IL SEGRETO DELLA POTENZA

IL SEGRETO DELLA POTENZA

“Ora Gesù, chiamati assieme i dodici, diede loro potestà ed autorità su tutti i demoni” (Luca 9:1)

La prima cosa da fare è andare da Cristo stesso. Non possiamo fare nulla prima di essere stati da Lui. Dovremmo ricevere ogni commissione dalle Sue labbra, e andarcene sempre con la benedizione del Suo tocco sul nostro capo. Si racconta che uno degli ufficiali di Wellington, quando gli venne comandato di compiere un servizio pericoloso, sembrò esitare. Non si ritrasse dal rischioso incarico, ma disse al Duca: “Prima che io vada, fatemi stringere per un attimo la vostra mano che conquista tutto, ed allora potrò adempierlo”. Non c’è servizio troppo pericoloso, nessuna fatica troppo grande, nessun compito che richieda troppa responsabilità se, quando iniziamo, abbiamo la stretta della mano di Cristo e le Sue parole di incoraggiamento. Soltanto Cristo ci può dare potenza per l’opera che ci ordina di compiere. I Suoi seguaci devono avere autorità sui demoni. Chiun­que tenti di cacciare i demoni con le proprie forze, andrà incontro ad un miserabile fallimento. Un uomo può governare nazioni e conquistare regni, ma essere tuttavia incapace di scacciare da sé un solo demone. Alessandro Magno conquistò il mondo, ma fu sconfitto dai demoni dell’appetito e della passione. Gli uomini cercano sempre di fronteggiare senza alcun aiuto divino i mali commessi a motivo della loro stessa natura: ma in questa battaglia sono destinati a soccombere. Una volta i discepoli, in assenza di Cristo, cercarono di scacciare uno spirito malvagio, ma non vi riuscirono. Tuttavia avrebbero dovuto essere in grado, di scacciare il demone nel nome di Cristo. Gesù spiegò successivamente che la ragione per cui  fallirono era la loro mancanza di fede. Egli vuole che i Suoi seguaci abbiano potere su ogni forma di male. Soltanto se abbiamo fede in Lui Egli ci darà la vera potenza di cui abbiamo bisogno.
© – 1988 Assemblee di Dio in Italia
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UNA RELIGIONE VALE L’ALTRA?

UNA RELIGIONE VALE L’ALTRA?

È naturale desiderare di credere in un Dio che salva tutti gli uomini, indipendentemente da quello che essi credono o fanno, ma ciò non è biblico. Per credere in un simile Dio bisogna rigettare gli insegnamenti principali della Parola di Dio. Ascoltate le parole di Gesù quando chiamò l’apostolo Paolo al servizio missionario:

“Per questo ti sono apparso: per farti ministro e testimone delle cose che hai viste, e di quelle per le quali ti apparirò ancora, liberandoti da questo popolo e dalle nazioni, alle quali io ti mando per aprire loro gli occhi, affinché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio, e ricevano, per la fede in me, il perdono dei peccati e la loro parte di eredità tra i santificati.” (Atti 26:16-18)

Questo è un incarico privo di senso se gli occhi delle nazioni non hanno bisogno di essere aperti, se non hanno bisogno di convertirsi dalle tenebre alla luce, di sfuggire al dominio di Satana per andare a Dio e non hanno bisogno del perdono dei loro peccati che si riceve solo per la fede in Cristo, predicata dai ministri del Signore. Paolo non spese la sua vita come missionario in Asia, Macedonia, Grecia, Roma e Spagna per informare le persone che erano già salvate. Egli diede sé stesso “per salvarne ad ogni modo alcuni” (1 Corinzi 9:22).

Così quando il messaggio di Paolo riguardo a Cristo fu rigettato (per esempio, ad Antiochia dai Giudei), egli disse: “Poiché la respingete [la Parola di Dio] e non vi ritenete degni della vita eterna, ecco, ci rivolgiamo agli stranieri” (Atti 13:46). C’è in gioco la vita eterna delle persone non raggiunte dal vangelo!

“In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12).

Gesù Cristo disse: “Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano” (Matteo 7:14).

“Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6). by Il Cammino Cristiano

FIDUCIA NELLA PAROLA DI DIO

FIDUCIA NELLA PAROLA DI DIO

Cristo è la vivente Parola di Dio, e quando ti chiudi nella stanza della preghiera con Lui, lo Spirito Santo ti guiderà sempre alla Parola rivelata di Dio. Egli edificherà la tua fede cibandoti con la Bibbia, persino mentre sei nella tua stanza segreta!

Ci viene comandato: “Rivestitevi dell’intera armatura di Dio per poter rimanere ritti e saldi contro le insidie del diavolo…Perciò prendete l’intera armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio e…Prendete…la spada dello Spirito, che è la parola di Dio” (Efesini 6:11, 13, 17).

Spesso quando ricevi istruzioni specifiche dal Signore, il Suo Spirito ti sussurra: “Ora vai…” e verrai guidato ad un passo della Scrittura. La parola di Dio ti parlerà direttamente, dicendoti come uscire dalla tua crisi.

Molti cristiani che leggono questo messaggio devono semplicemente udire una parola dal Signore. Nessuno sulla terra può aiutarli. L’unico modo per loro di uscire dalla loro prova è restare alla presenza di Cristo, finché Egli non doni loro una direzione. Egli deve indicare loro la via d’uscita, cosa fare e quando e come agire. La Sua direttiva esclusiva per loro non giungerà né troppo presto né troppo tardi. Tutto avverrà secondo la puntualità dello Spirito Santo!

Amato, non c’è bisogno che ti preoccupi della tua prova. Dio è fedele a rispondere ad ogni tuo bisogno e richiesta. Prega semplicemente: “Signore, vengo a Te ora non soltanto perché Tu venga incontro ai miei bisogni, ma anche per venire incontro al Tuo bisogno!”

Siamo stai creati per avere comunione con Lui anche nei momenti più duri. Ti chiedo: ami stare con Lui? Lascia che il tuo cuore gridi, “Gesù, Tu sei il mio tutto. Sei il diletto supremo della mia anima e io amo la Tua compagnia!”

Padre, aiutaci ad ascoltare da vicino il Tuo Spirito e a riporre tutta la nostra fiducia nella Tua Parola rivelata. by David Wilkerson

INDOTTI A PREGARE

INDOTTI A PREGARE

“E pregate che la vostra fuga non avvenga d’inverno” (Matteo 24:20)

Il Signore, guardando il complesso del tempio, prevede la crudeltà di quella guerra, ode le grida dei nemici e i gemiti dei vinti. Vede la città cadere, le fiamme elevarsi fino al cielo. Egli rivolge il pensiero a quegli attimi tragici, e vede un povero fuggiasco che scappa sotto la pioggia, con i vestiti bagnati e trafitti dal vento gelido. La compassione spinge Gesù a suggerire questa preghiera. Questo è il modo di agire di Dio, non il nostro. Noi ci soffermiamo volentieri sui risultati più spettacolari. Applaudiamo l’abile comandante e lodiamo il nobile coraggio. Parliamo di tutte queste cose importanti. Rimaniamo accecati dalla luce che celebra la vittoria. Il Signore guarda oltre. Egli scorge le case in rovina, gli orfani soli e affamati, le vedove dal cuore infranto. La distruzione di Gerusalemme avrebbe disperso gli ebrei in tutte le nazioni, per testimoniare di Dio e per aprire una strada all’Evangelo. Avrebbe portato con sé anche un cumulo di sofferenze che hanno mosso la Sua pietà. Questo principio è valido anche nelle piccole difficoltà della vita. Il dolore, la malattia, la morte sono finalizzati a un obiettivo ben preciso: adempiono sempre uno scopo di grazia per coloro che amano Dio. Nessun evento può nascondere al Signore un solo bisogno o privarci della Sua tenerezza. Qualunque cosa succeda, Egli ha sempre il tempo e il modo di prendersi cura di noi, con la Sua ineffabile compassione. Possa la certezza della cura amorevole del nostro Signore indurci a pregare con perfetta fiducia. Egli tiene in considerazione ogni debolezza e qualunque peso. Egli conosce tutte le difficoltà e gli ostacoli. Prega come Gesù ci ha insegnato, affinché le prove, che sono necessarie per la nostra crescita, non si accumulino per sopprimerti. Sicuramente Egli risponderà a questa supplica.
© – 1988 Assemblee di Dio in Italia

ASCOLTARE DIO

ASCOLTARE DIO

La maggior parte dei cristiani non ascolta Dio. Vanno da Lui solo per parlare! Ma la Scrittura rivela che qualsiasi persona che sia stata usata da Dio ha imparato a restare alla Sua presenza finché non avesse udito la Sua voce.

La Scrittura rende chiaro che il Signore voglia parlare ad ognuno di noi: “Quando andrete a destra o quando andrete a sinistra, le tue orecchie udranno dietro a te una parola che dirà: «Questa è la via; camminate in essa!»” (Isaia 30:21).

Ho sentito di una bambina che soffriva di leucemia, la quale lottava col pensiero della morte. Una mattina, quando la madre entrò nella sua stanza, la bimba era tutta raggiante e felice. “Cosa ti è successo?” chiese sua madre.

La piccola rispose: “Un angelo è venuto da me e ha detto che avrei fatto un viaggio. Dio è venuto e ha preso la mia mano e ha camminato con me in mezzo a un meraviglioso giardino. Mi ha detto, ‘Domani verrai qui a stare con Me”.

Dio parlò a quella bambina e rimosse ogni dolore e timore dal suo cuore. Quando il giorno dopo se ne andò a stare con Lui, aveva una pace totale.

Quando hai intimità con Gesù, ricevi direzione da Lui? Lui ti dice cosa fare e quando e come farlo? Alcuni cristiani non credono che Dio lo faccia, ma Gesù dice: “Le mie pecore ascoltano la mia voce…e mi seguono” (Giovanni 10:27).

Nella tua prova, stai da solo con Gesù e grida: “Signore, Tu sei l’Unico che mi possa aiutare. Soltanto Tu conosci la via d’uscita da questa prova, perciò resterò qui finché non mi dirai cosa fare”.

Questo è il tipo di preghiera gradita a Dio. Significa cessare tutto, ogni attività. Solo allora Lo udrai parlare chiaramente al tuo cuore: “Devi mettere le cose apposto con questa persona”. Oppure: “Non fare nulla fino alla prossima settimana. Non avere fretta. Siedi alla Mia presenza e confida in Me”. Lui ti darà direzioni chiare. by David Wilkerson

PERSEVERARE IN PREGHIERA

PERSEVERARE IN PREGHIERA

La perseveranza nella preghiera (in inglese “praying through”, ndt) è un’espressione molto utilizzata dai primi pentecostali. Per alcuni significava semplicemente restare sulle proprie ginocchia finché non si avesse avuto la certezza di aver ottenuto una risposta da Dio. Per altri significava ritornare del continuo al Signore finché la risposta non fosse già nelle proprie mani, appunto, perseveranza nella preghiera.

Quando ero giovane e frequentavo i primi raduni, sentivo le persone testimoniare: “Resterò aggrappato ai corni dell’altare e non me ne andrò finché Dio non mi abbia risposto!” Però non credo che questo sia il significato più vero del “perseverare in preghiera”.

Puoi stare chiuso nella tua stanza col Signore, dilettandoti alla Sua presenza. Puoi trascorrere ore di qualità, persino giorni, insieme a Lui, gloriandoti in una dolce comunione. Puoi ricevere appagamento ad ogni tuo bisogno e il tuo cuore può essere completamente soddisfatto. La Sua presenza può guarirti, sollevarti, rafforzarti e fortificarti.

Ma cosa succede quando lasci quel luogo santificato di intima comunione? Forse ti alzi dalle ginocchia soltanto per ritornare ad una situazione schiacciante che non è cambiata. Riesci a vedere il diavolo che sta lì ad aspettarti, pronto a rovesciarti addosso gli stessi problemi e lo stesso senso di vuoto. Ti chiedo: che bene c’è nel godere della gloria sulla montagna se ciò non ti sosterrà nelle tue battaglie?

Credo che “perseverare nella preghiera” significhi semplicemente questo: la forza, la potenza e l’incoraggiamento che ricevi dal Signore mentre sei alla Sua presenza deve poterti sostenere nelle prove a venire. La vittoria che ricevi nella stanzetta segreta deve fornirti la vittoria sul campo di battaglia.

Cosa ottieni esattamente dal tuo tempo di preghiera se non qualcosa che possa sostenerti in battaglia? “Perseverare nella preghiera” significa attendere un completamento totale della tua preghiera. Molti cristiani vedono preghiere esaudite soltanto a metà, perché non permettono a ciò che hanno ricevuto dal Signore in preghiera di sorreggerli nelle loro prove.
Amato, la preghiera non è finita, non è una “preghiera completa” finché questa non ti sosterrà fino all’altra riva del tuo problema. Non avremo “perseverato in preghiera” finché non avremo “perseverato nel vivere” le nostre prove mediante la forza ricevuta alla presenza di Dio. by David Wilkerson

ANDARE AL SIGNORE NELLA NOSTRA TRISTEZZA

ANDARE AL SIGNORE NELLA NOSTRA TRISTEZZA

Lo Spirito Santo mi ha guidato al libro di Nehemia, e leggendo il capitolo 2, ho visto qualcosa che non avevo mai notato prima. Questo capitolo contiene una storia incoraggiante per tutti coloro che vanno al Signore con un cuore appesantito.

Nehemia era il coppiere del Re Artaserse. Assaggiava i vini prima che venissero portati alla tavola del re per essere sicuro che non fossero avvelenati. Col tempo, Nehemia divenne un servo fidato del re.

Egli ricevette un resoconto da suo fratello secondo il quale Gerusalemme giaceva in rovine. La popolazione era stata decimata, il popolo giaceva in ristrettezze, e le condizioni peggioravano giorno per giorno. Ciò spezzò il cuore di Nehemia. Egli amava Giuda e Gerusalemme e il dolore iniziò a far sentire la sua morsa.

La Scrittura dice: “Nel mese di Nisan…io presi il vino e lo porsi al re. Ora io non ero mai stato triste in sua presenza. Perciò il re mi disse: «Perché hai l’aspetto triste, anche se non sei malato? Non può esser altro che un’afflizione del cuore». Allora fui preso da una grandissima paura” (Nehemia 2:1-2).

Capirai che alle persone fosse proibito entrare alla presenza del re tristi, soprattutto se erano impiegati presso la corte. Nehemia sapeva che avere un aspetto mesto avrebbe potuto costargli la testa ed aveva una paura tremenda.

Quando il re vide il dolore di Nehemia, si mosse a compassione. La Scrittura ci dice che il re concesse una licenza al suo servo abbattuto. Gli diede inoltre un lasciapassare, aprendogli i tesori regali. Poi Nehemia ricevette dal re il desiderio del suo cuore, il permesso di andare a Gerusalemme per ricostruire il tempio e le mura della città!

Ecco cosa voglio dire: se Nehemia poteva entrare alla presenza di un re pagano con un aspetto mesto e trovare comunque favore e benedizioni oltre ogni immaginazione, quanto più il Re Gesù mostrerà compassione verso ognuno di noi, Suoi figli, nella nostra tristezza. Egli è pronto a sollevare il nostro peso e sopperire ai nostri bisogni. by David Wilkerson

L’ATTESTAZIONE DELL’AMORE DIVINO

L’ATTESTAZIONE DELL’AMORE DIVINO

“Lo Spirito stesso attesta insieme col nostro spirito che siamo figliuoli di Dio” (Romani 8:16)

Alcuni pensano che la testimonianza dello Spirito sia una sorta di rivelazione dal cielo, un’estasi, una meravigliosa visione, o comunque una manifestazione soprannaturale, qualcosa che ci eleva al di sopra degli altri e che ci segnala come beniamini di Dio. Se c’è qualcosa che può fare di un uomo un fariseo è sicuramente questo. La testimonianza dello Spirito Santo in noi non si rivolge tanto al nostro spirito, per confermare che siamo figli: attesta piuttosto, unitamente al nostro spirito, che Dio è nostro Padre. Si tratta di una differenza enorme. Lo sguardo non è rivolto all’interno, verso il basso, in direzione del nostro io, ma verso l’esterno, in alto, al Salvatore. “Egli testimonierà di me”, disse Gesù promettendo lo Spirito Santo. Egli ha lo scopo di prendere le cose di Cristo e di manifestarcele. In Cristo c’è una consapevolezza del nostro peccato che ci umilia e ci confonde, tuttavia in Lui è presente un amore che ci sommerge. È presente in Lui una dichiarazione di giustizia davanti alla quale tremiamo, e un’altezza, una profondità, una lunghezza e larghezza d’amore senza limiti. Lo Spirito ci mette a disposizione quell’amore, e dentro di noi nasce la certezza che Cristo ci ha amato e ha dato Sé stesso per la nostra salvezza. Con amorevole tenerezza, il Padre si china su noi, interessato alla nostra vita, al punto che il cuore grida “Abba, Padre!”. “L’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per lo Spirito Santo che ci è stato dato”. Sgorga in noi una benedetta consapevolezza, che non lascia spazio all’orgoglio, ma che cede il terreno all’abnegazione, alla gratitudine, a un’ubbidienza gioiosa e all’adorazione. La Sua luce rende il nostro peccato migliaia di volte più tetro e più squallido, di fronte a una simile costanza e a una tale pienezza. Questa è la realtà alla quale lo Spirito Santo rende testimonianza, non della nostra bontà o presunta superiorità, ma dell’amore e della gloria di Gesù Cristo, della grandezza e pienezza della Sua salvezza e dell’infinita bontà del nostro Padre celeste.
© – 1988 Assemblee di Dio in Italia

QUANDO NON ABBIAMO SPERANZA

QUANDO NON ABBIAMO SPERANZA

Eliseo ereditò da Elia il ruolo di profeta nel paese. In 2 Re 4, Eliseo affrontò una delle sue prove più grandi quando si recò da una donna shunamita il cui figlio era appena morto. Nella disperazione, ella disse ad Eliseo, “Ho pregato e digiunato, ho pianto e supplicato, ma non ho ricevuto nulla da parte del Signore. Senza mio figlio non ho la forza per andare avanti. Proprio non capisco cosa stia facendo Dio. È più di quanto io possa sopportare”.

Eliseo rispose facendo qualcosa di insolito. “Egli disse a Gehazi [suo servo], ‘Cingiti i lombi’”. Poi continuò, “prendi in mano il mio bastone e parti. Se incontri qualcuno, non salutarlo; e se qualcuno ti saluta non rispondergli; poserai il mio bastone sulla faccia del fanciullo” (2 Re 4:29).

Tenendo conto delle istruzioni di Eliseo, Gehazi si recò alla casa della shunamita e pose il suo bastone sul viso del bambino morto. Non c’era segno di vita, quindi Gehazi tornò da Eliseo dicendo: “Il fanciullo non si è svegliato” (v. 31).

Ti faccio una domanda: cosa fai quando tutto quello che tenti non porta alcun risultato? A chi ti rivolgi quando ogni sforzo che compi non consegue alcun esito?

Arriva il momento in cui non abbiamo altre risorse se non Gesù. In questa storia, Eliseo è un tipo di Cristo. Egli si recò alla shunamita e si distese sul corpo del ragazzo morto. Quando mise la sua faccia sulla faccia del ragazzo, i piedi sui piedi e le mani sulle mani, egli soffiò dentro di lui.

Cosa accadde in seguito? La Scrittura ci dice che il ragazzo starnutì sette volte (v. 35). Era vivo!

Cosa lo aveva riportato alla vita? Gesù stesso soffiò in quella situazione. Quando non abbiamo speranza, risorse, capacità, Cristo soffia la Sua vita soprannaturale nelle nostre circostanze.

Fai tua questa preghiera: “Signore, non ho nulla, ma Tu hai tutto ciò di cui ho bisogno ora. Se non soffi nel mio problema non ce la farò. Io non posso farcela, ma Tu sì, Signore!”. by Gary Wilkerson

LA PREGHIERA E’ UN PESO?

LA PREGHIERA E’ UN PESO?

Forse la preghiera è un peso per te. È noiosa? È più un dovere che un piacere?

Pochi cristiani entrano alla presenza di Dio con gioia, per il solo piacere della Sua compagnia. Alcuni pensano ad essa soltanto come ad un “lavoro”. Tuttavia, quando abbiamo comunione con qualcuno che amiamo e al quale teniamo qui sulla terra, lo consideriamo un lavoro? No, è un piacere per noi! Se sei felicemente sposato, non pensi ai momenti d’intimità col tuo coniuge come a un “lavoro”.

Cristo paragona il Suo rapporto col Suo popolo a quello di un marito con sua moglie, e la Bibbia dice che Gesù prende diletto in noi! In realtà, il piacere di un marito nel godere dell’intimità non è soltanto la soddisfazione dei propri bisogni. No, il suo vero piacere sta nella gioia di sapere che sua moglie condivide il suo diletto. Lui dice nel suo cuore, “lei vuole davvero stare con me. Sono al primo posto nel suo cuore, sono tutto per lei!”

Sappiamo che il Signore prende piacere nel Suo popolo. Davide disse: “Egli mi liberò perché mi gradisce” (Salmo 18:19). La Scrittura ci offre un’immagine del Signore e del Suo diletto esuberante per noi.

Ma noi ci dilettiamo in Lui? La Bibbia ci dice: “Prendi il tuo diletto nell’Eterno, ed egli ti darà i desideri del tuo cuore” (Salmo 34:7). Dilettarsi nel Signore non significa semplicemente essere felice alla Sua presenza. Ho chiesto al Signore cosa significasse il termine “diletto”, e Lui mi ha risposto:

“David, prendere diletto in me significa semplicemente poter dire: ‘Preferisco stare con Gesù che con chiunque altro sulla faccia della terra. Preferisco la Sua compagnia a quella del mio coniuge, della mia famiglia, dei miei amici. Preferisco Lui alle celebrità, ai leader mondiali, persino ai grandi uomini e donne di Dio. Lui è il mio diletto!’”

Significa inoltre poter dire, “Desidero avere intimità con Gesù, perché Lui è l’Unico che possa soddisfarmi. Tutti gli altro mi lasciano vuoto e incompleto. Nessun altro se non Gesù può raggiungere i miei bisogni più profondi, ed io corro a Lui ogni volta che posso”. by David Wilkerson