UNA VITTORIA ALL’ULTIMO MINUTO

UNA VITTORIA ALL’ULTIMO MINUTO

Il re di Siria condusse tutto il suo esercito in Samaria per porvi assedio (vedi 2 Re 6:24). L’esercito siriano interruppe strategicamente ogni fornitura di cibo diretto alla Samaria, e presto le condizioni diventarono disperate. Le persone vendevano tutto ciò che possedevano per un minimo rimasuglio di cibo.

Il re di Samaria era inorridito da quanto vedeva accadere. Addossò tutta la colpa su Eliseo e gli inviò un messaggero per ucciderlo. Quando il messaggero arrivò, gli amici di Eliseo lo ostacolarono dal raggiungere la dimora del profeta. Durante il confronto, il messaggero gridò a Eliseo: “Il re ha detto: Ecco questa calamità viene dall’Eterno; cosa potrei ancora io sperare dall’Eterno?” (6:33). In breve, il re non aveva fede. Era convinto che Dio avesse abbandonato la Samaria e che dovessero agire per conto proprio.

Quale fu la risposta di Eliseo? “Ascoltate la parola dell’Eterno” (7:1). Questo è un saggio consiglio per qualsiasi cristiano che sta affrontando una crisi. Se la tua situazione è andata fuori controllo, hai bisogno che ti venga ricordata la Parola di Dio.

Eliseo disse al messaggero: “Domani, a quest’ora, alla porta di Samaria una misura di fior di farina costerà un siclo e due misure di orzo costeranno pure un siclo” (7:1). In altre parole: “Non arrendetevi! Il cibo sarà talmente abbondante che un solo siclo potrà comprare tutto ciò che soddisferà ogni vostro bisogno”.

Il messaggero sbeffeggiò: “Ecco, anche se l’Eterno facesse delle finestre in cielo, avverrà mai una cosa del genere?” (7:2). Egli sapeva che il re di Samaria era pronto ad arrendersi, ma Eliseo sapeva che Dio si stava già muovendo in loro favore e desiderava trasformare l’incredulità in fede.

In quel tempo, quattro lebbrosi che si trovavano in Samaria morivano di fame, e dissero l’un l’altro: “Perché restare qui seduti e morire? Andiamo all’accampamento siriano e chiediamo loro del cibo. O ci uccideranno o avranno pietà di noi”.

Non appena i lebbrosi giunsero all’accampamento siriano, si resero conto che il nemico era fuggito e aveva lasciato lì tutte le sue provviste. I lebbrosi festeggiarono, e dopo essersi serviti corsero in Samaria per dirlo al re.

Incredibile a dirsi, il re non credette loro. Pensò si trattasse di una trappola lasciata per un’imboscata, ma il popolo nella città udì di ciò e agì per fede: “ Allora il popolo uscì fuori e saccheggiò l’accampamento dei Siriani” (7:16).

Pensaci! Il re di Samaria aveva meno di un giorno per arrendersi al nemico, ma Dio aveva già ottenuto la vittoria per lui.

Forse sei sull’orlo della sconfitta, ma Dio vuole adempiere le Sue promesse per te. Resta aggrappato alla Sua Parola per fede. by Gary Wilkerson

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IL CANTICO DEL CREDENTE

IL CANTICO DEL CREDENTE

“L’Eterno è pietoso e clemente, lento all’ira e di gran benignità” (Salmo 103:8)

Questa è l’espressione sentita del cuore di ogni credente. Questa è la pienezza e la perfezione connessa al fatto di conoscere Dio, di capirLo al punto che Egli diventa il nostro più autentico diletto, di comprenderLo in modo che la lode sia più dolce e completa quando traduciamo in canto la nostra riconoscenza. Chi ha appreso questo benedetto segreto possiede la chiave dorata del cielo, anzi, ha portato il cielo sulla terra, e non ha necessità di invidiare gli angeli. Questa parte del salmo è da considerarsi un assolo, e non un pezzo corale nel quale partecipano molte voci e vi concorrono diversi strumenti. Colui che ha questa gioia possiede tutto. Si tratta per di più di un cantico originale. Molti possono impartirci preziose lezioni su Dio, illustrandoci gli aspetti del Suo carattere, ma alla melodia che sgorga dal cuore possiamo abbandonarci soltanto quando giungiamo a conoscerLo personalmente, in un modo che nessuno può rivelarci. Tutti vedono i benefici immediati che Dio può offrire, ma pochi riescono a scorgerLo personalmente. Posso sentir parlare del Creatore di tutte le cose senza che Egli mi tocchi, senza che la Sua persona susciti in me alcuna emozione: al massimo può essere oggetto di qualche mia astrazione logica. Posso fare un passo avanti e avere una religione che può risolversi in una devozione tanto formale quanto opportunistica. Chiedo benedizioni e offro in cambio qualche forma di ringraziamento, nulla di più. Cerco Dio per necessità, e Lo considero una fonte di approvvigionamento. Davide si spinge molto più avanti quando fa dell’Eterno il proprio cantico. Questa gioia può derivare unicamente dalla conoscenza diretta e dalla comunione costante con Dio. “Chi non ama non ha conosciuto Iddio: perché Dio è amore” (I Giov. 4:8). L’amore fa le veci degli occhi, degli orecchi e del cuore in un rapporto volto a conoscere il Signore. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio: a costoro è dato di vederLo fin d’ora, proprio qui, in ogni particolare della vita dedicata a Lui. Dobbiamo crescere nella grazia, per progredire nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.
© – 1988 Assemblee di Dio in Italia

L’AMICO DEGLI OPPRESSI

L’AMICO DEGLI OPPRESSI

“L’Eterno fa giustizia e ragione a tutti quelli che sono oppressi” (Salmo 103:6)

Non c’è soltanto la giustizia e la ragione ad attendere gli oppressi. C’è molto di più di quello che Davide conosceva, perché il Figlio dell’Uomo è venuto come nostro Fratello. “In tutte le loro distrette Egli stesso fu in distretta” (Isaia 63:9). Gesù già nei primissimi mesi di vita fu vittima di un complotto. Fuggì, nell’oscurità, stretto al petto di una madre priva di qualsiasi dimora, che cercava rifugio in una terra straniera. Ogni bambino oppresso può trovare in Colui che fu un povero bimbo di Betlemme un amico compassionevole e un aiuto valente. Qualunque tipo di oppressione possa colpirci si abbatté prima su Lui. Lo perseguitarono i terribili morsi della fame e lo sfinimento per il lungo girovagare: Egli non aveva dove posare il capo. I capi religiosi Lo condannarono come eretico, lo Stato Lo mise a morte come traditore, “poiché neppure i suoi fratelli credevano in lui” (Giovanni 7:5). Tradito, rinnegato, abbandonato, Egli fu aggravato dai pesi di quella terribile morte che incombeva su di Lui, oppresso dalla malizia e dagli insulti dei nemici, da tutto il dolore fisico e dall’angoscia, dal peso schiacciante della solitudine spirituale. Ora che è il Re dei re e il Signore dei signori, Egli è il fratello e l’amico di tutti coloro che sono oppressi. È meraviglioso che in questo povero mondo, con tutti i suoi errori, le sue terribili tirannie, il culto del denaro e l’egoismo imperante, i veri potenti non siano i ricchi o i grandi. Il più forte è colui che è stato maggiormente oltraggiato. Dio stesso, l’Onnipotente, scende e si schiera al fianco di una tale persona. Come sarà terribile il giorno del Signore, allorché Egli sederà sul trono del giudizio e i libri saranno aperti! Il libro di cassa, il libro paga, i registri contabili! Come quadreranno i conti quando Dio verrà a rilevare il profitto e la perdita! “A voi ora, o ricchi: piangete e urlate per le calamità che stanno per venirvi addosso! Le vostre ricchezze sono marcite, e le vostre vesti son rose dalle tignole. Il vostro oro e il vostro argento sono arrugginiti, e la loro ruggine sarà una testimonianza contro a voi, e divorerà le vostre carni a guisa di fuoco. Avete accumulato tesori negli ultimi giorni” (Giac. 5:1-3).
© – 1988 Assemblee di Dio in Italia

CHE COSA CONTAMINA?

CHE COSA CONTAMINA?

“Non è quel che entra nella bocca che contamina l’uomo: ma quel che esce dalla bocca, ecco quel che contamina l’uomo” (Matteo 15:11)

Ci sono molte applicazioni di questo principio. Il cibo che mangiamo non influenza il nostro carattere morale. Nessuna cerimonia esteriore tocca veramente l’anima. Infatti, nessuna cosa ha il potere di contaminare un cuore se rimane all’esterno e non le viene permesso di entrare. Un minatore in una miniera di carbone, può lavorare costantemente nello sporco e tuttavia avere un’anima bianca e senza macchia. Questo è vero anche per chi vive fra le tentazioni. Finché le teniamo al di fuori, non hanno il potere di danneggiarci. Lutero ha detto che non possiamo impedire agli uccelli di volarci sopra la testa, ma possiamo impedire loro di fare il nido fra i nostri capelli. Non possiamo impedire a molte cose cattive di ronzarci attorno in continuazione, ma possiamo evitare che entrino nel nostro cuore e vi facciano dimora. Così facendo, le cose peggiori al mon­do non possono minimamente macchiare la nostra anima. Il Salvatore dice, inoltre, che è ciò che esce dalla bocca che contamina. Quindi ci può persino essere del male nel cuore che non contamina a meno che gli venga permesso di prendere forma in pensieri, parole o azioni. Il suggerimento a fare del male non è un peccato fino a quando non viene accettato. La tentazione non è di per sé un peccato. Gesù fu tentato. Suggerimenti di fare del male Gli vennero da Satana senza tuttavia peccare, poiché queste sollecitazioni non trovarono mai accoglienza nel Suo cuore, e quindi non vennero messi in pratica in alcun modo. Quindi le tentazioni ci vengono dall’esterno. Non possiamo fare nulla contro queste cose: non ne siamo ritenuti responsabili: non è peccato subire questi suggerimenti. Ma il peccato inizia nel momento in cui apriamo la porta ad uno di questi adescamenti peccaminosi. Ciò che esce contamina l’uomo.
© – 1988 Assemblee di Dio in Italia

DALL’IRA ALLA MISERICORDIA

DALL’IRA ALLA MISERICORDIA

La santità di Dio richiede che sia adirato col peccato ma Egli ama la misericordia. Ora il sangue di Gesù ha soddisfatto la giustizia di Dio affinché potesse uscire verso di noi attraverso la cortina strappata, mostrando misericordia e grazia.

L’Antico Testamento contiene una potente premonizione del nostro misericordioso Sommo Sacerdote. In Numeri 16, vediamo l’intera assemblea d’Israele alzarsi e mormorare contro Mosè e Aronne. Dio aveva distrutto duecentocinquanta principi che si erano ribellati contro di Lui, e il popolo era adirato contro Mosè ed Aronne per la loro morte. “Il giorno seguente, tutta l’assemblea dei figli d’Israele mormorò contro Mosè ed Aaronne, dicendo: «Voi avete fatto morire il popolo dell’Eterno»” (Numeri 16:41).

Dio apparve in una nuvola, dicendo a Mosè e ad Aronne di separarsi dagli altri: “Allontanatevi da questa assemblea e io li consumerò in un attimo” (vedi il verso 45).

Improvvisamente una terribile piaga si diffuse fra il popolo. Terrorizzato, Mosè disse ad Aronne, il sommo sacerdote: “Così Mosè disse ad Aaronne: «Prendi il turibolo, mettivi dentro del fuoco preso dall’altare, poni sopra dell’incenso e portalo presto in mezzo all’assemblea, e fa’ l’espiazione per essi, poiché è scoppiata l’ira che viene dall’Eterno, e la piaga è già cominciata»…E si fermò tra i morti e i vivi, e la calamità si arrestò” (Numeri 16:46, 48).

Mosè stava dicendo: “Corri per il campo, agita il turibolo e copri il popolo con l’incenso”. Aronne fece esattamente così.

Aronne qui è un tipo di Cristo, e l’incenso rappresenta le preghiere di Gesù per un popolo ribelle. Quale immagine incredibile di Dio che mostra misericordia attraverso le preghiere del Sommo Sacerdote. Vediamo l’immagine di Gesù che corre fra i peccatori ribelli, che innalza preghiere al Padre in loro favore e per ogni persona che viene irrorata grida: “Padre, abbi pietà!”

Un avvocato è qualcuno che dice alla corte cos’è legale, cos’è giusto e dovrebbe essere fatto. Il nostro Avvocato Gesù dice: “Io ho adempiuto la legge. Ho pagato il prezzo per appagare appieno la giustizia di Dio. Il diavolo non potrà mai accusare Dio di essere ingiusto”.

Sebbene 14.700 israeliti morirono di quella piaga, altri due o tre milioni sarebbero potuti morire. Ma Dio mostrò misericordia!
Allo stesso modo, tu ed io saremmo dovuti essere morti già da tempo a motivo dei nostri peccati. Ma il Padre, attraverso le preghiere di Gesù, ci ha misericordiosamente custoditi mediante la Sua potenza. by David Wilkerson

UNA COSA INDISPENSABILE

UNA COSA INDISPENSABILE

“Adopratevi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna” (Giovanni 6:27)

Considereremmo sciocca una persona che costruisce una casa grande e costosa, curando soltanto la parte esterna, spendendo grandi quantità di denaro nella decorazione esteriore, ma lasciando gli interni al grezzo, le mura non intonacate, le stanze piene di immondizia e prive di mobili o di rifiniture di qualsiasi genere. Nessuno può ricevere conforto da una casa bella soltanto esteriormente, se all’interno tutto è nudo e grezzo. L’uomo saggio penserà più all’interno che all’esterno della casa in cui dovrà vivere. Prov­ve­derà bellezza, calore e comodità, rendendola così una vera dimora in cui poter abitare in pace ed autentico piacere. Ancor più sciocco è l’uomo che pensa soltanto alle necessità del­la sua natura fisica e non spende alcun pensiero ai bisogni del­la sua anima immortale. Guarda all’esteriore, trascurando la vita interiore. Provvede al suo corpo, che presto morirà, senza curarsi della sua anima, che vivrà per sempre. Pianifica soltanto il presente, trascurando gli interessi eterni. Com’è miserevole una simile vita, che deliberatamente si allontana da tutte le cose migliori, più sante, più belle e più durevoli, mentre cerca soltanto le povere e inu­tili cose che sono soltanto impedimenti che non arricchiscono colui che ne dispone. Il Signore consiglia di preoccuparci prima delle nostre necessità spirituali. È un errore affaticarsi tutto il giorno per il cibo e l’abbigliamento, la ricchezza, e quant’altro di esteriore, senza fare mai nulla per la vita interiore. Alla fine non rimarrà niente malgrado tutto l’affanno, il dolore e il sacrificio. Se ci preoccupiamo degli interessi della nostra anima, alla fine di questa vita ci troveremo in possesso di quella eterna. Un buon motto per la vita è: “Vivi oggi per le cose eterne”.
© – 1988 Assemblee di Dio in Italia

PAGATO APPIENO

PAGATO APPIENO

Una volta l’anno, il sommo sacerdote entrava nel Luogo Santissimo per l’espiazione dei peccati d’Israele. Dopo essersi santificato (lavandosi, purificandosi completamente) prendeva con sé il sangue di un torello e un turibolo d’oro sostenuta da tre catene. Il sacerdote allora rimuoveva un po’ dei carboni dall’altare, li metteva nel turibolo, prendeva una manciata d’incenso ed entrava nel Luogo Santissimo.

All’interno del Luogo Santissimo c’era un’arca. Al di sopra di essa c’era il propiziatorio e ai suoi lati c’erano due cherubini d’oro, le cui ali si stendevano su di esso. Il propiziatorio rappresentava la presenza stessa di Dio, il luogo in cui il Signore sedeva sul Suo trono.

Il sommo sacerdote prendeva una manciata d’incenso e lo gettava sul fuoco nell’incensiere. Improvvisamente, una meravigliosa aroma riempiva il tabernacolo. Il sacerdote agitava l’incensiere di fronte all’arca finché il propiziatorio non fosse avvolto da una nuvola di incenso dolce e aromatico.

Amato, questa è un’illustrazione perfetta di ciò che Gesù ha fatto per noi e sta facendo tutt’ora. Innanzitutto, illustra la morte e l’ascensione di Gesù al Padre celeste come nostro Sommo Sacerdote. Inoltre, questa scena di espiazione rappresenta il momento in cui Gesù iniziò a pregare per noi, intercedendo presso il Padre in nostro favore.

L’opera iniziale dell’intercessione di Gesù fu lo spargimento del Suo sangue su ogni vincolo e debito che avevamo. Un vincolo è “una nota sottoscritta di debito o obbligazione che vincola il debitore e i suoi eredi”. Il diavolo una volta ti reclamava perché eri morto nelle tue trasgressioni e nei tuoi peccati.

Dev’esserci una caverna da qualche parte nelle viscere dell’inferno contenente una montagna di registri esigibili, inclusi il mio e il tuo. Le note riportano: “Devi pagare con la vita, e il prezzo è la dannazione eterna”. Ma Gesù ha ricevuto le chiavi della cava infernale! Il nostro Sommo Sacerdote scese nelle profondità, in quel luogo pieno di registri e aprì la cava. Iniziò a sfogliare i registri e strappò le nostre note, tutti i vincoli, i debiti e le obbligazioni di coloro che credono in Lui e che dovranno ancora credere.

Gesù raccolse tutte quelle note e le portò nella gloria. Lì, alla presenza del Padre, Egli spruzzò il Suo sangue su di esse, annunciando: “Questi debiti sono pagati appieno dal Mio sangue”. by David Wilkerson

EGLI PREGA ANCORA PER NOI

EGLI PREGA ANCORA PER NOI

Zaccaria 3 descrive un sommo sacerdote di nome Giosuè che stava davanti al Signore, e Satana alla sua destra per contrastarlo. Lì presente c’era anche un angelo, che doveva essere Cristo in quanto gli angeli non giudicano.

Giosuè era un uomo in carne ed ossa, non un tipo di Cristo. Egli era il sommo sacerdote ai tempi di Esdra e Nehemia. In Esdra 10:18 sembra che Giosuè avesse sposato una donna pagana; a quel tempo, il modo peggiore per un giudeo di contaminarsi era quello di sposare una gentile.

“Or Giosuè era vestito di vesti sudicie e stava ritto davanti all’angelo” (Zaccaria 3:3). Giosuè sta davanti al trono con le sue vesti sudicie, e il diavolo alla sua destra lo accusa. Satana spinge: “Quest’uomo ha infranto la Tua legge e ha peccato contro Te”. Le accuse del diavolo erano corrette: Giosuè aveva peccato e ora Satana reclamava Giosuè per sé stesso.

Amato, questo è esattamente quello che accade a noi. Satana va davanti al trono della grazia per accusarci. Egli punta il dito contro di noi e dice: “Tu conosci ogni cosa, Dio, e vedi il compromesso nella vita di questa persona. Se sei giusto, devi darmi la sua anima”. In Apocalisse 12:10, Satana viene definito “l’accusatore dei nostri fratelli”, e lui sta davanti a Dio proprio ora per contrastare me e te, per accusarci di peccato.

Ecco allora che Gesù, il nostro Avvocato, si fa avanti e dice: “è vero, Padre. Egli è venuto meno ma c’è fede nel suo cuore, fede nella potenza del Mio sangue. Io ho pagato per ogni peccato che egli abbia mai commesso o mai commetterà”. Gesù allora si rivolge a coloro che gli sono accanto: “prendete le sue vesti sudicie e mettetegli il Mio manto di giustizia sulle spalle”.

Gesù disse a Satana: “Ti sgridi l’Eterno, o Satana!…Non è forse costui un tizzone strappato dal fuoco?” (Zaccaria 3:3). Quale immagine! Il diavolo fu costretto ad andarsene con un deciso rimprovero e Giosuè se ne andò perdonato, con nuove vesti e una corona di giustizia sul suo capo.

“ Se pure qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto” (1 Giovanni 2:1). Gesù è rimasto nella gloria in questi 2000 anni a pregare per noi, ed Egli sta ancora pregando per noi. by David Wilkerson

UNITI DAL DOLORE

UNITI DAL DOLORE

“L’Eterno fa giustizia e ragione a tutti quelli che sono oppressi” (Salmo 103:6)

Davide considera la grande liberazione dall’oppressore sperimentata dal suo popolo. Se leggiamo questo versetto alla luce di quello successivo, possiamo non soltanto notare alcune valide ragioni in forza delle quali l’oppressione è permessa, ma anche il modo in cui Dio libera gli oppressi. Ai tempi di Giuseppe, Israele prosperava. Questo popolo dimorava a Goscen e, come suo padre Abramo, si stava arricchendo nel paese d’Egitto. Gli israeliti divennero così numerosi da essere tenuti in invidia e timore da parte delle autorità. Come tutte le persone di successo, essi avrebbero avuto l’amicizia dei vicini, si sarebbero mescolati a loro, stabilendo rapporti sempre nuovi. L’Egitto stava diventando la loro patria: non ne desideravano un’altra. Cosa ne sarebbe stato del loro destino glorioso? E delle promesse che Dio aveva fatto ad Abramo? Cosa ne sarebbe stato del futuro nel quale questa stirpe eletta avrebbe dovuto benedire tutte le nazioni della terra? Si accontentavano dell’Egitto: perché tornare a Canaan, un paese dal quale i loro padri erano stati cacciati dalla carestia? Caddero nell’idolatria del paese: l’Iddio di Abramo apparteneva al paese di Canaan, mentre essi vivevano da tutt’altra parte. Come poteva questo popolo essere separato dall’Egitto? Come potevano essere ispirati da un sogno grandioso, tale da indurli ad abbandonare l’Egitto per un paese di cui conoscevano ben poco, se non che era esposto alla carestia e abitato da tribù che si sarebbero opposte alla loro venuta? Poi sorse un re che non aveva conosciuto Giuseppe. Questi vide nella crescita del popolo di Israele un pericolo, e prese dei provvedimenti drastici. Pensiamo al cambiamento che avvenne. All’improvviso gli israeliti divennero stranieri, ben distinti dal popolo egiziano. Gli artefici della loro prosperità li abbandonarono. Oppressi da ogni parte, essi non avevano alcuno che li aiutasse. Furono uniti fra loro dal dolore: la fiera afflizione consumò tutte le differenze: le sferze dei sorveglianti produssero un’unità che il popolo non aveva mai sperimentato prima, e che non sarebbe stata possibile altrimenti. Amareggiati in quella terra di schiavitù, cominciano allora a pensare ad Abramo, all’eredità promessa alla sua discendenza. Non avevano forse il diritto di andare a reclamare come propria quella buona terra? L’oppressione unì profondamente il popolo grazie al dolore collettivo e alla promessa comune.
© – 1988 Assemblee di Dio in Italia

IL SEGRETO DEL SUCCESSO

IL SEGRETO DEL SUCCESSO

“Or un angelo del Signore parlò a Filippo, dicendo: Lèvati, e vattene dalla parte di mezzodì, sulla via che scende da Gerusalemme a Gaza. Ella è una via deserta” (Atti 8:26)

Filippo si alzò e partì. In questa sua prontezza vediamo il segreto della potenza di un uomo. Non ci sono “ma”, non ci sono rifiuti, indugi o deviazioni, come nel caso di Giona. “Ed egli, levatosi, andò”. Dio non avrebbe potuto usare Filippo nella città di Samaria se non fosse stato un uomo che aveva crocifisso il proprio io, al punto di essere pronto a recarsi nel deserto senza quasi alcun preavviso. Tempo fa vidi un uomo pescare una trota dopo l’altra. Mi rivelò il suo segreto. “Ci sono tre regole per pescare trote, se non le rispetti, ogni sforzo risulterà vano. La prima è: tieniti nascosto. La seconda consiste nel rimanere ancora più nascosto. La terza? Stai ancora più nascosto. In questo modo sarai un pescatore eccellente”. “Buon metodo anche per pescare uomini”, pensai allontanandomi. Questo era il segreto del successo di Filippo. Egli si teneva nascosto. Non osava agire di propria iniziativa. Non è adatto all’opera di Dio chi non mette la volontà del Maestro prima di qualsiasi cosa, davanti a promettenti opportunità di servizio o a moltitudini di ascoltatori. Il Maestro aveva detto: “Vai nel deserto”. La questione era risolta. Questa è l’unica condizione in cui il Signore si può usare di noi. Egli può fare a meno di noi e del nostro lavoro. L’unico servizio che possiamo offrire è l’ubbidienza. L’ubbidienza, completa, perfetta, senza osare, scegliere o preferire: questo è il vero segreto del successo.
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