HO IL CUORE SPEZZATO

HO IL CUORE SPEZZATO

Il mattino presto arriverà

Ho il cuore spezzato…

come posso fare a sopportare il dolore?

Tanti progetti…interrotti.

Tanti sogni…infranti.

Le speranze…vane.

E’ finito tutto.

Perchè?

Perchè è successo?

Perche a noi? Perchè a me?

Non c’è niente da fare… niente da fare…

La vita non sarà più la stessa.

Vale ancora la pena vivere?

Dio, dove sei?

Sono qui alle tue spalle, bambino mio.

Anche se forse non ti accorgi della mia presenza,

Ti tengo stretto sotto le mie ali protettive.

Camminerò con te in questa notte buia.

Non devi cercare di non piangere.

Ti ho dato le lacrime perchè potessi esprimere i tuoi sentimenti.

Non cercare di nascondere il dolore.

Lascia che diventi una fonte di guarigione,

che ti faccia star meglio,

com’era nelle mie intenzioni.

Quelli che piangono saranno benedetti.

Mi aggrapperò a te,

Anche quando a te sembrerà di non poterti aggrappare a me.

Cerca il mio viso, figlio mio.

Accetta la mia promessa, anche se

ti può sembrare impossibile,

che al mattino arriverà la gioia.

Forse ci vorrà molto tempo,

ma guarirò il tuo cuore infranto.

So che la notte sembra infinita,

ma IL MATTINO ARRIVERA’

L’ho promesso.

Da Haven of Rest Newsletter

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IL PREDATORE

IL PREDATORE

L’adultera dà la caccia all’anima preziosa di un uomo” (Proverbi 6:26).

L’adultera di cui si parla in questo verso è Satana. Egli dà la caccia a coloro che sono preziosi per Dio. Il diavolo cerca di sedurre chiunque sia affamato di Dio. Perché credi di essere così provato? Forse hai passato una vita intera di prove, ma non è successo perché sei malvagio. No, è perché Satana sa quanto tu sia prezioso agli occhi di Dio ed è la vita preziosa quella alla quale lui dà la caccia!

Durante una crociata evangelistica sulla costa occidentale, incontrai un giovane mago. In realtà era il capo di un gruppo di streghe. Sebbene questo giovane fosse profondamente coinvolto nell’occultismo, egli non credeva che Satana o i suoi demoni lo avrebbero mai posseduto.

Una sera, mentre cercava di addormentarsi, vide orribili facce demoniache volteggiare sul soffitto della sua camera da letto che lo guardavano maliziosamente. Mentre si radunavano formando come un turbine, il giovane si rese conto che stavano per entrare nel suo cuore.
Era pietrificato. Poi si ricordò di qualcosa della sua infanzia, così gridò forte: “Nel nome di Gesù, via!” E tutti i demoni svanirono.

La sera successiva quelle forze ingaggiarono legioni persino maggiori. Quando il giovane si coricò, udì un suono tuonante. Guardò in alto e vide l’intera stanza piena di creature orribili, bruttissime. Avevano nuovamente formato un turbine. Stavolta il giovane si alzò sul letto e gridò: “Invoco il sangue di Gesù!” Di nuovo, i demoni fuggirono terrorizzati.

Il giovane pensò: “La prossima volta che verranno non sarò in grado di gestirli”. Così chiamò un suo amico cristiano e gli chiese di accompagnarlo a uno dei miei incontri durante la crociata.

Durante l’incontro, il giovane capo stregone fu convinto dallo Spirito Santo e diede il suo cuore al Signore. Egli testimoniò che nonostante la sua famiglia avesse avuto a che fare con l’occultismo, ricordava che quando aveva circa sei anni, il suo cuore era rivolto a Gesù. “Ricordo chiaramente che andavo nel bosco dietro casa nostra e facevo finta di predicare”, disse.
Ho visto questo stesso amore per Dio nei miei figli e nipoti. Io stesso avevo questo tipo di cuore quand’ero piccolo, perciò sapevo esattamente di cosa parlasse questo giovane.
Improvvisamente, una luce si accese in me e capii perché il diavolo aveva cercato di possedere questo giovane e di distruggerlo: per quanto era prezioso per Dio. by David Wilkerson

I SEGNI DELLA PROVVIDENZA

I SEGNI DELLA PROVVIDENZA

“Il luogo è deserto e l’ora è già passata: licenzia dunque le folle, affinché vadano pei villaggi a comprarsi da mangiare” (Matteo 14:15)

Quattromila uomini, oltre alle donne e ai bambini, costituivano una grande famiglia alla quale provvedere, e i discepoli non avrebbero mai immaginato che i loro bisogni sarebbero stati soddisfatti in un luogo del genere. “Licenzia le folle”, era dunque un suggerimento del tutto spontaneo e ragionevole. Il senso era: “Falli andare a procurarsi il cibo, perché sono affamati, e si sta facendo tardi”. Ma Gesù rispose: “Date voi loro da mangiare”. I discepoli si guardarono con meraviglia: cosa intendeva dire il Maestro? Dovevano andare a comperare pane per tutti? E da dove sarebbe uscito fuori il denaro? Era già tanto difficile trovare il pane per le proprie mogli e per i propri figli rimasti a casa! Chi avrebbe potuto imbandire una tavola per diecimila ospiti, e in un posto così desolato? “Date voi loro da mangiare”. Era la voce di Dio. Il comando era impartito con la consapevolezza di poter disporre dell’autorità divina. Era l’impulso che partiva da Colui che era in grado di sfamare il mondo, la tranquillità di Chi era abituato ad aprire la mano per soddisfare i desideri di tutti gli esseri viventi. Colui che sfama il mondo nella Sua abbondanza prese dunque quei pochi pani che si erano trovati, li spezzò e li benedisse. “E tutti mangiarono e furono sazi”. Quando Mosè condusse Israele nel deserto non si preoccupò tanto del suo sostentamento, in confronto al miracolo del passaggio del Mar Rosso: aveva altro cui pensare. Ma nel momento in cui il popolo entrò nel deserto, il pensiero del cibo deve averlo colpito con forza: centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini da sfamare quotidianamente rappresentavano una sfida senza precedenti! Da dove poteva giungere il cibo? Il cielo del colore del rame, le rocce aride, la sabbia del deserto costituivano un enorme contrasto con la fertilità dell’Egitto. Ben presto esplosero i primi mormorii, che preannunciavano un’autentica tempesta. “Voi ci avete menati in questo deserto per far morire di fame tutta questa raunanza”. La conclusione era estremamente logica: dove erano i segni della provvidenza? In quel luogo non cresceva nulla: una settimana al massimo, e del popolo d’Israele non sarebbe rimasto più un essere vivente. Avevano dimenticato Colui che apre la Sua mano e che soddisfa i desideri di ogni essere vivente (cfr. Salmo 145:16). Dal cielo cadde la manna: allo stesso modo vengono giù tutte le altre compassioni di Dio, che si rinnovano ogni mattina. Un Signore provvido e fedele procurava loro un alimento prezioso, giorno dopo giorno, e ognuno ne raccolse secondo il proprio bisogno. Allo stesso modo opera Dio per noi!
© – 1988 Assemblee di Dio in Italia

ACCETTA IL SUO AMORE

ACCETTA IL SUO AMORE

Non importa cosa tu faccia per cercare di purificarti. Se non confidi che Gesù ti salvi mediante la Sua grazia, tutta la tua giustizia sarà come degli stracci sporchi al cospetto di Dio. La tua carne non è accetta davanti a Dio; non può essere nemmeno riformata. Ogni carnalità è stata eliminata alla croce, e ora è sopraggiunto un Uomo nuovo, il Cristo-uomo, e la vera fede confida in ciò che Egli ha fatto per te.

Dirai: “mi viene difficile credere che un cristiano fallace e avversato come me possa essere prezioso per Dio. Dev’essere disgustato da me, perché la mia vita è sempre un su-e-giù. Ho problemi che sembra io non riesca a risolvere. Oh, io credo che mi ami ancora, ma sicuramente è deluso da me perché sono venuto meno così spesso!”

Ti prego di capire: la meravigliosa profezia di grazia data da Isaia (vedi Isaia 43:1-5) fu donata a un popolo che era stato derubato, legato e gettato in prigione, tutto a motivo della loro stoltezza e incredulità. Erano arrivati a un punto tale che Dio disse loro: “Ora, dopo tutti i vostri fallimenti, vengo a voi con questo messaggio di speranza, e tutto questo perché siete Miei”.

Non dimenticherò mai il dolore che ho provato quando uno dei miei figli adolescenti venne da me e mi confessò: “Papà, mi sento come se non ti abbia mai compiaciuto nemmeno una volta. Non mi sono mai sentito degno del tuo amore. Mi sento come se ti avessi deluso tutta la vita. Devi essere davvero deluso di me”.

Quelle parole facevano male. Ho abbracciato questo figlio in lacrime, soffrendo profondamente dentro di me. Piansi dicendogli: “Ma sei sempre stato speciale per me. Sei stato la pupilla del mio occhio. Quando sono in giro per portare avanti delle crociate penso a te e il mio intero essere si illumina. Certo, a volte hai fatto delle cose sbagliate e insensate, ma sei stato perdonato. Ne sei stato veramente dispiaciuto e non ho mai una volta pensato di meno a te. Sei solo gioia per me”.

Lo stesso vale per molti cristiani nel rapporto col loro Padre celeste. Il diavolo li ha convinti di aver deluso Dio e che non potranno mai piacergli. Di conseguenza, non accettano il Suo amore e vivono come se la Sua ira alitasse sempre sul loro collo. Che modo terribile di vivere la vita, e quanto dev’essere addolorato Dio nel vedere i Suoi figli vivere così. by David Wilkerson

PREGHIERA SEGRETA

PREGHIERA SEGRETA

“Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, e serratone l’uscio fa’ orazione al Padre tuo che è nel segreto” (Matteo 6:6)

Una delle cose più importanti che possiamo fare è pregare. Nessun’altra attività influenza in maniera così profonda la nostra vita. Dovremmo pertanto imparare a pregare bene, in modo da essere sicuri della risposta. Dovremmo pertanto essere desiderosi di ricevere anche il più piccolo insegnamento concernente la preghiera. Nella parola di oggi abbiamo uno degli insegnamenti più chiari e più significativi sull’atteggiamento e sulla natura della preghiera. Gesù non sta parlando della preghiera pubblica, ma di quella personale, quando un figlio di Dio vuole parlare al Padre delle proprie faccende e gettare ai Suoi piedi i propri pesi. La presenza di altri intorno a noi può disturbare i nostri pensieri e limitare la nostra libertà. Dobbiamo quindi andare nella nostra cameretta e chiudere la porta. Il termine “serrare l’uscio” è significativo sotto molti aspetti, infatti vuol dire lasciare il mondo all’esterno. Ci mette al sicuro da ogni interruzione. Bisogna serrare fuori i pensieri, le preoccupazioni e le distrazioni, proprio come facciamo con le presenze mondane. Serrare l’uscio significa anche chiudere noi all’interno, ed anche questo è importante. Ci chiude da soli con Dio. Nessun occhio tranne il Suo ci vede mentre ci inchiniamo nel segreto. Nessun orecchio tranne il Suo ci sente mentre esterniamo i sentimenti e i desideri del nostro cuore. In questo modo comprendiamo che dobbiamo avere a che fare soltanto con Dio, che solamente Lui ci può aiutare. Mentre siamo chiusi da soli con Dio, siamo anche chiusi vicino a Dio. C’è un orecchio che ci ascolta, anche se non riusciamo a vedere alcuna presenza, ed è l’orecchio del nostro Padre celeste. Tutto questo ci dà la sicurezza di un’amorevole attenzione soprannaturale, ed anche di una pronta e benigna risposta.
© – 1988 Assemblee di Dio in Italia

TU APPARTIENI A LUI!

TU APPARTIENI A LUI!

Nel Cantico dei cantici il Signore dice della Sua sposa: “Come sei bella e come sei leggiadra, o amore mio, con tutte le tue delizie!” (Cantico 7:6). Tre dei termini ebraici in questo verso sono sinonimi: bella (che significa “preziosa”), leggiadra (per indicare “piacere”), e delizie.

Questi termini descrivono i pensieri di Gesù per la Sua sposa mentre l’ammira. Egli la guarda e dice: “Quanto sei bella, dolce e piacevole. Sei preziosa per me, amore!” E in risposta, la sposa si vanta: “Io sono del mio diletto, e il suo desiderio è verso di me” (verso 10). Il significato qui è: “Egli mi corre dietro con piacere. Egli mi insegue perché sono davvero preziosa per Lui!”

Troviamo questi stessi pensieri attraverso i Salmi. “L’Eterno prende piacere in quelli che lo temono, in quelli che sperano nella sua benignità” (Salmo 147:11). “perché l’Eterno si compiace nel suo popolo; egli corona di salvezza gli umili” (Salmo 149:4).

Ora, io posso provare a convincerti del diletto che Dio prova per te dicendoti: “Sei davvero prezioso per il Signore!” Ma potresti ancora pensare: “Beh, è un bel pensiero. Che dolce”.

Questa verità è molto più di un bel pensiero, tuttavia. È la chiave stessa per la tua liberazione da ogni battaglia che infuria nella tua anima. È il segreto per entrare nel riposo che Dio ti ha promesso. E finché non l’afferrerai, finché non diventerà un fondamento di verità nel tuo cuore, non sarai in grado di sopportare ciò che avverrà in questo tempo malvagio.

Isaia ebbe la rivelazione del grande diletto di Dio in noi. Egli profetizzò a Israele questa parola da parte del Signore:

“Ma ora così dice l’Eterno, che ti ha creato, o Giacobbe, che ti ha formato, o Israele: «Non temere, perché io ti ho redento, ti ho chiamato per nome; tu mi appartieni. Quando passerai attraverso le acque io sarò con te, o attraverserai i fiumi, non ti sommergeranno; quando camminerai in mezzo al fuoco, non sarai bruciato e la fiamma non ti consumerà” (Isaia 43:1-2).

Isaia non parlava letteralmente di fiumi o fiamme. Stava parlando di ciò che il popolo stava attraversando spiritualmente e mentalmente. Si trovavano in cattività in quel periodo e le loro acque erano le tribolazioni, le loro fiamme erano le tentazioni, i loro fiumi erano le prove. Erano tutti i tentativi del diavolo di distruggere e sopraffare il popolo di Dio.

Le parole di Isaia erano un messaggio di pura misericordia per Israele. Essi si trovavano in schiavitù a motivo della loro stupidità e stoltezza e non si meritavano nulla. Ma Dio mandò loro un profeta dal cuore rotto, in lacrime, che disse: “Dio vuole che vi dica che voi appartenete a Lui!” by David Wilkerson

LA PROVA DELLA NOSTRA FEDELTÀ

LA PROVA DELLA NOSTRA FEDELTÀ

“Il Signore, l’Eterno, mi diede questa visione: Ecco, era un paniere di frutti maturi” (Amos 8:1)

La temperanza è l’ultimo frutto della lista. La temperanza deve essere presente non soltanto nel bere, ma anche nel mangiare. Occorre la temperanza nel procurarsi i guadagni, nello spenderli e nel conservarli. La moderazione è necessaria nel parlare e nell’abbigliamento. Consiste, in generale, in un saggio ed equilibrato controllo su sé stessi in relazione a tutte le cose con le quali abbiamo a che fare. Questa grazia può essere nostra se la ricerchiamo nel modo giusto. È un frutto che dobbiamo portare al nostro Signore, se vogliamo essere accettati da Lui. Il versetto in esame parla di frutti maturi e succosi. Non viviamo costantemente nello stadio gravido di promesse dei germogli appena sbocciati. Non dobbiamo sperimentare soltanto le terre fredde e piovose, dove i frutti rimangono verdi per mancanza del sole che li fa maturare. Viviamo nella luce. Dimoriamo nel paese luminoso che si trova proprio di fronte al palazzo del Re. Nessuno dei doni che possiamo offrire al Signore è gradito quanto il paniere di frutti. Non c’è nulla che Lo possa glorificare nella stessa misura. La Sua anima brama “il fico primaticcio”: in esso Cristo vede il frutto del tormento dell’anima Sua, e ne è saziato. La sete crudele del Calvario può essere soddisfatta soltanto dai frutti che portiamo. Preghiamo, e impegniamoci a produrre questo frutto per il nostro Signore: questa è la prova più sicura della nostra fedeltà e la migliore dimostrazione di riconoscenza per il grande amore che Egli ha mostrato per noi: “In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, e così sarete miei discepoli” (Giov. 15:8).
© – 1988 Assemblee di Dio in Italia

IL FRUTTO DA COLTIVARE

IL FRUTTO DA COLTIVARE

“Il Signore, l’Eterno, mi diede questa visione: Ecco, era un paniere di frutti maturi” (Amos 8:1)

In quel paniere c’è anche il buon frutto della fedeltà. Il servitore del Signore deve essere fedele. Il credente è genuino quando si può fare sempre affidamento su di lui. Egli è ligio alla parola data, preciso nelle cose piccole come nelle grandi. Il Re deve poter contare su questo frutto: sulla fedeltà che compie il proprio dovere, che sia conveniente o meno, sulla fedeltà che non devia minimamente dalla giustizia, in qualsiasi circostanza. Non permettere che manchi questo frutto. Non c’è nulla che possa glorificare il Signore quanto la nostra fedeltà nei Suoi riguardi. Desideriamo sentirci dire, un giorno: “…Va bene, buono e fedel servitore: sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose: entra nella gioia del tuo Signore” (Matteo 25:23). La dolcezza è un altro frutto che deve essere presente nel paniere, uno dei più preziosi dello Spirito Santo. Non bisogna confonderla con la debolezza. Lasciamola nel posto assegnatole da Paolo, accanto alla fedeltà. Vedo quest’ultima come Grancuore de: “Il Pellegrinaggio del Cristiano” di Bunyan: in piedi, con elmo e spada, con uno sguardo severo e un fuoco negli occhi, mentre brandisce quell’arma. Al suo fianco c’è la sorella Dolcezza, che posa una mano sulla spalla di Grancuore, e sussurra al suo orecchio: “Dolcemente, fratello”. La dolcezza deve guarnire gli altri frutti nel paniere. Al nostro Signore piace tanto. Quando tutti gli altri sono disposti insieme alla dolcezza tutto appare molto più bello ai Suoi occhi. Per l’ornamento e la bellezza del credente non c’è nulla di paragonabile allo “spirito dolce e pacifico”. Coltiviamo questo frutto con impegno e con alacrità!
© – 1988 Assemblee di Dio in Italia

C’E’ UN TEMPO

C’E’ UN TEMPO

C’è un tempo! Sto parlando del tempo in cui si prende una posizione e si agisce. Un tempo in cui è giusto dire: “Credo che Dio mi stia chiamando per essere una risposta nell’aiutare a salvare le persone ferite”.

C’è un tempo in cui senti di una chiesa che va al campo di missione, un tempo per dire: “Dio li benedica”. C’è un tempo per impegnarsi in una fede impregnata di preghiera, e poi c’è un tempo in cui devi alzarti e andare. È tempo di alzarsi per agire!

In Genesi 14:14-16, Abrahamo fece esattamente questo quando sentì che il nipote Lot era stato reso prigioniero. Si alzò, armò i suoi trecento diciotto uomini e li prese con sé. Era numericamente inferiore di decine di migliaia di uomini, essendo solo poche centinaia, ma Dio gli diede un piano. Abrahamo disse: “Ci divideremo in due truppe e irromperemo di notte”.
Riesci a vedere cosa sta facendo? Si stava rivestendo della mente di Cristo per il piano di battaglia.

Alcuni di noi sono come Lot quando ci adiriamo o ci sdegniamo, nonostante sappiamo  che le sue azioni lo misero nei guai. Diciamo: “Mi alzerò ma agirò con le mie forze”, invece di ascoltare il Signore. Ma io non sto parlando di un agire carnale o di portare qualcosa a termine perché sei un newyorkese o perché le tue convinzioni politiche sono diverse da quelle degli altri. Sto parlando di portare qualcosa a termine perché sei un seguace di Gesù Cristo.

Ti muovi nello Spirito, cammini nello Spirito, e ascolti lo Spirito parlarti. Da ciò scaturisce fiducia, una fede di preghiera, ma anche una vita attiva, impegnata, d’azione, vibrante in cui diventi un testimone, un servo. Ti impegni in un ministero che fa la differenza nella vita delle persone. Ovunque tu sia coinvolto, se i tuoi adolescenti sono nei guai o tua moglie o tuo marito sono lontani da Dio, sei impegnato a parlare alle loro vite. Stai modellando qualcosa di diverso da quanto il mondo ha da offrire.
Mogli vincono i loro mariti al Signore attraverso la loro umiltà; attraverso il loro amore; attraverso il loro servizio. Uomini vedono le loro famiglie venire a Gesù Cristo quando smettono di comportarsi come orchi e iniziano davvero a servire e amare e mettere gli altri prima di sé stessi.
Il tipo di fede al quale lo Spirito Santo ci sta chiamando dice: “Dio, ho bisogno di Te e Tu vuoi che io mi coinvolga”. by Gary Wilkerson

IL SIGNORE E’ IL MIO PASTORE NULLA MI MANCHERA’

IL SIGNORE E’ IL MIO PASTORE NULLA MI MANCHERA’

(Salmo 23:1) Mi chiamo Mimma, ho quarant’anni e sono originaria di Saracena (CS). Mio padre emigro’ in America per motivi di lavoro e mia madre crebbe me e altre quattro sorelle. Mi sono sposata all’eta’ di 20 anni e oggi ho due splendidi figli.
Tuttavia, la mia vita ha conosciuto momenti di grande tristezza a seguito dell’improvvisa dipartita di mio suocero, che da imprenditore era titolare di un’impresa edile e con cui mio marito lavorava. Da soli non riuscimmo a fronteggiare gli impegni e le responsabilita’ che l’azienda richiedeva e prendemmo la decisione di cessare l’attivita’.
Al dispiacere causato dalle difficolta’ del lavoro, si aggiunse quello di essere allontanati anche dagli amici piu’ cari. Fu in questo periodo che si intensificarono le visite ad alcuni miei zii evangelici, e presso i quali trovavamo sempre conforto e l’invito a non perdere la speranza.
La soluzione, dicevano, e’ nel Signore Gesu’. Lui poteva provvedere ai nostri bisogni e cambiare la vita. Decisi allora di “chiudere un libro” ed aprirne un altro, la Bibbia.
Accettai l’invito ad andare in chiesa e la prima volta pregai e piansi durante tutta la riunione. Chiesi a Dio di fare qualcosa per risolvere i problemi, riconoscendo la mia incapacita’.
Mio marito mi lascio’ frequentare senza impedimenti, ma per 13 anni non volle essere coinvolto nella fede. Peraltro, Dio gli dono’ un lavoro che ci consentiva di condurre una vita dignitosa e serena.
Nonostante le sue decisioni io continuai a pregare insieme ai miei figli e la certezza che qualcosa sarebbe cambiato aumentava.
Difatti, circa 4 anni fa a conclusione dell’anno di Scuola Domenicale, il pastore regalo’ una Bibbia a mio figlio.
Il giorno dopo mio marito chiese di poterla portare con se’ al lavoro e leggerla durante la pausa. Inoltre, poteva ascoltare Radio Evangelo. Avvenne un cambiamento radicale e anche lui inizio’ a frequentare la comunita’ sentendo il bisogno di chiedere il battesimo. Oggi facciamo tutti parte della famiglia di Dio e abbiamo consegnato il nostro futuro al Signore “Il Signore e’ il mio pastore, nulla mi manchera’” (Salmo 23). by Mimma Livoli. © – 1988 Assemblee di Dio in Italia

di God bless you " Non deviare dal Mio sentiero " Inviato su Testimonianze