FEDE CHE GIUSTIFICA

FEDE CHE GIUSTIFICA

La giustificazione e la giustizia provengono soltanto dalla fede. Io sono salvato per fede, reso giusto per fede e custodito per fede nel sangue di Cristo. Questo è il fondamento stesso del vangelo. Ma non tutta la fede è fede che giustifica. La Bibbia parla chiaramente di due tipi di fede: una che giustifica e un’altra che non è di alcun valore – una fede che esercita persino il diavolo.

Il libro degli Atti riporta che Simone il mago “credette”, ma la sua fede non era quella che giustifica. “Anche Simone credette e, dopo essere stato battezzato…” (Atti 8:13). Simone offrì denaro all’apostolo Pietro per acquisire la potenza dello Spirito Santo, ma Pietro rispose: “Poiché io ti vedo essere nel fiele di amarezza e nei legami d’iniquità” (verso 23). Stava dicendo, “il tuo cuore è ancora legato dal peccato”.

Pietro disse a Simone che, senza ravvedimento, sia lui che i suoi soldi sarebbero andati in perdizione. Infatti, Simone credette, ma non fu reso giusto da Dio in Cristo. La sua non era fede che giustifica, quella fede che purifica il cuore e porta la giustizia di Cristo.

La Scrittura dice che molte persone “credettero [in Gesù]…vedendo i segni che faceva. Ma Gesù non si fidava di loro…perché egli conosceva ciò che vi era nell’uomo” (Giovanni 2:23-25). Queste persone avevano fede in Cristo, ma non era quella fede che riceve “autorità per diventare figli di Dio” (1:12).

La fede che giustifica è più che fede d’assenso; compie più che la sola conoscenza di Dio. Giacomo argomenta: “Tu credi che c’è un solo Dio. Fai bene; anche i demoni credono e tremano” (Giacomo 2:19). Giacomo stava parlando di una fede morta, temporanea, non di quella eterna. E Gesù avvertì riguardo questo tipo di fede, dicendo che alcuni credono per un tempo “ma non hanno radice…ma al momento della prova, si tirano indietro” (Luca 8:13).

Ma c’è una fede che giustifica, una che “purifica il cuore” (vedi Atti 15:9) e “crede per ottenere giustizia” (Romani 10:10).

Perché la fede sia giustificante, deve seguirle un desiderio di obbedire ed essere fedeli a Dio. Questo tipo di fede contiene una forza vitale, un principio di obbedienza e amore eterni per Dio. by David Wilkerson

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NON ESSERE UN MULO

NON ESSERE UN MULO

“Io ti ammaestrerò e ti insegnerò la via per la quale devi camminare; io ti consiglierò e avrò il mio occhio su di te. Non siate come il cavallo e come il mulo che non hanno intelletto, e la cui bocca bisogna frenare con morso e con briglia, altrimenti non ti si avvicinano” (Salmo 32:8-9).

In questi due brevi versi, Dio ci offre una grande lezione sulla guida. Possiamo edificare una grande fede sul fondamento della conoscenza che Egli sia disposto a condurci e a guidarci in ogni cosa.

Tuttavia, la Parola di Dio dice che una persona può essere un credente che gode di ogni beneficio spirituale dell’essere un figlio di Dio e comunque restare un mulo testardo quando si tratta di sottomettere ai Suoi modi di guidare e condurre. Dio disse di Israele: “Per quarant’anni ebbi in disgusto quella generazione, e dissi: Sono un popolo dal cuore sviato e non conoscono le mie vie” (Salmo 95:10).

Pensa a cosa sta dicendo Dio: “Dopo quaranta lunghi anni di tenera guida e liberazioni miracolose, ancora non hanno la più pallida idea del modo in cui opero. Non provano mai nemmeno a capire i Miei principi di guida. Per loro, la Mia guida consiste solo in una serie di benedizioni sconnesse, nient’altro che porte aperte e vie di fuga dalle crisi”.
Personalmente, sono stanco di essere un cristiano dalla testa di mulo che non ha comprensione dei principi di guida divini. Non voglio che

Dio dica di me: “Sì, David è stato perdonato. Ha pregato e Io l’ho liberato dai guai, volta dopo volta. In effetti, l’ho condotto in modi meravigliosi e la Mia mano era su di lui. Ma nel suo cuore non ha mai avuto una conoscenza stabile delle Mie vie”.

Amato, non far sì che il Signore sia severo con te nel guidarti. Non essere come il mulo, senza discernimento. Dio non vuole urlare le Sue direttive ai Suoi figli o dover costringerci a compiere il Suo volere. Dio vuole un popolo che Lo conosca abbastanza bene da muoversi a un Suo minimo accenno. by David Wilkerson

UNA NUOVA FIORITURA

UNA NUOVA FIORITURA

“…il Padre mio è il vignaiuolo…” (Giovanni 15:1)

Là, nel fossato, cresce un rovo, che graffia e lacera: un segno della maledizione. Esso sospira dentro di sé, e dice: “Ah, povero me! Non riesco proprio a comprendere perché sono stato creato. Non ho alcun valore e alcuna bellezza. Se solo potessi essere quel mazzolino di violette su quella riva! Forse allora potrei rallegrare qualche cuore: ma sono soltanto un groviglio di spine! Se fossi utile come il grano sull’altro lato della siepe potrei sfamare il mondo, ma quale bene può apportare un cespuglio spinoso? Se fossi una quercia i cui rami si estendono ampiamente, le cui foglie producono una musica tanto bella con la brezza che le sfiora, giocando con il sole e con l’ombra, allora la mia esistenza avrebbe un senso. Purtroppo sono soltanto un rovo!”. Allo stesso modo percepiamo di avere un cuore dentro di noi, ma anche che siamo privi d’amore, di fede, di passione, senza alcuna possibilità di ricevere il bene: ci riveliamo aggressivi, insensibili e ostili – davvero un segno di maledizione – e ci domandiamo, forse, perché siamo stati creati. Un giorno arriva il giardiniere, che sradica il rovo e lo pianta nel proprio giardino. Il rovo è pronto a compatirlo. “Lui non mi conosce”, dice tra sé, “altrimenti non perderebbe così il suo tempo. Non potrà mai ricavare qualcosa di buono da un rovo coperto di spine!”. Il giardiniere sorride. “Se non posso trarre nessun bene da te, forse posso mettere qualcosa di buono in te. Staremo a vedere”. E se ne va per la sua strada. Il rovo, però, è più triste che mai. “Nel fossato mi trovavo in una brutta situazione, ma qui, in mezzo a questi fiori così graziosi, è ancora più gravoso essere un rovo! Lo sapevo che non potevo offrire nulla!”. Un giorno il giardiniere pratica un piccolo taglio sul suo tronco, inserisce una gemma minuscola, e poi la lega ad esso. Dopo alcune settimane tutti si radunano attorno al rovo per ammirare la bellezza di una rosa: le dimensioni, il colore, la sua fragranza … tutto è perfetto. Guardate: è il povero rovo che cresceva nel fosso! Ci sono le tracce del suo vecchio aspetto, ma anche l’evidenza di questa nuova fioritura! Il Padre tuo è il Vignaiuolo. Egli conosce il ceppo grezzo della nostra umanità. È consapevole della sua natura malvagia e del suo scarso valore. Tuttavia, Egli è capace di mettere al suo interno la nuova natura, quella divina. La grazia di Dio non è prodotta dai nostri sforzi, perché non viene da dentro, bensì dal nostro arrendimento al Vignaiuolo. LasciamoLo agire in noi in ogni cosa come Egli desidera. Se Gli permetteremo di mettere in noi ciò che vuole, Egli farà scaturire da noi ciò che Lui desidera.
Chiese Cristiane Evangeliche – Assemblee di Dio in Italia

UN SENSO D’INDEGNITA’

UN SENSO D’INDEGNITA’

Improvvisamente, veniamo assaliti da un senso d’indegnità. Ci chiudiamo in noi stessi, pensando: “L’ho fatto di nuovo! Non sono cambiato per niente. Non sarò mai simile a Cristo. Reagisco ancora come un bambino, non come un cristiano maturo. Perché non sono cambiato?”
Amato, il diavolo vuole che continui a preoccuparti per le tue mancanze e la tua immaturità, facendoti pensare che la gara sia impossibile, affinché ti scoraggi e lasci stare.

Sicuramente inciamperemo a volte, perché la gara continuerà finché il Signore non ritornerà. Ma dobbiamo sempre rimetterci in piedi e proseguire il cammino.

La Parola di Dio parla di vittoria: “Poiché tutto quello che è nato da Dio vince il mondo” (1 Giovanni 5:4). “Chi vince erediterà queste cose; e io gli sarò Dio, ed egli mi sarà figliuolo” (Apocalisse 21:7).

Vincere significa “conquistare e trarre il meglio da ogni tentazione e ostacolo”. Quali sono i nostri ostacoli? Sono tutte le nuove reazioni nella carne, ogni fallimento nell’essere come Cristo, ogni perdita di controllo nel temperamento, amarezza o agitazione.

Davide scrisse, “Il mio peccato mi sta sempre davanti” (Salmo 51:3). Quest’uomo fu esposto davanti al mondo intero come adultero e omicida. Scrisse anche, “Poiché le mie iniquità sorpassano il mio capo; son come un grave carico, troppo pesante per me…Io son tutto curvo e abbattuto, vo attorno tuttodì vestito a bruno” (Salmo 38:4-6).

Che sarebbe successo se Davide si fosse preoccupato e agitato per i suoi fallimenti? Egli si pentì sinceramente e poté dunque dire, “Tu hai mutato il mio duolo, in danza; hai sciolto il mio cilicio e m’hai cinto d’allegrezza” (Salmo 30:11).

Il modo più veloce per sbarazzarsi del “senso d’indegnità” è confidare nel perdono in Cristo. Ed Egli è sempre pronto a perdonare: “Poiché tu, o Signore, sei buono e pronto a perdonare, e usi grande benignità verso tutti quelli che t’invocano” (Salmo 86:5). by David Wilkerson

TENENDO GLI OCCHI SU GESU’

TENENDO GLI OCCHI SU GESU’

Sento il peso per quelli di voi che al momento stanno attraversando prove, lotte o travagli nell’anima. Voglio che tu sappia che Dio vede esattamente dove ti trovi e non ti ha abbandonato; in realtà, Egli ha sempre camminato a fianco a te in mezzo a questa situazione. Vuole che tu sia cosciente del Suo grande amore per te e vuole anche che questa consapevolezza dissipi ogni timore che avvolge il tuo cuore.

Non dobbiamo avere paura di affrontare le valli nella nostra vita, perché Dio è con noi. In mezzo a queste situazioni, Egli ci chiede di fare soltanto una cosa: guardare a Lui. Egli è la nostra rocca, la nostra fortezza e la nostra salvezza. È solo in Lui che possiamo sperare – ogni altra cosa verrà meno, ma Egli è certo per tutta l’eternità.

Poco tempo fa, in una prigione in Louisiana, ho avuto il privilegio di ministrare insieme al Pastore Jim Cymbala di Brooklyn Tabernacle. Sebbene quei prigionieri non si trovassero in una situazione ideale, abbiamo udito testimonianze su testimonianze di vite che erano state redente. Nonostante i loro legami esteriori, essi stanno veramente vivendo nella conoscenza della speranza dell’amore di Cristo. Alcuni stanno addirittura chiedendo di essere trasferiti in un’altra prigione per poter condividere l’Evangelo. Che testimonianza incoraggiante di una vita vittoriosa e ripiena di fede!

Così, mentre affronti la tua prova, sappi che Gesù è la tua risposta. Noi tutti avremo difficoltà in questa vita, ma la nostra grande speranza è nell’opera compiuta di Cristo sulla croce. Egli ha preso su di Sé ogni peccato, malattia e dolore. Egli porta tutto questo per noi, affinché possiamo vivere una vita di vittoria e speranza. Quest’ultimo atto d’amore venne fatto per te in questa tua situazione; il Signore vuole mostrare il Suo amore e la Sua potenza nella tua vita.

“Tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti, soffrì la croce” (Ebrei 12:2). by Gary Wilkerson

UNA GIOIA DUREVOLE

UNA GIOIA DUREVOLE

“Rallegratevi del continuo nel Signore” (Filippesi 4:4)

Per alcuni sperimentare la gioia appare più difficile che per altri. Ci sono anime malsicure che non hanno il coraggio di dimenticare sé stesse. Per guardarsi dentro e trovare qualcosa di cui accusarsi ingrandiscono migliaia di volte ogni difetto, ma, per cercare il bene, girano il cannocchiale dall’altro lato, al punto che ciò che è a loro vicino sembra lontanissimo e veramente piccolo. Pensano che Dio sia adirato e geloso. La religione per loro equivale a servire un Padre Padrone, cattivo e intimidatorio: sono come gli israeliti in Egitto: faticano sotto il sole cocente, trascinando pesi indicibili. Quale gioia può riservare la vita cristiana a questo genere di persone? Povera anima spaventata, questa non è la volontà del Padre celeste per te. Gli fai un torto dando spazio a queste paure. Egli ha cura di te, e vuole salvarti. Non privarti oltre di quanto ti appartiene. Non farGli torto. Dimora nel Suo amore. Riposa nella Sua cura. Leggi il cuore di Dio nella Parola vivente: Gesù Cristo. Imparerai così a rallegrarti nel Signore. Un’altra categoria di persone non riesce a gioire nel Signore: si tratta di chi è eccessivamente serio, rigido e severo. Queste persone così inflessibili sono probabilmente troppo egoiste per dimenticare sé stesse. Ai loro occhi le cose luminose della vita sembrano vanità. Gli affari e i doveri li assorbono completamente. È triste quando il bambino che è in ognuno di noi muore e si trascorre la vita in assoluta serietà, senza concedere spazio allo stupore, alla compassione e alla gioia, considerando la misericordia e la commozione alla stregua della debolezza. Tali persone ritengono che il piacere sia la maschera del peccato, e pensano che un sorriso non s’intoni con la gravità della vita. Ovviamente chi non sa rallegrarsi non riuscirà mai a gioire nel Signore. Perché parlare di queste persone? Per mettere in guardia te, caro lettore, dal diventare una di loro: se già lo sei, ricorda quest’esortazione dell’apostolo, affinché nessuno, alla luce del tuo comportamento, possa farsi un’idea sbagliata del tuo Dio.
Chiese Cristiane Evangeliche – Assemblee di Dio in Italia

LA SUA DIMORA ABITUALE

LA SUA DIMORA ABITUALE

“…procacciate la perfezione, siate consolati,…” (II Corinzi 13:11)

Non è forse vero che per diventare quello che vorremmo e che dovremmo essere dobbiamo iniziare abbandonando il nostro io, dimenticandocene, rinunciando ad esso, ignorandolo completamente? Questo è esattamente ciò che è espresso con la parola che il Signore Gesù usò quando esortò il discepolo a rinunciare a sé stesso. Procacciate la perfezione. La mia fede nella perfezione è molto debole quando mi paragono agli altri, e scompare completamente quando riguardo a me stesso. Tuttavia, quando contemplo Gesù il mio desiderio di perfezione si rafforza. Egli è perfetto in tutto ciò che compie, e nessun altro risultato potrebbe soddisfarLo. L’opera che Egli ha intrapreso per noi non porterebbe il Suo sigillo, se fosse priva di perfezione. Considerandone il costo, non oso pensare che essa rappresenti qualcosa di meno di un piano assolutamente perfetto. Procacciate la perfezione. In queste parole la mia fede nella santità e la mia speranza di raggiungere la perfezione iniziano a sussistere, proprio guardando a Lui, soffermandomi alla Sua presenza, e sedendomi ai Suoi piedi. Quando Egli viene, quale limite porrò alla Sua grazia? Quale mancanza Egli dovrà tollerare? Quale peccato sconcerterà la Sua abilità? Così, mentre alzo gli occhi verso quella vetta scivolosa, chiedendomi in che modo potrò raggiungerla, Egli mi viene incontro con le Sue parole amorevoli: “Figlio Mio, non temere! Quello che cerchi non lo raggiungerai arrampicandoti in alto: sarò io a scendere. Tu procaccia la perfezione”. Questa è la realtà in cui si serve e si adempiono le aspettative del Signore riguardo alle attitudini e allo spirito che contraddistinguono la nostra vita. Tutto ciò non consiste nella mia comprensione di teorie o di teologie, nella mia percezione di metodi particolari di vita, in esperienze di estasi o di sacrifici, ma esclusivamente nel ricevere Gesù Cristo nel cuore, affinché Egli possa compiere la Sua opera in me come Egli vuole. Guarda verso di Lui, in questo momento. InvocaLo, e accogliLo come il Tuo Dio, desideroso che Egli compia per te quanto di meglio ha fatto per altri. Chiedi a Gesù a dimorare nel tuo cuore, perché Egli lo trasformi nella Sua dimora abituale.
Chiese Cristiane Evangeliche – Assemblee di Dio in Italia

DOVE SI TROVA LA SANTITÀ

DOVE SI TROVA LA SANTITÀ

“Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste” (Matteo 5:48)

Osservate dove si trova il discepolo. Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste. Queste parole possono essere intese correttamente soltanto se abbiamo la giusta attitudine interiore. Esse sono di benedizione, quando le ascoltiamo dalle labbra del sommo Maestro. Al principio di questo capitolo ci sono due parole che vale la pena evidenziare nella nostra Bibbia e che dovrebbero esser incise in profondità nella mente e nel cuore. “Postosi a sedere, i suoi discepoli si accostarono a lui. Ed egli, aperta la bocca, li ammaestrava dicendo … Voi dunque siate perfetti”. “Si accostarono a lui”. Noi separiamo la Parola da Lui, e la perdiamo. L’insegnamento di Cristo è sempre a viva voce, ossia, Egli apre la Sua bocca e impartisce il Suo consiglio. Questa è la ragione per cui la semplice lettura o l’ascolto della Bibbia spesso sono sterili e morti. Dimentichiamo di andare a Lui. In questo modo non ci appropriamo più della Parola misericordiosa che procede direttamente dalla Sua bocca. Essa diventa arida, avvizzita, e ridotta a semplice punto di vista del predicatore. Il comandamento si trasforma in un’espressione dura, in un peso gravoso che ci sforziamo invano di portare, perché senza di Lui non possiamo fare nulla. Le promesse non sono che deboli echi che giungono a noi da lontano, che non portano guarigione né hanno più alcuna virtù. Ma andiamo a Lui! Allora il precetto diventa pieno di autorità divina e il comandamento ricco di tenerezza, trasformato in una promessa luminosa, vicino alla Sua mano: la promessa si trasforma in un possesso benedetto, realizzato prima dentro di noi. Probabilmente nessuno è in grado di darmi una definizione completa di santità, ma non importa: io so dove si trova: proprio ai piedi del Maestro. Siediti, cara anima, siediti ai Suoi piedi, e contempla il Suo volto. Guarda alla croce e cerca di misurare i grandi propositi del Suo amore e l’immensità della Sua grazia. Poi, dalle Sue labbra, ascolta queste parole, infinitamente amorevoli e piene di potenza: “Voi dunque siate perfetti”. Chi ritiene che la santità sia qualcosa che si trova dentro di sé, la limita subito attraverso ciò che egli è o che non è. Davanti agli alti figli di Anak, di fronte alle possenti mura di Gerico, la debolezza suggerisce: “Non siamo che locuste”. Se, al contrario, la santità è una potenza che si trova nel mio Signore onnipotente, per aiutarmi e per benedirmi, quali sono i suoi limiti? Facciamo penetrare questa verità nel profondo dell’anima: la santità è tutta in Gesù: non posso trovarla altrove. “In Lui voi avete tutto pienamente!”.
Chiese Cristiane Evangeliche – Assemblee di Dio in Italia

AVERE CARITA’

AVERE CARITA’

“Perché è cosa lodevole se uno, per motivo di coscienza davanti a Dio, sopporta afflizioni soffrendo ingiustamente…Egli non commise alcun peccato e non fu trovato alcun inganno nella sua bocca. Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di colui che giudica giustamente” (1 Pietro 2:19-23).

Pietro descrive in che modo Gesù gestiva le situazione nella Sua vita. Quando le persone Lo ferivano e Lo schernivano, Lui non rispondeva né minacciava. Quando volevano litigare con Lui, non si lasciava coinvolgere. Piuttosto, si allontanava.

“A questo infatti siete stati chiamati, perché Cristo ha sofferto per noi, lasciandoci un esempio, affinché seguitate le sue orme” (verso 21). Pietro lo rende chiaro: Gesù dev’essere il nostro esempio di comportamento.

L’apostolo Paolo aggiunge: “Se non hai carità – vale a dire, l’amore di Cristo – non sei nulla”. Secondo 1 Corinzi 13, la carità significa mostrare gentilezza verso tutti, senza eccezione…non avendo alcun tipo di gelosia…non vantandosi o promuovendo sé stessi…cercando l’interesse altrui più del nostro…non irritandosi facilmente…non pensando male di alcuno…non rallegrandosi quando qualcuno cade, anche se si trattasse di un nemico.

Sia Pietro che Paolo affermano molto chiaramente in questi passi: “Il nostro comandamento per voi è che non si risponda, che non ci sia alcuna vendetta, nessun minacciarsi fra di voi. Piuttosto, arrendete ogni vostra agitazione, paura e amarezza a Cristo”.

I nostri cuori potrebbero rispondere: “Signore, è questo quello che voglio”. Potremmo ottenere qualche vittoria e iniziamo a sentirci sicuri. Poi, dal nulla, qualcuno dice o fa qualcosa che scaglia una brutta freccia inaspettata di acidità contro di noi – e noi subito iniziamo ad avere una raffica di pensieri rabbiosi. Prima di accorgercene, stiamo a nostra volta scagliando frecce velenose contro chi ci ha fatto arrabbiare.

Ci rendiamo conto di essere venuti meno anche se ci siamo sforzati – pregando, cercando Dio, aggrappandoci alla verità e godendo di molti successi. Quando il nemico è arrivato come una fiumana, abbiamo fallito totalmente nel nostro sforzo di essere come Gesù.

“Corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti” (Ebrei 12:1). Devi solo avere pazienza con te stesso e il tuo processo di crescita. Dopo tutto, la gara continuerà finché Gesù non ritornerà. Sì, inciamperai, vacillerai e ti stancherai, ma se verrai meno, ti rialzerai e andrai avanti. by David Wilkerson

SEI ARRABBIATO CON DIO?

SEI ARRABBIATO CON DIO?

Credo che non ci sia niente di più pericoloso per un cristiano di portarsi dentro del risentimento nei confronti di Dio. Sono scioccato dal numero crescente di credenti che serbano qualche tipo di rancore contro di Lui. Perché? Sono convinti che Egli non si curi di loro perché non ha risposto a una particolare preghiera o non ha agito in loro favore.

Giona aveva una chiamata missionaria da parte di Dio e si recò a Ninive a predicare il messaggio di giudizio che aveva ricevuto. Dopo aver predicato il messaggio, Giona si sedette su una collina, aspettando che Dio iniziasse il Suo giudizio. Ma dopo quaranta giorni ancora non succedeva nulla. Perché? Perché Ninive si era ravveduta e Dio aveva cambiato idea sul fatto di distruggerli!

La maggior parte della rabbia nei confronti di Dio inizia con la delusione. Dio forse ci chiama, ci equipaggia e ci invia. Poi, quando le cose non vanno come avevamo programmato, ci sentiamo ingannati o traditi. Dio capisce le nostre grida di dolore e confusione. Dopo tutto, il nostro è un grido umano. E non è affatto diverso da quello di Gesù sulla croce: “Padre, perché Mi hai abbandonato?”

Se continuiamo a nutrire uno spirito irritato, questo si trasformerà in rabbia! E Dio ci porrà la stessa domanda che pose a Giona: “Ti pare giusto adirarti così?” (Giona 4:9). In altre parole: “Pensi di avere il diritto di essere così in collera?”

Giona rispose: “Sì, faccio bene ad adirarmi, fino alla morte” (stesso verso). Questo profeta era così pieno di collera verso Dio da dire: “Non m’interessa se vivo o muoio. Il mio ministero è un fallimento. Ho tutto il diritto di essere arrabbiato con Lui”.

La Parola di Dio dice che c’è speranza. “Trattieni la tua voce dal piangere, i tuoi occhi dal versare lacrime, perché la tua opera sarà ricompensata», dice l’Eterno” (Geremia 31:16). In altre parole: “Smetti di lamentarti. Io premierò la tua fedeltà”.

“Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, irremovibili, abbondando del continuo nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore” (1 Corinzi 15:58).

Amato, le tue grida e le tue preghiere non sono vane. Ogni tuo dolore e lacrima sono per un motivo. Dio ti sta dicendo: “Pensi che sia finita. Vedi solo fallimento e rovina, senza risultati. Allora dici, ‘è la fine’. Ma Io ti dico che questo è l’inizio. Vedo il premio che sto per riversare su di te. Ho buone cose in mente per te, cose meravigliose. Quindi, smetti di piangere!” by David Wilkerson