AVENDO FIDUCIA

AVENDO FIDUCIA

“Avendo fiducia in questo: che Colui che ha cominciato in voi un’opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù” (Filippesi 1:6)

Se dovessimo fare un bilancio della nostra vita spirituale trascorsa durante l’anno e quella che vorremmo vivere in futuro, confesseremmo la nostra insoddisfazione per il passato e i timori per il domani. Allo stesso modo, però, non dobbiamo nemmeno essere ansiosi e paurosi. L’espressione dell’apostolo Paolo è un caldo incoraggiamento alla tranquillità ed alla serenità: la fiducia è questo. Tale fiducia ha effetti benefici su vari aspetti della nostra vita spirituale. Coltivando la fiducia si esercita la fede. Riuscire a non essere ansiosi è piuttosto difficile per ogni essere umano, anche per i credenti, ma, sicuramente, con gli sforzi umani non si aggiungerà nulla di più alla statura spirituale, anzi si perderà del tem­po prezioso. Se, invece, ogni giorno guardiamo al Signore ed a quello che Egli può fare, scopriremo sempre qualcosa di nuovo dentro di noi, un continuo progresso nelle vie del Signore. Coltivando la fiducia nel Signore non si perderà di vista la santificazione. Il Signore stesso richiama l’attenzione del credente sulla trasformazione continua della sua natura, ma se alla fede subentra il desiderio di fare da soli, allora si scadrà nel fariseismo, che è il peggior nemico della santificazione. Coltivando la fiducia nel Signore non ci si scoraggerà. Il grosso rischio degli ansiosi è lo scoraggiamento, perché i tentativi umani sono, inevitabilmente, destinati a fallire e da questo allo scoraggiamento il tratto è breve. Non è così per chi confida nella forza dell’Eterno, che cancella anche il vizio più incallito e toglie l’abitudine più assimilata. Il Signore ci aiuti a porre fiducia in Lui, così da permetterGli di portare a compimento l’opera Sua in noi anche per il domani.
Chiese Cristiane Evangeliche – Assemblee di Dio in Italia

TENERA COMPASSIONE

TENERA COMPASSIONE

“Ed ecco, una donna che era in quella città, una peccatrice, saputo ch’egli era a tavola” (Luca 7:37)

È meraviglioso considerare come una bontà genuina attiri a sé gli infelici, gli afflitti, coloro che non hanno amici, gli emarginati. Dovunque Gesù andasse, questo tipo di persone Lo trovavano sempre disponibile e si riunivano attorno a Lui. Questo avveniva perché Egli era l’amico disinteressato di tutti gli uomini. In Lui gli uo­mi­ni potevano trovare comprensione, Egli avrebbe ascoltato le loro storie. Sebbene fosse senza peccato, non dimostrava alcun atteggiamento di superiorità verso i peccatori. Era gentile nei riguardi del peggior malvagio come verso “l’im­ma­colato” Nicodemo. Non importa chi stendesse la propria mano per ricevere aiuto, Egli era pronto ad afferrarla. Una delle cose più vere che siano mai state dette di Ge­sù è stata la parola profetica che Lo riguardava: “Non spezzerà la can­na rotta”. Trattò sempre con la massima gentilezza gli spiriti afflitti e i cuori rotti. Quelli che vogliono essere utili in questo mondo devono avere le stesse qualità. C’è un tipo di “santità” umana che non attira nessuno anzi allontana: la santità genuina, invece, guadagna ovunque il cuore degli uomini. Il segreto è vivere “non per esser servito, ma per servire”: senza considerarci troppo buoni per servire la meno degna delle creature di Dio. Se stiamo in questo mondo per essere serviti, non saremo utili a nessuno. Ma se viviamo per servire gli altri, la nostra vita varrà qualcosa. I cuori affamati e le anime bisognose saranno attirate a noi, e Dio si compiacerà nell’affidare la Sua opera nelle nostre mani. Abbiamo anche bisogno di imparare a non eccedere nelle gentilezze quando abbiamo a che fare con anime umane in crisi spirituale. Molte persone serie, nel loro eccesso di zelo, procurano danni incalcolabili a coloro che desiderano aiutare. Le persone dal cuore afflitto hanno bisogno di comprensione, di amore e di una forte amicizia, molto più di quanto abbiano bisogno di teologia.
Chiese Cristiane Evangeliche – Assemblee di Dio in Italia

UN PICCOLO PASSO

UN PICCOLO PASSO

Che piccolo e facile passo è quello di passare dal dubitare dell’amore di un padre a prendere in mano la situazione. Ma che tragico passo! Nel momento in cui forzi le cose secondo la tua volontà, esponi il tuo cuore ad una valanga di male.

La prima cosa che cambiò nei fratelli di Giuseppe dopo aver iniziato a dubitare dell’amore di loro padre fu il modo di parlare. Ascoltali: “Venite, uccidiamolo. No, gettiamolo in una fossa. Meglio ancora, vendiamolo agli ismaeliti e facciamoci un po’ di soldi!” i loro cuori si gonfiavano di disprezzo e tradimento e da quei cuori corrotti prorompevano fiumane di parole malvagie, il linguaggio del mondo.

Un modo di parlare impuro è un segno certo del cuore indurito. I fratelli di Giuseppe divennero insensibili al peccato e il loro conversare corrotto li condusse a un comportamento criminale. Prima parlavano come i malvagi, poi iniziarono a comportarsi come tali. Prima di accorgersene, erano divenuti freddi criminali calcolatori. Non solo peccarono, ma lo coprirono e proseguirono nel loro lavoro di pastori come se non fosse successo nulla.

Quanto scendiamo in basso quando dubitiamo dell’amore di nostro Padre. Quanto diveniamo corrotti e insensibili. Il profeta Malachia avvertì i figli d’Israele riguardo la durezza dei loro cuori. Come i fratelli di Giuseppe, gli israeliti erano caduti preda del dubbio e si erano incalliti nel loro peccato. Il libro di Malachia inizia: “L’oracolo della parola dell’Eterno rivolta a Israele per mezzo di Malachia. «Io v’ho amati», dice l’Eterno. Ma voi dite: «In che cosa ci hai amati?»” (Malachia 1:1-2). Incredibile! Osarono dire a Dio: “Non vediamo alcuna prova nella nostra vita che Tu ci ami e Ti curi di noi”.

Mostrami un cristiano che inizia a dubitare dell’amore di Dio e decide di prendere in mano la situazione e io ti mostrerò un cristiano il cui modo di parlare è diventato corrotto. Quasi da un giorno all’altro ci sarà un cambiamento notevole. Più dubiterà, più il suo parlare diventerà impuro. Il modo in cui parlano alcuni cristiani è assolutamente scioccante. Una volta parlavano con santo timore e riverenza, parole integre di fede e gioia. Una volta parlavano dolcemente, con discorsi che edificavano. Ora parlano duramente, in maniera irriverente. Le loro parole tradiscono ciò che risiede nei loro cuori: timore, incredulità e disperazione.

Getta via ogni pensiero malvagio e incredulo. Non continuare a dubitare del grande amore di Dio! by David Wilkerson

LE IMPRONTE DI CRISTO

LE IMPRONTE DI CRISTO

“E [Gesù], rispondendo, disse loro…” (Luca 7:22)

Giovanni era perplesso, e mandò qualcuno dalla prigione in cui si trovava per chiedere a Gesù se Egli fosse veramente il Mes­sia promesso. Gesù rispose pazientemente a quei messaggeri. Mol­te delle nostre preghiere sono miste di dubbio: spesso sono piene di rimostranze, paure e mormorii. Tuttavia il Signore non si spazientisce mai nei nostri confronti. Non chiude mai la Sua porta davanti a noi. Deve, comunque, affliggerLo profondamente il fatto che noi dubitiamo di Lui. Giuseppe pianse quando i suoi fratelli gli mandarono un messaggio, dopo la morte del loro padre, chiedendogli di perdonarlo, quando li aveva perdonati molti anni prima, e lo aveva dimostrato con migliaia di gentilezze: quasi gli si ruppe il cuore nel pensare a come lo avevano giudicato malamente. Tuttavia questa è la maniera in cui molti di noi si comportano con Gesù. Dopo tutti i sacrifici che Egli ha fatto e le benedizioni che nel Suo amore ci ha concesso, quando qualche ombra oscura il nostro cuore ci chiediamo se Cristo ci ami realmente, se ci abbia o no perdonato, se si prenderà cura di noi in futuro. Siamo spesso perplessi su qualche cosa, pieni di preoccupazioni: e questi dubbi, paure e ansietà entrano nelle nostre preghiere. Tolgono la gioia dalla nostra adorazione, la fede dalle nostre supplicazioni e danno un tono triste alle nostre preghiere. Gesù si stanca di questo tipo di preghiere? No di certo: Egli ascol­ta tutti i suoni discordanti che derivano dai nostri mormorii. An­che il Suo cuore deve essere addolorato da essi: ma ci risponde comunque. È molto paziente con noi, non borbotta mai. Si ricorda di quanto siamo fragili, e invia le più dolci risposte di cui il Suo amore è capace. La ricchezza e la cura che il nostro Salvatore ci riserva sono davvero meravigliose.
Chiese Cristiane Evangeliche – Assemblee di Dio in Italia

AMORE CHE PERDONA

AMORE CHE PERDONA

La storia dell’Antico Testamento di Giuseppe e i suoi fratelli contiene un messaggio potente per i cristiani del Nuovo Testamento. Giuseppe è un tipo di Cristo e i suoi fratelli sono un tipo del popolo eletto di Dio sulla terra. (ricorda, Dio promise a Giacobbe in Genesi 35:11: “Re usciranno dai tuoi lombi”). Il metodo di Giuseppe nel rapportarsi ai suoi fratelli è un chiaro tipo del modo di Dio di rapportarsi con noi oggi. Questa storia dell’amore che perdona di un uomo per i suoi fratelli nel peccato è una bellissima immagine dell’amore e della grazia di Dio per l’uomo nel peccato.

La storia di Giuseppe e i suoi fratelli è una delle più tristi tragedie in tutta la Parola di Dio. Questa generazione di uomini scelti non credettero mai di essere amati. La devastante inondazione di peccato e dolore causata dal loro scetticismo serve a noi tutti come ammonimento solenne.

Giacobbe provava un amore eccezionale per Giuseppe, il figlio della sua vecchiaia, e provvedeva in modo speciale per prendersi cura di lui. I suoi figli maggiori interpretarono quest’attenzione eccessiva come se il padre amasse Giuseppe più di loro: “Ma i suoi fratelli, vedendo che il loro padre lo amava più di tutti gli altri fratelli, presero ad odiarlo” (Genesi 37:4).

Ora, il fatto che Giacobbe amasse Giuseppe così tanto non significava che amasse gli altri figli di meno. Egli si era preso cura fedelmente dei suoi figli e li aveva benedetti. Avevano ricevuto la stessa amorevole guida e disciplina, eppure i figli maggiori divennero gelosi di quella che sembrava essere una posizione privilegiata di loro fratello. Giuseppe sembrava ottenere qualsiasi cosa il suo cuore desiderasse, persino una bella veste colorata. Egli era più benedetto, più favorito, più coccolato, e questo rese gli altri arrabbiati e gelosi.

Sei mai stato colpevole di aver invidiato un fratello in Cristo che sembra ricevere tutto quello che vuole? Le sue preghiere sembrano sempre ottenere una pronta risposta. Non sembra mai solo, non amato o non voluto, mentre tu ti senti abbandonato e solo. Le radici di amarezza e gelosia iniziano a crescere.

Amato, è un terreno pericoloso. Nel momento in cui crediamo che il nostro Padre celeste ci ami meno di qualcun altro, ci apriamo ad ogni sorta di male. Ogni volta che ci lamentiamo delle nostre circostanze, sia che lo facciamo apertamente o nel nostro cuore, accusiamo Dio di disattenzione.

Attenzione! Questa è proprio l’attitudine che causò tanti problemi ai fratelli di Giuseppe. by David Wilkerson

RENDERE GESÙ MANIFESTO

RENDERE GESÙ MANIFESTO

“…Ricordo oggi le mie colpe” (Genesi 41:9 – Vers. N.R.)

“Ricordo oggi le mie colpe”, disse il coppiere del brano biblico. Ma tra noi chi può conoscerle tutte, chi è in grado di ricordarle? V’è soltanto un luogo nel quale possiamo vedere correttamente il nostro peccato e considerarlo nel modo dovuto: ai Suoi piedi. Venite, parliamoGli! Ahimè! Signor mio, io che conosco il Tuo amore, sono stato così poco amorevole! Ho gustato la Tua infallibile benignità, eppure sono stato spesso freddo e orgoglioso! Ahimè! Mio Signore, il cuore che Tu volevi rendere una Tua dimora ha accolto i Tuoi nemici più crudeli: l’ostilità, l’egoismo, l’avidità e la concupiscenza. Le mie colpe si accumulano e lievitano fino a quando tutte le azioni sono macchiate, e ogni parola, gesto e pensiero sembrano ergersi contro di me. Qualche cuore sospira: “Ho dimenticato Gesù, L’ho disonorato, e ho dato di Lui una cattiva impressione, Lui che è il più bello e la cui persona è tutta un incanto”. Un altro dice: “Ho rinnegato Gesù, mi sono vergognato e ho avuto timore di riconoscerLo: così ho espresso con la mia vita, se non proprio con le mie labbra: ‘Non L’ho mai conosciuto’”. Siamo stati perdonati costantemente, accolti, resi oggetto del Suo amore. Che cosa possiamo fare? Non ci rimane che affrettarci a compiere per il nostro Salvatore ciò che il coppiere fece per Giuseppe. Egli si adoperò per farlo uscire dall’oscurità. Possiamo immaginare con quale ansia egli fosse andato a chiamarlo di persona. Probabilmente aiutò coloro che dovevano preparare Giuseppe a essere ricevuto dal re, preoccupandosi che egli fosse vestito di lino fino e unto con balsami profumati. Poi il coppiere lo guidò alla presenza del faraone: nessun’altro, possiamo immaginare, fu tanto felice di onorare il nuovo governatore del paese. In questo modo anche noi dovremmo cercare di rimediare alle nostre colpe e omissioni. “PortiamoLo fuori”, il nostro glorioso Signore e Salvatore, e dopo aver sentito nuove parole di perdono dalle Sue labbra, offriamoGli, come mai prima, il nostro amore più profondo, più sincero e totale, il nostro impegno a servirLo con devozione. Il nostro piacere sarà quello di compiere la Sua volontà.
Chiese Cristiane Evangeliche – Assemblee di Dio in Italia

IL PECCATO CHE FA PIANGERE DIO

IL PECCATO CHE FA PIANGERE DIO

Lasciate che ve lo dica in modo diretto, senza girarci intorno e senza attenuanti. Il peccato che fa piangere Dio viene commesso ogni giorno, non solo dagli operatori d’iniquità ma da migliaia di cristiani: il peccato di dubitare dell’amore di Dio per i Suoi figli.

Credi che faccia sembrare Dio troppo umano e vulnerabile dire che Lui pianga? Allora chiediti come un Dio d’amore può non piangere quando il Suo popolo mette in dubbio la Sua natura stessa. Gesù Cristo era Dio nella carne, e secondo il libro di Giovanni Egli pianse quando quelli a Lui più vicini misero in dubbio il Suo amore e la Sua premura. Si trattava di Dio incarnato alla tomba di Lazzaro, che piangeva per amici che non riuscirono a riconoscere chi Lui fosse.

Ripetutamente i più cari confratelli di Cristo su questa terra misero in dubbio il Suo amore per loro. Pensa ai discepoli nella barca sballottata dalla tempesta che immetteva acqua. Gesù si trovava dall’altro capo della barca, profondamente addormentato. “Maestro, non t’importa che noi periamo?” (Marco 4:38). Quanto deve aver ferito il Signore quell’accusa! C’era il Dio Onnipotente nella loro barca! Come avrebbe potuto non curarsene? Ma ogni qualvolta gli uomini distolgono lo sguardo dal Signore e si concentrano invece sulle circostanze, il dubbio subentra sempre. Gesù era esterrefatto! “Come potete temere se Io sono con voi? Come potete dubitare del Mio amore e della mia premura?”

I cristiani oggi addolorano il Signore allo stesso proposito anche di più. La nostra incredulità è un affronto maggiore verso di Lui dell’incredulità di Maria, Marta e di tutti i discepoli, perché il nostro peccato viene commesso contro una luce maggiore. Noi siamo su un monte più alto e vediamo molto più di quanto loro avrebbero mai potuto vedere. Abbiamo una Bibbia completa con racconti completi e dettagliati dell’affidabilità di Dio. Abbiamo testimonianze scritte di quasi venti secoli di cristianesimo, generazione dopo generazione di padri della fede che ci hanno trasmesso le prove incrollabili dell’amore di Dio. E noi stessi abbiamo vissuto innumerevoli esperienze personali che testimoniano il tenero amore e l’affetto di Dio per noi.

Ricerchiamo la Sua abbondante misericordia e il Suo amore, ammettiamo la peccaminosità della nostra incredulità e riconosciamolo per Chi Lui è! by David Wilkerson

IL VERO RIPOSO

IL VERO RIPOSO

“Affinché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati, mediante lo Spirito suo, nell’uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori…” (Efesini 3:16, 17)

Molti conoscono un Cristo morto. Gesù ha dato la Sua vita per loro, e nella Sua morte essi trovano la loro liberazione. Molti hanno un Cristo lontano e glorificato, che è salito al monte Sion. Queste persone non trovano riposo. A cosa serve la Sua potenza e il Suo amore se Egli non è presente nella loro vita? Se le cose stanno in questi termini, non possiamo definire la Chiesa una sposa: essa è, in realtà, una vedova! Eppure, fra i credenti serpeggia un concetto, piuttosto diffuso, secondo il quale Cristo se n’è andato e ha mandato lo Spirito Santo a sostituirLo. È davvero così? “Eppure, io vi dico la verità: è utile per voi che io me ne vada: perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore: ma se me ne vado, io ve lo manderò”. Ma leggiamo ancora: “Affinché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati, mediante lo Spirito suo, nell’uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori”. “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente”. Lo Spirito benedetto ci illumina per riuscire a vedere Gesù. Lo Spirito ci apre gli orecchi del cuore per poter udire la Sua voce e permetterci di avere con Lui una comunione costante, ininterrotta, più reale e intima di quanto potessimo realizzare quando Egli era quaggiù fisicamente. Adesso siamo in grado di sperimentare la Sua presenza e di rallegrarci di fronte al completo adempimento dell’antica promessa: “La mia presenza andrà con te e io ti darò riposo” (Es. 33:14). Il vero riposo spirituale corrisponde al nostro completo abbandono a Gesù. Egli è mio, e io sono Suo. Egli è completamente mio: tutto ciò che Egli è e tutto ciò che potrà essere è mio, a pieno titolo. E io sono completamente Suo. Gesù ha messo a tacere il passato, imponendo il silenzio del Suo misericordioso perdono, soffiando una pace che non può essere interrotta. Egli mi sta vicino, sussurrandomi dolcemente: “Non temere”, occupandosi di me sempre, e in ogni cosa. Egli è in grado di vedere ciò che ora mi è precluso. Egli programma tutto, mi provvede tutto quel che mi occorre e mi guida. Così, circondato dal Suo favore come da uno scudo, Egli mi fa riposare nella Sua pace.
Chiese Cristiane Evangeliche – Assemblee di Dio in Italia

UNA PAROLA DI GUARIGIONE DAL CIELO

UNA PAROLA DI GUARIGIONE DAL CIELO

Gesù venne condotto da un uomo inerme che giaceva presso la piscina di Bethesda. “C’era là un uomo infermo da trentotto anni. Gesù, vedendolo disteso e sapendo che si trovava in quello stato da molto tempo, gli disse: «Vuoi essere guarito?»” (Giovanni 5:5-6). Quest’uomo infermo senza nome ha molti aspetti e rappresenta migliaia di cristiani impotenti che si sentono disperati.

L’impotenza giunge in varie forme: fisica, spirituale, mentale, o tutte queste insieme. Mentalmente e spiritualmente potresti essere quell’uomo che giace presso la piscina. Ti trovi in una situazione che sembra disperata e non vedi via d’uscita. Nessuno capisce veramente la profondità della tua sofferenza; nessun amico o familiare sembra avere il tempo, l’amore o l’energia per poter davvero raggiungere quella ferita dentro di te.

Guarda bene quest’uomo impotente e pensa agli anni di lotta, alle ferite accumulate su di lui inflittegli da persone insensibili e noncuranti. Quante volte avrà elevato una mano tremante verso coloro che gli correvano di fianco per curarsi dei loro bisogni, gridando: “Qualcuno mi aiuti! Vi prego! Non ce la faccio da solo!”

Migliaia di cristiani sono spiritualmente disperati e impotenti a motivo della lunga battaglia con qualche peccato schiacciante che li ha derubati di vita e forza spirituale. Giacciono disperati sul letto della disperazione e della depressione, sperando sempre in un miracolo, aspettando sempre che qualcuno smuova e faccia succedere qualcosa. Si trascinano culto dopo culto, vanno agli incontri di assistenza spirituale, a seminari, in attesa di quell’unico e grande miracolo che cambi la loro vita. Ma non cambia niente.

Credo che il grande amore di Dio si riveli in risposta al grido del cuore, e credo che Gesù andò da quell’uomo in risposta a un grido profondo e agonizzante verso il Padre. La Bibbia ha molto da dire sul grido del cuore. “Nella mia angoscia invocai l’Eterno e gridai al mio Dio; egli udì la mia voce dal suo tempio, e il mio grido pervenne davanti a lui, ai suoi orecchi” (Salmo 18:6). Un grido verso Dio che parte dal cuore otterrà sempre risposta con una parola di misericordia e guarigione dal cielo! by David Wilkerson

RIPOSO E FIDUCIA

RIPOSO E FIDUCIA

“Come un pastore, egli pascerà il suo gregge: raccoglierà gli agnelli in braccio, li porterà sul petto, condurrà le pecore che allattano” (Isaia 40:11)

“Chi ha misurato le acque nel cavo della sua mano o pesato le montagne con la stadera e i colli con la bilancia? Egli è assiso sulla volta della terra, da lì gli abitanti appaiono come cavallette: Egli distende i cieli come una cortina e li spiega come una tenda per abitarvi. Levate gli occhi in alto e guardate: Chi ha creato queste cose? Egli le fa uscire e conta il loro esercito, le chiama tutte per nome: per la grandezza del suo potere e per la potenza della sua forza, non ne manca una … Non lo sai tu? Non l’hai mai udito? Il Signore … il creatore degli estremi confini della terra: egli non si affatica e non si stanca: la sua intelligenza è imperscrutabile. Egli dà forza allo stanco e accresce il vigore a colui che è spossato”. Come sono al sicuro coloro di cui Egli ha cura! Con quale certezza essi possono riposare nella beatitudine delle Sue attenzioni! Oltre a questa descrizione della Sua potenza abbiamo l’immagine del Suo amore come Lui stesso ce la offre: “Io sono il buon pastore: il buon pastore dà la sua vita per le pecore. Il mercenario, che non è pastore, a cui non appartengono le pecore, vede venire il lupo, abbandona le pecore e si dà alla fuga, e il lupo le rapisce e disperde. Io sono il buon pastore e do la mia vita per le pecore”. Rivolgi lo sguardo a Lui, anima timida: conosci qualcuno che Gli somigli? Egli ha deposto la Sua vita per te. Egli ti ha comprato a prezzo, a costo del Suo sangue prezioso. Per questo motivo sei così caro al Suo cuore. E ora, con tutta la Sua potenza, Egli viene a occuparsi proprio di me, a guidarmi e a liberarmi. Ora posso riposare confidando su questa benedetta sicurezza: Egli mi fa riposare tra le Sue braccia sicure.
Chiese Cristiane Evangeliche – Assemblee di Dio in Italia