FRUTTO E FOGLIE

FRUTTO E FOGLIE

“…il quale dà il suo frutto nella sua stagione, e la cui fronda non appassisce…” (Salmo 1:3)

“Il quale dà il suo frutto nella sua stagione”. L’uomo di cui parla il salmista è adatto a tutte le stagioni: manifesta speranza in primavera, gioia in estate, pace durante l’autunno e pazienza in inverno. Come negli alberi – in cui i diversi innesti producono una varietà di frutti, alcuni tardivi, altri assolutamente precoci – egli esprime di seguito una costante benevolenza, una fede coraggiosa, e durante tutto l’anno porta con sé il frutto d’oro dell’amore e della lode. Le qualità già menzionate nella precedente meditazione, sono accompagnate dalla caratteristica della fertilità. Chi fa della Parola di Dio l’oggetto della sua meditazione, porta “frutto, molto frutto, frutto permanente”. E lo fa in maniera appropriata, “nella sua stagione”, nel tempo giusto, nel tempo di Dio: egli sarà in sintonia con le stagioni, i tempi del Signore, non sarà mai inopportuno. Prendendo le mosse dalla volontà di Dio rivelata a noi nella Sua Parola, il credente esce nel mondo per dar corpo agli statuti divini, per scoprire e concretizzare la “legge del Signore” ovunque e in ogni circostanza. La voce di Dio lo incontra nel lavoro e lo benedice. La presenza divina è per lui tangibile nei momenti di svago, e la legge d’amore lo circonda con favore e lo protegge come uno scudo. “Il cui fogliame non appassisce”. Immutabilità. L’albero ha due estremità: le radici e le foglie. Le radici, stabili in ogni stagione, rimangono salde nel terreno in cui affondano per dare stabilità ed attingere nutrimento per il bene della pianta. Le foglie, invece, giocano con la luce del sole, sono bagnate dalle piogge, sussurrano alla brezza e tremano, anche al soffio del vento più leggero. I principi morali sono come le radici: non devono flettere minimamente. Ora, l’uomo spirituale può avere svariati interessi, occuparsi di attività passeggere come la cultura, lo sport, le amicizie, gli affetti famigliari … ma dove i principi sono fermi, anche gli aspetti della vita più periferici e marginali beneficiano di una solidità di base, e sono preservati in tutta la loro salute e bellezza. Chiese Cristiane Evangeliche – Assemblee di Dio in Italia

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SMETTI DI CERCARE DI FAR PACE COL TUO PECCATO

SMETTI DI CERCARE DI FAR PACE COL TUO PECCATO

“Chiamarono Lot…Dove sono gli uomini che sono venuti da te questa notte? Portaceli fuori, affinché li possiamo conoscere!” (Genesi 19:5). Alla fine, per Lot arrivò il giorno della resa dei conti. Una folla selvaggia di uomini sodomiti circondarono la sua casa, sbattendo sulla porta e gridando oscenità. Costoro pretendevano che Lot mandasse fuori i due angeli che alloggiavano da lui per poterli violentare.

Che scena orribile! La reazione di Lot fu di cercare di strappare un accordo a quegli uomini. Sembra che Lot fosse un giudice a Sodoma, perché sedeva alle porte della città. Aveva la reputazione di protettore, così cercò di ragionare con la folla. Si spinse persino a definirli “fratelli”, dimostrando di aver preso il peccato di Sodoma troppo alla leggera.

“Deh, fratelli miei, non comportatevi in modo così malvagio! Sentite, io ho due figlie che non hanno conosciuto uomo; deh, lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi pare; ma non fate nulla a questi uomini” (versi 7-8).

Un teologo scrive che Lot sapeva che le sue figlie non erano in pericolo perché quegli uomini erano omosessuali. Forse Lot ragionò fra sé e sé: “Questi uomini sono sodomiti che cercano divertimento e cercano di soddisfare la loro lussuria perversa. Non sono una minaccia per le donne. Se mando fuori le mie figlie, domani mattina torneranno a casa illese”.

Che follia! Seppure questo fosse stato vero, Lot avrebbe tentato di sostituire un peccato con un altro. Non si può negoziare con la lussuria!

Lot, un esempio di cosa un peccato nascosto può fare a un uomo giusto, era chiaramente illuso. Il suo peccato aveva prodotto in lui una condizione talmente pericolosa che avrebbe arreso qualsiasi cosa, inclusa la sua cara famiglia, per salvare la faccia.

Quest’uomo non era pronto ad affrontare la realtà. Stava tirando alle lunghe la sua resa dei conti, ancora contrattando e patteggiando, cercando di rimandare la liberazione di Dio nella sua vita. E, amato, questo è l’atteggiamento di molti cristiani oggi. Si autoconvincono: “Il mio Dio è un Dio di misericordia. Lui mi ha liberato dal peccato in passato e lo farà di nuovo”.
No! Dio, attraverso questo passo, ti sta dicendo: “Basta negoziare. Basta barattare un peccato minore per uno maggiore. Deve sparire tutto quanto!” by David Wilkerson

LIBERO DAI LEGAMI

LIBERO DAI LEGAMI

Vorrei parlare con te sul come restare liberi dai legami e dalla schiavitù. Come possiamo restare nella vittoria? Come possiamo camminare nella costanza di non dover ritornare alle cose che una volta ci affliggevano? E non parlo solo di peccato. A volte il bagaglio emotivo col quale siamo cresciuti può far sì che ci portiamo dietro determinati modelli di vita. Ad esempio, alcuni potrebbero aver sperimentato una serie di delusioni contro le quali lottare.

Esiste un modo non solo per liberarsi ma per restare liberi? Esiste un modo non solo per ottenere vittoria ma anche per conservarla? Esiste un modo affinché troviamo vittoria in Gesù Cristo? Una vittoria gloriosa, prevalente, sostenuta, potente, duratura?

Penserai che ci vorranno dieci anni di consulenza per ottenere vittoria, o vent’anni prima che un processo di maturazione avvenga nella tua vita, ma Gesù può arrivare e liberarti istantaneamente. Lui non solo ti libererà, ma farà sì che tu continui a camminare in quella libertà.

Quando Nehemia si recò a Gerusalemme per supervisionare la ricostruzione delle mura, tutti sembravano pensare che sarebbe stato un lungo processo. Le persone che accompagnavano Nehemia, per la maggior parte schiavi e servi, non avevano molte risorse, ma si concentrarono sul lavoro. Avevano una passione nella loro anima per le cose di Dio e ricostruirono le mura della città in soli cinquantadue giorni. Abbiamo bisogno di avere quello stesso tipo di passione, quell’attitudine che dice: “Non si tratta di me, si tratta di Gesù. Non si tratta dei miei scopi, progetti e ambizioni, si tratta soltanto di Lui”.

Fissa il tuo sguardo su Gesù e Lui ti stabilirà e farà sì che tu prosperi. Egli farà sì che tu ti rialzi e sia reso libero ed Egli ti renderà in grado di restare libero nelle cose di Dio.

“Siamo più che vincitori mediante Colui che ci ha amati” (Romani 8:37). by Gary Wilkerson

LIBERAZIONE DA SODOMA

LIBERAZIONE DA SODOMA

La maggior parte di noi pensa a Sodoma come a un tipo di città moderna malvagia come San Francisco, New York o New Orleans. Ma la verità è che abbiamo solo bisogno di guardare nei nostri cuori per trovare Sodoma. Tutti nasciamo con una natura sodomita, un cuore eccessivamente malvagio, ripieno di ogni sorta di cose cattive. “Nel vostro cuore voi concepite invece malvagità; le vostre mani dispensano sulla terra violenza” (Salmo 58:2).
Credo che il seguente passo riveli come Dio ci tragga in salvo da Sodoma:

“Poiché la sua divina potenza ci ha donato tutte le cose che appartengono alla vita e alla pietà, per mezzo della conoscenza di colui che ci ha chiamati mediante la sua gloria e virtù, attraverso le quali ci sono donate le preziose e grandissime promesse, affinché per mezzo di esse diventiate partecipi della natura divina, dopo essere fuggiti dalla corruzione che è nel mondo a motivo della concupiscenza” (2 Pietro 1:3-4).

Dio viene a noi nella nostra condizione di legame e illusione con potenti promesse di liberazione totale. Egli dice: “Io mi impegno solennemente a liberarti e custodirti dall’iniquità. Ti darò un cuore che Mi ubbidisca, quindi ora lascia che le Mie promesse ti afferrino”.

Quale magnifica verità liberatrice. Veniamo condotti fuori dal peccato mentre ci afferriamo alle promesse di Dio. Pensaci per un momento. Pietro dice che i credenti ai quali indirizzava quest’epistola erano “fuggiti dalla corruzione che è nel mondo a motivo della concupiscenza” (verso 4). Come fecero questi cristiani a fuggire dal peccato? Avevano ricevuto potenza divina, vita e santità, mediante la fede nelle promesse di Dio.

Amato, tuo Padre vuole che tu conosca la pienezza della gioia in Cristo. Quella gioia irromperà soltanto quando sarai liberato dalla potenza del peccato. Dunque, permetti allo Spirito Santo di sondare nelle profondità delle tue concupiscenze e rimuovere ogni cosa che non somiglia a Cristo. Prega il Signore ora:
“Oh, Padre, sono d’accordo con Te riguardo il mio peccato. Il tanfo del mio compromesso è arrivato fino al cielo e so che deve scomparire immediatamente. Signore, ricevo il tuo amorevole, divino ultimatum e depongo ogni cosa davanti a Te. Brucia ogni cosa malvagia in me e fa che le Tue promesse afferrino il mio cuore. Guidami al monte della Tua santità”. by David Wilkerson

FEDE E GIOIA

FEDE E GIOIA

“Beato l’uomo a cui la trasgressione è perdonata, e il cui peccato è coperto” (Salmo 32:1)

Quest’insistenza sul concetto del perdono induce a ritenere, d’altra parte, che esso racchiuda in sé il significato di ogni altra grazia e che, una volta ottenutolo, si sia trovato tutto, senza null’altro da considerare o da desiderare. Accade quindi che molti credenti riducono la loro vita spirituale al mero ricordo della propria conversione, che mette a tacere qualsiasi timore, autorizzandoli a nutrire ogni sorta di speranza. Anziché vivere la vita di Dio iniziando dal perdono, essi si accontentano di ricevere, dal ricordo della loro conversione, una piccola porzione di pace e di consolazione. Stiamo attenti a non commettere questo errore. Il perdono non è altro che la porta che dà accesso alle profondità della beatitudine che ci attende in Cristo. Non dobbiamo rimanere seduti sotto il colonnato, zoppi e mendicanti, ma alzarci nel nome del Signore, e proseguire il cammino saltando e lodando Dio all’interno del Tempio Santo. Ci sono persone che, sentendo parlare molto spesso di perdono, pensano di ottenerlo andando a Dio, per poi continuare alla meglio, cercando di essere santi con le proprie forze. Nella Bibbia il termine provare non è mai impiegato con questo significato. Dio accoglie i nostri tentativi e li trasforma in fiducia. Il perdono è l’inizio di una vita di fede, e la fede deve essere attiva, passo dopo passo, sino alla fine. Altri ancora ritengono che il perdono significhi semplicemente sentirsi felici. Credono di possederlo se riescono a cantare a voce alta, di cuore, ma poi, insieme alla musica, termina anche la loro certezza. Se ascoltano una predica che tocca la loro anima e li illumina pensano di essere salvati, ma quando giunge il grigiore di una giornata anonima ricadono nella paura o si avviliscono. Questo significa letteralmente capovolgere le cose rispetto a come sono – o dovrebbero essere – nella realtà spirituale. Davide si sentiva felice perché era perdonato: non era perdonato perché si sentiva felice. Il suo canto si conclude, ma il perdono che ha ricevuto non svanisce con esso. La gioia è il fiore e il frutto della fede, ma la fede non muore perché il fiore cade. La gioia necessariamente si estingue, tuttavia le fonti del suo rinnovamento non si trovano dentro di noi, ma in Cristo. Chiese Cristiane Evangeliche – Assemblee di Dio in Italia

LA VETTA DELLA BEATITUDINE

LA VETTA DELLA BEATITUDINE

“Beato colui la cui trasgressione è rimessa e il cui peccato è coperto!” (Salmo 32:1)

Consideriamo bene ciò che dice lo scrittore sacro leggendo l’intero Salmo: la sua anima è solcata e deturpata dalle ferite di molti combattimenti: egli è sprofondato, come pochi altri, negli abissi del peccato. Eppure sembra che, passando con leggerezza sopra tutto ciò che ha commesso, calchi senza rimorsi il suolo che gli angeli temono di calpestare, vantandosi di ogni tipo di privilegio. Oh, no davvero! Avviciniamoci per ascoltarlo. Non si può sperimentare la dolcezza del perdono se non si è prima conosciuto il dolore per il peccato commesso. Osserviamo come Davide utilizzi diversi termini per esprimere la propria concezione del peccato. Esso è, innanzi tutto, una trasgressione, uno sviamento dal sentiero. È peccato, cioè un errore, il mancare il bersaglio. È un’iniquità, un’ingiustizia, un torto commesso. È una frode, un inganno, una bugia. Davide vede il peccato in questo modo: guarda indietro, e lo vede come lo sviamento dal sentiero giusto. Egli ha oltrepassato il confine: si trattava di compiere solo un altro passo, poi – aveva pensato – sarebbe tornato indietro facilmente: non intendeva andare lontano: solamente vedere cosa ci fosse oltre. Così Davide iniziò questo percorso, e lo proseguì: giorno dopo giorno i pensieri divennero azioni, le azioni abitudini, e queste si consolidarono. Poi, un giorno, si svegliò, si riscoprì aggrappato all’orlo del precipizio, e guardò in alto. Come appariva diverso il sentiero del Signore! Lo aveva considerato una restrizione, un modello di vita troppo severo. Ma ora si sveglia, per scoprire che l’innocenza è perduta: tutto quel che di buono sarebbe potuto essere è ormai alle sue spalle, e l’uomo che stava per diventare libero è ora uno schiavo disperato di fronte alla constatazione delle proprie trasgressioni. Egli non può più tornare indietro: non può più alzarsi. Quali ricordi si affollano nella sua mente! Nei suoi pensieri il sentiero di Dio appare una via di piacere, e tutti i Suoi percorsi conducono alla pace. Oh! La freschezza di quella vita, la sicurezza benedetta, le speranze luminose, i buoni propositi! Non si può andare lontano nel peccato senza scoprire di essere usciti dal sentiero di Dio. Non si riesce a tornare indietro, né a risalire. Sotto ci sono solo tenebre spaventose e la prospettiva di un fallimento completo. Eppure, grazie a Dio, proprio quell’uomo viene a sedersi sulla vetta soleggiata della beatitudine: quella del peccato perdonato. Chiese Cristiane Evangeliche – Assemblee di Dio in Italia

PROSPERITÀ IDEALE

PROSPERITÀ IDEALE

“…e tutto quello che fa, prospererà” (Salmo 1:3)

L’uomo beato è sempre un uomo che prospera, un uomo ricco in ogni cosa, perché: “Quel che fa ricchi è la benedizione dell’Eterno e il tormento che uno si dà non le aggiunge nulla” (Prov. 10:22). Secondo la filosofia del mondo, soltanto chi possiede dei beni materiali può gioire veramente. Chi abbonda di ricchezze può concretamente trarre profitto dalle opportunità della vita. Ma siediti, e rifletti sul concetto di una prosperità ideale. Questa non consiste, forse, in una vita serena, stabile, felice, priva delle fitte dei rimorsi, senza la presa di preoccupazioni che non concedono tregua? La vera prosperità è una prerogativa di colui su cui si è posato il soffio di Dio ed il Suo sguardo benevolo. Giuseppe prosperava perché Dio era con lui: “E l’Eterno fu con Giuseppe, il quale prosperava…” (Gen. 39:2). Del re Uzzia è scritto: “Si diè con diligenza a cercare Iddio mentre visse Zaccaria, che avea l’intelligenza delle visioni di Dio: e finché cercò l’Eterno, Iddio lo fece prosperare” (II Cron. 26:5). I tre amici di Daniele prosperarono perché rimasero fedeli al Signore nonostante le prove e le difficoltà (cfr. Dan. 3:28-30). Chi vive nella speranza, nella gioia e nella fiducia in Dio è un uomo veramente ricco e prospero, oggetto dell’invidia dei grandi della terra. Egli ha coscienza di essere chiamato a svolgere persino il lavoro secolare come se dovesse renderne conto direttamente al Signore. Tutto ciò cui mette mano sarà ben fatto, e il suo lavoro sarà destinato a prosperare. Così egli prosegue il suo tragitto: avendo pieno controllo delle situazioni, sapendo a chi appartiene il mondo, camminando sulla terra con passo fermo, conoscendo quale mano lo sta conducendo e in quale direzione si sta movendo. Egli intende la legge di Dio, e Dio conosce la sua via. In questa consapevolezza risiede il segreto per ottenere il vero riposo: in essa è la chiave della beatitudine e del cielo stesso. Chiese Cristiane Evangeliche – Assemblee di Dio in Italia

SIMILITUDINI SIGNIFICATIVE

SIMILITUDINI SIGNIFICATIVE

“Egli sarà come un albero piantato presso a rivi d’acqua…” (Salmo 1:3)

La similitudine è rilevante. L’uomo beato è paragonato ad un “albero”: la metafora evoca l’idea della vitalità. Chi si diletta nella Parola di Dio e medita su di essa è un credente “vivo”. Il secondo aspetto interessante che possiamo evincere dal nostro testo riguarda il fatto che l’albero di cui parla l’anonimo scrittore è un albero ben “piantato”. Questa definizione ci parla, invece, della stabilità del credente: le sue radici sono avvolte attorno alla Roccia dei secoli che gli dà fermezza. L’empio, di contro, è come la pula: non può avere alcuna stabilità, nessun luogo di riposo. Come la pula esso è destinato a turbinare in ogni direzione: ora sale in alto, per poi essere calpestato nel fango. Oh! Come è invidiabile, invece, la calma dell’uomo beato! Può soffiare un uragano, tanto forte da abbattere i suoi rami e spazzare via le foglie, ma le radici restano saldamente avvinghiate alla Roccia! Dove si può trovare un principio di stabilità che venga a dimorare in noi? Il Signore stesso è per ogni credente rigenerato il Fondamento saldo e sicuro. La Parola del Signore, che “dimora in eterno”, è per noi il sostegno immutabile e certo. In mezzo alle mutevoli circostanze della vita, alle fragili incertezze del domani e alle sue ombre che svaniscono, è di grande conforto poter salire sul granito della Verità di Dio, per avere una base sicura. Il credente, poi, è paragonato ad un albero piantato “presso a rivi d’acqua”. Questa illustrazione descrive la risorsa alla quale attinge il credente. Un albero senz’acqua è destinato a morire: ma colui che si diletta e medita nella Parola di Dio giorno e notte possiede una fonte ed un ristoro segreti. Quella Parola, per la virtù dello Spirito Santo, diviene per lui il nutrimento in ogni stagione. Un calore insopportabile potrebbe abbattersi improvvisamente, le siccità estive potrebbero persistere a lungo, ma il fiume di Dio è sempre in piena. Chiese Cristiane Evangeliche – Assemblee di Dio in Italia

DOBBIAMO PRENDERE DIO IN PAROLA

DOBBIAMO PRENDERE DIO IN PAROLA

“E l’Eterno disse…il grido che sale da Sodoma e Gomorra è grande e…il loro peccato è molto grave” (Genesi 18:20). Tutti amiamo udire della misericordia, della grazia e della longanimità di Dio. Ma non vogliamo affrontare il fatto che un giorno, presto, Egli verrà contro tutto ciò che appartiene a Sodoma.

Così Dio rivelò la Sua natura a Mosè: “L’Eterno passò davanti a lui e gridò: «L’Eterno, l’Eterno Dio, misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in benignità e fedeltà, che usa misericordia a migliaia, che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato” (Esodo 34:6-7). Ma nella frase successiva, Dio aggiunge: “[Egli] non lascia il colpevole impunito, e che visita l’iniquità dei padri sui figli e sui figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione” (verso 7).

Il Signore stava dicendo: “Non ammiccherò al peccato! Sì, sono misericordioso e longanime, ma arriva il tempo in cui la mia pazienza col vostro peccato sta per finire. E allora Sodoma brucerà!”

Due angeli si recarono da Lot e lo avvertirono: “Levati, prendi tua moglie e le tue figlie che si trovano qui, affinché tu non perisca nel castigo di questa città” (Genesi 19:15).

Sembra che Lot non abbia preso seriamente questo avvertimento, perché dormì fino al mattino seguente e gli angeli dovettero svegliarlo. I suoi generi devono aver pensato: “Se avesse davvero creduto all’avvertimento, ora sarebbe in fuga lontano da qui. Lui non ci crede, perché dovremmo noi?” Questa dovrebbe essere una lezione per tutti noi. Abbiamo bisogno di vivere come se Cristo stia per ritornare affinché gli altri ascoltino la nostra testimonianza.

Credo in quelli che vengono definiti “ultimatum divini”, momenti in cui lo Spirito Santo sa che il tuo peccato sta per condurti alla rovina. Il Signore viene a te e dice: “Io sono il Dio di grazia e voglio liberarti da tutto questo. Ora, allontanati dal tuo peccato. Ubbidisci alla Mia Parola!”

Questi ultimatum si trovano in tutta la Bibbia. Ad esempio, il libro degli Atti ci dice che Anania e Saffira furono avvisati di non contristare lo Spirito Santo mentendogli. Ma loro disobbedirono e mentirono, e caddero immediatamente a terra, morti (vedi Atti 5).
Non importa quanto preghi o digiuni o quanto tu sia fedele nell’opera di Dio; se non credi che Dio si occuperà seriamente del tuo peccato, sei nell’inganno! by David Wilkerson

VEGLIARE IN PREGHIERA

VEGLIARE IN PREGHIERA

“Vegliate ed orate, affinché non cadiate in tentazione: ben è lo spirito pronto, ma la carne è debole” (Matteo 26:41)

Dobbiamo imparare sia a vegliare sia ad orare. È bene vegliare. C’è pericolo ovunque. Un esercito in un paese nemico non si ri­po­sa nemmeno per un momento senza avere fissato dei picchetti di guardia, facendo ovunque attenzione contro il pericolo e segnalando istantaneamente ogni movimento ostile. Noi stiamo vivendo nel paese del nemico, e non possiamo trascorrere una sola ora senza vegliare. Ma vegliare non è sufficiente: perché non siamo in grado di proteggere noi stessi quando viene il pericolo. Abbiamo quindi bisogno di pregare, chiedendo a Dio di proteggerci. Come vegliare senza pregare non è sufficiente, ugualmente non lo è pregare senza vegliare. Dio vuole che usiamo i nostri occhi, aguzziamo la vista e gridiamo a Lui per chiedere aiuto. Non possiamo affermare che chiunque eserciti una professione di fede e successivamente cada sia insincero o ipocrita. Pietro non fu tale quando promise che non avrebbe mai rinnegato Cristo e che sarebbe morto con Lui. Egli amava Cristo, e desiderava essere sincero con Lui. Il suo spirito era onesto, ma era debole: e poiché si basava solamente su sé stesso, non fu in grado di resistere alle tentazioni. Se siamo veri credenti dobbiamo essere fedeli al Signore. Ma la sincerità non è sufficiente. “La carne è debole”, perciò abbiamo continuamente bisogno di riposarci su Dio per essere aiutati a rimanere veraci e fedeli. Se i giovani cristiani impareranno questa lezione, non cadranno così facilmente. Non importa quanto siano buone le intenzioni di un uomo, egli non sarà mai in grado di portarle a termine da solo. Nessuno di noi è buono come vorrebbe o come si sforza di essere: soltanto attraverso l’aiuto di Cristo ognuno di noi po­trà vivere un’esistenza autentica e nobile. Chiese Cristiane Evangeliche – Assemblee di Dio in Italia