mezzo di Cristo” (Galati 4:7). Ciò che Paolo sta dicendo in realtà è che un figlio essendo stato correttamente ammaestrato sa che è legalmente figlio del re a tutti gli effetti, ma ama suo padre così tanto da scegliere di rivestire il ruolo di servo. Paolo dice inoltre che egli era “un servo di Gesù Cristo” (Romani 1:1) e Giacomo chiamò sé stesso “un servo di Dio e del Signore Gesù” (Giacomo1:1).

Un servo non ha una volontà propria; la parola del suo Padrone è la sua volontà. La croce rappresenta la morte di tutti i miei piani, di tutte le mie idee, desideri, speranze e sogni. E più di ogni altra cosa significa l’assoluta morte della mia volontà. Questa è la vera umiltà. “E, trovato nell’esteriore simile ad un uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce” (Filippesi 2:8). Gesù disse ai discepoli: “Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e di compiere l’opera sua” (Giovanni 4:34). In altre parole, “Mi rifiuto di occuparmi io stesso dei miei problemi, piuttosto aspetto di udire la voce del Padre mio, Egli mi dirà cosa fare!”

Giovanni scrisse, “quale Egli è, tali siamo anche noi in questo mondo” (1 Giovanni 4:17). Ogni vero cristiano deve dire volontariamente: “voglio veramente fare il Suo volere”. Ma è proprio qui che sbagliamo. Spesso desideriamo qualcosa e ci mettiamo tutto il nostro cuore, magari è qualcosa che sembra giusta, che ci suona logica, ma non è nella volontà di Dio. Digiuniamo, preghiamo e intercediamo, piangiamo a dirotto rivendicando ciò che a noi sembra giusto, citiamo la Bibbia e magari chiediamo ad altri di essere d’accordo con noi. Una delle più grandi trappole dei cristiani è una buona idea che però non sta nella mente di Dio, una bona strategia che però non viene da Lui, un piano ben concepito che non è Suo. Può il tuo desiderio sopravvivere alla croce? Hai la forza di abbandonare ogni tuo desiderio e morire ad esso? Devi essere in grado di dire con tutta onestà: “Signore, forse non è il diavolo a fermarmi, ma Tu. Se questa non è la Tua volontà, tutto questo potrebbe distruggermi. Lascio tutto ai piedi della croce. Lascio fare a Te, Signore!” by David Wilkerson

UNA FEDE TENACE

UNA FEDE TENACE

“Mi sono mai rifiutato di fare qualcosa che Lui mi ha chiesto? Niente della mia vita deve impedire ciò che Dio vuole fare”.

Dio porterà sempre il Suo popolo a questo punto. Perché? Perché prima che Egli ci dia il meglio, Egli deve necessariamente fare qualcosa di profondo in noi. Egli ci vuole dare la Sua vittoria, ma allo stesso tempo vuole la nostra completa devozione.

I primi sei capitoli di Giosuè descrivono la gloriosa opera che Dio fece sul Suo popolo nell’arco di diversi anni: Israele era appena stato liberato dopo 400 anni di schiavitù ed avevano vagato nel deserto per 40 anni prima di venirne fuori, e dopo tutto questo, Dio li benedì.
Ora il popolo si trovava ai confini di Canaan, la terra che stillava latte e miele e che Dio aveva promesso loro molti anni prima. Così Israele mise finalmente piede in Canaan e cosa accadde? Immediatamente Giosuè si rivolse alle giovani generazioni del popolo appartandoli per Dio. Le Scritture usano il verbo “circoncidere” per descrivere la loro preparazione, ma il significato più profondo del termine è, “affinché fossero pronti”.

Perché Giosuè fece tutto questo? Adesso che avevano messo piede in Canaan, essi dovevano far fronte alle spesse ed impenetrabili mura di Gerico. Vincere questo nemico sarebbe stato impossibile per il vecchio e indecoroso popolo d’Israele. Dio stava ancora dicendo loro, “Io vi ho benedetti in questi ultimi anni. Voi avete sperimentato le Mie incredibili ricchezze, ma il vostro lavoro non è ancora finito”.

Come si prepararono gli Israeliti a questa battaglia? Non si misero ad affilare le loro spade o a lucidare le loro armature. Al contrario, la preparazione avvenne nei loro cuori. Dio comandò loro di circondare la città cantando canti, pregando ed aspettandoLo con fede. E quando Dio ordinò di suonare le trombe e di gridare, in un istante quelle mura possenti caddero giù!

Dopo questo avvenne che Giosuè ed i suoi uomini fecero prodezze grandiose, sconfissero i loro nemici, ereditarono valli sconfinate e videro vittorie che mai avevano visto prima. Infatti Giosuè fece qualcosa che nemmeno Mosè riusci a fare, egli sconfisse 31 re, ossia, il decuplo di quanto era riuscito a fare Mosè. Io credo che questo sia ciò che il Signore vuole fare nelle nostre vite. Egli vuole darci dieci volte di più, elargire il Suo Spirito in modi straordinari ed assicurarsi che noi siamo disposti a credere che Egli voglia fare tutto questo in noi. In poche parole, Egli vuole che noi possediamo una fede tenace e risoluta. by Gary Wilkerson