ANSIA

ANSIA

“Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiera e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù“ (Filippesi 4:6-7).

  Ecco come definisce il termine ansia un dizionario della lingua italiana: agitazione dell’anima in attesa di un bene sperato o di un male temuto.

Nessuno può dire di non essere mai stato coinvolto in uno stato d’ansia che, pur affondando le sue radici in motivazioni diverse, ci fa vivere in maniera esagitata, privandoci della serenità, senza la quale la qualità della vita risulta seriamente compromessa.

Non si ignora, d’altronde, che per l’uomo diventa ogni giorno più difficile gestire equilibratamente le tensioni personali che scaturiscono dallo sforzo di inserirsi, in maniera qualificata, nel mondo in cui è chiamato ad operare.

In molti casi è costretto a soffocare i desideri profondi dell’io facendosi violenza, per rispondere adeguatamente alle continue e pressanti istanze sociali.

Neppure i mezzi di informazione di massa (giornali, televisione, radio, internet) contribuiscono ad allentare la tensione.

Basti pensare alla rapidità con cui essi diffondono le notizie… purtroppo, il più delle volte, cattive notizie.

Terremoti, omicidi, attentati, violenze, droga non aiutano certamente l’uomo ad avere fiducia nella vita e negli altri, anzi lo disorientano perché, come tutti sappiamo, ciò che potrebbe costituire una seria minaccia per la nostra integrità fisica, e che comunque sfugge al nostro controllo, ci rende ansiosi perché ci terrorizza.

L’ansia interessa la sfera emotiva della persona, è una condizione psichica fisiologica del tutto normale, anzi positiva, purché rimanga entro certi limiti.

Infatti, non sarebbe mai considerato patologico lo stato ansioso in cui viene a trovarsi uno studente prossimo a sostenere un esame: al contrario egli trae beneficio da una simile tensione perché lo stimola a migliorare la sua preparazione ed il suo rendimento; ma è altrettanto indubbio che l’ansia può in qualche caso, se non controllata, sfociare in vere e proprie malattie quando il soggetto, sentendosi inadeguato a rispondere opportunamente alle varie sollecitazioni esterne, tende ad ingigantire i problemi, vivendoli in forma ossessiva, non percependoli più nella loro reale dimensione.

L’ansia non si identifica con il dolore, la malattia, le tentazioni, sebbene queste possono contribuire a determinarla.

Man mano che gli studi progrediscono e migliorano la conoscenza del nostro organismo, diventa sempre più evidente come la mente (psiche) condizioni fortemente, anche in forma negativa, il corpo (soma): da qui il termine psicosomatico attribuito alle malattie che riconoscono questo meccanismo patogenetico.

Invisibili tensioni emotive della mente possono produrre sorprendenti cambiamenti visibili nel corpo, in alcuni casi anche gravi e fatali.

Il centro delle emozioni, nel nostro cervello, è collegato, tramite fibre nervose, ad ogni parte dell’organismo e qualsiasi alterazione interessi questo centro si ripercuoterà inevitabilmente su tutto l’organismo.

I sintomi che rendono manifesto lo stato ansioso sono di natura psichica e fisica.

I più comuni sono: un senso di malessere generale, una sensazione di pericolo imminente, una paura immotivata di affrontare le situazioni, anche le più banali come guidare l’automobile nel traffico, stare tra la gente.

Si direbbe che vi sia quasi paura di affrontare la vita.

Ci sono anche la classica insonnia, la tachicardia, le mani fredde, una sudorazione abbondante, disturbi della digestione, bruciori di stomaco e, molto frequentemente, il mal di testa.

L’ansia ha, in alcuni casi, un peso non trascurabile nell’insorgenza di malattie: è comunque necessario tener presente che il fattore emotivo non è l’unica causa.

L’ulcera gastro-duodenale riconosce certamente, tra i principali fattori determinanti, l’ansia, ma successivamente può aggravarsi per l’ingestione di certi cibi.

Vi sono poi le malattie cardio-vascolari. L’ansia esercita sul cuore una tensione maggiore di molti altri stimoli, compresi l’esercizio e la stanchezza fisici.

L’alta pressione arteriosa può essere conseguenza dell’ansia e, spesso, la conoscenza di essere ipertesi genera nuova ansia, innescando un circolo vizioso molto grave.

Si crede, e l’esperienza lo dimostra, che la maggior parte dei sintomi soggettivi associati all’ipertensione sono di origine psicogena (ossia emotiva) e ciò testimonia l’importanza dell’ansia nel provocare ed aggravare l’ipertensione.

Situazioni stressanti prolungate possono stimolare eccessivamente la ghiandola tiroide e determinare la comparsa di sintomi del gozzo tossico: nervosismo estremo, occhi sporgenti, accelerazioni del polso e affezioni cardiache anche mortali.

Le ghiandole surrenali sono spesso bersaglio di tensioni emotive ed allora gli eccessi di secrezione possono provocare ancora un’elevata pressione arteriosa, artrite, malattie dei reni e arteriosclerosi.

Anche il tono muscolare può essere influenzato dalla tensione emotiva e provocare irrigidimenti e dolori muscolari.

Così pure la difficoltosa respirazione di chi soffre d’asma può provocare paura e tensione che di solito aggravano lo stato asmatico.

E ancora l’ansia può causare la comparsa di manifestazioni allergiche cutanee.

Da alcuni esperimenti è stato rilevato che l’ansia sarebbe responsabile di una riduzione delle difese immunologiche dell’organismo che provocherebbe una più facile aggressione da parte di agenti infettivi.

La percentuale di pazienti che si rivolge ad un medico con sintomi e malattie fisiche causate da ansia è molto alta e sembrerebbe destinata ad aumentare.

Lo psicologo interviene negli stati d’ansia più lievi, ma nei casi più gravi si ricorre alla somministrazione di psicofarmaci e più precisamente di ansiolitici. Questi preparati agiscono sul cervello riducendo i livelli di ansia e dando al paziente uno stato di relativa calma che lo aiuta ad affrontare la realtà con maggiore tranquillità, ma un uso prolungato e smodato di questi farmaci non è privo di effetti collaterali, anche gravi.

Non c’è dunque una soluzione ottimale per venir fuori dall’ansia?

Considerato che i farmaci non risolvono il problema e non possono dare la pace, l’uomo è condannato per sempre ad essere sconfitto da questo “gigante”?

Grazie a Dio non è così!

La Bibbia, la Parola di Dio, è prodiga di consigli indispensabili per evitare di cadere nel tranello dell’ansia.

Se si accettassero sinceramente e si facessero propri i principi e gli insegnamenti di Cristo, buona parte delle difficoltà, delle malattie, dei dispiaceri dell’umanità scomparirebbero, perché vivere nella volontà del Signore è garanzia di pace e di serenità, è vivere recuperando la propria dignità di uomini, compromessa molte volte inseguendo falsi ideali e apparenti successi.

Gli inviti e le esortazioni di Gesù sono insistenti: “Venite a Me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e Io vi darò riposo” (Matteo 11:28); “…Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti” (Giovanni 14:27); “Badate a voi stessi, perché i vostri cuori non siano intorpiditi… dalle ansiose preoccupazioni di questa vita…” (Luca 21:34); “Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché Egli vi innalzi a suo tempo; gettando su di Lui ogni vostra preoccupazione, perché Egli ha cura di voi” (1 Pietro 5:6-7).

Il salmista e re Davide aveva numerosi e validi motivi per essere ansioso: durante la sua vita si era trovato a lottare contro i leoni, contro il gigante Goliath, aveva evitato numerosi attentati alla sua vita del re Saul, suo suocero, che lo voleva morto a tutti i costi, eppure egli non fu succube dell’ansia.

Il suo stato d’animo è espresso in numerosi Salmi: “Il Signore è la mia luce e la mia salvezza; di chi temerò? …Se un esercito si accampasse contro di me, il mio cuore non avrebbe paura; se infuriasse la battaglia contro di me, anche allora sarei fiducioso” (Salmo 27:1,3); “In pace mi coricherò e in pace dormirò, perché Tu solo, o Signore, mi fai abitare al sicuro” (Salmo 4:8).

Gesù stesso, “uomo di dolore, familiare con la sofferenza” (Isaia 53:3), sperimentò momenti di ansia nel giardino del Getsemani. In Matteo 26:38 leggiamo: “L’anima Mia è oppressa da tristezza mortale”, e in Luca 22:44: “Ed essendo in agonia, Egli pregava

ancor più intensamente; e il Suo sudore diventò come grosse gocce di sangue che cadevano in terra”. Ma Gesù rivolse la Sua preghiera a Dio: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Però non la Mia volontà, ma la Tua sia fatta. Allora gli apparve un angelo dal cielo per confortarlo” (Luca 22:42-43), e la Sua richiesta fu esaudita. Leggiamo, infatti, in Ebrei 5:7-9: “Il quale [Gesù – N.d.A.], nei giorni della Sua carne, avendo con gran grido e con lacrime offerto preghiere e supplicazioni a Colui che lo potea salvare dalla morte, ed avendo ottenuto di essere liberato dal timore, benché fosse figliuolo, imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì; ed essendo stato reso perfetto, divenne per tutti quelli che gli ubbidiscono autore di una salvezza eterna”.

Gesù conosceva quali pericoli poteva correre l’uomo a causa dell’ansia e mise in guardia i Suoi discepoli dicendo: “Non siate in ansia per la vostra vita… Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? E chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un’ora sola alla durata della sua vita? …Osservate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, fu vestito come uno di loro… Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di sé stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno” (Matteo 6:25-34).

Il pensiero del domani avvelena spesso l’esistenza, ma la speranza in Dio ci porta ad affermare che Egli, che ci ha dato l’oggi, provvederà anche per il domani.

Abbandoniamoci, dunque, fiduciosi tra le sue braccia eterne.

Tuttavia, nessuno interpreti la fiducia in Dio come un invito alla passività e all’immobilismo. Gesù ci invita ad avere fiducia, ma aggiunge anche: “Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più” (Matteo 6:36).

Se non vogliamo essere vinti dall’ansia dobbiamo prima di tutto cercare attivamente di far parte del Regno di Dio e di possedere la Sua giustizia.

Il cercare dà l’idea dell’azione, del movimento, della decisione.

Accettare Gesù come Salvatore personale ci garantisce l’appartenenza al Suo Regno, ma ciò implica anche la nostra disponibilità a fare tutto quello che è necessario per appartenervi.

In quanto alla giustizia, l’apostolo Paolo dice: “Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l’accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi” (Romani 5:1-2), ma aggiunge anche di prendere “…la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio, e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il vostro dovere” (Efesini 6:13).

Tutti abbiamo avuto e continueremo ad avere scontri con il gigante “ansia” e solo la fede in Dio potrà garantirci la vittoria su di esso.

Quando il giovanetto Davide raggiunse il campo di battaglia e vide che il re Saul ed il suo esercito tremavano di fronte al gigante Goliath, fu scosso dalla mancanza di fede di Israele, rifiutò l’armatura che Saul gli offriva, perché gli era solo d’impaccio, e uscì contro il gigante armato di una potente fede nell’Eterno e di una fionda santificata.

Aveva paura?

“Nel giorno della paura, io confido in Te. In Dio, di cui lodo la parola, in Dio confido, e non temerò; che mi può fare il mortale?” (Salmo 56:3-4).

Ecco allora che si rivolse al gigante Filisteo e disse: “Tu vieni verso di me con la spada, con la lancia e con il giavellotto; ma io vengo verso di te nel Nome del Signore degli eserciti, del Dio delle schiere d’Israele che tu hai insultate” (1 Samuele 17:45). Con premesse simili, l’esito della battaglia era garantito.

Davide vinse non solo il gigante Goliath, ma anche le tante difficoltà che incontrò nella sua vita.

Nei nostri scontri quotidiani con grandi e piccole preoccupazioni, l’esercizio della fede è determinante per ottenere la vittoria.

Se imiteremo Davide, con lui potremo affermare: “Il Signore è il mio pastore: nulla mi manca. Egli mi fa riposare in verdeggianti pascoli, mi guida lungo le acque calme. Egli mi ristora l’anima, mi conduce per sentieri di giustizia, per amore del Suo Nome. Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei alcun male, perché Tu sei con me… Certo beni e benignità m’accompagneranno tutti i giorni della mia vita; e io abiterò nella casa del Signore per lunghi giorni” (Salmo 23).

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ACCRESCI LA NOSTRA FEDE

ACCRESCI LA NOSTRA FEDE

Marco 4 narra la storia di Gesù e dei suoi discepoli in una barca, sballottati dal mare in tempesta. Mentre immaginiamo la scena, Cristo ha appena calmato le onde con un solo comando. Poi si gira verso i suoi discepoli e chiede loro: “Come mai non avete fede?” (vedi Marco 4:40).

 Penserai forse che questo apostrofo di Gesù sia strano e rude. Era normale avere paura in una tempesta del genere. Ma Gesù non li stava rimproverando per quel motivo. Piuttosto stava dicendo loro: “Dopo tutto il tempo che avete trascorso con me, ancora non sapete chi sono. Com’è possibile che abbiate camminato con me così a lungo, senza avere intimità con me?”.

 Infatti, i discepoli erano rimasti stupiti dall’incredibile miracolo compiuto da Gesù. “Ed essi furono presi da gran timore e dicevano tra loro: «Chi è dunque costui al quale anche il vento e il mare ubbidiscono?»” (4:41).

 Riuscite ad immaginarlo? I discepoli di Gesù non lo conoscevano. Li aveva chiamato uno ad uno perché lo seguissero. E aveva ministrato insieme a loro a moltitudini di persone. Avevano visto miracoli di guarigione e come aveva nutrito masse di persone affamate. Ma ancora non conoscevano chi fosse realmente il loro Maestro.

 Tragicamente, lo stesso vale per noi oggi. Moltitudini di cristiani sono in barca con Gesù, ministrano insieme a lui, raggiungono moltitudini nel suo nome. Ma non sanno chi è veramente il loro Maestro. Non hanno trascorso del tempo in intima comunione con lui. Non si sono mai seduti in silenzio alla sua presenza, non gli hanno aperto il cuore, aspettando e ascoltando per comprendere ciò che voleva dir loro.

 Vediamo un’altra scena a proposito della fede dei discepoli in Luca 17. I discepoli vennero da Gesù chiedendo: “Accresci la nostra fede” (Luca 17:5). Molti cristiani oggi si pongono la stessa domanda: “Come posso ottenere la fede?”. Ma non cercano il Signore stesso per ottenere una risposta.

 Se vuoi accrescere la tua fede, devi fare la stessa cosa che Gesù disse ai discepoli di fare in questo brano. Come rispose alla loro richiesta di fede? “Preparami la cena, rimboccati le vesti e servimi affinché io abbia mangiato e bevuto, poi mangerai e berrai tu” (17:8). Gesù stava dicendo, in effetti: “Indossa le tue vesti di pazienza. Poi vieni alla mia tavola e dammi da mangiare. Voglio che mi nutri. Dopo aver lavorato per me tutto il giorno, avrai comunione con me. Siedi qui con me, apri il tuo cuore e impara da me!”.

SCACCIA GLI AVVOLTOI

 SCACCIA GLI AVVOLTOI
 
 
In Genesi 15, Dio fece un patto glorioso con Abraamo. Disse al patriarca di prendere una giovenca e una capra e di tagliarli in due. Poi Abraamo doveva prendere una tortora ed un piccione e poggiarli a terra, testa a testa. Abraamo fece come gli era stato comandato, e mentre queste creature erano lì che sanguinavano, gli avvoltoi iniziarono a scendere sulle carcasse. Improvvisamente Abraamo si sentì circondato da una profonda oscurità. Cos’era questa oscurità?Era Satana nel panico. Come pensi che reagisca Satana quando ti vede appropriare di tutte le promesse di Dio, quando dai la tua vita a Gesù? Il diavolo va in gelosia. Poi quando vede la tua ferma decisione di proseguire con il Signore, può reagire in un solo modo: tutto l’inferno va nel panico!Cosa fece Abraamo quando scesero gli avvoltoi? La Scrittura dice che li scacciò. Similmente, il Signore ci ha mostrato un modo per affrontare gli avvoltoi minacciosi. Non dobbiamo avere paura degli attacchi del diavolo, perché ci sono state date delle armi da combattimento molto potenti.Quando mi vengono in mente l’incertezza o dei dubbi su Dio, devo reagire in base a quello che so del mio amato Signore. Non posso accettare nessun pensiero che provenga da un mio sentimento momentaneo. Devo misurare ogni mio concetto in base alle promesse che Gesù mi ha fatto su se stesso e sulla vittoria che ha vinto per me.Per dirla in breve, se mi vengono in mente dei pensieri accusatori – se mi provocano dubbio e paura, mi condannano o mi portano un senso di rigetto – so che non provengono da Dio. Tutti noi dobbiamo essere preparati a questi pensieri. Anche il Signor Gesù è stato soggetto a questi pensieri diabolici durante la tentazione subita nel deserto.Quando arrivano gli avvoltoi, portando pensieri di insicurezza e di indegnità, scacciali con la Parola di Dio. Il sacrificio che il Signore ti ha chiesto di fare gli è piacevole, e lui lo onorerà.

IN AUSTRALIA C’E’…

IN AUSTRALIA C’E’…

 

In Australia c’è una spiaggia dove in certi periodi dell’anno migliaia di stelle marine vengono gettate sulla spiaggia. Solitamente di notte,con l’alta marea, una grossa onda le porta così lontano che l’acqua non riesce a riportarle indietro. Poi, quando il sole si alza, le stelle marine si seccano e a poco a poco muoiono.

Una mattina, all’alba, un turista uscì dall’hotel per una passeggiata.Giù sulla spiaggia trovò un ragazzino che stava raccogliendo le stelle marine e le gettava di nuovo in mare. Ma ce n’ erano migliaia in tutta la spiaggia. Quell’ uomo raggiunse il ragazzo e disse: “Io so cosa stai facendo e penso di sapere anche perchè lo stai facendo. Ma ci sono migliaia di stelle marine qui e chilometri di spiaggia. Pensi veramente che quello che stai facendo farà qualche differenza?”

Il ragazzo disse: “Non lo so.Ma penso che farà la differenza per questa”. Raccolse un’altra stella marina e la rigettò in mare.

Il Signore sta guardando la terra cercando persone come quel ragazzino, che aveva abbastanza interesse per aiutare le stelle marine una alla volta.Queste sono le persone speciali per Lui.

ADAGIARSI E MORIRE

ADAGIARSI E MORIRE

 

 Se credi che la vita non abbia senso e che i problemi ti stiano sfinendo, allora la storia che racconterò è indirizzata proprio a te! Un uccello viveva oramai da anni su un albero marcio in mezzo alla palude. Egli si era abituato a stare a mangiare i vermi del fango ed a rimanere sempre sporco a tal punto che il peso della sporcizia non gli permetteva di utilizzare più le ali. Finchè, un giorno, un gran ventaccio distrusse il suo nido e l’albero marcio venne lentamente inghiottito dal fango. L’uccellino si rese conto che stava per morire e, in un desiderio repentino di salvarsi, cominciò ad agitare le ali con forza. Certo, farlo gli costava molta fatica perché aveva dimenticato come si volava. Pur tuttavia, affrontando il dolore dell’intorpidimento, riuscì ad alzarsi e ad attraversare il cielo arrivando finalmente in un bosco fertile e verdeggiante.

 I problemi della vita (come quel ventaccio della storiella) hanno distrutto il tuo nido e ti hanno messo di fronte alla scelta: o elevarti in volo o morire! Non è ancora troppo tardi! Non importa il genere di vita fatto finora, né gli errori che hai commesso. Non importa se ti sei fatto sfuggire qualche opportunità; non importa l’età: sei ancora in tempo per volare, sei ancora in tempo per salvarti. Scuotiti dal fango del peccato e vola in alto, lontano dalla vita paludosa. C’è un canto cristiano le cui parole s’intonano perfettamente col messaggio di questa newsletter: «Io ero nel fango (che rappresenta il peccato) lontano dal Signore; non v’erà speranza per me, peccatore! Ma avendo gridato a Gesù, il Salvatore, fuori da quel fango… Egli mi tirò col Suo amore!»

 Amico caro, abbandona la via sicura e comoda in cui potresti arenarti; abbandona la sporcizia di quel fango e lanciati verso la rotta della tua salvezza. Ecco, oggi è il giorno della grazia di Dio; fai entrare Gesù (il Salvatore) nel tuo cuore e ti alzerai in volo come le aquile, proprio come ci dice la Sacra Scrittura: «quelli che sperano nel Signore acquistano nuove forze, si alzano a volo come aquile, corrono e non si stancano, camminano e non si affaticano» (Rif. Libro del profeta Isaia Cap.40 verso 31). Dio vuole aiutarti ad uscire dal pantano del peccato, dal baratro della perdizione eterna. Oggi Dio stabilisce per te di nuovo un giorno ridicendo… dopo tanto tempo, come si è detto prima: «Oggi, se odi la Mia voce, non indurire il tuo cuore» (Rif. Epistola agli Ebrei Cap.4 verso 7).

Affidagli la tua vita: sei ancora in tempo !!

SEI UNA PERSONA MISERICORDIOSA?

SEI UNA PERSONA MISERICORDIOSA?

“Le tue compassioni sono grandi, o Eterno” (Salmo 119:156). “L’Eterno è misericordioso e pieno di compassione, lento all’ira e di grande benignità. L’Eterno è buono verso tutti e pieno di compassione per tutte le sue opere” (145:8-9).

Voglio porti una domanda che di recente ho posto a me stesso: sei una persona misericordiosa? La maggior parte di noi risponderebbe: “penso di esserlo. Per quanto posso, mi immedesimo con coloro che soffrono. Avverto il dolore dei miei fratelli e delle mie sorelle in Cristo che sono feriti, e cerco di aiutarli. Faccio del mio meglio per sopperire ai bisogni dei miei vicini, e quando qualcuno mi ferisce, lo perdono e non serbo rancore”. Credo che tutti i veri cristiani abbiano una buona dose di misericordia per i perduti ed i feriti. Ringrazio Dio per questo. Ma la triste verità è che la Parola di Dio rivela in molti di noi delle profonde radici di pregiudizio e un concetto molto limitato di compassione.

La maggior parte delle religioni che sostengono di temere Dio, ha un credo o una dottrina che recita: “le tenere ed amorevoli compassioni di Dio si estendono a tutta l’umanità”. Come seguaci di Gesù, parliamo molto delle Sue tenere compassioni per il mondo intero. Ma ecco la verità:

 Ci sono molte persone alle quali un gran numero di cristiani limita la misericordia di Dio. Penso alle prostitute che lavorano nei bordelli; penso alle persone in Africa e in altri continenti che muoiono a migliaia di AIDS; penso agli omosessuali che sopportano interminabili dolori nel cuore ed angosce mentali, alle prove della loro vita, a quelli che cercano di inebriarsi nell’oblio pur di coprire il proprio dolore. Da quanto leggo nella Scrittura, non posso accettare che il mio Salvatore possa mai ignorare il grido disperato di una prostituta, di un omosessuale, di un drogato o un alcolizzato che ha toccato il fondo. Le Sue compassioni sono illimitate: non c’è fine ad esse. Dunque, come Sua chiesa, il corpo che rappresenta Cristo sulla terra, non possiamo tagliare fuori alcuno che gridi per ricevere misericordia e liberazione.

Potremmo anche non essere consapevoli di questi pregiudizi insiti in noi, finché all’improvviso essi non ci stanno davanti, mettendoci a confronto con la verità che è nei nostri cuori. Nel considerare ciò nella tua vita, ti chiedo nuovamente: sei una persona misericordiosa, tenera ed amorevole? Mi immagino molti lettori dire: “Sì”. Ma ancora, chiedilo a coloro che ti sono intorno, alla tua famiglia, ai tuoi colleghi, ai tuoi amici e vicini, ai tuoi amici dalla pelle diversa, e vedi come risponderanno.

GLI OSTACOLI ALLA PREGHIERA PERSEVERANTE

GLI OSTACOLI ALLA PREGHIERA PERSEVERANTE

In tutta la Bibbia, viene comandato al popolo di Dio di pregare in ogni tempo. Dobbiamo pregare quando siamo giù, in tempi buoni e cattivi; nei periodi di gioia e salute, nella malattia o nella depressione, nelle stagioni di riposo e prosperità ed in quelle di tristezza e prova. Non importa quale sia la nostra situazione o condizione, dobbiamo pregare senza interruzione.

Io credo che ogni cristiano sincero voglia pregare; ma naturalmente, non tutti agiamo secondo questo desiderio. Anche i cristiani più maturi tralasciano la preghiera; quando vogliono trascorrere del tempo in preghiera, lo trovano difficile e faticoso, quindi rapidamente perdono interesse per essa.

Quando chiedo ai miei amici il motivo per il quale trovano così difficile pregare, molti di loro scrollano le spalle. Il loro amore per Gesù è genuino e hanno un grande desiderio di pregare; ma sono confusi riguardo ai motivi per i quali non riescono ad essere persistenti in preghiera.

Dopo aver molto pregato e studiato la Parola di Dio, credo che il Signore mi abbia dato luce su tale soggetto. Qui di seguito vedremo cinque impedimenti alla preghiera perseverante.

1. Alcuni hanno difficoltà a credere che la loro preghiera sia accettata.

Sebbene abbiano ascoltato per anni la predicazione dell’evangelo della grazia, alcuni cristiani ancora mancano della certezza di essere accettati davanti al Signore; nulla indebolisce il desiderio della preghiera più di questo. In parole povere non credi di essere accettato e fino a che non sistemi questa cosa – fino a che non sarai convinto che puoi andare davanti al trono di Dio, senza condanna – non riuscirai a sperimentare la preghiera perseverante.

Paolo ci dice che Dio ci ha adottato semplicemente perché ci ha amato: “avendoci predestinati ad essere adottati, per mezzo di Gesù Cristo, come suoi figliuoli, secondo il beneplacito della sua volontà: a lode della gloria della sua grazia, la quale Egli ci ha largita nell’amato suo.” (Efesini 1:5-6).Il Signore ti ha adottato per nessun’altra ragione che non sia il Suo grande amore per te.

Puoi dire: “Io so che la Parola di Dio dice che sono accettato, conosco anche che Gesù mi ha dato accesso diretto al trono di grazia, ma ho troppa vergogna per avvicinarmici. Sto ancora combattendo con una terribile tentazione, a volte sono nel peccato; non ho ottenuto una totale vittoria. Perciò l’unica preghiera che posso rivolgere è : ‘Dio aiutami’”.

Lasciate che vi ponga una semplice domanda: Amate Gesù? Siete Suoi figli ed è Egli il sommo sacerdote che intercede per voi? Quindi, secondo le Scritture, non ha importanza cosa abbiate fatto, voi avete il diritto di entrare alla Sua presenza per trovare la misericordia e la grazia di cui avete bisogno. In effetti è proprio da tempo che Egli agisce come il vostro sommo sacerdote:

“Perché non abbiamo un Sommo Sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre infermità; ma ne abbiamo uno che in ogni cosa è stato tentato come noi, però senza peccare. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia per esser soccorsi al momento opportuno.” (Ebrei 4:15-16).

Cristo ci sta dicendo: “Si, Io posso comprendere ogni vostro pensiero, sia esso buono o malvagio; vedo ogni vostra segreta ambizione, ogni lussuria o azione segreta. Eppure continuo ad invitarvi a venire con fiducia al mio trono; desidero darvi tutta la grazia e la misericordia di cui avete disperatamente bisogno”.

Spesso, comunque, i cristiani non rispondono all’offerta del loro Signore; al contrario, ogni volta che si trovano nella tentazione e nel peccato, tendono a fuggire da Dio, ragionando in questo modo: “Come può ricevermi il Signore, quando ho sbagliato verso di Lui così tante volte nella stessa situazione? Non posso presentarmi a Lui per questo, è stato così misericordioso verso di me così tante volte prima. Non credo che sopporterà anche questa volta”.

Non molto tempo fa, un marito disperato mi scrisse: “Sono dipendente dalla pornografia; non so come sia accaduto, ma ne sono rimasto coinvolto pesantemente. Sono così addolorato da questo peccato, disprezzo me stesso; l’ho confessato a mia moglie ed al mio Signore e so che continuo ad amare Gesù con tutto il mio cuore, ma non mi sento libero. Esito ad andare a Lui con questo peccato, perché sarà adirato con me; dimmi fratello David, può Dio perdonarmi?”.

Quest’uomo ama il Signore sinceramente, ma è anche ammalato, con un grande bisogno di un medico. Si, ha peccato contro la luce che gli era stata data, ma rimane il fatto che Gesù è venuto per essere il medico degli ammalati, degli afflitti, dei posseduti dai demoni, per coloro che sono in prigione includendo i prigionieri della pornografia. Cristo è il sommo sacerdote anche di quest’uomo.

Questo credente prigioniero sta dicendo: “La mia convinzione su questo peccato mi tiene fuori dalla sala del trono”. Io rispondo: “Corri nella tua stanzetta segreta e spandi il tuo cuore davanti al trono della grazia; ottieni tutta la misericordia che Gesù ha per te, allora, dopo che avrai ricevuto il suo amore, mortifica il tuo peccato attraverso la potenza che ti avrà provveduto lo Spirito Santo”.

Alcuni cristiani pensano che le loro preghiere non saranno accettate perché hanno trascurato la preghiera troppo a lungo; per mesi o forse anni, lo Spirito di Dio ha messo in loro lo stimolo di andare nella stanzetta segreta – rivolgendo loro attenzione e convincendoli attraverso innumerevoli sermoni ed un coscienza in fiamme; ma nel tempo queste persone si sono formate una riserva di colpa, sapevano come pregare ma non hanno voluto farlo.

Questa è la dichiarazione di un non credente che non è mai andato in chiesa con sua moglie; ogni volta che lei gli chiedeva di andare, lui rispondeva: “Mi sentirei un ipocrita, perché non ci sono mai andato altre volte”. Alla fine l’unica volta che si arrese e ci andò insieme a lei, fu salvato.

Sotto la spinta dello Spirito, una volta mandai un generoso dono finanziario ad un uomo che mi aveva causato un grande danno. Dopo un po’ di tempo arrivò una lettera, dove quell’uomo diceva: “Non ho risposto immediatamente perché non pensavo di avere le parole per esprimerti il ringraziamento. Non potevo credere che dopo tutto questo tempo tu potessi fare questa cosa; per questo mi ci è voluto così tanto per avere il coraggio di ringraziarti”.

Molti cristiani sono come quest’uomo; non possono credere che Dio possa perdonare, amare ed avere cura di loro dopo tutto il tempo che lo hanno trascurato, per cui semplicemente non vanno a Lui, ma se io posso perdonare e benedire qualcuno che mi ha ferito e trascurato, quanto più il nostro Signore perdonerà e benedirà il Suo popolo?

Dio dichiara in Geremia: “… Eppure, il mio popolo ha dimenticato me, da giorni innumerevoli.” (Geremia 2:32). Ma nel capitolo successivo il Signore stimola: “… ritorneresti a me? dice l’Eterno. … essa tornerà a me; … (Geremia 3:1,7)

2. Alcuni si sentono colpevoli di pregare solo quando sono nella prova.

Quando alcuni cristiani sono colpiti dalle prove, cadono sulle loro facce e pregano come se la loro casa andasse a fuoco; ma nel tempo che passa tra queste crisi, raramente pregano. Molti si vergognano troppo per ammetterlo, pensano: “Certamente io grido a Dio con forza quando mio figlio ha avuto un incidente; prego con impeto quando vengo a sapere che un persona amata ha una malattia che può portarla alla morte. Le sole volte che prego sono quando sono al limite delle mie risorse”.

Miei cari io non condanno tutto ciò, perché anche la Bibbia non lo condanna. Le Scritture affermano: “avrà avuto riguardo alla preghiera dei desolati, e non avrà sprezzato la loro supplicazione.” (Salmi 102:17). Dio non rigetterà mai le nostre preghiere solo perché le offriamo durante una prova.

“Affamati e assetati, l’anima veniva meno in loro. Allora gridarono all’Eterno nella loro distretta, ed ei li trasse fuori dalle loro angosce.” (Salmi 107:5-6). Questi versi descrivono persone che si lamentano a gran voce quando sono allo stremo. Dio non li condanna neppure dicendo: “Tu mi stai invocando perché ti trovi in difficoltà; dove eri in tempi migliori?”. No, Egli risponde al loro grido senza alcun vincolo.

“Salgono al cielo, scendono negli abissi; l’anima loro si strugge per l’angoscia. Traballano e barcollano come un ubriaco, e tutta la loro saviezza vien meno. Ma, gridando essi all’Eterno nella loro distretta, egli li trae fuori dalle loro angosce. Egli muta la tempesta in quiete, e le onde si calmano.” (Salmi 107:26-29). Forse Dio rimprovera queste persone perché gridano nel mezzo delle loro prove? No, Egli le libera e calma la loro tempesta.

Perché Dio ci risponde in modo così misericordioso quando ci rivolgiamo a Lui durante una crisi, anche se noi non Lo cerchiamo in altri momenti? Lo fa per una sola ragione: desidera che dopo torniamo a Lui con ringraziamento. “Ma, gridando essi all’Eterno nella loro distretta, egli li trae fuori dalle loro angosce. … Essi si rallegrano perché si sono calmate …Celebrino l’Eterno per la sua benignità, e per le sue maraviglie a pro dei figliuoli degli uomini!” (Salmi 107:31)

Credo che Dio ci stia dicendo: “Farò qualunque cosa per avere comunione con te; quindi se questo significa guarirti e benedirti durante la tua prova, per riuscire a farti andare nella cameretta segreta della preghiera, Io lo farò”.

A volte sono entrato nella mia cameretta segreta afflitto, provato, confuso; in questi momenti ho sparso tutta la mia anima davanti a Dio. Non avevo bisogno che alcuno scrivesse per me una preghiera da recitare, infatti non sono mai andato nella cameretta segreta con una manuale di preghiera e non ho mai tenuto un promemoria scritto per ricordarmi come pregare. Semplicemente non credo che lo Spirito Santo risponda a preghiere preconfezionate, invece Dio desidera preghiere che provengono dal nostro cuore. Pensate a questo: se io voglio corteggiare mia moglie, Gwen, non cercherò di memorizzare dei sonetti di Shakespeare per recitarglieli; non sarei me stesso e lei lo sa bene; invece le direi: “Ehi, tesoro – ti amo”. Questa è semplice eloquenza, perché proviene dal mio cuore; Dio desidera lo stesso tipo di semplice, eloquente preghiera dal Suo popolo. Per lui la più alta forma di preghiera è il ringraziamento per la Sua bontà, espressa da un cuore grato.

3. Alcuni, sbagliando, credono che le preghiere debbono essere tristi e spossanti.

Noi pensiamo in modo erroneo che le nostre preghiere non avranno successo con Dio a meno che non lottiamo con Lui come fece Giacobbe, o pregando tre volte al giorno come Daniele, oppure venire via esausti dal combattere una guerra spirituale; certamente ci sono periodi in cui delle preghiere ferventi sono appropriate, ma dobbiamo sbarazzare le nostre menti dalla nozione che Dio non ci ascolta a meno che non alziamo la voce mentre preghiamo.

Questa idea sbagliata è una delle ragioni per cui i convertiti timidi, che parlano sottovoce, non sviluppano un’abitudine di preghiera; ascoltano cristiani maturi che innalzano preghiere ardenti, emettendo lamenti, parlando di prendere il cielo con violenza, per cui si sentono intimiditi. Pensano: “Io non riuscirò mai a pregare in quel modo; mi sento imbarazzato persino a pregare in pubblico. Spero di non essere mai chiamato a pregare in chiesa”.

Recentemente, mentre Gwen ed io eravamo a cena con alcune coppie cristiane, ho chiesto ad uno dei mariti di chiedere la benedizione sul cibo; egli, rapidamente, mi ha sussurrato: “Per favore pastore, chieda a qualcun altro”. So che questo caro uomo prega frequentemente in privato, ma era troppo timido per innalzare una preghiera prima del nostro pasto.

Sono certo che Dio comprenda tutto ciò, certamente c’è un tempo per pregare ad alta voce, per piangere e combattere, invocare intensamente, alzare la propria voce e non dare requie a Dio fino ad avere la risposta. Dopo tutto Gesù stesso pregò a voce alta mentre era nel giardino (del Ghetsemani – ndt).

Eppure possiamo fare tutte queste ferventi cose senza emettere un suono; le nostre preghiere possono essere ardenti, potenti ed efficaci senza alzare la nostra voce. Questo fu il caso di Anna, che pregò diligentemente per un figlio:

“ella avea l’anima piena di amarezza, e pregò l’Eterno piangendo dirottamente.” (1Samuele 1:10). “Anna parlava in cuor suo; e si movevano soltanto le sue labbra ma non si sentiva la sua voce; onde Eli credette ch’ella fosse ubriaca” (1Samuele 1:13).

Eli accusò Anna di essere ubriaca, ma questa donna che temeva Dio replicò: “…non ho bevuto né vino né bevanda alcoolica, ma stavo spandendo l’anima mia dinanzi all’Eterno. … l’eccesso del mio dolore e della tristezza mia m’ha fatto parlare fino adesso” (1Samuele 1:16).

Mentre Anna spandeva la sua anima di fronte a Dio, non proferì una sola parola, ma la sua profonda intercessione ed integrità, commosse il cielo ed il Signore benedisse questa donna di preghiera con un figlio, il profeta Samuele, che diventerà una delle voci più sante in Israele.

Come Anna, a volte possiamo essere troppo deboli, provati o confusi per elevare la nostra voce a Dio; a volte tutto ciò che possiamo fare è piangere davanti a Lui. Mi sono trovato in quella condizione; spesso sono andato nella cameretta segreta così abbattuto ed esausto, addolorato e depresso, senza sapere cosa fare; non avevo nulla da offrire al Signore. Tutto quello che potevo fare era stare alla Sua presenza e dire: “Ti prego Dio tienimi vicino, ho bisogno di Te”.

Davide descrive questa esperienza nel salmo 6:

“O Eterno, non correggermi nella tua ira, e non castigarmi nel tuo cruccio.” (Salmi 6:1). le prove di Davide erano così pesanti, da essere convinto che Dio fosse in collera con lui, castigandolo irosamente per qualche peccato nascosto.

“Abbi pietà di me, o Eterno, perché son tutto fiacco; sanami, o Eterno, perché le mie ossa son tutte tremanti.” (Salmi 6:2). La situazione di Davide era insostenibile, gli fiaccava il corpo e confondeva la sua mente.

” Anche l’anima mia è tutta tremante; e tu, o Eterno, infino a quando?” (Salmi 6:3). Davide non riusciva a comprendere il motivo per cui Dio stava aspettando così a lungo per liberarlo; invocava: “Signore, quando mi tirerai fuori da tutto questo?”

“Io sono esausto a forza di gemere; ogni notte allago di pianto il mio letto e bagno delle mie lacrime il mio giaciglio. L’occhio mio si consuma dal dolore, invecchia a cagione di tutti i miei nemici.” (Salmi 6:6-7). Davide era così tormentato dal suo implacabile dolore, che piangeva per tutta la notte, incapace di dormire.

Alla fine Dio diede a Davide una rivelazione che lo ispirò al punto da farlo alzare e comandare ai suoi demoniaci nemici di fuggire: ” Ritraetevi da me, voi tutti operatori d’iniquità; poiché l’Eterno ha udita la voce del mio pianto.” (Salmi 6:8).

Come poté Davide avere una tale rivelazione? Essa venne perché Dio udì il suo pianto: “L’Eterno ha udita la mia supplicazione, l’Eterno accoglie la mia preghiera.” (Salmi 6:9). Ogni lacrima di Davide era una preghiera, ogni suo lamento una voce elevata ad alto; il nostro Signore è fedele nell’udire il pianto di tutti coloro che Lo invocano.

4. Alcuni enfatizzano la preghiera mentale, escludendo la preghiera ad alta voce.

Abbiamo visto l’efficacia della preghiera quieta, inespressa. In verità quando Paolo parla di “pregare senza cessare” credo che si riferisse alla preghiera mentale, quella che puoi offrire mentre sei nella tua macchina, sull’autobus, mentre pulisci la tua casa o il tuo giardino, mentre siedi in una riunione di lavoro (ho avuto modo di intercedere continuamente, durante molte delle nostre riunioni di lavoro della nostra chiesa, con i costruttori e gli avvocati a New York).

Ma è insolito che la preghiera mentale sia sufficiente nella nostra vita; se essa è il solo tipo di preghiera che offriamo al Signore, non avremo una potenza prevalente sul peccato e non potremo gioire della profonda intimità che potremmo avere con Gesù. Cristo ci istruisce: “Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, e serratone l’uscio fa’ orazione al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa.” (Matteo 6:6).

Io ricevo un benedetto conforto ogni volta che grido al Signore in preghiera. A volte quando guido lungo la nazione, scendo dalla macchina e cammino, alzo le mie braccia al cielo mentre grido a Dio. Esterno il mio dolore e la mia frustrazione a Lui, fino a quando sento che ho vinto la mia prova.

Credo che anche Davide abbia fatto tale tipo di preghiera ad alta voce, egli scrive nel salmo 3:

“Eterno, quanto numerosi sono i miei nemici!…” (Salmi 3:1), Davide vedeva i suoi nemici aumentare intorno a lui.

” molti son quelli che dicono dell’anima mia: Non c’è salvezza per lui presso Dio!” (Salmi 3:2). Le persone davano per spacciato Davide, dicendo che nessun aiuto era possibile per lui.

” Con la mia voce io grido all’Eterno, ed egli mi risponde dal monte della sua santità.” (Salmi 3:4). Alla fine Davide gridò al Signore per avere aiuto; quale fu il risultato del suo grido? “Io mi son coricato e ho dormito, poi mi sono risvegliato, perché l’Eterno mi sostiene.” (Salmi 3:5). Davide ricevette pace dall’esprimere il suo grido ad alta voce verso Dio, egli testimonia: ” Io non temo le miriadi di popolo che si sono accampate contro a me d’ogn’intorno.” (Salmi 3:6).

5. Una preghiera vincente non è possibile senza l’aiuto dello Spirito Santo.

Nessun essere umano è naturalmente incline alla preghiera e nessuno può pregare con efficacia attraverso la propria volontà o disciplina. Una preghiera costante non può mai essere ottenuta attraverso l’umana fermezza o determinazione.

Il desiderio e la capacità di pregare proviene soltanto dallo Spirito Santo che abita in noi; senza la sua piena assistenza, semplicemente non possiamo pregare, perché non sappiamo come farlo. Paolo scrive: “Parimente ancora, lo Spirito sovviene alla nostra debolezza; perché noi non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili” (Romani 8:26).

Lo Spirito Santo mantiene le nostre preghiere centrate su Gesù. Mentre preghiamo Egli, in modo sovrannaturale, dischiude una comprensione della parola di Cristo, ed anche del resto delle Scritture. Al contrario è pericoloso pregare con le nostre menti in uno stato neutrale, ma con mio grande stupore molti cristiani lo fanno; sono convinti che se le loro menti sono vuote durante la preghiera, qualunque voce ascoltino è da parte di Dio. Miei cari questo è il modo in cui la delusione penetra in noi.

Dei cristiani hanno scritto al nostro ministerio, affermando di essere uno dei due “testimoni” menzionati nel libro dell’Apocalisse; come sono arrivati a tale comprensione? Essi proclamano: “Una voce me lo ha detto mentre ero in preghiera”.

C’è una delusione che si pone sulle altre, tra tutte quelle delle quali ci viene scritto; una voce dice loro: “Stai per ricevere una grossa somma di denaro, che ti permetterà di consacrarti totalmente al servizio di Dio. Dopo di ciò potrai vincere al Signore i capi e le nazioni”. Alcuni cristiani sono vissuti in questa delusioni per decenni. Come hanno ricevuto una tale rivelazione? Essi affermano: “Pregavo con la mia mente svuotata, mentre attendevo che Dio mi parlasse”.

Ogni volta che andiamo in preghiera abbiamo bisogno di impegnare la nostra mente sulla parola di Dio: “… e facciam prigione ogni pensiero traendolo all’ubbidienza di Cristo” (2Corinzi 10:5). Dobbiamo fissare le nostre menti sulle Scritture, cercare la Sua faccia e credere che lo Spirito Santo ci guiderà sovranamente.

Lo Spirito di Dio deve essere terribilmente addolorato nel vedere delle masse di ciechi spirituali che pregano diligentemente, mentre i cristiani continuano a trascurare le loro camerette segrete. Considerate:

milioni di musulmani si inginocchiano e pregano verso la Mecca da tre a cinque volte al giorno, senza curarsi di dove si trovino, baldanzosamente srotolano un tappeto e si prostrano, senza curarsi di cosa gli altri pensano di loro.

I giudei in tutto il mondo salmeggiano e pregano, sugli aerei, sugli autobus, dentro i centri commerciali, senza curarsi di cosa gli altri pensino di loro.

I cattolici nel mondo pregano con i rosari, recitando Ave Maria e Padre Nostro, accendendo candele per i morti, senza curarsi di cosa gli altri pensino di loro.

I monaci buddisti pregano incessantemente, facendo girare in modo costante delle ruote di preghiera. Gli Hare Krishna cantano per ore, fino a cadere esausti. I pagani si alzano presto e si trattengono fino a tardi, pregando, cantando, suonando campane – negli angoli delle vie, all’ingresso dei negozi, in templi e moschee. Lungo la strada del nostro edificio in New York, posso vedere un guru religioso orientale, che cammina dentro il suo appartamento ogni notte, cantando e pregando i suoi dei per un’ora o due.

Ma l’unico vero Dio – l’unico che possa rispondere alle preghiere – rimane trascurato, mentre un mondo perduto prega ferventemente i loro dei ed idoli, i cristiani evangelici rimangono indifferenti alla preghiera. Raramente invochiamo il nostro Signore o trascorriamo del tempo con Lui; eppure Egli ha offerto il Suo proprio Spirito per insegnarci a pregarLo, per la nostra benedizione ed il nostro bene.

Vi chiedo, volete veramente una coerente vita di preghiera? Se lo volete chiedete allo Spirito Santo di insegnarvi. Egli abita in voi, poiché è stato sparso su tutti i credenti; semplicemente arrendetevi alla Sua direzione.

Metterà uno spirito di ringraziamento nel vostro cuore ed un desiderio di pregare. Potreste essere occupati in qualcosa durante il giorno, quando un improvviso desiderio di pregare verrà su voi, mentre risponderete a questo desiderio, avrete libera la vostra lingua ed un fiume di santa preghiera uscirà dal vostro spirito.

LA FORZA DI RIMANERE VERDI

LA FORZA DI RIMANERE VERDI

 

Sono stato spinto a leggere e studiare Apocalisse 9, il capitolo sulle locuste. Mentre leggevo il verso 4, il comando di Dio alle locuste di non distruggere niente di verde, mi è balenato un pensiero.

 Mi sono reso conto che vi era nascosta una chiave per rimanere saldi in qualsiasi momento di terrore: “rimanere verdi”. Davide scriveva: “Ma io sono come un ulivo verdeggiante nella casa di DIO; io confido sempre nella benignità di Dio” (Salmo 52:8).

 Il “verde” a cui si riferisce Davide significa benessere spirituale. Significa fiorire, crescere, essere fruttiferi. Davide ci sta dicendo: “Il mio benessere viene dalla fiducia in Dio. Fiorisco perché mi rivolgo a lu. La mia fiducia in lui produce in me vita spirituale”.

 Ecco una gloriosa verità sulla forza di rimanere verdi. “Così dice l’Eterno: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo e fa della carne il suo braccio, e il cui cuore si allontana dall’Eterno! Egli sarà come un tamerisco nel deserto; quando viene il bene non lo vedrà. Dimorerà in luoghi aridi nel deserto, in una terra salata senza abitanti” (Geremia 17:5-6).

 Il Signore ci sta avvertendo: “Non fidatevi dell’uomo. Se mettete la vostra fede nella potenza umana piuttosto che in me, sarete maledetti”.

 Ma se mettiamo la nostra fiducia nel Signore, ecco cosa produrrà la nostra fede: “Benedetto l’uomo che confida nell’Eterno e la cui fiducia è l’Eterno! Egli sarà come un albero piantato presso l’acqua, che distende le sue radici lungo il fiume. Non si accorgerà quando viene il caldo e le sue foglie rimarranno verdi, nell’anno di siccità non avrà alcuna preoccupazione e non cesserà di portare frutto” (17:7-8).

 Confidando completamente nel Padre, mettiamo radici nel suo fiume di salute. E la sua forza divina – quel benessere verde spirituale e rigoglioso – scorrerà in noi e attraverso noi. Mentre tutto attorno a noi decade, fioriremo come alberi verdi, forti e rigogliosi. E quando verrà il momento della prova, non languiremo né verremo meno. Al contrario, la nostra fede crescerà.

LA STANZETTA SEGRETA

LA STANZETTA SEGRETA

“Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, chiudi la tua porta e prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà pubblicamente” (Matteo 6:6).Gesù ha costituito un esempio, in quanto anche lui andava in posti privati a pregare. Diverse volte la Scrittura ci dice che “andava da solo” a trascorrere del tempo in preghiera. Nessuno aveva una vita più impegnata di lui, visto che era continuamente pressato dalle necessità di quelli che gli stavano attorno, ed aveva pochissimo tempo per sé. Eppure ci viene detto che “il mattino, essendo ancora molto buio, Gesù si alzava, usciva e se ne andava in un luogo solitario e là pregava” (Marco 1:35). “Dopo averle congedate, salì sul monte in disparte per pregare. E, fattosi sera, era là tutto solo” (Matteo 14:23).

Tutti noi abbiamo delle scuse per spiegare come mai non preghiamo nel segreto, in un posto speciale da soli. Diciamo di non aver un posto del genere, né di aver abbastanza tempo per farlo. Thomas Manton, un pio scrittore Puritano, scrisse: “Diciamo di non aver tempo per pregare in segreto. Eppure abbiamo tempo per tutto il resto: tempo per mangiare, per bere, per i figli, ma non abbiamo tempo per quello che sostiene tutto il resto. Diciamo di non aver un posto privato, ma Gesù trovò la montagna, Pietro un alto solaio, i profeti il deserto. Se ami qualcuno, troverai un posto per appartarti con lui o con lei”.

Vedete quanto è importante disporre il proprio cuore a pregare in un posto segreto? Non si tratta di legalismo o di un vincolo, ma di amore. È per la bontà di Dio nei nostri riguardi. Lui vede in anticipo e sa che abbiamo bisogno di risorse importanti per rifornirci tutti i giorni. Ma le troviamo solo nel luogo segreto, con lui.

TIMORE E TREMORE

TIMORE E TREMORE

I profeti ci avvertono che quando vediamo Dio scuotere le nazioni, e quando avvengono dei periodi pericolosi, il nostro uomo naturale ha molta paura. Ezechiele si chiedeva: “Potrà reggere il tuo cuore o potranno rimanere forti le tue mani nei giorni in cui agirò contro di te?” (Ezechiele 22:14).

Quando Dio avvertì Noè dei giudizi imminenti e gli disse di costruire un’arca, Noè fu “mosso da santo timore” (Ebrei 11:7). Persino il coraggioso Davide disse: “L’anima mia si consuma per il desiderio dei tuoi decreti in ogni tempo” (Salmo 119:20). E quando il profeta Habacuc vide i giorni disastrosi in avvenire, gridò: “Ho udito e le mie viscere fremettero a quella voce le mie labbra tremarono un tarlo entrò nelle mie ossa, e fui preso da gran paura dentro di me. Tuttavia rimarrò tranquillo nel giorno dell’avversità, che verrà contro il popolo che lo invade” (Habacuc 3:16).

Per favore notate leggendo questi brani che il timore sceso in questi santi uomini di Dio non era un timore carnale, ma un tremore riverenziale verso il Signore. Questi santi non avevano paura del nemico delle loro anime ma temevano i giusti giudizi divini. E questo perché comprendevano la grande potenza celata dietro le calamità che si stavano abbattendo in quei momenti. Non temevano la tempesta, ma piuttosto la santità di Dio!

Allo stesso modo, ciascuno di noi avvertirà una paura crescente nei momenti di distruzione e di disastro che verranno. Ma la nostra paura nasce da una santa riverenza per il Signore, e mai da un’ansietà carnale per il destino. Dio disprezza ogni paura peccaminosa in noi, la paura di perdere le cose materiali, il benessere, il nostro standard di vita.

In tutto il mondo, la gente è piena di questo genere di paura, man mano che vede deteriorare l’economia della propria nazione. Hanno paura che un diluvio economico spazzi via ciò per cui hanno lavorato per tutta la vita. Questo è il grido degli increduli che non hanno speranza. Non dovrebbe essere il grido dei santi. Infatti, se sei un figlio di Dio, il tuo Padre celeste non sopporterà questo genere di incredulità nel tuo cuore. Isaia avvertiva: “…Chi sei tu da dover temere l’uomo che muore e il figlio dell’uomo destinato ad essere come erba? Tu hai dimenticato l’Eterno che ti ha fatto, che ha disteso i cieli e gettato le fondamenta della terra. Avevi sempre paura, tutto il giorno, davanti al furore dell’oppressore, quando si preparava a distruggere” (Isaia 51:12-13). “L’Eterno degli eserciti, lui dovete santificare. Sia lui il vostro timore, sia lui il vostro spavento” (8:13).

Che Dio sia il tuo timore e tremore. Questo genere di paura non porta alla morte, ma alla vita!