PIACERE A DIO

PIACERE A DIO

“L’Eterno prende piacere in quelli che lo temono” (Sl 147:11)

Dio prende piacere in chi esercita la fede, perché “senza fede è impossibile piacergli”; ma certamente la scelta è libera. La nostra fede è preziosa ai Suoi occhi, fosse anche come quella che ci fa toccare il lembo della Sua veste o minuscola come il granel di senapa. La Bibbia afferma che dovremmo camminare in modo da piacere a Dio. Come possiamo camminare in questa maniera? Non è alla nostra portata. Ma che beatitudine sapere che se soltanto saremo in grado di operare ciò che Egli compie in noi, e ci abbandoniamo a Lui, Egli ci perfezionerà in ogni opera buona per adempiere la Sua volontà (cfr. Eb 13:21). Ci sono molti modi di piacere a Dio. La generosità è un sacrificio accettevole e stimato da Dio; l’ubbidienza viene apprezzata dal Signore; un cammino con il Signore, umile e santo, simile a quello di Enoc, susciterà questa medesima testimonianza, vale a dire che è stato gradito da Dio. Non deludiamoLo, ma “camminiamo in modo degno del Signore piacendoGli in ogni cosa”.
Dio ti benedica! by eVangelo

GUARIRE LA LINGUA

GUARIRE LA LINGUA

Il profeta Isaia ci fornisce un esempio di come possiamo guarire le nostre lingue.

1. Isaia si accostò al Signore e pregò di ottenere una visione della santità di Dio. “Vidi il Signore seduto sopra un trono alto, molto elevato” (Isaia 6:1).

Chiunque voglia vivere per piacere al Signore deve costantemente entrare alla Sua presenza, finché non otterrà la visione della santità di Dio. Ogni guarigione, ogni vera benedizione, ogni vittoria inizia dal Suo trono. È lì che vediamo Dio nella Sua santità!

2. Alla santa presenza di Dio, Isaia venne profondamente convinto di avere labbra impure. “Allora io dissi: ‘Guai a me, sono perduto! Perché io sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure; e i miei occhi hanno visto il Re, il Signore degli eserciti!’” (6:5).

Perché Isaia gridò: “Sono un uomo dalle labbra impure?” Perché aveva visto il Re di Gloria! Le nostre trasgressioni divengono estremamente peccaminose quando siamo alla presenza di Dio. La luce del Suo santo volto espone tutto ciò che non è come Lui!

3. Isaia permise al Signore di toccarlo e purificarlo col Suo santo fuoco. “Ma uno dei serafini volò verso di me, tenendo in mano un carbone ardente, tolto con le molle dall’altare. Mi toccò con esso la bocca, e disse: ‘Ecco, questo ti ha toccato le labbra, la tua iniquità è tolta e il tuo peccato è espiato’” (6:6-7).

La Parola di Dio è un carbone ardente, e lo Spirito Santo ne è la fiamma! Proprio in questo momento sei stato toccato dallo Spirito Santo attraverso questo messaggio, e Dio vuole mettere il Suo fuoco sulla tua lingua e santificarla. Egli lo può fare per te, se lascerai che la Sua Parola ti convinca! Egli è l’unico che possa farlo. La tua parte è semplicemente quella di confessare, come fece Isaia: “Guai a me, sono impuro!”

Che questa parola penetri direttamente nel tuo cuore e lo purifichi col suo fuoco. Confessa: “Sì, sono io Signore! Non permetterò che questa parola mi passi oltre! Purifica le mie labbra e la mia lingua. Lava la mia bocca ed il mio cuore!”. by David Wilkerson

CUORI ARRESI A DIO

CUORI ARRESI A DIO

“Ma inchini i nostri cuori verso di lui, affinché camminiamo in tutte le sue vie …” (I Re 8:58)

Dobbiamo essere ubbidienti e fedeli, altrimenti perdiamo le promesse divine. Per natura, siamo portati ad “allontanarci” da Dio; il nostro cuore è ingannevole e incline a condurci lontano dal nostro Creatore. La preghiera contenuta in questo versetto dovrebbe, quindi, essere sempre sulle nostre labbra, affinché il Signore possa inclinare i nostri cuori a Lui, per camminare in tutte le Sue vie e osservare pienamente i Suoi comandamenti. La Parola di Dio ci esorta a custodire il nostro cuore con ogni diligenza. Il cuore, infatti, è la fonte di ogni motivazione e la sorgente di tutte le azioni, esso deve quindi essere sottoposto a un esame costante. Nella debolezza in cui ci dibattiamo, non siamo in grado di sorvegliare adeguatamente la nostra vita, per questo abbiamo bisogno di una incessante vigilanza divina. La preghiera di un uomo di Dio era: “Signore, prendi il mio cuore, perché non riesco a donartelo; e quando ne avrai il possesso, custodiscilo, perché non sono in grado di conservarlo per Te. Salvami, malgrado me stesso, nel nome di Gesù”. È una buona preghiera, che ciascuno di noi può fare propria. Dio non ci costringerà mai ad essere bravi e ubbidienti, ma ci concederà la grazia del Suo Spirito, se soltanto Gliela chiediamo, e ci attirerà a Sé, non facendoci mancare mai il Suo aiuto. Abbiamo quindi bisogno di pregare continuamente affinché scenda su di noi l’azione ineffabile dello Spirito Santo, per poter camminare speditamente lungo le vie di Dio. In ogni credente sincero deve crescere in modo costante il desiderio di abbandonarsi al Signore, di essere sensibili alla voce dello Spirito Santo che ci suggerirà: “…Questa è la via; camminate per essa!” (Isaia 30:21). Sia, però, il nostro desiderio lo stesso del salmista che prega: “Insegnami, o Eterno, la via dei tuoi statuti ed io la seguirò fino alla fine” (Salmi 119:33).
© – 1988 Assemblee di Dio in Italia

LA CROCE ETERNA

LA CROCE ETERNA

“Quanto più il sangue di Cristo che mediante lo Spirito eterno ha offerto se stesso puro d ‘ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire all’Iddio vivente?” (Eb 9:14)

Qual è il significato del termine eterno? Troppo spesso viene impiegato come sinonimo di immortale, ma alle due parole corrispondono concetti diversi. Immortale trasmette l’idea della durata nel tempo; invece eterno definisce la qualità e il carattere di un’esistenza che risulta assolutamente estranea al concetto di tempo. Ciò che è eterno non viene misurato dalla durata. L’eterno non comporta successione di anni, non può essere collegato all’idea di passato o di futuro. Esso è il presente senza data, e, quindi, è prerogativa esclusiva di Dio, l’IO SONO, poiché Egli vive l’eterno presente. Egli non fu e non sarà mai qualcosa che non sia in questo preciso momento, e soltanto ciò che è proprio del Suo essere può venire indicato come eterno. Pertanto, quando ci viene detto che il nostro Signore offrì Sé stesso a Dio mediante lo Spirito eterno (cfr. Eb 9:14), dobbiamo credere che nel valore della Croce vi fosse questo elemento di eternità. Il nostro Signore era l’Agnello immolato prima della fondazione del mondo (cfr. Ap. 13:8). La croce di Cristo è virtualmente contemporanea a tutte le generazioni dell’umanità, ed è questo attributo dell’eternità che dà a quel sacrificio valenza perenne. La croce ci presenta Cristo con le braccia aperte per accogliere ogni anima peccatrice. I chiodi non sono arrugginiti o smussati dagli anni trascorsi da quando trapassarono la carne del Salvatore. E, poiché ci umiliamo e sottomettiamo, la nostra anima orgogliosa ed egoista viene inchiodata con Lui sulla croce, in virtù della potenza dello Spirito eterno. Dalle Sue sofferenze scaturisce la vita per coloro ai quali siamo mandati, e mentre serviamo il Dio vivente, possiamo dire con l’apostolo: “La morte opera in noi, ma la vita in voi” (II Cor. 4:10-12).
Dio ti benedica! by eVangelo

PACE DIVINA

PACE DIVINA

“Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore” (Romani 5:1)

“Pace” è una delle parole preferite dell’apostolo Paolo. La sua vita fu piena di sofferenze, preoccupazioni, fatiche e prove; tuttavia le sue epistole rifulgono dello splendore di questa parola. Egli parlò di diversi tipi di pace. Qui si riferisce alla “pace con Dio”, ossia alla consapevolezza di essere riconciliati con il Signore. Il peccato ci separa dal Signore. Fin tanto che la coscienza della colpa rimane nel cuore non c’è alcuna possibilità di sperimentare il riposo di un animo rappacificato. Se viviamo nel peccato non possiamo incrociare lo sguardo di Dio; non possiamo reggere la vista della Sua santità. Ma quando ci siamo pentiti dei nostri errori, e li abbiamo confessati, ricevendo il perdono mediante l’opera di Cristo, sottoscriviamo una tregua eterna con il nostro Salvatore. Paolo parla anche della “pace di Dio”. Scrivendo dalla prigione, egli esorta i fratelli a non essere ansiosi di nulla, ma di far conoscere tutte le loro sollecitudini al Signore; soltanto allora la pace di Dio avrebbe custodito i loro cuori e i loro pensieri in Cristo Gesù. Questo è un passo in avanti rispetto alla pace con Dio. Si tratta della pace che mantiene il cuore tranquillo e fermo in mezzo a qualsiasi difficoltà terrena. È l’effetto di un cuore che riposa nell’amore di Dio, lasciando tutte le situazioni più intricate direttamente nelle Sue mani. Cristo promise la Sua pace, quando disse: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”. La pace viene definita un aspetto del frutto dello Spirito. Essa è conseguente, quindi, all’opera dello Spirito Santo nel nostro cuore; non è un prodotto di cui qualcuno possa vantarsi di essere artefice. Soltanto quando il Principe di Pace viene ad abitare nel nostro cuore per la fede, saremo in grado di sperimentare la vera pace.
© – 1988 Assemblee di Dio in Italia

LA FESTA DI HALLOWEEN

LA FESTA DI HALLOWEEN

È divertente, ci si traveste da fantasmi, dracula, zombie, si balla… In questi ultimi anni, è di moda la “nuova” festa americana di importazione: Halloween. È strana, è diversa, “trasgressiva”…

Un po’ di storia: intorno al 300 a.C., una comunità segreta di sacerdoti pagani dominava il mondo celtico europeo. Ogni anno, il 31 ottobre, giorno di Halloween, questi celebravano in onore delle loro divinità pagane il Sambain, un festival della morte. Questi sacerdoti andavano di casa in casa reclamando delle offerte per il loro dio e talvolta esigevano anche sacrifici umani. In caso di rifiuto, proferivano delle maledizioni di morte su quella casa, da qui è nato il “trick o treat” (“scherzetto o dolcetto”): maledizione oppure offerta…

Per illuminare il loro cammino, i sacerdoti pagani portavano delle rape svuotate e tagliate in forma di viso nel quale bruciava una candela prodotta con il grasso dei sacrifici precedenti (umani o animali). Queste rape rappresentavano lo spirito che rendeva efficace le loro maledizioni. Dopo i sacrifici del 31 ottobre, la gente festeggiava per tre giorni mascherandosi con le pelli degli animali uccisi.

Al 18° e 19° secolo, quando questa usanza è arrivata negli Stati Uniti, al posto delle rape si utilizzarono le zucche. Il nome dato allo spirito che abitava nella zucca era “Jock”, oggi conosciuto sotto il nome di “Jack” che abita nelle lanterne, da qui “Jack-o-lantern” (Jack della lanterna).

La parola “halloween” proviene da “All Hallow’s Eve”, cioè, in traduzione: vigilia d’Ognissanti. E siamo così tentati d’associare questa usanza alla tradizione cristiana. In realtà, le origini di Halloween sono completamente pagane e non hanno nessun rapporto con il cristianesimo. Probabilmente oggi questo è un merito, perché palese intenzione di molti è “de-cristianizzare” i loro paesi e riscoprire i “valori” del paganesimo.

Ai nostri giorni, sappiamo che i culti satanici (che molti riscoprono) praticano dei sacrifici umani durante questa notte, negli Stati Uniti, in Australia ed in Francia. In più, il 31 ottobre è l’inizio del nuovo anno secondo il calendario delle streghe.

Tutto questo sta entrando anche in certe nostre scuole ed è promosso come un gioco istruttivo dagli insegnanti. Quando vediamo i nostri figli copiare l’americano “scherzetto o dolcetto” e chiedere le caramelle di casa in casa, tutto ciò pare inoffensivo e divertente, ma non stiamo associandoli, senza essere coscienti, a un rituale pagano?

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Nota del curatore: come è avvenuto per altre festività e usanze pagane, la chiesa cattolica romana ha adottato anche la festa di Halloween. Nel nono secolo, infatti, papa Gregorio IV tentò di collegare questa festa con il giorno in cui la chiesa romana commemorava i defunti. Ancora oggi, diverse personalità cattoliche chiamano Halloween una “festa cristiana”, in quanto la vedono come “un modo cristiano per irridere il male e la morte”, e addirittura come un “atto di fede travestito da gioco”. Giova forse ribadire ancora una volta che tutto ciò col Cristianesimo non ha neanche lontanamente niente a che fare, e non è possibile definire cristiani tutti quei costumi pagani che il clero romano ha nei secoli adattato a proprio uso e consumo. by Il cammino Cristiano

CUSTODITI DA GESU’ CRISTO

CUSTODITI DA GESU’ CRISTO

“Giuda, servitore di Gesù Cristo e fratello di Giacomo, ai chiamati che sono amati in Dio Padre e custoditi da Gesù Cristo” (Giuda 1)

Il termine custodire risuona come un ritornello lungo l’intera epistola. Essa indica una potenza che scaturisce dalla volontà divina e opera dentro di noi attraverso l’energia dello Spirito Santo. Dietro la nostra volontà, le nostre scelte e le decisioni; dietro tutti i condizionamenti che dobbiamo subire, c’è un movimento divino e misericordioso, in virtù del quale il nostro cuore viene custodito in modo che l’amore del Signore possa scorrere dentro e fuori di noi. La nostra immaginazione e fantasia vengono custodite, affinché Egli possa utilizzarle come fece attraverso Bunyan e Rutherford. Il nostro corpo viene custodito in maniera che Egli possa utilizzarne tutte le membra: un vaso destinato all’uso dal Maestro! Per realizzare il proposito divino in virtù del quale siamo nati di nuovo e mandati a servire il mondo. Per quanto ci concerne, esiste sempre la possibilità di allontanarci dalla protezione del Signore. Dimorate pertanto nell’amore di Dio! Hai la luce? Segui il bagliore! Sei in mezzo alla corrente? Non farti travolgere da un turbine improvviso! Vieni usato da Dio? Sottomettiti a Lui, affinché dopo aver predicato agli altri tu stesso non sia riprovato. Soltanto Uno è in grado di preservarci dalle cadute, non soltanto internamente, attraverso una ferma determinazione, ma anche esternamente, per mezzo di sentinelle che fanno la guardia e vigilano su di noi. Siamo più importanti dei mondi e dei soli, maggiori del tempo e dello spazio, più dell’universo in cui siamo stati proiettati, proprio come il bambino è più importante del palazzo reale, e tutto questo perché siamo stati amati da Dio. Siamo “custoditi da Gesù Cristo”; non riveliamoci ingrati o negligenti affinché, per tutte le epoche, questa preghiera non cessi mai di elevarsi dal cuore del nostro Redentore: “Io non ti prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno”
Dio ti benedica! by eVangelo

PROPOSITI DIVINI

PROPOSITI DIVINI

“Tre volte ho pregato il Signore perché l’allontanasse da me” (II Corinzi 12:8)

Molte preghiere che sembrano non avere risposta in realtà sono esaudite; la nostra insistenza sembra non aver alcun riscontro in cielo. La benedizione spesso ci raggiunge in una forma tale che non riusciamo a comprenderla. Non di rado, al posto di ciò che ci saremmo attesi e che abbiamo desiderato, ci viene dato qualcos’altro, che si rivela sicuramente migliore: la grazia divina. Il peso non sempre viene sollevato dalle nostre spalle, ma siamo comunque sostenuti da una mano possente. Non ci è risparmiata la sofferenza, ma con essa siamo portati più vicino a Dio e riceviamo maggiori benefici della Sua misericordia. Il dolore non viene rimosso, ma trasformato in gioia. Le nostre preghiere inadeguate e imperfette sono prese nelle mani del grande Intercessore ed esaudite in modo assolutamente saggio, molto più di quanto avremmo potuto mai immaginare. Invece di miserie terrene realizziamo ricchezze celesti; al posto dei beni che la nostra limitata saggezza ricercava, otteniamo i favori che l’infinita sapienza di Dio ha preparato per noi. Invece del piacere precario di un solo giorno, realizziamo una gioia che dura per l’eternità. Nella preghiera rivolta all’Iddio Altissimo realizziamo l’esigenza di addentrarci nelle cose dello Spirito, allora comprendiamo che i nostri interessi spesso si concentrano in mezzo a molti errori ed è in questi frangenti che lo Spirito Santo intercede per noi con sospiri ineffabili e stabilisce nella nostra vita un legame armonioso con gli intenti celesti. Quello che ci appare negativo, che ci ferisce come una scheggia nella carne, diventa un‘occasione per sperimentare la potenza di Dio che si manifesta al meglio proprio nella nostra debolezza.
© – 1988 Assemblee di Dio in Italia

CINGERSI E SERVIRE

CINGERSI E SERVIRE

“Preparami la cena, e cingiti a servirmi… e poi mangerai e berrai tu?” (Lu 17:8)

Ci sono due aspetti dell’economia rurale che vorremmo esaminare: quello agricolo, con l’aratura e quello pastorale, con la custodia delle pecore. Tra di essi vorremmo porre anche il nostro servizio a favore degli uomini per la gloria di Cristo. Alcuni di noi sono impegnati nell’aratura. Nelle brevi giornate invernali, quando le ultime foglie stanno cadendo dagli alberi e i cieli sono coperti dalle nuvole dense e minacciose, noi usciamo con l’aratro, portando il nostro seme prezioso. Nella solitudine, nella depressione e nel timore, camminiamo attraversando i solchi, e torniamo gridando: “Chi ha creduto alle nostre parole e a chi è rivelato il braccio del Signore?”. In alternativa siamo chiamati a custodire il gregge, cercando chi si è perso, difendendo chi viene attaccato, e assistendo amorevolmente l’ammalato e il debole. In ciascuna di queste occupazioni spesso ci affatichiamo e in quel caso “ritorniamo dal campo”. Quando il gravoso impegno lavorativo è terminato, possiamo finalmente rilassarci. Riteniamo di poter cedere all’appetito più innocente e naturale! Ma è proprio quello che il nostro Maestro non vuole, Egli conosce, infatti, la sottile tentazione delle ore del riposo. Quando ritorniamo dal nostro lavoro, Egli non ci dice: “Va e siediti a mangiare”, ma ci accoglie sulla soglia e ci ordina: “Preparami la cena, e cingiti a servirmi finch’io abbia mangiato e bevuto, e poi mangerai e berrai tu”. Da questa parabola possiamo dedurre con certezza che il nostro Signore in realtà dice: “Tu hai lavorato per me, ma non ti ho sentito al mio fianco. Eri così impegnato a seguire l’aratro in mezzo alla terra dura, o a fare la guardia contro il leone e l’orso che ti sei dimenticato di me e hai lasciato che le ore passassero senza rivolgermi neppure una parola, e senza ascoltare la mia voce”. Quando l’opera di Cristo è compiuta, ritorniamo prontamente al nostro Signore e serviamoLo. PrepariamoGli una festa fatta di fede, d’amore, di gioia e di melodie che scaturiscono dal cuore. Dopo di questo noi potremo mangiare e bere, ed Egli stesso si cingerà e verrà a servirci (cfr. Giov. 13:4-14).
Dio ti benedica! by eVangelo

PAROLE IMPRUDENTI

PAROLE IMPRUDENTI

“Io vi dico che di ogni parola oziosa che avranno detta, gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio; poiché in base alle tue parole sarai giustificato, e in base alle tue parole sarai condannato” (Matteo 12:36-37).

Pensiamo spesso che le nostre parole cadano semplicemente a terra e muoiano, o evaporino nell’aria e si dissolvano nel nulla. Non è così! Le nostre parole continuano a vivere, non muoiono!

Tu dirai: “Ma ho detto questo pettegolezzo soltanto ad un amico e lui mi ha promesso di non dirlo a nessuno. Finirà con lui”. No, non finirà! Ogni singola parola pronunciata da te e da me è registrata, scritta nell’eternità, e ci verranno tutte ripetute nel giorno del giudizio.

Ricordo di essermi sentito sotto convinzione di peccato dopo aver condiviso un piccolo pettegolezzo con un amico. Quello che avevo detto era comunque vero; si trattava di una situazione morale con la quale avevo avuto a che fare e che riguardava un ministero. Il suo nome è saltato fuori durante la conversazione, e io ho detto: “Non ti fidare di lui. So alcune cose che lo riguardano!”

Già nel momento in cui queste parole sono uscite dalla mia bocca mi sono sentito condannato. Lo Spirito Santo mi ha sussurrato: “Fermati qui! Non c’è bisogno che qualcuno lo sappia. Non dire un’altra parola, perché non ce n’è motivo. Anche se è vero, non lo ripetere!”
Quello che avevo già detto era sufficiente. MA poi ho pure spifferato i minimi dettagli! Sapevo che avrei dovuto tacere, e ne ero certo, ero profondamente convinto dallo Spirito Santo. Così poi ho chiamato il mio amico e gli ho detto: “Mi dispiace, ho sparlato. Ero confuso. Ti prego non ne parlare con nessuno, anzi, cerca di non pensarci nemmeno”.

Il mio peccato è coperto dal sangue di Gesù? Sì, perché ho riconosciuto appieno di aver peccato, e ho permesso allo Spirito Santo di mostrarmi quell’orgoglio legalistico ancora latente in me. Gli ho permesso di umiliarmi e guarirmi! Ora, ogni qualvolta inizio a dire qualcosa contro qualcuno, obbedisco allo Spirito Santo, mentre Lo sento dirmi con chiarezza: “Fermati!”. by David Wilkerson