IL PADRONE DELL’UNIVERSO

IL PADRONE DELL’UNIVERSO

(Luca 18:7; 1 Giovanni 3:1)

Un ragazzino è in piedi sulla spiaggia.

Un battello di ritorno dalla pesca costeggia la riva a una certa distanza. Allora il ragazzino fa grandi gesti per attirare l’attenzione del suo equipaggio.

Un uomo li vicino lo guarda e gli dice: “Non essere sciocco, il battello non cambierà rotta, anche se tu agiti le braccia!”

Ma il battello compie una virata e s’avvicina alla riva. Viene calata una piccola scialuppa; il ragazzino vi sale e, appena a bordo del battello, grida:
“Signore, non sono sciocco; il capitano è mio padre!”

Questo raccontino contiene una lezione per noi credenti.

Perché quel capitano aveva cambiato rotta?

Non perché il ragazzino avesse il diritto di fermare un battello, ma perché era suo figlio.
Quando le circostanze della vita sono difficili, senza speranza, Dio può cambiare il corso degli eventi per un solo uomo che prega?

Sì, Colui che governa l’universo può farlo, e spesso lo fa, perché il credente che prega non è semplicemente un uomo, è un Suo figlio.

Come quel ragazzino sulla riva, è possibile che siamo incompresi, ma preghiamo Dio senza stancarci, malgrado Egli sia così grande e ci sembri in silenzio, perché è nostro Padre mediante Gesù Cristo.

Nel vasto universo noi siamo poca cosa, ma il nostro Padre celeste ci conosce personalmente.

Il ragazzino non era granché in confronto al battello, ma aveva un gran posto nel cuore del capitano.

Ecco un piccolo esempio dell’amore del nostro Padre celeste.

Tratto dal calendario “IL BUON SEME”

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LUCE NELLE TENEBRE

LUCE NELLE TENEBRE

“Quello ch’io vi dico nelle tenebre, ditelo voi nella luce” (Mt 10:27)

Cristo parla spesso nel segreto del cuore; nell’oscurità della notte, “quando un sonno profondo cade sugli uomini”; lì il Maestro ci dice le cose, “nelle tenebre”! Saper ascoltare ed ubbidire rappresenterà per molti di noi la salvezza da un’esperienza amara. Possiamo chiederci se questa sia veramente la Sua voce, ma è difficile sbagliarsi ed è piuttosto facile riconoscerla: essa ci rammenta gli impegni che abbiamo disatteso e veniamo richiamati a prendere la croce che per troppo tempo abbiamo evitato di portare. Possiamo distinguere una musica, una dolcezza, e delle delicate note d’amore in quelle frasi oscure, simili a quelle modulate dall’arpa, di cui canta il salmista (cfr. Sl 49:4). La Voce che le pronuncia non è dura o stridula, ma tenera e gentile. Quelle frasi sono concepite per insegnarci ad insegnare, per permetterci di aiutare altri che non sono in grado di comprendere quelle cose nascoste. Dobbiamo essere condotti nell’oscurità, per ricevere le impressioni che potranno procurare piacere e aiuto a centinaia di persone che, diversamente, non potrebbero mai realizzare le nostre medesime esperienze.
Dio ti benedica! by eVangelo

TAGLIA…

TAGLIA…

Gesù dice ai Suoi discepol, “Ora, se la tua mano, o il tuo piede, ti è occasione di peccato, mozzalo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani e due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno” (Matteo 18:8).

Gesù inizia questa frase con la parola Ora, come per dire, “alla luce di tali fatti”. Egli sta collegando questa frase a tutto il contesto della lezione che aveva insegnato riguardo al mischiare le opere con la croce. Dunque, quando qui Lui dice, “se la tua mano, o il tuo piede ti è occasione di peccato”, sta parlando dell’offesa che la croce reca alla carne (NdT: la versione inglese dice “se la tua mano o il tuo piede ti offendono).

Quando Gesù dice, “mozzale – tagliale”, si sta innanzitutto rivolgendo a uditori giudei riguardo la loro fiducia nelle proprie buone opere. La mano, il piede e l’occhio, tutt’e tre rappresentano la carne – strumenti di indipendenza attraverso i quali l’uomo procede per la sua via, affidandosi alla prorpia volontà e agli sforzi umani per disfarsi dei legami del peccato. Cristo sta dicendo a tali persone, “Il vostro occhio è fisso sulle cose sbagliate. State guardando alle vostre proprie capacità e forze. Dunque, mozzate il vostro occhio. Tagliate ogni speranza di offrire a Dio qualsiasi cosa che provenga dal vostro merito o dalla vostra bontà. La bramosia e le offese devono essere rimosse – ma non dalle vostre mani. Questa è opera dello Spirito.

“Allora correte semplicemente tra le mie braccia. Umiliatevi come fanciulli abbracciando la mia vittoria sulla croce. Dedicatevi ad una vita di devozione totale e dipendenza da me. Per quell’opera al Calvario, voi non appartenete più a voi stessi. Io vi ho comprato. Il mio Spirito soddisferà la mia richiesta di santità in voi”.

NON POSSO PARLARTI…A MENO CHE!

NON POSSO PARLARTI…A MENO CHE!

E’ triste constatare che un gran numero di cristiani non conosce la voce di Dio. Alcuni riescono ad andare avanti per mesi, persino anni, senza mai ricevere una parola intima dal Signore nel loro uomo interiore. Oh, Dio ha parlato loro un tempo, ma col passare degli anni hanno imparato a far tacere la Sua voce soave nei loro cuori. Altri sono stati deviati dalla stoltezza di quanti credono che ogni parola che baleni nella propria mente sia divina. Questo tipo di persone si vantano, “Dio mi ha detto” – mentre la “parola” che essi odono è solo la loro carne avida che prende la parola!

Se vuoi conoscere ed ascoltare la voce di Dio nei giorni a venire, sii pronto a farlo parlare di purificazione prima che di direzione. Molti cristiani vogliono che Dio dica loro come andare avanti con ciò che si sono guadagnati, come provvedere alle loro famiglie, come mantenere a galla i propri affari e carriere. Ma la verità è che, prima che Dio ci dia una parola di direzione in qualsiasi di questi sensi, Egli ci parlerà dei Suoi comandamenti.

“Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri” (Giovanni 15:17). Dio ti parlerà prima delle tue azioni domestiche, con tua moglie e i tuoi figli – sulla tua pronta collera, i tuoi rancori, la tua incapacità di perdonare. Egli porterà alla luce ogni cosa nascosta e segreta della tua vita, e ti dirà con amore, “Voglio essere il tuo consigliere, il tuo consolatore, la tua guida, il tuo protettore, Colui che provvede a te. Voglio camminare con te attraverso ogni prova e difficoltà, e voglio benedirti, mostrarti il mio favore, custodirti per mezzo del mio Spirito. Ma prima, devi essere onesto con me riguardo gli idoli nascosti nel tuo cuore. Proprio ora, tu ti stai aggrappando ad essi, ma devi lasciarli andare! Non possiamo proprio camminare insieme, a meno che non siamo d’accordo su quest questioni nel tuo cuore!”

RICONOSCERE LA VOCE DI DIO

RICONOSCERE LA VOCE DI DIO

Dio vuole che sappiamo che non importa quanto le cose possano diventare difficili per noi, Egli sosterrà tutti coloro che confidano in Lui attraverso la potenza della Sua voce dolce e soave che parla al nostro uomo interiore ogni giorno.

Ciò viene confermato dal profeta Isaia: “le tue orecchie udranno dietro a te una parola che dirà: questa è la via; camminate per essa!” (Isaia 30:21).
Devi considerare che Isaia diede questa parola ad Israele nel momento peggiore della sua storia. La nazione era sotto il giudizio, nel degrado più totale, ogni cosa era distrutta. Così Isaia disse ai capi d’Israele: “Tornate al Signore ora! Egli vuole darvi una parola di direzione – vuole parlarvi, dirvi, Và in questa direzione, và in quell’altra, ecco la via..” ma essi non ascoltarono. Decisero di rivolgersi all’Egitto per ricevere liberazione! Pensarono di potersi affidare ai carri e ai cavalli egiziani per ricevere aiuto.

Tuttavia, Dio non mandò il Suo giudizio su Israele in quel momento. Invece, Egli decise di aspettare pazientemente finché non raggiunsero il fondo. Egli disse: “Mentre essi corrono ovunque cercando di sopravvivere, io aspetterò. Voglio mostrare loro la mia misericordia, nonostante la loro malvagità!” (v. 18). Come previsto, andò solo di male in peggio per la nazione. Infine, quando tutti i loro piani erano falliti, Dio disse al popolo: “Ora, lasciate fare a me! Aprite le vostre orecchie, ed io vi parlerò. Io conosco la via d’uscita, ed io vi guiderò. Voglio guidare ogni vostro singolo passo, a destra e a sinistra, per liberarvi. Vi guiderò mediante la mia voce, parlandovi, dicendovi cosa fare, fino all’ultimo dettaglio!”

Ciò che importa, ciò che è di vitale importanza, è che tu giunga a riconoscere la voce di Dio. Egli ancora parla. Egli l’ha detto chiaramente: “Le mie pecore conoscono la mia voce”. Ci sono molte voci nel mondo oggi – voci risonanti, esigenti. Ma c’è ancora quella voce sottile, soave del Signore che può essere conosciuta e udita da tutti coloro che confidano in ciò che Gesù ha detto.

UNA LETTERA CONSOLANTE

UNA LETTERA CONSOLANTE

“Poiché io so i pensieri che medito per voi, dice l’Eterno: pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza» (Gr 29:11) Abbiamo molto da imparare dal prezioso consiglio offertoci in questa lettera. Questi esiliati non erano disposti a sistemarsi nella terra nella quale erano stati deportati. Meditavano e programmavano continuamente; parlavano dei piani escogitati per far rito rno alla loro terra e alle eredità che avevano perduto. Questa lettera venne inviata, non soltanto a loro, ma anche a quanti si trovano a vivere in circostanze analoghe. Sei in schiavitù? Le circostanze in cui ti trovi rappresentano spesso il legame e le catene che ti stringono. Nessun prigioniero in una cella potrebbe essere più disperato di te. Tu non puoi fare come vorresti, ma puoi esserlo. Essere il meglio che puoi, esattamente dove ti trovi, e attendere il tempo del Signore. È attraverso la fedeltà di fronte agli impegni attuali che diventi idoneo ad un lavoro migliore. Considera i bisogni di chi ti circonda (v. 7). In questo la storia di Giuseppe rappresenta un esempio straordinario. Quando venne gettato in prigione, egli si dispose per servire i prigionieri nel luogo in cui si era venuto a trovare. Che luce e consolazione si propagavano da lui, mentre andava avanti e indietro, prendendosi cura di ciascuno di loro: “Perché oggi avete il viso così mesto?”. Nella pace di chi ser viamo, troveremo la nostra pace. Parole di consolazione e di speranza furono espresse ai prigionieri. Per quanto dura potesse sembrare in apparenza la loro sorte, Dio meditava per loro pensieri di pace e non certo di male. Così è anche per noi: possiamo attraversare un periodo negativo; può sembrare che tutto ci sia contro, ogni cosa appare dura e sconso lante. Ma dall’alto del Suo cielo Dio sta pensando proprio a te, e i Suoi por~ sono di pace e non di male. Quindi l’orizzonte è acceso di speranza. C’è un ~ bello che sta per arrivare, al punto che potrai dimenticare questo presento. 011.. fosse dell’acqua che scorre senza lasciare alcuna traccia. C’è un tempo ma~ anche alla prova che attualmente stai sopportando. Dio sicuramente ti visiterà rivolgendo proprio a te la Sua parola di grazia. Nel frattempo, dobbiamo vivere una vita di costante preghiera. IM a~ cherete e io v’esaudirò.Voi mi cercherete e mi troverete” (vv. 12-14). Dobbiamo vivere all’insegna di uno spirito di preghiera, di fede e di comunione. Queste, e non altre, sono le cose che Dio richiederà ad ognuno di noi.
Dio ti benedica!

IL NOSTRO INTERCESSORE

IL NOSTRO INTERCESSORE

“Per cui egli può anche salvare appieno coloro che per mezzo suo si accostano a Dio, vivendo egli sempre per intercedere per loro” (Ebrei 7:25).

Cosa intende la Scrittura quando dice che Gesù intercede per noi? Credo che questo argomento sia davvero profondo, maestoso e al di là della comprensione umana. Tremo persino al parlarne. Gli studiosi della Bibbia sostengono opinioni diverse sul significato di tale intercessione.

Attraverso la preghiera e la fiducia nella guida dello Spirito Santo, sto iniziando ad afferrare un briciolo di questa incredibile verità. Di recente pregavo in semplicità, “Signore, in che modo la Tua intercessione nei cieli ha a che fare con la mia vita? La Tua Parola dice che sei al cospetto del Padre in mio favore. Cosa significa questo nel mio cammino quotidiano con Te?”

Il termine “intercessione” significa “supplicare per conto di qualcun altro”. Ciò parla di una figura che prende il tuo posto davanti ad altri per perorare la tua causa. Quando senti una tale definizione, ti immagini Cristo che supplica del continuo Dio per te, chiedendo misericordia, perdono, grazia e benedizione? Credo che una simile immagine faccia apparire il nostro Padre Celeste come un avaro. Mi rifiuto di credere che la grazia debba essere supplicata davanti al nostro Dio amorevole. Se ci limitiamo ad una definizione tanto incompleta di intercessione, non comprenderemo mai il significato spirituale più profondo di quello che Cristo compie per noi.

La Bibbia dichiara che il mio Padre celeste conosce i miei bisogni prima che io gliene parli, e spesso, Egli provvede a quei bisogni prima ancora che io preghi. Dunque, trovo difficile accettare che il Figlio di Dio debba supplicare al Suo cospetto per ricevere qualsiasi cosa. Inoltre, la Scrittura dice che il Padre ha già provveduto ogni cosa per Suo Figlio: “In lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità” (Colossesi 2:9).

Non ritengo di sapere tutto riguardo l’intercessione di Cristo in nostro favore, ma credo fermamente che qualsiasi cosa il nostro Sommo Sacerdote stia compiendo mediante questa intercessione per noi sia qualcosa di molto semplice. Credo che l’intercessione abbia direttamente a che fare con la crescita del Suo corpo qui sulla terra. Egli è all’opera, provvedendo ad ogni giuntura e a ogni parte forza e potenza.

UMILTA’ CRISTIANA

UMILTA’ CRISTIANA

“Infine, siate tutti concordi, compassionevoli, pieni d’amor fraterno, pietosi, umili” (I Pietro 3:8)

Sarebbe meraviglioso trovare in ogni comunità cristiana la gamma completa delle attitudini elencate in questo versetto e in quelli successivi. Eppure l’ideale cristiano non è che questo, e sarebbe bene che ognuno adottasse autonomamente questi precetti come regola vincolante e come principio di vita, senza aspettare gli altri. Questo sarebbe il nostro contributo più degno affinché il mondo sia persuaso, non ché in vista della venuta del Regno del Signore. L’impiego della parola “infine”, ci insegna che tutta la dottrina cristiana è stata concepita per introdurre e guidare una vita all’insegna dell’amore, i cui punti salienti vengono illustrati proprio con queste parole. Il principio generale. “Siate tutti concordi, compassionevoli”. Questa unità d’intenti non presuppone la monotonia di posizioni totalmente allineate, bensì l’unità nella varietà. Non saremo mai concordi nel senso di avere tutti le medesime opinioni; ma possiamo essere concordi quando, pur con visioni e orientamenti diversi, siamo animati da una comune devozione a Cristo. Pieni d’amor fraterno. Amare non equivale a piacersi. La provvidenza non ci chiede come ci piacerebbe che fossero i nostri fratelli, ma siamo esortati ad amarli, senza curarci delle nostre predilezioni naturali e dei nostri gusti. L’amore non deriva necessariamente dalle emozioni, ma dalla volontà; essa non consiste nel sentimento, ma nell’azione; non nelle parole dolci, ma nelle opere di solidarietà. Pietosi. Oh, la compassione del nostro benedetto Signore! Quanto spesso prorompe nella narrazione del vangelo verso il debole e ferrante, verso le folle affamate e verso gli afflitti che cercano il Suo aiuto! Umili. Siate pronti ad occupare il posto meno confortevole, o lasciare che altri si siedano mentre voi rimanete in piedi. Lasciate che i modi in uso presso la corte del Padre Celeste siano sempre evidenti nella vostra vita quotidiana. In questa maniera il mondo potrà apprendere che il cristianesimo genera non soltanto l’eroismo indotto da una situazione straordinaria, ma anche le piccole cortesie e le dimostrazioni di rispetto nella vita di tutti i giorni.
Dio ti benedica! by eVangelo

NELLA CORREZIONE, TU SEI AMATO

NELLA CORREZIONE, TU SEI AMATO

Se ti trovi sul fondo in questo momento a causa del tuo peccato, se sei sopraffatto a causa della verga del Signore sulla tua schiena, fatti animo. Egli ti sta castigando a motivo del Suo tenero amore. Egli castiga perché vuole che tu lo tema, affinché tu conosca la Sua cura per te.

Cosa significa esattamente temere il Signore? Significa poter dire: “Io so che mio Padre mi ama. Sono tranquillamente e per sempre Suo, e so che non mi abbandonerà mai. Egli avverte il mio dolore quando soffro, ed Egli è paziente con me mentre lotto contro la mia incredulità. Egli è sempre pronto a perdonarmi ogni volta che Lo invoco. Il mio Padre celeste non mi risparmierà, perché mi ama profondamente”. Il castigo è volto alla correzione.

Questo è il punto di tutto. Dio vuole che accettiamo il Suo perdono, affinché Lo temiamo. “Ma presso di te vi è perdono, affinché tu sia temuto” (Salmo 130:4). Una volta che temiamo il Signore, vorremo più che semplicemente obbedirgli. Vorremo piacergli, mettere un sorriso sul Suo volto. Questo è il benedetto risultato del santo timore di Dio.

FELICITA’ E RINGRAZIAMENTO

FELICITA’ E RINGRAZIAMENTO

“In quel giorno, si dirà: “Ecco, questo è il nostro Dio: in lui abbiamo sperato, ed egli ci ha salvati… esultiamo, rallegriamoci per la sua salvezza!” (Is 25:9) Quest’inno di lode venne composto da Isaia per essere cantato quando la fiera città di Babilonia, che per tanti anni aveva minacciato la libertà del popolo d’Israele, sarebbe stata finalmente rovesciata. Il profeta è così certo che l’ oppressione del male verrà distrutta e che il mondo sarà sollevato dagli incubi della sua tirannia, che egli prepara il cantico che avrebbe dovuto prorompere proprio in quella circostanza, accompagnato da gioiosi ringraziamenti. Certamente come il caldo torrido del sole di mezzogiorno viene mitigato dall’ombra di una nuvola, così l’orgoglio e il vanto di quelle persone così terribili, sarebbe stato definitivamente ridimensionato. Il significato più pieno di questo canto di lode verrà realizzato soltanto in Cielo, quando prenderemo posto al banchetto delle Nozze dell’Agnello (vv. 6-8). A quel tempo, tutti i “babilonesi” che hanno minacciato il benessere dell’umanità saranno stati distrutti. Il velo dell’incredulità e dell’incertezza, che ora è steso così pesantemente sul mondo, sarà lacerato da cima a fondo. La morte sarà stata assorbita dalla vita; tutte le lacrime verranno asciugate e la nostra vergogna cesserà per sempre. In quel momento sarà una grande gioia realizzare la parte ch e ci è stata riservata. L’anticipazione di queste cose ci induce ad esprimere un sincero ringraziamento. Sei povero? Fai di Dio la tua fortezza. Sei bisognoso e nelle difficoltà? Fa di Lui il tuo rifugio. La tempesta si abbatte su di te? Fuggi a Lui per trovare riparo. Sei riarso dal calore della tentazione? Nasconditi sotto la Sua ombra. Dio, tuo Padre, non ti lascerà solo. La necessità in cui ti trovi è la tua migliore ragione, il tuo bisogno d’aiuto, rappresenta di per sé una supplica più che sufficiente. Anche per te, ci sarà un tempo per il canto e la festa (vv. 44-46). La lode è l’atto più elevato di cui siamo capaci. In preghiera spesso ci avviciniamo a Dio per ragioni più o meno egoistiche. Nella lode Lo adoriamo per ciò che Egli è, a prescindere da ogni altra considerazione. Per quanto stanco tu possa essere, fa in modo che l’ora mattutina della preghiera inizi con la nota essenziale del ringraziamento e dell’adorazione. È meraviglioso come tutto questo risvegli il battito d ell’anima, e rifletta i suoi benefici effetti su ogni momento che seguirà. “Svegliatevi, salterio ed arpa”, diceva il salmista, “Io stesso mi risveglierò presto”.
Dio ti benedica!