UN NOME NUOVO

UN NOME NUOVO

“Il tuo nome non sarà più Giacobbe, ma Israele” (Ge 32:28) “Chi vince …scriverò su lui il nome del mio Dio” (Ap 3:12)

In tutta la Bibbia, il nome di una persona rivela la sua natura. In quei giorni antichi e sapienti, i nomi non venivano assegnati in base ad una considerazione di ordine eufonico, ma rappresentavano quasi una promessa o un auspicio. Si sostiene che i pastori assegnino dei nomi alle pecore secondo le loro caratteristiche, e in alcuni casi i nomi nell’Antico Testamento sembrano essere stati dati secondo lo stesso principio. Fu così con Giacobbe; quando l’Angelo gli chiese: “Qual è il tuo nome?”. Egli rispose: “Giacobbe”, vale a dire soppiantatore! Con Dio, non rifiutarti mai di chiamarti con il tuo titolo specifico, anche se fossi l’ultimo di tutti i santi, il capo dei peccatori, l’ipocrita o l’ingannatore! La prima condizione per sbarazzarci della nostra vecchia natura è di confessarne l’esistenza; la seconda è quella di cederla a Dio. Sii conquistato da Dio, cedi a Lui, sottomettiti alla Sua volontà, specialmente in quel punto in cui il Suo Spirito ti stringe così forte. La nostra vita è piena d’incontri e di combattimenti con l’Angelo, il problema è che noi resistiamo anziché lasciarci vincere da Lui. Ogni volta che permettiamo a Dio di prendere il controllo di qualche aspetto del nostro carattere, noi acquisiamo un nome nuovo. In altre parole, si sviluppa una nuova fase del carattere, riceviamo in noi un nuovo tocco dell’amore divino e veniamo trasformati più perfettamente ad immagine di Colui, il cui Nome comprende tutti i nomi. Giacobbe diventa Israele; Simone diventa Pietro, l’uomo di pietra; Saulo diventa l’apostolo Paolo. Quando Dio ci chiama con un nuovo nome Egli lo fa in funzione dei rapporti che dobbiamo intrattenere con Lui. In altre parole, Egli ci concede una rivelazione più profonda di Sé. Egli rivela attributi che prima erano nascosti. L’apostolo, nell’Apocalisse, afferma che ogni volta che vinciamo, Dio ci dona una pietra bianca, sulla quale è scritto il Suo nome, con chiaro riferimento al diamante puro dell’Urim e del Tummim, con il quale Egli parlò ad Israele, e su cui fu inciso il nome Yahwèh (cfr. Es 28:29, 30; Ap. 2 :17). Ogni vincitore sul peccato ha la sua pietra di Urim, conosce la volontà di Dio fin da subito, e riceve la rivelazione del carattere divino. Conosce cose preziose riservate unicamente a coloro ai quali sono state svelate (Mt 11:25).
Dio ti benedica! by eVangelo

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ELEVARSI UN PO’ PIÙ IN ALTO

ELEVARSI UN PO’ PIÙ IN ALTO

“Ma grazie siano rese a Dio che sempre ci conduce in trionfo in Cristo” (II Corinzi 2:14)

Vieni, anima afflitta e tormentata dal senso di fallimento: fermati a riflettere su ciò che il Signore è, e su quanto Egli ha compiuto per meritare la tua fiducia. Il Suo nome è Gesù: Colui che salva il Suo popolo dai peccati. Ti affligge un brutto carattere: sei vittima della paura o dell’orgoglio? Il Signore è venuto con lo scopo di salvarci da queste cose, per liberare ognuno di noi dalle proprie schiavitù. Per conseguire questo obiettivo Egli si avvale di ogni potestà, tanto in cielo quanto in terra. Egli è costantemente al nostro fianco. Se continuiamo a lottare e ad affannarci con le nostre risorse Gli impediamo di aiutarci. Nel momento stesso in cui lasciamo a Lui l’opera, accettandoLo come nostro Liberatore, il nostro vero trionfo, il nostro tutto, soltanto allora la Sua potenza diviene la nostra forza, e siamo “…più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati” (Rom. 8:37). Basta preoccuparsi, lottare, cadere: se rimaniamo fermi vedremo la liberazione del nostro Dio (cfr. Esodo 14:13). Non esiste un motivo di gioia se non nel Signore. In Lui possiamo rallegrarci costantemente. Questa realtà è accessibile a tutti, basta farla propria. Il sole splende sempre: “Rallegratevi del continuo”. In Svizzera un giorno ho scalato una montagna per vedere lo splendore dell’alba sulle cime circostanti. Fu un’esperienza meravigliosa: una dopo l’altra, le vette innevate si coloravano di rosa, per poi assumere sfumature dorate, mentre un velo color porpora scendeva lungo i pendii. Quando il sole era ormai alto, cominciammo a scendere. Scoprii con sorpresa che le colline sottostanti non si erano accorte che il sole era sorto. Erano avvolte da una fitta nebbia. Non avevano le sfumature rosa dell’alba, e neppure la corona dorata o il mantello di porpora. Erano immerse in una spessa coltre umida. Al massimo potevano ricevere un’ora di sole quando questo era già alto. “Tutto questo parlare dello splendore dell’alba è soltanto sciocco sentimentalismo. Non ci aspettiamo altro che giorni bui, nebbiosi, e notti oscure, interrotte di tanto in tanto da qualche raggio di luce”, immaginai sarebbe potuto essere il commento di quelle colline. Eppure c’era ben altro a loro disposizione, se soltanto avessero potuto elevarsi un po’ più in alto!
© – 1988 Assemblee di Dio in Italia

INTIMITA’

INTIMITA’

L’intimità con Dio è uno degli onori più grandi a cui siamo stati chiamati come figli di Dio.

Nessun uomo nell’antico patto poteva osare o minimamente sperare in una così grande cosa, neanche il migliore, neanche il più grande. Tuttavia nel regno di Dio anche il più piccolo, anche l’ultimo è sempre il benvenuto alla corte del Re.

Mi sono trovato spesso così indaffarato a fare cose ‘per Dio’ che senza rendermene conto ho spesso perso di vista il primo amore, la cosa più bella, la parte migliore: Ascoltare la voce del mio Signore. Da ragazzino bramavo udire la sua voce, ricercavo in ogni modo di comprendere come si riconosceva la voce di Dio. Oggi è una realtà, è una costante, è un alto privilegio che ho l’onore di avere; io oggi ho intimità con Dio!

Ho imparato che un conto è sentire parlare di Gesù, altro cosa è sentire Gesù parlare.

Da piccolo sentivo parlare di Lui, della sua grandezza e del suo amore; oggi sento Lui parlarmi di queste cose e molto altro ancora. È un grande onore al quale Dio stesso ci ha chiamato e al quale ogni figlio di Dio ha accesso! Il nostro accesso è garantito dall’opera compiuta da Cristo nella sua morte, sepoltura e risurrezione! Tutto ciò che Gesù ha fatto è stato accreditato sul mio e sul tuo conto come se noi lo avessimo fatto! Oggi per la fede in Cristo posso accostarmi a Dio con fiducia sapendo che mi aspetta sempre a braccia aperte.

Gesù ha inaugurato la via al padre per mezzo del suo sangue, una via che nessuno può più chiudere o ostacolare perché Dio stesso ha scelto di aprire per noi in Cristo. by Francesco Basile. by amcfan

I LIMITI DEL MIRACOLOSO

I LIMITI DEL MIRACOLOSO

Nessuno aveva mai visto tante opere soprannaturali quanto Israele. Dio provvedeva miracolo dopo miracolo per loro, eppure ogni opera lasciava il popolo incredulo e infedele come prima! Penserai che le dieci piaghe d’Egitto avrebbero prodotto fede negli Israeliti. Quando l’Egitto venne afflitto dalle mosche, non se ne trovò nessuna nel campo d’Israele. Quando l’Egitto cadde nelle tenebre più fitte, non v’erano alcune tenebre in Israele. Ciononostante, nessuna di queste piaghe produsse una fede di qualsiasi tipo!

Persino dopo che Dio ebbe aperto il Mar Rosso, la fede d’Israele durò per soli tre giorni. La Scrittura dice: “I nostri padri in Egitto non compresero le tue meraviglie, non si ricordarono del gran numero dei tuoi benefici e si ribellarono presso il mare, il Mar Rosso” (Salmo 106:7).

Il salmista qui sta dicendo: “Arrivarono persino a dubitare di Dio al Mar Rosso, il luogo in cui Egli compì il Suo miracolo più grande!”

Siamo così simili ad Israele. Vogliamo che Dio proferisca una parola, che ci conceda una liberazione miracolosa, che venga prontamente incontro ai nostri bisogni, che rimuova ogni nostro dolore e sofferenza. In effetti, probabilmente starai dicendo: “Se solo Dio mi traesse fuori da questo disastro, se mi desse quest’unico miracolo, non dubiterei mai più di Lui!” Ma che mi dici di tutti i miracoli che Lui ha compiuto per te? Non hanno prodotto in te alcuna fede per aiutarti nella tua avversità presente!

Due preziosi uomini di Dio dalla tribù Zulu dell’Africa visitarono la Chiesa di Times Square. Stava avvenendo un risveglio incredibile tra quegli otto milioni di Zulu, e Dio stava compiendo cose miracolose tra loro.

Ma non era questo ciò di cui questi uomini volevano parlare. Piuttosto, ciò che li colpì di più del risveglio furono “gli Zulu vincitori”, coloro che presero una posizione per Cristo, bruciando libri di stregoneria e testimoniando con franchezza, nonostante fossero duramente provati e afflitti. Queste persone erano malvagie una volta, pieni di spiriti omicidi, e furono trasformati all’immagine di Gesù!

Credo che il segno o il prodigio maggiore al mondo in questi ultimi giorni non sia qualcuno che risorge dai morti. No, ciò che veramente crea un impatto sulla mente e lo spirito dei non-credenti è quel cristiano che sopporta ogni prova, tempesta, dolore e sofferenza con una fede certa. Un tale credente emerge dalle sue avversità più forte nel carattere, più forte nella fede, più forte in Cristo. by David Wilkerson

IL VALORE DELLO SPIRITO

IL VALORE DELLO SPIRITO

“Lo Spirito stesso attesta insieme col nostro spirito che siamo figliuoli di Dio” (Romani 8:16)

A chi è data questa testimonianza? Queste parole pongono davanti a noi una verità importante, che dobbiamo ricordare assiduamente: la vera religione corrisponde all’azione dello Spirito di Dio sul nostro spirito. La vera religione è la vita di Dio nello spirito dell’uomo. Il suo principio attivo è lo Spirito Santo: il suo regno e la sua sfera d’azione corrispondono al nostro spirito. La religione non consiste quindi in una serie di postulati ben definiti, ai quali si crede come all’esistenza del polo nord o della legge di gravità. La sua essenza non risiede nella mente, ma nel cuore dell’uomo: non si trova nell’intelletto, ma nella volontà. L’intelligenza deve, indubbiamente, esaminare e chiedere, come gli orecchi devono udire la verità e gli occhi leggerla, tuttavia la religione non vive negli occhi o negli orecchi. Quella vera non è neppure costituita da forme di culto, come il cantare inni, recitare preghiere o ascoltare sermoni. Tutte queste cose possono essere compiute mentre l’uomo interiore rimane pressoché insensibile. Dio è spirito. Egli non può essere soddisfatto dall’aspetto esteriore delle cose, o dagli enunciati teorici. Il Signore vuole stabilire un contatto autentico e comunione con noi e sviluppare la Sua opera per la testimonianza del Suo Spirito in noi. Ci sono molte persone che esaltano i sacramenti come mezzi attraverso i quali la vita di Dio è comunicata infallibilmente all’anima: essi diventano il principio e il sostegno di una vita religiosa di facciata. Se cerchiamo, nel Nuovo Testamento, l’evidenza di questa misteriosa efficacia dei sacramenti, non ne troveremo alcuna traccia. Quello che scorgiamo evidente, invece, è l’azione della Parola di Dio e l’opera dello Spirito Santo. Dov’erano i sacramenti nel giorno di Pentecoste e nelle altre occasioni di grande crescita della chiesa dei primi secoli? Fu soltanto in seguito alla predicazione della Parola e alla testimonianza resa a Gesù che lo Spirito Santo scese sui credenti, e migliaia si convertirono al Signore.
© – 1988 Assemblee di Dio in Italia

L’EVANGELO IN OGNI CASA

L’EVANGELO IN OGNI CASA

“E in qualunque casa sarete entrati, in quella dimorate” (Luca 9:4)

Il Vangelo va portato dentro le case. Dobbiamo portarlo per le strade e lungo i vicoli, nei campi e le colline, raccontando la storia dell’amore di Dio a tavola e accanto ai caminetti. Raggiungere con l’Evangelo ogni casa della sua zona, dovrebbe essere l’obiettivo di ogni comunità locale. I credenti stessi dovrebbero compiere quest’opera, e non delegare altri a mettere degli opuscoli sotto la porta della gente. Gli opuscoli sono buoni, ma dovremmo portarli noi stessi aggiungendovi il nostro amore, un sincero interessamento e una buona parola. Dovremmo portare l’Evangelo in ogni casa annunciandolo con zelo. Avete mai pensato che benedizione sia per una casa quando vi fa ingresso la salvezza di Cristo? Pensate che luogo triste sia una casa senza Dio, senza preghiera, senza riconoscimento della grazia e della misericordia del Signore. Nessun rifugio, nessuna consolazione nel dolore, nessuna speranza di fronte alla morte. Pensate quindi cosa porta Cristo quando viene accettato. La pace viene con Lui, perché il peccato è perdonato. L’amore di Dio costruisce un rifugio sopra la casa: poiché coloro che vi dimorano ora sono i Suoi figlioli. C’è una comunicazione diretta dal cielo, una scala verso l’alto con gli angeli che la percorrono e Dio sulla sommità. C’è conforto nel dolore, aiuto nella prova, forza nella debolezza, speranza nella morte. Per un’illustrazione delle due case, quella senza Dio e quella con Dio, possiamo osservare una casa egiziana ed una ebrea nella notte in cui l’angelo della morte venne per uccidere i primogeniti. Il sangue sugli stipiti fece la differenza. Il sangue di Cristo sulla porta di una casa è un rifugio contro le sventure. Non sarebbe una grande cosa se potessimo portare l’Evangelo in ogni casa nella quale Cristo non è ancora stato ricevuto? Conoscete una casa dove non c’è traccia di preghiera? Non cercherete di aprire quella porta per farvi accedere Gesù?
© – 1988 Assemblee di Dio in Italia

SENZ’ACQUA DA BERE

SENZ’ACQUA DA BERE

“Poi tutta l’assemblea dei figli d’Israele partì dal deserto di Sin, marciando a tappe secondo gli ordini dell’Eterno, e si accampò a Redifim. Ma non c’era acqua da bere per il popolo…Là il popolo ebbe sete di acqua e mormorò contro Mosè, dicendo: «Perché ci hai fatti salire dall’Egitto per farci morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?». Così Mosè gridò all’Eterno, dicendo: «Che farò io per questo popolo? Ancora un po’ ed essi mi lapideranno»” (Esodo 17:1-4).

Dio aveva condotto Israele nel luogo più arido di tutto il deserto. Era un luogo aspro, senza fiumi o sorgenti, nemmeno un filo d’acqua. La cosa più sconcertante di tutte, fu che Israele venne condotto lì “per comandamento del Signore” (v. 1).

Dio stesso aveva permesso che il Suo popolo avesse sete: “E il popolo ebbe sete” (v. 3). Neonati che piangevano, bambini che si lamentavano, anziani che soffrivano l’arsura, genitori che guardavano le proprie famiglie, pensando: “Tra pochi giorni saremo tutti morti”. Così andarono da Mosè adirati, gridando: “Dacci acqua da bere!” Ancora dipendevano dall’uomo, dalla carne!

Voglio soffermarmi qui per sottolineare una cosa. Innanzitutto, Dio condusse Israele a Migdol attraverso il mare per provarli, ed essi vennero meno nella fiducia in Lui. Poi, li condusse a Mara, dove aveva un altro piano di liberazione, e fallirono di nuovo. Ora li aveva portati a Rephidim per un’ulteriore prova.

Riesci a capire la lezione? Se nella prova non impari a confidare nel Signore con una fede semplice, quale quella di un bambino, Egli ti porterà nuovamente sul terreno di prova.

Israele si trovava in un luogo del genere, ancora una volta. Avevano caldo, erano assetati e arrabbiati, ma Dio già aveva un piano! Egli non aveva intenzione di lasciarli morire. Aveva scelto sin dall’inizio di farli salire al Monte Horeb verso una riserva d’acqua che aveva preparato già da lungo tempo, e quella fonte non sarebbe durata per un giorno, una settimana o un mese, ma per trentotto anni!

Dio però stava ancora aspettando una risposta di fede da parte d’Israele. Stava dicendo: “Vi ho condotti attraverso tutto questo, ma vi siete rifiutati di imparare. Confiderete in me ora? Quanti altri problemi devo permettere nella vostra vita prima che confidiate in Me?”

Il nostro amorevole Padre celeste non avrebbe mai condotto i Suoi figli in un deserto arido solo per lasciarli morire di sete, specialmente se già aveva una riserva custodita in una roccia lì vicino! Dio ha sempre avuto un piano per il Suo popolo, ed Egli ha un piano per te proprio ora, per liberarti dalla tua avversità presente. by David Wilkerson

RICONOSCERE IL PROPRIO BISOGNO

RICONOSCERE IL PROPRIO BISOGNO

“Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste” (Matteo 5:48)

Consideriamo la materia prima dalla quale Cristo trae i Suoi santi. Abbiamo udito il comandamento del Maestro: “Voi dunque siate perfetti”. Abbiamo subito guardato dentro noi stessi ed emesso un gemito di preoccupazione. Tutto è contro di noi: la delusione e il fallimento sono ovunque. Nessuna fede, nessuno zelo, nessun amore: il nostro io rovina ogni pensiero: il peccato s’insinua nelle cose della nostra vita. Un grumo di irascibilità, indolenza e mondanità: tutto appare negativo. A questo punto pensiamo: “Questa vita spirituale non fa al caso mio, non è alla mia portata. Non sono capace di soddisfare le richieste minime: non riesco ad assolvere i doveri più elementari e le esigenze basilari della religione. Il mio cuore è come un luogo privo di tutto, ad eccezione della confusione e del fallimento. Questo non è un palazzo adatto ad un Sovrano”. Ma ecco! Alla soglia del mio cuore si affaccia il Re in persona. “Questo è il posto che cerco”, Egli dice. “Beati i poveri in ispirito, perché di loro è il regno de’ cieli”. Grazie a Dio la santità inizia da questo presupposto. Non si trova nelle forze o in qualche buona attitudine di cui disponiamo, piuttosto nella povertà e nel vuoto di cui siamo umilmente consapevoli. Collochiamo questa verità al vertice dei nostri pensieri, così come essa è alla base del sermone del Signore. La santità non è il trionfo estatico di colui che raggiunge inarrivabili vette di gloria. È piuttosto il frutto di un cuore povero e umile che lascia spazio a Gesù. Il principio di questa corrispondenza si trova nel mio vuoto, al quale fa da contraltare la Sua pienezza. Ciò che Dio cerca nel mondo è un posto. “Non v’era posto per loro nell’albergo”, così ad ospitarLo fu la mangiatoia e la capanna oscura dove giaceva il bestiame. L’umiltà e la povertà non possono tenere lontano Gesù, se soltanto c’è un po’ di posto. Questo è sempre il primo passo da fare nel cammino del discepolo: abbassarsi per essere sufficientemente umile e povero. “Poiché tu dici: Io son ricco, e mi sono arricchito, e non ho bisogno di nulla e non sai che tu sei infelice fra tutti, e miserabile e povero e cieco e nudo, io ti consiglio di comprare da me dell’oro affinato col fuoco, affinché tu arricchisca: e delle vesti bianche, affinché tu ti vesta e non apparisca la vergogna della tua nudità: e del collirio per ungertene gli occhi, affinché tu vegga”. La perfezione cristiana si manifesta nella vita di quanti riconoscono il prorio reale bisogno di Dio.
© – 1988 Assemblee di Dio in Italia

VENDERE ALL’ASTA

VENDERE ALL’ASTA

“Ma ho questo contro di te: che hai abbandonato il tuo primo amore” (Apocalisse 2:1-7).

La radice dell’aggettivo “abbandonato” trae origine dal termine “bando” ossia “vendere all’asta al miglior offerente qualcosa cui si da’ poca importanza, poco valore”. Nel linguaggio corrente questo termine indica il gesto di lasciare andare per sempre qualcosa, gettarla via senza rifletterci piu’ di tanto (pensiamo a chi “abbandona” gli animali d’affezione per andarsene in vacanza).
Leggendo attentamente la lettera alla Chiesa di Efeso, le parole rivolte dal Signore sembrano le stesse enunciate da una persona innamoratissima “abbandonata”.
Difatti come una persona innamorata conosce, osserva ogni comportamento del proprio partner, cosi’ Dio riferisce ad Efeso che appunto conosce tutte le sue opere, la fatica, la costanza e tanto altro ancora, insomma ogni particolare Gli è palese, semplicemente perche’ Dio ama la chiesa di Efeso. Allo stesso modo alcuni credenti, pur amando le cose di Dio, impegnandosi alacremente nelle cose del Signore, possono dimenticare proprio Dio, abbandonandoLo, tenendoLo letteralmente fuori dalla propria vita, senza interpellarLo piu’ e quindi senza conoscerne la volonta’, avendo dato poca importanza proprio all’intima comunione con il Padre; ecco alcuni esempi in cui si puo’ correre il rischio di “bandire” l’amore di Dio sostituendolo con:

Amore per la vita presente. Possiamo avere Gesu’ nella nostra casa, vicino a noi e non darGli la nostra considerazione, appunto il nostro amore, perche’ siamo preoccupati della vita presente, o per meglio dire per la “vita apparente” cosi’ come accadde a Marta: “Mentre erano in cammino, Gesu’ entro’ in un villaggio; e una donna, di nome Marta, lo ricevette in casa sua. Marta aveva una sorella chiamata Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesu’, ascoltava la sua parola. Ma Marta, tutta presa dalle faccende domestiche, venne e disse: «Signore, non ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria Maria ha scelto la parte buona che non le sara’ tolta»” (Luca 10:40,42).

Amore per la religione. Si puo’ essere religiosi, non saltare mai un culto, conoscere le scritture, rispettare tutti i precetti ed i comandamenti del Signore, eppure, si puo’ “dimenticare” qual è la priorita’ di ogni cristiano: “Amare proprio Dio”: “I farisei, udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si radunarono; e uno di loro, dottore della legge, gli domando’, per metterlo alla prova: «Maestro, qual è, nella legge, il gran comandamento?» Gesu’ gli disse: «”Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e il primo comandamento” (Matteo 22:34,38).

Amore per i doni di Dio. Quante volte abbiamo pregato Dio, per l’ottenimento di una grazia, di una guarigione e magari, dopo averla ottenuta, ci siamo dimenticati non di ringraziarLo, ma Lo abbiamo tenuto fuori da tutto il suo contesto di grazia e soprattutto d’amore, non avendo con il Signore una piena comunione; in pratica è come aver amato il “dono” ma “trascurato” il donatore: “Nel recarsi a Gerusalemme, Gesu’ passava sui confini della Samaria e della Galilea. Come entrava in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, i quali si fermarono lontano da lui, e alzarono la voce, dicendo: «Gesu’, Maestro, abbi pieta’ di noi!» Vedutili, egli disse loro: «Andate a mostrarvi ai sacerdoti». E, mentre andavano, furono purificati. Uno di loro vedendo che era purificato, torno’ indietro, glorificando Dio ad alta voce; e si getto’ ai piedi di Gesu’ con la faccia a terra, ringraziandolo; ed era un samaritano. Gesu’, rispondendo, disse: «I dieci non sono stati tutti purificati? Dove sono gli altri nove? Non si è trovato nessuno che sia tornato per dar gloria a Dio tranne questo straniero?»” (Luca 17:11,18).

Se il Signore riprese la chiesa di Efeso è perche’ l’amava di un amore vero, unico, tant’è che lo fece con amore e le diede un suggerimento per ritornare ad amarLo come prima: “Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti, e compi le opere di prima”.
È giunto il momento in cui anche noi dobbiamo fermarci, ravvederci e compiere quelle opere che sono davvero gradite a Dio.
Per giungere a questa consapevolezza, abbiamo bisogno di cambiare completamente atteggiamento e con grande umilta’ “resettare” il nostro ego.
Vogliamo fermarci, riflettere attentamente sul rimprovero intriso d’amore di Dio, per ritornare ad avere una profonda comunione onde vivere non solo per Lui, ma con Lui!
Questo ci consentira’ di non mettere all’asta l’amore di Dio come se fosse una cosa di poco valore. by Michele Plasmati. by © – 1988 Assemblee di Dio in Italia

UN PERCORSO TRACCIATO DA DIO

UN PERCORSO TRACCIATO DA DIO

“…poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni, deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta…” (Ebrei 12:1, 2 – Vers. N.R.)

La fede non è un’estemporanea opportunità per potersi distinguere in circostanze eccezionali, ad esempio in caso di diluvio, o quando ci si trova in una fossa di leoni. Essa è la nostra via, l’unica che abbiamo per andare avanti e per andare in alto. La fede non è ciò che ci induce a concludere in modo pio la giornata prima di andare a dormire, quando cerchiamo, in preghiera, di stirare le grinze e pulire le macchie. Non è neppure la rimozione delle asperità della vita quando siamo prossimi alla fine della nostra esistenza. La fede è la vita quotidiana che dobbiamo condurre. Rifletti con calma. Per quale motivo sono in questo mondo? Dio mi ha redento, come fece per i santi di un tempo. Per quale scopo? Affinché io possa mangiare e bere, lavorare, preoccuparmi e stare tranquillo, arricchirmi, se riesco, e morire lasciando come mio ricordo una tomba rispettabile? Non fraintendermi, queste cose non costituiscono la violazione di alcun comandamento: anche questi grandi personaggi mangiarono e bevvero, qualcuno diventò anche ricco. Questa è la gara che ci viene proposta: a questo traguardo devono essere subordinati tutti i piani e gli scopi della nostra vita. Questo è lo sforzo costante al quale dobbiamo piegare ogni energia, deponendo ogni peso, affinché possiamo vedere Dio in ogni cosa, per piacerGli nella vita di tutti i giorni, permettendo alla Sua luce d’illuminare ogni cosa, e avendo sempre ben chiara la Sua volontà suprema. Questa è la strada da percorrere: trovare nel lavoro una forza che ci rende vincitori, scoprire in ogni cosa motivi che alimentano la nostra fiducia, la calma, l’amore fraterno, l’altruismo e la gratitudine, cogliere il segreto benedetto che ci rende più che vincitori. Afferra questo ideale, e vivilo praticamente. Questa è la corsa che ci sta dinanzi, il percorso indicato per noi. Continueremo a vivere nel mondo, ma troveremo un nuovo scopo, una volontà superiore che ci guida. Scopriremo nelle attività più comuni la possibilità di sviluppare nuove facoltà e un servizio migliore. Ci scopriremo capaci di nuove gioie, e ogni situazione ci aiuterà a crescere nella grazia, nella pazienza, nella generosità e nella contentezza della condizione in cui siamo. Sicuramente questo è ciò che desideriamo nella vita frenetica dei nostri giorni. Questa è la via che Dio vuole che percorriamo.
© – 1988 Assemblee di Dio in Italia